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IL BENESSERE DI PAZIENTI E OPERATORI È IMPROCRASTINABILE IN SANITÀ

Intervenuto al 5° Concorso Risk Management Sham, il dott. Giuseppe Napoli di Federsanità ha evidenziato come la pandemia abbia fatto riconsiderare il peso del benessere di pazienti e operatori.

Il dott. Giuseppe Napoli, vice presidente vicario nazionale – Presidente Federsanità ANCI Friuli Venezia Giulia, è intervenuto al 5° Concorso Risk Management Sham introducendo il vincitore della categoria ISTITUTI PUBBLICI, l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, nella tipologia “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”. L’azienda ospedaliera si è aggiudicata il premio con il progetto “Stress lavoro correlato: il pannello di controllo del rischio”.

Federsanità anche quest’anno è stato tra i partner del Premio che ha visto la partecipazione di oltre 80 progetto in Italia.

Di seguito l’intervento del dott. Giuseppe Napoli:

Questo è un anno particolare. Il Covid-19 ha dimostrato ulteriormente la centralità della sicurezza e l’impegno della sanità italiana nel continuare a garantire la sicurezza delle cure e dei luoghi di cura e di continuare a investire per migliorare entrambe nonostante l’emergenza e nel pieno dei momenti più duri.

La pandemia ci ha anche permesso di capire le nostre debolezze e le aree dove indirizzare gli sforzi: un risultato positivo che è alla base del Risk management.

Emergiamo da questa prova con tre messaggi forti. Il primo è la necessità di estendere la sicurezza al territorio e alle residenze per anziani nelle quali si sovrappongono, non sempre con chiarezza, servizi sanitari e servizi sociali. Il Risk management deve presidiare qualsiasi struttura dedicata all’assistenza.
Il secondo è promuovere, con uno sforzo enorme, i servizi sul territorio, dei quali si parla molto, ma che non sono neppure lontanamente sufficienti rispetto al bisogno di filtri sia in ingresso che in uscita dalle strutture specialistiche. Terzo è aver cura anche delle emozioni dei pazienti che soffrono e dei sanitari che sono chiamati a essere argine di questa sofferenza. Dopo la pandemia le persone non saranno più le stesse. Il bisogno di considerare il benessere di utenti e operatori e di valorizzare le aspirazioni personali di questi ultimi è indiscutibile e improcrastinabile.

Il grande valore del Concorso Sham, la sua attualità, è la capacità di far emergere questi e tanti altri spunti importanti nell’orizzonte della sicurezza e della prevenzione. Per questo Federsanità è presente ogni anno e convintamente.

Perciò sono felice di introdurre il vincitore della categoria “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”: l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, che si aggiudica il premio con il progetto “Stress lavoro correlato: il pannello di controllo del rischio”.

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RISK MANAGEMENT E CYBERSECURITY, IL SSN CAMBI PASSO

Il dott. Nevio Boscariol di Aris, intervenuto al Concorso Risk Management Sham, ha sottolineato come la pandemia abbia mostrato l’ulteriore necessità di un’adeguata e sistemica digitalizzazione anche in campo sanitario. Ma le singole best practice non bastano.

È stato il dott. Nevio Boscariol, responsabile economico servizi e gestionale – UESG di ARIS, a introdurre il vincitore della categoria ISTITUTI PRIVATI SENZA SCOPO DI LUCRO alla 5° edizione del Concorso Risk Management Sham, che premia innovative best practice nella gestione e prevenzione dei rischi in campo sanitario.

La premiazione di Fondazione Poliambulanza, con il progetto “Sustainable enterprise RM” nella tipologia Riduzione del rischio sanitario, si è tenuta il 17 settembre alla Fondazione Feltrinelli, in occasione del World Patient Safety Day. I premi sono stati assegnati ad altrettanti progetti ancora in fase di realizzazione, selezionati tra enti, strutture e servizi sanitari e socio-sanitari, associati o meno a Sham. Aris è tra i partner del concorso che raccolto in Italia l’adesione di più di 80 progetti afferenti alle tipologie Riduzione del rischio sanitario, Sicurezza e qualità della vita degli operatori, Cyber risk.

Di seguito l’intervento del dott. Nevio Boscariol:

“Prima di fermarsi un anno per la pandemia, il Premio Sham nel novembre 2019 premiò, tra gli associati Aris, un progetto chiamato “Manine Pulite”. Rispetto a progetti sicuramente più avanzati e innovativi ad alcuni sembrò meno rilevante, al contrario evidenziava quanto fondamentale sia la costante e corretta applicazione delle misure di prevenzione e protezione di base, come la pulizia e l’igiene delle mani, nel ridurre drasticamente la possibilità di infezione e contagio. L’emergenza sanitaria ancora in atto dovuta al Sars-Cov-2 ce lo ha ben ricordato e, nella Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani che si tiene il 5 maggio di ogni anno, è stato giustamente evidenziato nell’applicazione in tutto il mondo.

Non solo, l’emergenza sanitaria – che avremmo preferito tutti non ci fosse – ha pure dimostrato che il Risk management in sanità è fondamentale ed è una priorità per la gestione e la pratica, ma anche una responsabilità (accountability) per tutti coloro che operano in ambito sanitario, contribuendo in modo essenziale alla sicurezza e qualità delle cure. Ogni operatore e ogni misura di prevenzione e protezione deve “funzionare”, altrimenti anche una piccola distrazione può portare al non funzionamento dell’intera attività messa in atto e determinare un contagio.

Inoltre, l’emergenza sanitaria dovrebbe definitivamente aver fatto capire quanto siano fondamentali i dati, la loro qualità e l’infrastruttura, cioè l’insieme degli strumenti e dei processi, di cui disponiamo per raccoglierli, gestirli e analizzarli. Le frequenti défaillance del sistema di tracciamento dei contatti in varie parti del mondo, così come il frequente utilizzo dei fogli Excel per farlo e l’affidarsi ai fax, alle mail e a WhatsApp per inviarli, hanno dimostrato quanto possano diventare critici gestione e controllo non corretti, sia del dato che della infrastruttura relativa. Non si può negare che l’utilizzo di mail, WhatsApp, strumenti di video-collaborazione ed Excel come “coltellini svizzeri”, sia stato efficace soprattutto in alcuni frangenti di urgenza, ma gli stessi vanno eventualmente adattati, come è successo in alcuni casi interessanti, agli aspetti di integrazione nei processi clinico-organizzativi, di usabilità e di sicurezza, integrazione e protezione dei dati personali, consci di quali siano i loro limiti. Gli stessi vanno, inoltre, attrezzati per l’utilizzo di strumenti adeguati, inter-connessi e inter-operabili a livello di sistema sanitario quando la mole e le necessità di condivisione ed elaborazione dei dati siano superiori. Per esempio, utilizzando un foglio Excel in formato .xls, un Paese occidentale nell’autunno dello scorso anno ha smarrito i dati di tracciamento di sedicimila persone positive al Covid-19. E chissà quante altre situazioni di questo tipo vi sono state, senza che se ne abbia notizia pubblica. Se non si usano gli strumenti digitali adeguati e se non si controllano nel modo corretto i dati, i rischi sono inefficienza, inefficacia e supporto di decisioni con dati di qualità inferiore al necessario. E, purtroppo, il rischio zero non esiste nel digitale e meno ancora in sanità.

Infine, il Risk management è già da tempo anche in sanità cybersecurity, ma solo recentemente sembra essere stato compreso appieno.

Così come nel Risk management e nella digitalizzazione relativa, è fondamentale: migliorare ogni giorno aiutandosi l’un l’altro e imparando insieme dagli errori, la costante applicazione, il costante monitoraggio dopo l’implementazione, il “non abbassare” l’attenzione e la concentrazione (queste ultime sono frequentemente causa di rischio).

Il Premio Sham – Aris vuole rafforzare sensibilizzazione e contestualizzazione dell’attività di Risk management e della necessità di un’adeguata e sistemica digitalizzazione a supporto della stessa.

I numerosi e qualitativi progetti presentati dagli Associati Aris, fin da questa prima edizione del Premio Aris-Sham per il Risk management, sia in ambito ospedaliero che riabilitativo, e gli ottimi progetti premiati e quelli che hanno ricevuto una menzione speciale, confermano la bontà del lavoro portato avanti dagli Associati in questi anni, e dall’Associazione con loro, e sono la migliore conferma, unitamente ai progetti presentati dalle altre strutture partecipanti per il pubblico e il privato, che sul campo ci sono competenze multi-disciplinari, persone e professionisti – sanitari e non – sensibili, che ogni giorno applicano quanto raccontato nelle loro attività; e direzioni che hanno commitment sulla materia. Il Premio Sham 2021 fa riscontrare una fase di sviluppo e in alcuni casi di maturità, sebbene nella situazione emergenziale, in continua crescita negli anni da parte delle strutture sanitarie e socio-sanitarie, anche nella trasformazione digitale.

E cosa fondamentale, ogni progetto di Risk management e digitalizzazione deve essere realizzato con e per le persone che vengono assistite e curate e che lavorano nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie: la persona e la relativa qualità e sicurezza delle cure deve essere veramente al “centro”.

Questa iniziativa è un “grazie” e il riconoscimento a tutti gli operatori e alle strutture sanitarie e socio-sanitarie per quanto stanno facendo, un incoraggiamento a continuare con perseveranza e per risultati sempre migliori nei loro contesti e per il Sistema Sanitario Nazionale.

Fondamentale ora è che i tanti buoni progetti fatti dalle singole realtà pubbliche e private diventino “sistema” con le Regioni e il Sistema Sanitario Nazionale nel suo complesso: infatti, sia il Risk management che la digitalizzazione per essere efficaci devo essere di sistema sanitario italiano nel suo complesso e interoperabile. E per fare questo (inclusa la cybersecurity), servono buoni piani strategici e risorse importanti in termini di competenze e finanziarie distribuite nel sistema sanitario.

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SANITÀ PRIVATA SEMPRE PIÙ CONSAPEVOLE DEI RISCHI, LA PREVENZIONE È L’ARMA VINCENTE

La dott.ssa Fabiana Rinaldi di AIOP ha portato il punto di vista dell’associazione al 5° Concorso Risk Management Sham.

Tra i partner della 5° edizione del Concorso Risk Management Sham, il cui evento finale si è tenuto presso la Fondazione Feltrinelli lo scorso 17 settembre, in occasione del World Patient Safety Day, anche quest’anno c’è AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata).

Più di 80 i progetti italiani che hanno presentato una candidatura afferente alle tipologie Riduzione del rischio sanitario, Sicurezza e qualità della vita degli operatori, Cyber risk.

A premiare per la categoria ISTITUTI PRIVATI, nella quale è risultata vincitrice la Casa di Cura Villa Maria, candidata con il progetto Usami 2.0 nella tipologia Riduzione del rischio sanitario, è stata la dott.ssa Fabiana Rinaldi, responsabile comunicazione di AIOP.

Ne proponiamo l’intervento integrale:

La nostra Associazione, che racchiude al suo interno diverse realtà e strutture, da sempre mette in luce come la componente di diritto privato sia parte integrante del Sistema sanitario nazionale. Rappresentiamo gli interessi di più di 600 strutture sanitarie private di ricovero e cura a 360 gradi, presenti in tutto il territorio italiano, con l’obiettivo di sviluppare la qualificazione delle stesse e di sostenerne la collocazione e l’attività nell’ambito dell’organizzazione sanitaria nazionale.

Anche quest’anno AIOP ha rinnovato il sodalizio con Sham per promuovere la cultura della prevenzione e condividere, a più ampio raggio, le best practice per la sicurezza delle cure e la riduzione del rischio sanitario. Un tema di cui anche gli attori del panorama privato stanno prendendo sempre più consapevolezza: è, infatti, solo con il desiderio di continuare a innovarsi che si possono proporre soluzioni efficaci e puntuali ai crescenti bisogni sanitari. 

È fondamentale avere un’attenzione sempre crescente ai temi della sicurezza, e quindi alla rimodulazione profonda e permanente del modo di accedere e fornire assistenza sanitaria. 

Ed è tanto più importante alzare il livello della prevenzione quanto più le tecnologie sanitarie dischiudono, oltre a tante opportunità, anche nuovi rischi. 

Questi sono valori che sposiamo appieno e che promuoviamo tra i nostri associati attraverso diverse attività di sensibilizzazione tra le quali figura, ovviamente, la partecipazione al Concorso Risk Management di Sham che stimola a sviluppare e condividere buone pratiche di prevenzione. 

Dal punto di vista della sicurezza del paziente, siamo convinti, che la componente di diritto pubblico e di diritto privato devono divenire intercambiabili. I pazienti sono gli stessi; la qualità delle cure deve essere la stessa. Come Associazione siamo fortemente impegnati nel favorire e promuovere il confronto e il miglioramento nella cultura nella pratica della gestione del rischio. 

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FEDERSANITÀ, ARIS e AIOP PRESENTANO I VINCITORI ITALIANI DEL CONCORSO RISK MANAGEMENT SHAM

Alla presentazione del 17 settembre in diretta con Francia, Spagna e Germania si è tenuta la premiazione delle best practice che rendono le cure più sicure

Sono stati presentati il 17 settembre alla Fondazione Feltrinelli, in occasione del World Patient Safety Day, i vincitori italiani della 5° edizione del Concorso Risk Management Sham, che premia innovative best practice nella gestione e prevenzione dei rischi in campo sanitario. Tre i premi assegnati ad altrettanti progetti ancora in fase di realizzazione, selezionati tra enti, strutture e servizi sanitari e socio-sanitari, associati o meno a Sham.

La premiazione è avvenuta in contemporanea e in diretta in Francia, Italia, Spagna e Germania, i quattro Paesi nei quali opera Sham in qualità di mutua assicurativa e risk manager del comparto sanitario.

Il concorso, promosso in collaborazione con importanti partner del panorama sanitario nazionale, quali Federsanità, ARIS e AIOP, ha raccolto in Italia l’adesione di più di 80 progetti afferenti alle tipologie Riduzione del rischio sanitario, Sicurezza e qualità della vita degli operatori, Cyber risk.

Per la categoria ISTITUTI PUBBLICI è stata premiata l’Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma che ha concorso per la tipologia Prendersi cura di chi si prende cura di noi con il progetto “Stress lavoro correlato: il pannello di controllo del rischio”.

“La pandemia ha dimostrato ulteriormente la centralità della sicurezza delle cure e dei luoghi di cura. Fondamentale è, quindi, avere cura delle emozioni dei pazienti che soffrono e dei sanitari che sono chiamati a essere argine di questa sofferenza. Il bisogno di considerare il benessere di utenti e operatori e di valorizzare le aspirazioni personali di questi ultimi è indiscutibile e improcrastinabile”, ha detto il dott. Giuseppe Napoli, vice presidente vicario nazionale – Presidente Federsanità ANCI Friuli Venezia Giulia, introducendo il vincitore della categoria ISTITUTI PUBBLICI.

La Fondazione Poliambulanza, con il progetto “Sustainable enterprise RM” nella tipologia Riduzione del rischio sanitario, si è aggiudicata invece la vittoria della categoria ISTITUTI PRIVATI SENZA SCOPO DI LUCRO.

“Il rischio zero non esiste nel digitale e in sanità, ma l’emergenza Covid-19 ha insegnato quanto siano fondamentali i dati, la loro qualità e l’infrastruttura che li raccoglie e analizza, segnando l’ingresso a pieno titolo della cybersecurity nel Risk management sanitario – ha commentato il dott. Nevio Boscariol, responsabile economico servizi e gestionale – UESG di ARIS, nell’annunciare il vincitore della categoria ISTITUTI PRIVATI SENZA SCOPO DI LUCRO -. Se non si usano gli strumenti digitali adeguati e se non si controllano nel modo corretto i dati, inefficienza e inefficacia sono dietro l’angolo, così come il rischio di supportare le decisioni con informazioni di qualità inferiore al necessario. È tempo, quindi, che il Risk management e la digitalizzazione coinvolgano, non solo le singole realtà, ma l’intero Sistema sanitario italiano per essere davvero efficaci”.

Infine, per la categoria ISTITUTI PRIVATI è risultata vincitrice la Casa di Cura Villa Maria, candidatasi nella tipologia Riduzione del rischio sanitario con il progetto: Usami 2.0 

È stata la dott.ssa Fabiana Rinaldi, responsabile comunicazione di AIOP, a proclamarne la vittoria. “Le best practice per la sicurezza delle cure e la riduzione del rischio sanitario sono un tema di cui anche gli attori del panorama privato stanno prendendo sempre più consapevolezza: è, infatti, solo con il desiderio di continuare a innovarsi che si possono proporre soluzioni efficaci e puntuali ai crescenti bisogni sanitari – ha dichiarato -. La partecipazione al Concorso Risk Management di Sham stimola a sviluppare e condividere buone pratiche. Siamo convinti che la componente di diritto pubblico e di diritto privato debbano divenire intercambiabili in sanità: i pazienti sono gli stessi, la qualità delle cure deve essere la stessa”.

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GESTIRE LO STRESS DA LAVORO: UNA STRATEGIA DI INTERVENTO SUI FATTORI DI RISCHIO CORRELATI AGLI ERRORI IN AMBITO SANITARIO

Dopo il modello realizzato da INAIL, il San Giovanni Addolorata ha compiuto un passo in più, mettendo in piedi un progetto che è valso il premio SHAM nella categoria “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”.  Intervista a Piero Gaspa coordinatore del gruppo di lavoro per la rilevazione del rischio stress lavoro correlato e Giovanna Sgarzini, Risk Management

Burnout, stress, esaurimento. Termini con cui sempre di più, purtroppo, bisogna fare i conti. Non solo individualmente nella gestione del proprio lavoro, ma anche e soprattutto a livello aziendale. Una struttura, a prescindere dal settore in cui opera, deve avere a cuore il benessere dei propri dipendenti: se non per motivi empatici e umani, almeno funzionali. Perché un team che non riesce a concentrarsi o che è emotivamente pressato, non renderà allo stesso modo, ma soprattutto sarà più a rischio di imprecisioni o di errori.

Costruire un ambiente di lavoro positivo, di supporto e di stimolazione è quindi imprescindibile dagli intenti che muovono una azienda. Anche perché si tratta di sintomi e sindromi sempre crescenti nel mondo del lavoro, alle quali sono correlabili circa il 30% delle assenze lavorative.

Il sistema sanitario non fa eccezione: anzi, dopo l’esperienza della pandemia e del lockdown, sono emerse con prepotenza problematiche che è urgente affrontare. Ma come individuarle e quindi risolverle al meglio?

Uno dei modelli principali tutt’ora in utilizzo è stato realizzato nel 2011 dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale e implementato su una piattaforma di INAIL. Attraverso la misurazione di una serie di parametri quantitativi come il turnover, le assenze, le malattie, le ferie non godute, ecc., è possibile comprendere se esistano problemi organizzativi tali da generare una condizione stressogena. Sulla base di questi dati viene calcolata una media dell’ultimo triennio, che viene comparata con quella dell’ultimo anno; tanto più quest’ultima risulterà la più elevata nei vari indicatori, maggiore risulterà il rischio teorico di stress lavoro correlato.

Un modello importante e di estrema efficacia, che negli anni è stato aggiornato, ma che può essere potenziato. Questo è l’intento con cui Piero Gaspa coordinatore del gruppo di lavoro per la rilevazione del rischio stress lavoro correlato e Giovanna Sgarzini, Risk Management, hanno realizzato un progetto che porta l’analisi dello stress da lavoro nell’ambito sanitario verso una ulteriore evoluzione, tanto che si è aggiudicato il premio SHAM per la categoria “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”

Quali i limiti del modello INAIL?

Il modello prevede la rilevazione costante dei dati degli indicatori di processo attraverso l’ufficio del personale. La valutazione, che parte da diversi fattori analizzati, di fatto è preliminare, e quindi primaria: basandosi su ciò che è già successo nel triennio precedente si stabilisce un modello di confronto. Un modello che è stato di estrema importanza, ma che si limita a elementi quantitativi e soprattutto retrospettivi. Inoltre anche piccole differenze nelle media calcolate possono generare casi di falsi positivi o negativi.

Quali sono gli elementi aggiuntivi che progettate di implementare?

Abbiamo pensato ad uno strumento più agile, che funzioni come un pannello di controllo, ovvero un flusso continuo di dati che consente un monitoraggio rapido dei cambiamenti al fine di operare in termini di prevenzione secondaria. Vale a dire che dopo la segnalazione di una variazione statisticamente significativa nei dati degli indicatori, si attiva un processo di analisi della problematica al fine di operare precocemente sul caso con delle azioni correttive. É

quindi in questa fase che posso essere attivati strumenti di analisi di tipo qualitativo come questionari al personale e focus group.

Esistono esempi simili, a livello nazionale e internazionale, nel settore sanitario?

Il nostro know-how arriva dalla total quality, dove si parla molto spesso di pannelli di controllo, non strettamente legato al mondo della sanità. Certamente il fattore “flusso” permette di avere delle fotografie non statiche, sfruttando elementi dinamici. Ecco allora che implementandolo nella vita quotidiana di una azienda sanitaria, utilizzando fattori e parametri specifici, possono emergere eventi sentinella che accendano l’attenzione su alcune situazioni critiche da affrontare quasi in contemporanea. Pensiamo all’ultimo anno e mezzo quanto sia stato sottoposto a stress lavorativo ed emotivo il settore sanitario del nostro Paese. Ecco, con questo sistema è possibile rispondere con velocità alle problematiche, permettendo di intervenire in potenziali eventi di rischio. Ci aspettiamo quindi che migliorando il clima organizzativo e gestendo lo stress lavoro correlato si ottenga una riduzione degli eventi avversi sia in termini di frequenza che di livello di gravità.

Anche perché il fattore di stress lavoro correlato nel settore sanitario comporta dei rischi molto seri

Assolutamente; è fondamentale che il personale sanitario si senta in un ambiente di lavoro sicuro, in cui poter interagire con serenità con colleghi e responsabili, e in cui viene tenuta in considerazione anche la loro salute e il loro status mentale. Inevitabilmente se questi fattori sono compromessi, il rischio di eventi dannosi è dietro l’angolo, per il personale e per i pazienti.

Il fattore umano è l’elemento fondamentale intorno al quale ruotano gli eventi avversi e le criticità dei sistemi. Lo sviluppo del nostro progetto ha, come orizzonte, la costruzione di un algoritmo che che, coinvolgendo professionalità quali l’informatica, la statistica e l’epidemiologia,  permetta una gestione del rischio di tipo proattivo, ovvero che riesca a coglierne i fattori prodromici e  quindi intervenire sui fattori che influiscono negativamente sul fattore umano che è alla base di molti degli errori in sanità.

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L’ENTERPRISE RISK MANAGEMENT DI FONDAZIONE POLIAMBULANZA VINCE IL 5° CONCORSO SHAM DI RISK MANAGEMENT

Formazione e sostegno al Risk Management da parte della Direzione strategica creano una rete di 65 referenti del rischio nei singoli reparti e 45 progetti di miglioramento interno. Quella che si afferma non è una semplice best practice, ma un metodo che trasforma l’RM da reattivo e proattivo, in maniera olistica e completando la trasformazione verso una cultura No Blame dove l’errore umano non viene giudicato ma diventa fonte di conoscenza e miglioramento dell’intera struttura organizzativa. 

Carmela De Rango*, Risk Manager e Responsabile Servizio Risk Management presso la Fondazione Poliambulanza  

Il progetto presentato al 5° Concorso Risk Management Sham si chiama Sustainable Enterprise RM. 

Abbiamo formato e attivato una rete di 65 referenti del Risk Management e Qualità dislocati nelle singole unità operative e nei servizi. Da questi riceviamo quotidianamente segnalazioni e a loro, per primi, affidiamo l’applicazione e il monitoraggio delle best practice. In questo modo il Risk Management non è più separato dall’attività dei Dipartimenti ma riesce a coinvolgere trasversalmente tutte le aree dell’Ospedale al fine di garantire al contempo la prevenzione del rischio per il paziente/azienda e la creazione di valore per la struttura. 

È un Entreprise Risk Management: olistico e attivo alla nascita e nello sviluppo di ogni singolo processo. Con questa rete di professionisti sanitari all’interno dei reparti, il Risk Management compie nel concreto il passaggio da reattivo a proattivo; abbraccia definitivamente la cultura No Blame; sfata lo stigma dell’errore umano e libera le energie dei professionisti sanitari per contribuire alla prevenzione e al miglioramento. 

Dai nostri referenti, infatti, abbiamo ricevuto in un anno ben 45 progetti di miglioramento. In questo modo la prevenzione diventa un processo che nasce dal basso e viene valorizzato e premiato – anche economicamente – dai vertici Direzione Generale. Ed è, anche, un processo che si autoalimenta grazie ai riconoscimenti e all’attenzione che riceve da parte della Fondazione Poliambulanza che organizza, a metà dicembre, un evento nel quale i singoli progetti possono essere raccontati e fatti conoscere davanti a tutti i colleghi e le colleghe. Una sorta di Concorso Sham interno! 

Il progetto che presentiamo oggi, perciò, non è una best practice occasionale quanto, piuttosto, un metodo, un’organizzazione che crea best practice ogni anno e che può essere applicato in qualsiasi contesto sanitario indipendentemente dalle dimensioni. 

Fondazione Poliambulanza ha sede a Brescia ed è un ospedale multispecialistico per acuti con 650 posti letto. Si tratta di una struttura privato no profit, accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale.  

È un centro specialistico certificato dalla Joint Commission International con 4 aree di eccellenza: oncologia, area cardiovascolare, ortopedia e percorso nascita grazie anche ad una Terapia Intensiva Neonatale all’avanguardia.  È altresì certificato Top Employers per la messa in campo delle migliori politiche di gestione e sviluppo del proprio personale e si è distinta a livello nazionale nella prima fase pandemica per il numero di posti letto covid messi a disposizione, con oltre 2300 accessi iniziali al Pronto soccorso di Poliambulanza divenuti più 5000 nel corso dell’anno. 

*Medico specializzato in Microbiologia e in Virologia. Mi sono specializzata in Hospital Risk Management presso il Consorzio universitario del Politecnico di Milano Cineas, ho inoltre partecipato all’Executive Programme Enterprise Risk Management dell’Università Luiss di Milano. Attualmente ricopro il ruolo di Risk Manager della Fondazione Poliambulanza 

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SICUREZZA DEL PAZIENTE: LA PREMIAZIONE DURANTE LA CONFERENZA EUROPEA DIGITALE

Venerdì 17 settembre alle 09:00 in diretta online e in presenza dalla Fondazione Feltrinelli, Sham celebra il World Patient Safety Day in diretta da 4 Paesi assegnando i premi per il 5° Concorso di Risk Management 

“Il rischio sanitario è globale e la risposta deve essere comune, armonizzando strategie e procedure tra i diversi Paesi, soprattutto quelli europei e, in particolare, considerando il crescente rischio cyber”.  

Per Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham Italia “è questo il senso del 5° Concorso Risk Management di Sham: condividere le best practice e i progetti che riducono il rischio e aumentano la sicurezza delle cure con l’obiettivo di un’applicazione degli stessi su scala nazionale ed europea. 
 

“Quest’anno ne abbiamo raccolti più di 80 solo in Italia, da strutture sanitarie pubbliche e private grazie alla collaborazione dei nostri partner Federsanità ANCI, ARIS e AIOP”. 

La premiazione dei progetti – nelle tipologie Riduzione del rischio sanitario;  Sicurezza e qualità della vita degli operatori; Cyber risk – avverrà in contemporanea e in diretta in Francia, Italia, Spagna e Germania, i quattro Paesi nei quali opera Sham in qualità di mutua assicurativa e risk manager del comparto sanitario. . 

A conclusione dell’evento verrà poi rivelato il vincitore europeo. 

Per seguire la diretta compila questo brevissimo form (LINK

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I DATI DEL PANORAMA MEDAMAL IN ITALIA

Il dodicesimo report realizzato da Marsh Italia delinea il panorama dei sinistri di medical malpractice degli ultimi 16 anni. A partire dall’analisi dei sinistri in sanità pubblica e privata, quattro i focus individuati: eventi avversi in pronto soccorso, infezioni nosocomiali e i primi risultati sui sinistri da Covid-19 con particolare attenzione ai sinistri senza seguito.

Anche quest’anno, Marsh Italia ha realizzato la dodicesima edizione del report MedMal per analizzare gli effetti degli eventi avversi di medical malpractice sul sistema sanitario del nostro Pese. I dati raccolti derivano dalle pratiche di richiesta di risarcimento degli ultimi 16 anni e permettono di descrivere e individuare la direzione preferenziale per l’evoluzione degli strumenti di gestione e prevenzione dei rischi nell’ambiente sanitario.  

“In questo ultimo report, abbiamo analizzato i dati relativi a oltre 30 mila sinistri di medical malpractice avvenuti in Italia tra il 2004 e il 2019- ha commentato Chiara Mauri, public Entities leader Marsh Italia in occasione della conferenza stampa di presentazione del report tenutasi il 30 giugno scorso.- Dai dati delle 89 strutture, sia pubbliche che private distribuite su tutto il territorio nazionale, coinvolte nello studio possiamo ricavare un’immagine dei trend della responsabilità civile in sanità. Siamo particolarmente soddisfatti della partecipazione allo studio di numerose nuove realtà sanitarie che hanno accolto lo spirito di condivisione e collaborazione alla base della nostra ricerca che la rende, edizione dopo edizione, sempre più completa, in grado di delineare il profilo di rischio medmal nel nostro Paese e di fornire un supporto sempre maggiore alla gestione dei rischi in ambito medico”. 

Il report analizza le modalità operative, le aree coinvolte, le conseguenze per il paziente e l’impatto per le strutture coinvolte di oltre 14 mila richieste di risarcimento per danni in MedMal.  

“Con questa nuova edizione confermiamo numerosi trend individuati in precedenza. L’errore chirurgico resta la prima fonte di rischio in termini di frequenza ammontando al 37% sul totale dei sinistri analizzati. All’errore chirurgico si associa anche un costo totale per sinistro più alto della media con un impatto del 29,3% sul costo totale dei sinistri. Anche l’errore da parto si conferma una voce importante nel bilancio delle strutture ospedaliere a causa del suo impatto economico con un costo medio per pratica di 430 mila euro” afferma Maria Trovato, Healthcare practice Leader di Marsh Advisory. 

Particolare attenzione è stata dedicata ai sinistri senza seguito che nonostante non si tramutino in un costo diretto per le strutture hanno un peso rilevante sulla reputazione della struttura coinvolta e sui suoi operatori.  

“La ricerca ha dato la possibilità di approfondire alcune tematiche di particolare interesse come i sinistri legati a infezioni nosocomiali, gli eventi avversi in pronto soccorso e i sinistri da Covid-19, senza contare l’attenzione prestata all’incidenza dei sinistri senza seguito– commenta Trovato.- Su oltre 25 mila sinistri medmal presenti in database, 11 mila non sono sfociati in una richiesta di risarcimento. Nonostante non rappresentino una perdita economica in termini di risarcimenti, questi eventi sono comunque un onere che consuma tempo e risorse delle strutture coinvolte”.  

I tre focus tematici analizzati nel report sono stati selezionati per la loro rilevanza in termini di frequenza di casi e per il peso economico che esercitano sulle finanze del sistema sanitario. 

 
“I pronto soccorso sono un’area particolarmente a rischio di errore e pertanto sono più a rischio di incorrere in una richiesta di risarcimento. Ad oggi gli eventi avversi in pronto soccorso contribuiscono al 14% del campione analizzato, impegnando il 12% delle spese totali di risarcimento. Nonostante i sinistri possano essere legati alla tipologia di servizi emergenziali erogati, il numero di richieste di risarcimento è in crescita. Analizzando i dati, la nostra attenzione si è concentrata nel cercare di individuare le pratiche a maggiore rischio di errore. Tra le principali cause individuate spiccano l’omessa e l’errata diagnosi, rispettivamente 47% e 34%, seguite da ritardi diagnostici ed errori nella lettura dei referti- spiega Trovato. – In questa edizione abbiamo anche ripresentato un focus sulle infezioni ospedaliere per le quali abbiamo osservato un incremento del 2,4% in frequenza rispetto al report precedente. La principala area in cui sono richiesti risarcimenti per infezioni, è quella chirurgica (il 27% delle richieste). Questo ambito è di estrema importanza per la prevenzione dei rischi in sanità anche perché, nel 17% dei casi, un’infezione post operatoria ha esito fatale. Nonostante non tutte le cause d’infezione nosocomiale siano prevenibili, la letteratura dimostra che lo è almeno il 50%. Apprendere queste informazioni è fondamentale per poter comprendere le cause e agire sulla prevenzione con azioni specifiche ed efficaci”.  

La ricerca comprende anche un focus sui dati relativi ai sinistri da Covid-19 riferiti al biennio 2020- 2021. “I risultati di questa analisi sono ad oggi introduttivi poiché le informazioni disponibili sugli importi economici sono ancora ridotte e sono limitati dalle pratiche che sono state catalogate come tali. A grandi linee però quello che può essere notato è che si conferma un forte impatto sulla sanità privata che si fa carico di quasi la metà dei sinistri del biennio di riferimento confermando che le strutture più coinvolte sono  RSA e strutture di lunga degenza” conclude.  

NON SERVE UN ALTRO FIREWALL

Alessandro Pollini

I sistemi informativi delle strutture sanitarie e il management della sanità sono a rischio “overconfidence” sul tema della cybersecurity perché dimenticano il fattore umano concentrandosi su quello tecnico. Tutti i grandi attacchi sfruttano questa fragilità

Intervista ad Alessandro Pollini, Design Lead & Managing Director di BSD design pubblicata il 7 luglio 2021 nel Whitepaper   
CAPIRE IL RISCHIO CYBER: IL NUOVO ORIZZONTE IN SANITÀ 

“Tecnologia, organizzazione e consapevolezza individuale devono procedere assieme se vogliamo garantire sicurezza informatica in sanità”. Alessandro Pollini è designer di soluzioni e processi informatici human-centred presso BSD, un’importante società di consulenza che ha nel suo core business l’interazione umana con i sistemi computerizzati. “Il fattore umano, al momento, è il cuore della sicurezza informatica in sanitàè sia l’elemento di rischio principale, sia quello più trascurato”. 

Come si manifesta il rischio umano nell’ambito sanitario? 

Negli ultimi cinque anni tutti i maggiori attacchi in settori anche molto eterogenei hanno sfruttato le fragilità racchiuse nei comportamenti individuali.  Social engineering, phishing, malware nascosti nei plug-in dei browser web, scambio di informazioni sensibili attraverso canali come chat di messaggistica o email private, password scritte sui bigliettini: sono tutte pratiche che aprono autostrade per i malintenzionati. 

La sola consapevolezza di quanto possano essere “permeabili” i device mobile o quanto possano essere pericolose anche pratiche “innocenti” fatte con i computer di reparto è insufficiente. Molte persone hanno le competenze per scaricare un plug-in, poche per capirne la pericolosità: così si diventa “porte di accesso” per i cyber attacchi. 

Uno studio che abbiamo condotto in tre diverse strutture sanitarie molto diverse tra loro utilizzando il questionario Human Aspects of Information Security Questionnaire (HAIS-Q) ha rivelato la stessa bassa conoscenza del rischio e l’alta incidenza di pratiche pericolose involontarie.  

Quali sono le cause di questa impreparazione? 

È un problema di design e di cultura. Per quanto riguarda quest’ultima, quella relativa alla sicurezza informatica è bassa in tutta Italia. In sanità c’è un’aggravante che può sembrare paradossale: le dotazioni tecniche di sicurezza sono adeguate e la consapevolezza del rischio informatico è alta prevalentemente nel management e negli addetti ai servizi informatici. E qui, salvo eccezioni, resta confinata senza diffondersi ai livelli operativi dai quali, non a caso, passano la maggior parte degli attacchi. In questo modo viene aggirata l’infrastruttura di difesa informatica la quale, essendo di buon livello, causa un’ingannevole sensazione di sicurezza negli addetti ai lavori. 

È il fenomeno riassunto nel termine overconfidence: eccesso di fiducia. Non solo la maggior parte delle strutture sanitarie è vulnerabile agli attacchi informatici, ma è probabile che moltissime siano già state coinvolte in un attacco, che siano parte di una botnet, o che abbiano una porta di accesso pronta all’uso

Il problema di design, invece? 

È dato dal fatto che, in molti casi, scambiare informazioni sanitarie o di interesse sanitario, dall’esito di alcuni esami ai turni di notte, è una necessità nel percorso di cura o per le attività di reparto. Gli operatori devono trasmettere questo tipo di dati ma, spesso, non ci sono gli strumenti che permettano di farlo in sicurezza e facilmente. O, almeno, non con una facilità compatibile con i ritmi di lavoro. 

Questa la pars destruens. Che cosa dice la parte costruttiva? 

Quando si parla di ergonomia cognitiva per la digitalizzazione si intende progettare strumenti che si adattino ai limiti, ai bisogni e alle capacità della persona e non adattare la mente alla “forma” di quegli strumenti. In sanità ciò si traduce in due traguardi. 

Il primo è lo sviluppo di strumenti informatici sicuri e facili da impiegare. Il secondo è la costruzione di una cultura del rischio informatico che raggiunga il livello e la dignità della cultura del rischio clinico

Abbiamo bisogno di audit di sicurezza informatica, abbiamo bisogno di formazione e alfabetizzazione sul rischio digitale, abbiamo bisogno di automatismi che instaurino comportamenti virtuosi. È un processo che richiederà anni, come è stato necessario per la cultura del rischio clinico. 

Possiamo, però, iniziare da un approccio olistico alla cybersecurity capendo che la sicurezza informatica è un sistema socio-tecnico: è fatto da hardware e umanità. Se manca un pezzo manca la sicurezza. 

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PREPARARSI AL RISCHIO CHE NON SI PUÒ PREVEDERE

L’incertezza è il punto di partenza dell’anticipazione nell’intervento di Antonio Furlanetto durante la presentazione del white paper “Capire il rischio cyber” 

Non si può basare tutta la previsione del rischio sulla base dei dati del passato. Anticipare il futuro significa pensare anche in termini di incertezza: eventi che non possono essere previsti, ma per i quali ci si può preparare in tempo. Ecco il cuore dell’anticipazione nel risk management, raccontato nell’intervento del Dottor Antonio Furlanetto, Docente di Risk Management Anticipante presso l’Università di Trento e AD di -Skopìa S.r.l. Anticipation Services, durante la presentazione del white paper Sham-Università di Torino “Conoscere il rischio cyber – il nuovo orizzonte in sanità” 

LINK conferenza 

Scarica il white paper “Capire il rischio Cyber” realizzato da Sham con la collaborazione del Dipartimento di Management Università di Torino. 

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