SICUREZZA DELLE CURE: SHAM – GRUPPO RELYENS E FEDERSANITÀ RINNOVANO LA LORO PARTNERSHIP PER IL TRIENNO 2022-2024

La società mutua leader in Europa nell’assicurazione e gestione del rischio sanitario e la federazione che riunisce le Aziende Sanitarie e Ospedaliere del settore Pubblico insieme per una nuova stagione di progetti volti a migliorare la sicurezza delle cure negli ospedali italiani. Obiettivo 2022/24: “Quantificare le risorse, il ruolo e l’impatto del risk management sulla sanità”.

ROMA/MILANO – 27 giugno 2022. Sham – gruppo Relyens e Federsanità annunciano il rinnovo della partnership che, negli ultimi cinque anni, le ha viste collaborare per la diffusione della cultura della prevenzione e delle sue best practice.

Sono molteplici i progetti promossi in sinergia volti ad incrementare la centralità della gestione del rischio nei processi sanitari. Federsanità è stata, infatti, tra i patrocinatori della prima ricerca quantitativa/qualitativa, realizzata da Sham in collaborazione con il Dipartimento di Management dell’Università di Torino, sulla percezione del rischio informatico della Sanità italiana. Lo studio, effettuato nel 2021, ha coinvolto 68 professionisti sanitari operanti in strutture distribuite su 14 Regioni italiane. Un progetto nazionale, questo, che vedrà ulteriori sviluppi anche nel corso del 2022.

Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham – gruppo Relyens

Sempre con il patrocinio di Federsanità, la mutua assicurativa organizza ogni anno il Concorso Risk Management Sham che, nel 2019, ha raccolto e condiviso tra gli ospedali italiani 122 progetti per migliorare la sicurezza delle cure e, nel 2021, si è arricchito di carattere internazionale mettendo a confronto le best practice di 4 Paesi europei. Il progetto presentato dall’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus si è classificato al primo posto in Europa.

Per il prossimo triennio la partnership si focalizzerà su un nuovo obiettivo: la quantificazione del progresso nell’ambito sicurezza delle strutture ospedaliere.

“L’attenzione alla sicurezza delle cure è da sempre uno degli elementi cardine del progresso sanitario, prima ancora che la legge n. 24/2017 (più nota come legge Gelli) la elevasse a obiettivo normato per legge – spiegano, infatti, Roberto Ravinale, direttore esecutivo di Sham – gruppo Relyens e Tiziana Frittelli, presidente nazionale di Federsanità – Non c’è dubbio che oggi la sanità sia più sicura e più consapevole della necessità di valutare sotto l’ottica del risk management tutti i processi: clinici, informatici e organizzativi”.

Ma la domanda è: Quanto è migliorata la sanità? Quante risorse sono destinate in maniera specifica al risk management? Quanto sono delineate con chiarezza il ruolo e le prerogative dei responsabili della sicurezza?

“Ora è arrivato il momento di misurare, secondo criteri scientifici e nell’intero panorama sanitario, gli investimenti strutturali nella gestione del rischio e l’impatto sulla sicurezza delle cure: l’ultimo tassello per consolidare il ruolo del risk management e porlo al centro dei processi decisionali in sanità” conferma Frittelli.

Tiziana Frittelli, Presidente nazionale di Federsanità

“Questo – aggiunge Ravinale – è l’obiettivo che Sham, in qualità di risk manager e assicuratore della sanità italiana pubblica e privata, persegue da anni attraverso il suo modello mutualistico: un approccio articolato che vede all’attivo diverse attività di ricerca in collaborazione con le più prestigiose università italiane, la condivisione di best practice e i numerosi percorsi di miglioramento proposti all’interno delle strutture sanitarie associate, al fine di incrementare non solo la consapevolezza ma anche l’adozione di strategiche linee di difesa contro i nuovi rischi, nati dal recente progresso informatico-tecnologico”.

“Un obiettivo – conclude Frittelli – che coincide perfettamente con l’impegno di Federsanità di sensibilizzare tutte le aziende sanitarie in Italia sul tema della sicurezza delle cure: un argomento che rappresenta il crocevia della sostenibilità e dell’innovazione nel Servizio sanitario nazionale soprattutto in ottica di investimenti PNRR”.

Per approfondire: 

Per il White Paper “Capire il rischio Cyber: il nuovo orizzonte in sanità cliccare qui

Per il pdf che racchiude tutti i progetti del 5° Concorso di Risk Management di Sham cliccare qui 

CHANGE MANAGEMENT: PORTARE LA CULTURA DEL DATO A TUTTI I LIVELLI AZIENDALI 

Se in un recente passato le decisioni aziendali si basavano ancora sull’esperienza e l’intuito (il c.d. Gut feeling), nell’ultimo decennio si è affermata piena consapevolezza dell’importanza dei dati e della loro interpretazione per avvalersi di un vincente modello di business. Da qui molte organizzazioni hanno adottato una nuova cultura aziendale attraverso il data-driven: un modello incentrato sulla raccolta e l’analisi scientifica dei dati. 

Alessandra Grillo, Direttore Operations di Sham in Italia, dalla platea di “It’s all about Banking & Insurance” al Conference Expo di Milano, è intervenuta  sul valore dei dati e della loro analisi all’interno di un’azienda per puntare a costruire un modello di business vincente. 

I nuovi tools di analisi hanno facilitato il monitoraggio delle ricerche in rete e la registrazione di informazioni sempre più specifiche e dettagliate. Ciononostante per alcuni l’adozione di questo modello risulta ancora complessa. È necessaria una profonda trasformazione culturale per implementare il nuovo modello. 

A confermarlo “l’indagine condotta da NewVantage Partners negli Stati Uniti nel 2019, mostra che il 95% delle aziende intervistate rileva difficoltà nell’adozione di un approccio data-driven, a causa di problemi di carattere culturale – continua Alessandra Grillo -. Osservando anche un’indagine condotta da Deloitte nel 2019, il 32% delle aziende italiane evidenzia la difficoltà di accesso a personale con competenze tecniche utili a innovare”. 

Emerge, quindi, una prima difficoltà già nei vertici aziendali che si riflette, a sua volta, sulla dirigenza e su ogni singolo reparto. Gli strumenti indispensabili per diffondere la cultura dei dati in azienda sono la capacità di interpretazione e la comunicazione.     

Pertanto, sarebbe necessario che le organizzazioni seguissero tre step fondamentali per utilizzare in modo efficace i dati aziendali: la raccolta, coinvolgendo tutti i livelli aziendali, garantendo qualità e omogeneità dei dati raccolti; l’analisi, grazie ai Data Analyst i dati vengono associati e razionalizzati, prestando attenzione ai trend principali per coglierne i pattern più significativi e, infine, la condivisione: il manager deve riuscire a strutturare la comunicazione dei dati in relazione ai diversi destinatari.  In particolare i team aziendali devono comprendere l’importanza dei dati nella trasformazione della loro attività quotidiana, mentre il top management deve poter usufruire dei dati strutturati per fondare le decisioni strategiche.   

L’engagement dei team di lavoro è un elemento importante nella raccolta dati a livello aziendale, perciò occorre spiegare bene l’impatto che i dati hanno sul lavoro dell’azienda.  

 A tutti i livelli è opportuno comunicare l’efficacia delle decisioni data-driven per diffondere la cultura della raccolta e dell’analisi del dato in ogni reparto o ramo aziendale.  

Per quanto riguarda l’ambito “digital trasformation” è necessario ottimizzare la gestione dei processi assicurativi attraverso le nuove tecnologie. Infatti, l’introduzione dell’intelligenza artificiale e del machine learning permette alle aziende di migliorare la qualità dei processi.  

“Molte aziende stanno seguendo la strada giusta: creare posizioni dedicate riconoscendo che razionalizzare, analizzare e interpretare i dati è un lavoro a tempo pieno”.  

In ambito assicurativo per esempio, l’automatizzazione e l’analisi dei dati aiuta sia il sottoscrittore che il cliente a visualizzare le reali proporzioni del rischio, permettendo di sviluppare un’offerta personalizzata sulle esigenze di ogni singola struttura con sempre maggiore precisione, efficienza e velocità.  

Inoltre le nuove tecnologie riducono visibilmente il tempo impiegato in alcuni processi fondamentali, come la raccolta dati, permettendo di focalizzarsi su attività core, come l’affiancamento al cliente.  

“La riduzione di questi tempi avrebbe un duplice effetto benevolo nei confronti dei clienti: la riduzione dell’esposizione finanziaria e il miglioramento della reputazione verso la loro clientela. Un danneggiato che sarà risarcito in tempi rapidi avrà sicuramente una visione più benevola verso il nostro cliente” conclude Alessandra Grillo

5 STRUMENTI CONCRETI PER FAR CRESCERE IL RISK MANAGEMENT NELLE STRUTTURE SANITARIE

L’esperienza di 90 anni nel campo MedMal è il punto di partenza  per offrire strumenti di prevenzione di comprovata efficacia per contribuire alla sicurezza delle cure. Questo è l’obiettivo di Sham – gruppo Relyens in Italia:  il nuovo portafoglio di servizi RM è ora a disposizione dell’intero ecosistema sanitario

L’Entreprise Risk Management – la gestione del rischio presente in ogni passaggio gestionale, tecnologico e operativo – è la conditio ‘sine qua non’ per la sostenibilità, la sicurezza e l’innovazione della sanità. È un requisito di legge. La corretta gestione del rischio deve accompagnare e sostenere il percorso di progressiva digitalizzazione dell’attività sanitaria e delle strutture, l’internet of Medical Things, l’uso dei Big Data in senso predittivo, oltre a facilitare il superamento della sanità difensiva consentendo la liberazione di risorse essenziali per la cura e la prevenzione.

La legge Gelli 24/2017 ha riconosciuto e codificato l’importante ruolo del risk management, prevedendo, all’’art. 1 della norma, che “la sicurezza delle cure è parte costitutiva del diritto alla salute”; che questa sicurezza si realizza tramite “l’insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione” che vanno messe “in atto dalle strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private” e alle quali “è tenuto a concorrere tutto il personale”. 

La Sanità italiana ha recepito il cambiamento e, anzi, in molti casi l’ha anticipato, incrementando ruolo e importanza dell’RM nei diversi livelli organizzativi. Ma il punto di partenza non è lo stesso in ogni struttura sanitaria e le risorse e competenze non sono, spesso, sufficienti a consentire il salto di qualità richiesto al Risk Management per fronteggiare la complessità dell’immediato futuro. 

C’è bisogno di un trasferimento di conoscenze specialistiche. Non sono molte, però, le realtà in grado di dimostrare una solida esperienza nel campo dell’RM sanitario.  

Con riferimento a tali tematiche Sham, rappresenta un caso unico in Europa.  

Luca Achilli, Direttore Sviluppo Healthcare di Sham in Italia commenta: “La nostra cultura mutualistica ci ha permesso per decenni di affiancare le strutture ospedaliere in percorsi di prevenzione e miglioramento della sicurezza delle cure a prescindere dall’essere queste socie-assicurate o meno. La conoscenza dei sinistri, grazie al nostro ruolo di assicuratore del rischio MedMal di migliaia di ospedali in Italia ed in Europa, ci garantisce una conoscenza approfondita delle dinamiche degli eventi avversi e di come prevenirle. In ambito risk management, possiamo fare leva su tool proprietari di comprovata efficacia sviluppati, focalizzati su ambiti ad elevata criticità quali ad esempio: il riconoscimento del paziente, il percorso del farmaco, il blocco operatorio, il rischio in ostetricia e nei reparti di emergenza urgenza”.  

“I nostri strumenti di prevenzione del rischio, già disponibili per i nostri soci-assicurati, sono ora accessibili all’intero ecosistema sanitario. Tra questi, il ViziRisk, un assessment globale sul livello di presidio del rischio da parte della struttura; il CartoRisk, focus verticale sul singolo processo finalizzato ad individuare i rischi e a coinvolgere gli operatori nelle azioni di prevenzione e mitigazione; la formazione RM per personale disegnata sulle specifiche esigenze della struttura; la consulenza per l’adeguamento alle previsioni della legge Gelli, come la relazione annuale consuntiva (Art. 2 Comma 5). Offriamo, infine, un servizio trasversale di supporto nella gestione dei sinistri per le realtà in auto-assicurazione”. 

“Ecco perché Sham si candida a divenire il Risk Manager di riferimento della sanità italiana: siamo in grado di intervenire concretamente a fianco delle strutture nel miglioramento della sicurezza.” 

LA PERCEZIONE DELLA SICUREZZA PSICO-SOCIALE, UN INDICATORE INNOVATIVO RIGUARDANTE LA PREVENZIONE DEI FATTORI DI RISCHIO PSICOLOGICI E SOCIALI SUL LAVORO

La prevenzione dei rischi sociali e psicologici sembra essere, al momento, in via di sviluppo. Resa obbligatoria dalla legislatura, la prevenzione è un’azione che porta molti più benefici che costi e, se ancorata alla cultura aziendale, può dare il via a dinamiche piuttosto favorevoli. Tuttavia, un quesito fondamentale resta: come si può migliorare il processo di monitoraggio preventivo dei rischi psico-sociali, comprendendo anche i più deboli indicatori di un potenziale deterioramento delle condizioni di lavoro? La nozione di “percezione della sicurezza psico-sociale” sembra rispondere a questa domanda strategica.

Il Psychosocial Safety Climate, teoria della ricercatrice australiana Maureen Dollard, si fonda sulle raccomandazioni dell’Agenzia Europea per la Sicurezza sul Lavoro e può essere definita come l’insieme delle percezioni su tematiche quali “politiche, pratiche e procedure per la protezione della salute e della sicurezza psicologica dei lavoratori”. Si basa sulla valutazione delle priorità dell’organizzazione e sull’impegno dei vari livelli di gestione rispetto a tematiche quali la salute e la sicurezza sul lavoro di cui le politiche di gestione sono indicatori.

L’obiettivo del Psychosocial Safety Climate è quello di creare un quadro di riferimento trasversale che sia in grado di fornire una valutazione “macro” a livello organizzativo, dando una visione di ciò che realmente si sta facendo per prevenire i danni psicologici causati dal lavoro.

Il prendere in considerazione questi “meta-indicatori” può quindi fornire delle informazioni sulla qualità e sul livello di priorità che l’organizzazione dà alla prevenzione dei danni psicologici.

In particolare, si è dimostrato che la valutazione della percezione della sicurezza psico-sociale è predittiva di possibili disfunzioni organizzative, poiché indaga su 4 aree cardinali quali:

  • Sostegno e impegno da parte della direzione organizzativa in materia di prevenzione della salute psicologica sul lavoro;
  • Priorità alla salute psicologica sul luogo di lavoro, in relazione alle questioni di produzione e rendimento;
  • Partecipazione attiva di tutte le parti coinvolte nella gestione della prevenzione della salute psicologica al lavoro;
  • Comunicazione, ascolto e presa in considerazione delle proposte dei professionisti per la prevenzione della salute psicologica al lavoro.

In questo modo, la qualità della percezione della sicurezza psico-sociale viene determinata non solo dalla Direzione, ma da tutti i livelli manageriali, che integrano l’importanza della salute psicologica nei fattori di prestazione generale dell’organizzazione. Attivando un sistema di comunicazione che va dal basso verso l’alto, si creano, così, degli spazi di partecipazione collettiva nell’organizzazione del lavoro, che sono determinanti per la percezione dell’ambiente in cui si lavora.

In letteratura, si vede come la percezione di una sicurezza psico-sociale debole generi un processo di alterazione della salute psicologica,mentre una rispettiva percezione elevata della sicurezza psicologica è in grado di scaturire un processo motivazionale e di impegno maggiore sul lavoro, dimostrando al tempo stesso l’esistenza di risorse organizzative funzionanti.

Infatti, la percezione della sicurezza psico-sociale appare essere predittiva delle condizioni psicologiche sul lavoro e quindi dell’esposizione a fattori di rischio in questo campo.

Per questo motivo, la percezione della sicurezza psicologica può essere considerata come la risorsa “primaria” da cui è possibile orientare una politica di prevenzione interna, in quanto fornisce una lettura semplice, globale e continuativa dell’efficacia delle pratiche organizzative e delle performace complessive.

Potrebbe essere utile approcciarsi alla percezione della sicurezza psicologica e sociale sul lavoro in due modi.

Da una parte, il suo mantenimento e il suo rafforzamento possono diventare degli obiettivi e quindi guidare delle strategie manageriali appropriate, dando il via ad azioni che mirano alla partecipazione, alla comunicazione e al coinvolgimento di tutti i livelli di gestione nello sviluppo della salute psicologica sul lavoro.

Dall’altra parte, prendere in considerazione la percezione della sicurezza psicologica come barometro interno può essere interessante per avere una visione longitudinale della percezione dei lavoratori sulle loro condizioni di lavoro, così come sulla qualità delle azioni a favore della salute psicologica.

In questo modo, la percezione della sicurezza psico-sociale diventa un indicatore rilevante per l’organizzazione che può controllare in modo semplice e regolare le varie dinamiche e agire di conseguenza.

Per tale finalità, la scala di misurazione “PSC-12” (uno strumento specifico che misura la quattro dimensioni sopra menzionate) può essere utilizzata per monitorare il contesto psico-sociale del lavoro, adattandosi secondo le necessità e le diverse interpretazioni.

In definitiva, preoccuparsi della percezione della sicurezza psicologica e sociale sul luogo di lavoro è una sfida impattante per tutta l’organizzazione desiderosa di prendere seriamente in considerazione la qualità dell’ambiente di lavoro, del lavoro stesso e delle performance ad esso correlate.

La sua promozione è un’innegabile novità in qualsiasi politica di prevenzione dei rischi.


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ELETTROMEDICALI: QUANTO SONO ESPOSTI AI RISCHI CYBER?

Esistono ancora diversi fattori che minacciano la sicurezza dei device medicali all’interno degli ospedali: la difficoltà da parte della struttura di ‘controllare’ i programmi installati dai produttori è uno di questi.

A parlarne è Pasquale Draicchio, Cyber Risk Manager di Sham in Italia.

Gli elettromedicali sono, ad oggi, sempre più digitali ed interconnessi, archiviando al loro interno un’ingente quantità di dati sensibili che influenzano direttamente la sicurezza informatica delle strutture sanitarie.

Dato il costo elevato di tali apparecchiature, il loro utilizzo viene protratto nel tempo e ciò va a influire sulla loro obsolescenza. In aggiunta, i criteri presi in considerazione per stabilire le soglie di obsolescenza di un’apparecchiatura medica non comprendono la sicurezza informatica, nonostante le attrezzature siano collegate alla rete e, quindi, direttamente esposte a possibili attacchi cyber.

Mentre le normali attrezzature IT possono essere periodicamente aggiornate dalla stessa struttura sanitaria, installando un software di sicurezza se necessario, i software dei device medicali possono essere migliorati e gestiti solo dai produttori.

“Quello che ne scaturisce sono apparecchiature obsolete con enormi vulnerabilità che, collegandosi alla rete senza essere aggiornate con opportuni software di sicurezza, rappresentano una vera e propria minaccia per le strutture sanitarie – riporta Pasquale Draicchio, Cyber Risk Manager di Sham in Italia -. Come se non bastasse, gli elettromedicali sono caratterizzati da propri protocolli di sicurezza specifici e differenziati da produttore a produttore, e ciò crea enorme difficoltà per i reparti IT in quanto gli strumenti di sicurezza di rete, inizialmente implementati per il controllo dei soli dispositivi IT, non sono in grado di identificare correttamente i device medicali e di analizzarne le vulnerabilità: in generale è quasi impossibile installare software esterni; è, quindi, richiesta una continua collaborazione tra i produttori delle attrezzature mediche e la struttura sanitaria che ne usufruisce al fine di contenere possibili rischi cyber attraverso l’attivazione di aggiornamenti. È importante sottolineare che i fornitori stanno progressivamente sviluppando soluzioni adatte a concedere un maggiore controllo delle apparecchiature da parte delle strutture sanitarie. In questo contesto, la cooperazione tra il team di cybersecurity e gli ingegneri clinici è essenziale per mettere in sicurezza gli elettromedicali”.

COME CONTROLLARE L’ATTIVITÀ DEGLI ELETTROMEDICALI? SCOPRILO NELL’ARTICOLO:

UNA SONDA PER LA RETI OSPEDALIERE: COME FUNZIONA CYBERMDX

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IL SALTO QUANTICO DELL’AI GIURIDICA 

Una galassia di progetti presso il LIDER- LAB della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa allena l’intelligenza artificiale ad annotare e interrogare le sentenze per raggiungere la nuova frontiera della predizione giuridica. Il rapporto tra tribunali, assicurazioni, avvocati e cittadini potrebbe cambiare come mai prima d’ora

È un fronte di progetti distinti ma coordinati quello condotto dal Laboratorio Interdisciplinare Diritti e Regole della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (LIDER-LAB) spiega il Direttore, il Professore di Diritto Privato Comparato Giovanni Comandé:  “Si tratta di progetti paralleli gestiti da equipe multidisciplinari indipendenti che, però, si confrontano e si arricchiscono vicendevolmente”.  

“La Scuola Superiore Sant’Anna segue la sua intuizione originale di allenare i programmi di intelligenza artificiale per annotare autonomamente le sentenze. Le banche dati giuridiche, attualmente, vengono interrogate su parole chiave principalmente, e l’arricchimento semantico è direzionato a tale livello soprattutto. Noi stiamo sviluppando AI capaci di riconoscere le tipologie di frasi – che stabilisce una regola giuridica operazionale per esempio – in modo tale che riconoscano il principio o la regola giuridica in atto al di là del testo legislativo”.   

Come cambierebbe l’analisi giuridica con l’introduzione dell’AI?  

Assisteremo ad un cambiamento radicale, ancora più incisivo dello storico passaggio dalla carta al digitale. Già all’epoca, trent’anni fa, sperimentammo una forte fase di disintermediazione: l’accesso alle fonti e alla dottrina divenne, esponenzialmente, più facile.   

Ma con l’avvento dell’AI nel campo dell’analisi giuridica il cambiamento sarà ancora più profondo perché, per la prima volta, si potrà visualizzare l’evoluzione della giurisprudenza e la sua direzione in tempo reale. Inoltre, si potrà misurare l’impatto dei singoli ‘parametri’, come una particolare forma di danno alla salute (o un fattore metagiuridico) nel dare origine ad un pattern riconoscibile nella giurisprudenza e, quindi, nel cambiamento operazionale della regola effettivamente applicata. Ad esempio, potremmo rilevare che determinate condizioni di partenza portino, la maggior parte delle volte, alla stessa sentenza. Questo aprirebbe le porte al secondo livello del nostro ‘fronte’ – esplorare le potenzialità predittive dell’analisi giuridica – e al terzo: calcolare con quanta probabilità, dati certi parametri iniziali, la sentenza possa orientarsi in un senso piuttosto che in un altro. Metaforicamente, al momento, l’analisi giuridica è monodimensionale. Alla fine di questo processo, sarà multidimensionale. È un salto che possiamo definire “quantico”.   
 

Un salto che può estendersi dall’analisi giuridica alla Giustizia stessa? 

“In minima parte è così, ma non è il cambiamento più significativo. Mi spiego: già la digitalizzazione della dottrina ha cambiato la prassi della ricerca giuridica e, di conseguenza, anche il modo di scrivere le sentenze. L’accesso alle fonti e la possibilità di richiamare la conoscenza giuridica ha allargato l’orizzonte. L’analisi AI-mediata della dottrina stessa porterebbe ad una conoscenza infinitamente più profonda e puntuale, influenzando ulteriormente l’impatto della tecnologia sulla giustizia”.   

“Ma il cambiamento più importante è nel rapporto con la giustizia stessa. I dati annotati e analizzati dalle AI saranno interrogati da magistrati, avvocati, cittadini e assicurazioni con obiettivi e ‘domande’ diverse. Già questa diversità di soggetti porterà alla declinazione di interfacce specializzate.  Intanto, il processo di intermediazione avrà fatto un altro salto in avanti perché, per calcolare la probabilità di ‘vittoria’ in tribunale, la convenienza di una negoziazione o l’opportunità di adire per vie legali, a volte non sarà più necessaria l’intermediazione di un esperto giuridico come un avvocato.  Altre volte, sarà, invece, proprio la presenza di questi strumenti ad avvicinare cliente all’avvocato, giacché, in assenza di questi strumenti, il cliente non avrebbe neppure la consapevolezza di avere bisogno di un esperto legale. Sarà la piattaforma AI di analisi giuridica a dare indicazioni sul potenziale esito di un eventuale giudizio. A queste piattaforme potranno affidarsi – in via ‘predittiva’ – assicurazioni, cittadini e attori della legge”.   
 

“Quando si parla di giudice-robot, perciò, non si deve pensare ad un robot che giudica, ma ad un programma che determinerà, in molti casi, se convenga adire in giudizio o meno; meglio ancora: a strumenti che allargano la conoscenza giuridica e, quindi, espandono un effettivo accesso alla giustizia”.  

Per approfondire:  

https://www.lider-lab.it/

 www.predictivejustice.eu

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IL CASO STUDIO: COME LA COMUNICAZIONE RIDUCE IL RISCHIO SANITARIO

300 professionisti nell’area materno infantile piemontese partecipano alla mappatura a priori: il metodo Cartorisk coinvolge gli operatori in un’azione di miglioramento dal basso che porta il risk management nei singoli processi sanitari.

Tra il 2018 e il 2019, 300 operatori sanitari dei reparti materno infantili della Regione Piemonte sono stati coinvolti in un progetto di mappatura a priori del rischio. 

Il metodo impiegato è Cartorisk: un metodo sviluppato dalla Mutua assicurativa Sham – gruppo Relyens, RiskManager e assicuratore di riferimento per la sanità pubblica italiana in ambito RC Sanitaria. 

Cartorisk prevede di coinvolgere gli operatori responsabili dei singoli processi sanitari e analizzare con loro tutti i passaggi che li compongono. Di ognuno di questi ne vengono considerati i potenziali rischi e l’efficacia delle barriere già in atto per contenerli, stimando gravità e probabilità del rischio residuo. 

Da questa analisi, frutto di 8 mesi di lavoro sul campo e 35 meeting con gli operatori, sono stati analizzati 72 rischi e sviluppate 183 proposte di miglioramento da parte di medici, tecnici e infermieri nei reparti. 

I risultati dell’intera ricerca sono stati pubblicati nell’articolo “L’analisi a priori del rischio sanitario in Regione Piemonte: applicazione del metodo Cartorisk sull’area materno-infantile sulla rivista Mecosan1“. 

“Quello che emerge è il ruolo della comunicazione come strumento di sicurezza su quattro livelli distinti. – spiega Anna Guerrieri, Risk Manager di Sham – gruppo Relyens e autrice del progetto – Il primo è la comunicazione all’interno di equipe e reparti. Solo per fare un esempio, nella letteratura il 70% degli eventi sentinella, ovvero eventi avversi gravi e potenzialmente evitabili, segnalati dalle organizzazioni sanitarie americane tra il 1995 e il 2005 erano associati a un fallimento della comunicazione tra i professionisti coinvolti2”. 

“Il secondo livello della comunicazione è lo scambio tra il Risk Management dell’azienda sanitaria e i singoli professionisti nei reparti. L’impiego di Cartorisk dimostra come gli operatori possano e vogliano essere attivamente coinvolti nel rendere più sicure le cure che erogano quotidianamente. Come diversi esempi dimostrano – da ultimo la best practice della Fondazione Poliambulanza di Brescia3 – la sicurezza e la gestione del rischio non può essere calata dall’alto, ma ha bisogno di una rete di persone che medi l’applicazione dei protocolli in ogni singolo reparto e segnali attivamente al Risk Manager tutte le situazioni da migliorare. Ovviamente, questo può avvenire solo in una atmosfera di fiducia basata sulla cultura “no blame”. Così si può creare davvero un Enterprise Risk Management: una gestione del rischio intrecciata nella trama di qualsiasi attività aziendale”. 

“Esulando dal caso studio, possiamo dire che la stessa fiducia e trasparenza deve esistere nella comunicazione tra persone e struttura sanitaria, soprattutto in caso di eventi avversi o situazioni di tensione. È dalla buona comunicazione con i pazienti e i familiari, dalla cura delle emozioni e delle sensibilità che dipende la riduzione della conflittualità e la prevenzione del contenzioso4”. 

“Infine, è sempre più evidente che l’alfabetizzazione sanitaria (health literacy) è uno strumento a tutto tondo per la prevenzione primaria e l’empowerment del paziente. È grazie all’informazione e alla comprensione che la persona può scegliere consapevolmente e liberamente di contribuire in maniera attiva alla propria salute; sottoponendosi a controlli periodici, abbracciando stili di vita sani e aderendo scrupolosamente ai percorsi terapeutici e farmacologici condivisi con medici e specialisti”. 

“Questi – conclude Guerrieri – sono i quattro livelli in cui la comunicazione può contribuire globalmente alla gestione del rischio e dei sinistri: implementando la sicurezza nei processi, stimolando la partecipazione del personale al miglioramento, rafforzando l’alleanza terapeutica tra assistito e struttura sanitaria nonché l’emancipazione del paziente come soggetto attivo del percorso di cura”.

Note:

1 – L’analisi a priori del rischio sanitario in Regione Piemonte: applicazione del metodo Cartorisk sull’area materno-infantile – Alberto Sardi, Enrico Sorano, Letizia Agostini, Anna Guerrieri, Mirella Angaramo, Franco Ripa. MECOSAN – ISSN 1121-6921, ISSNe 2384-8804, 2020, 114 

2 Op.Cit 

[01/04/2022 17:00] Tommaso Vesentini

3 Riduzione sepsi neonatale, ricoveri covid mirati e risparmio: i risultati dell’enterprise risk management – Santà 360° (link

4 Tavola rotonda al corso: STATI GENERALI DELLA COMUNICAZIONE PER LA SALUTE, organizzato il 4/5 marzo 2022 da FEDERSANITÀ con il patrocinio di ISS, AGENAS, Formez PA, ANCI, Ordine dei Giornalisti, Fondazione Innovazione Sicurezza in Sanità e la collaborazione di PA Social, l’associazione nazionale per la nuova comunicazione. 

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CYBER SICUREZZA: COSA È ACCADUTO NEGLI ULTIMI ANNI?

La crescente digitalizzazione ha causato un aumento esponenziale degli attacchi cyber alle aziende, mettendo in risalto la necessità di un rinnovato investimento in cultura e formazione della sicurezza cyber. A parlarne è Pasquale Draicchio – Cyber Risk Manager di Sham in Italia

Negli ultimi due anni l’Osservatorio del Politecnico di Milano ha calcolato un aumento degli attacchi informatici nelle grandi imprese pari al 40%.

La digitalizzazione repentina del lavoro a causa della pandemia non ha permesso alle aziende di anticipare le nuove sfide della sicurezza informatica e predisporre budget consoni.

“L’ultimo report Yarix ha registrato oltre 57mila attacchi da parte di cybercriminali ad aziende italiane e, di questi, 16mila hanno pregiudicato l’utilizzo degli asset aziendali ed hanno causato un enorme perdita di dati tenendo conto che il 28% degli hackeraggi ha interessato il settore del manufacturing e del fashion, il 9% il settore della salute – esordisce Pasquale Draicchio, Cyber Risk Manager di Sham in Italia -. Per ovviare a tale problema il PNRR- Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza- ha previsto uno stanziamento di circa 623 milioni di euro da investire nella sicurezza cyber per lo sviluppo delle capacità di prevenzione, monitoraggio, rilevamento e mitigazione del rischio informatico, supportando in questo modo lo sviluppo di competenze in materia”.

“Ci si augura perciò, come riportato recentemente sul Magazine Business People, che il 2022 sarà l’anno del ritorno ai trend pre-pandemia in termini di investimenti nel campo digitale e della sicurezza informatica; la spesa digitale della PA sarà guidata dalla cybersecurity, dal cloud e dai big data”.

Per la protezione delle imprese italiane è fondamentale un salto di qualità sia nelle risorse umane che strumentali. La prevenzione passa attraverso strumenti di sicurezza come i software per la rilevazione dei malware su tutti i dispositivi digitali connessi alle aziende, l’utilizzo di firewall, VPN, l’effettuare periodicamente backup sicuri e crittografati al fine di poter recuperare i dati quando necessario.

Per farlo, però servono competenze.

L’Agenzia Nazionale per la cybersecurity ammette chiaramente la necessità di 100mila esperti di sicurezza informatica.

“Per rafforzare la sicurezza – conclude Draicchio – dobbiamo partire dalle persone coinvolgendo i dipendenti con la formazione e mettendoli nella posizione di poter attuare misure di sicurezza semplici che, però, possono già ridurre significativamente il rischio cyber al quale tutte le realtà connesse in rete sono crescentemente esposte”.

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ANALISI DEI DATI: UN GRANDE AIUTO PER LA GESTIONE DEL RISK MANAGEMENT SANITARIO

Intervista a Giuseppe Carchedi, group operations and analytics manager di Sham Italia, pubblicata da Insurance Trade 

La potenzialità dei dati è fondata sulla loro comprensione. La pandemia è stata la spinta importante che ha portato il risk management sanitario al centro della gestione delle strutture: saper analizzare le informazioni digitali per avere un’immagine realistica delle situazioni e utile per fornire coperture adeguate e affiancare i soci assicurati nella gestione del management interno.  

Giuseppe Carchedi, group operations and analytics manager di Sham – gruppo Relyens, ha approfondito questa tematica in un’intervista pubblicata su Insurance Trade. 

“Oggi è necessario comprendere meglio non solo la sinistrosità che si manifesta, ma anche la possibilità di ridurre gli errori in generale per migliorare la sicurezza della struttura sanitaria”. 

Vanno approfondite tutte le informazioni al fine di individuare gli errori che si potrebbero verificare.  

Per Sham, infatti, l’evento, l’errore e il sinistro sono tre elementi importanti da analizzare separatamente per avere una migliore gestione rischio e poter contenere le richieste di risarcimento.  

Per l’articolo completo: LINK  

COME STILARE LA RELAZIONE ANNUALE DI RISK MANAGEMENT?

Prevista dalla legge Gelli (DLg. 24/2017) deve garantire sintesi, trasparenza e chiarezza. Un momento formativo di Sham a fianco delle aziende sanitarie associate 

Nel corso di un pomeriggio formativo richiesto dall’Azienda Zero della Regione Veneto, Sham ha affrontato anche il tema della relazione di risk management che, ogni anno, le aziende sanitarie sono chiamate ad aggiornare e pubblicare online. 

“Si tratta – hanno spiegato Giansaverio Friolo e Matteo Cavallo, rispettivamente Risk Manager e Key Account Manager di Sham – di un documento che descrive a favore di tutti gli utenti esterni, l’organizzazione e la strategia di gestione del rischio messa in atto dall’istituzione sanitaria, e deve includere sia una presentazione degli organi deputati al risk management, sia la presentazione delle principali attività di contenimento del rischio”. 

Quali problemi si riscontrano nella preparazione di questo documento? 

Il primo riguarda la mancanza di omogeneità. La legge indica la necessità di preparare questo documento, ma non dà indicazioni specifiche sulla sua stesura. Il nostro primo consiglio, pertanto, è quello di trovare una formula metodologica che tutti gli operatori deputati alla gestione del rischio possano adottare adeguandola alle proprie specificità, per garantire che tutte le relazioni siano conformi e parimenti esaustive.  

Ma se la legge non li specifica, come identificare gli elementi di una formula corretta? 

Si potrebbe partire da quello che è l’obiettivo fondamentale della legge: la trasparenza verso i cittadini. La legge richiede di informare il cittadino sulle attività di gestione del rischio ogni anno, e di informarlo con aggiornamento quinquennale sullo storico dei risarcimenti. Quindi, il primo requisito che suggeriamo è la chiarezza: la relazione deve essere comprensibile e chiara; deve usare termini semplici e, soprattutto, non deve lasciare adito a dubbi o interpretazioni diverse dal significato che la struttura vuole mediare. Questo per evitare che talune informazioni possano essere male interpretate da chi non è avvezzo alla gestione del rischio e dare adito a polemiche ingiustificate. Il secondo requisito deve essere la sintesi: non può esistere un messaggio chiaro per il cittadino che si dilunghi per pagine e pagine. La relazione deve essere contenuta in poche pagine e riassumere le principali informazioni sulla gestione del rischio adottata all’interno della struttura sanitaria. L’uniformità è il terzo criterio: è utile per le strutture sanitarie adottare per quanto possibile un modello di struttura del documento simile, rendendo più semplice e trasparente, la comprensione non solo delle informazioni di una singola azienda sanitaria, ma la comparazione delle strategie all’interno di una Regione.