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NUOVA PROPOSTA DI REGOLAMENTO PER L’ISTITUZIONE DELLO SPAZIO EUROPEO DEI DATI SANITARI

La pandemia ha accelerato il processo di digitalizzazione della sanità che era già in corso con l’incremento della raccolta di big data e con lo sviluppo dei processi di machine learning nell’ambito della ricerca medica a livello nazionale.  

Lo scorso 3 maggio 2022 la Commissione Europea ha presentato una proposta di Regolamento per istituire lo spazio europeo dei dati sanitari.  

La nuova proposta prevede la creazione di un mercato unico dei dati sanitari elettronici, costantemente aggiornato, per dare vita a un modello europeo di riferimento nella gestione e condivisione dei dati. 

“Il tema relativo alle condizioni di trattamento e di circolazione dei dati sanitari e al ruolo svolto dal titolare degli stessi è quanto mai attualecommenta Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham – Gruppo Relyens -. La relazione tra dati e sicurezza è uno dei nodi più importanti da sciogliere per garantire, anche alla luce del PNNR, uno sviluppo omogeneo della digitalizzazione in sanità. Come in altri settori, la regolamentazione e la definizione certa dei confini di responsabilità sono garanzia di sicurezza, sia per gli utenti che per gli attori del comparto sanitario, garantendo la stabilità sul lungo periodo necessaria affinché l’innovazione possa sviluppare appieno il proprio potenziale. In Sanità non esiste piena digitalizzazione se la sicurezza cyber non cresce parallelamente all’impiego e allo scambio dei dati.  Ricerca, diagnostica, prevenzione, stanziamenti predittivi delle risorse sanitarie, mitigazione del rischio clinico e sicurezza delle cure dipendono da un efficace uso dei dati sanitari; che a sua volta dipende dalla sicurezza connessa al loro impiego. Sham, uno dei primi attori a considerare il rischio cyber come parte integrante del rischio in sanità, continua a sostenere azioni di sensibilizzazione, attraverso riflessioni e approfondimenti – come l’articolo che segue – con l’obiettivo di promuovere e aumentare la consapevolezza sul tema nell’intero ecosistema sanitario. 

Il Regolamento generale sulla protezione dei dati (UE/2016/679) all’art. 4 par. 1 n. 15, definisce i dati relativi alla salute come “attinenti alla salute fisica o mentale di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, che rivelano informazioni relative al suo stato di salute”.  

Dunque, il loro trattamento è vietato a meno che non si verifichi uno dei casi espressamente previsti, tra cui il consenso della condivisione da parte del titolare. Sono previste particolari esigenze che giustificano il trattamento dei dati in assenza del consenso espresso del titolare.   

Grazie a questo nuovo Regolamento i dati potrebbero essere utilizzati in primo luogo per aiutare le persone ad assumere il controllo dei propri dati sanitari, migliorando i servizi di cura e assistenza ai cittadini, e in secondo luogo nell’ambito delle attività di ricerca e sviluppo e di definizione delle politiche sanitarie, per stimolare l’innovazione e consentire alle imprese di competere sui mercati globali.  

La proposta di Regolamento, presentata dalla Commissione europea rappresenta un primo passo per comprendere le intenzioni e gli obiettivi delle istituzioni europee per il prossimo decennio.  

Ma come si inserirà questa proposta nel quadro legislativo esistente?  

Accessibilità, controllo e portabilità sono necessarie per promuovere la circolazione dei dati sanitari fra gli Stati membri e lo scambio dei dati su infrastrutture dedicate.  

Le nuove regole dovrebbero affiancare e sviluppare ulteriormente i diritti già riconosciuti ai cittadini dal Regolamento (UE) 2016/679 (“GDPR”) in relazione al trattamento dei loro dati personali, con una disciplina su misura per l’ambito sanitario.  

Ai cittadini dovrebbero essere date maggiori possibilità di avere accesso digitale ai dati sanitari personali elettronici e un maggiore controllo di tali dati, a livello nazionale ed europeo, sostenendo la loro libera circolazione con professionisti sanitari di loro scelta. 

In questa direzione, gli obblighi di rendere disponibili i dati in formato elettronico, le cartelle cliniche elettroniche ed il formato comune europeo di scambio che la Commissione dovrebbe essere chiamata ad individuare, dovrebbero garantire finalmente l’effettiva interoperabilità e portabilità dei dati in formato digitale su tutto il territorio europeo, attraverso l’infrastruttura MyHealth@EU.  

Ad oggi, MyHealth@EU è operativa nel contesto dell’assistenza sanitaria transfrontaliera in soli dieci Stati membri e con possibilità di utilizzo di soli due tipologie di servizi (prescrizione elettronica e profilo sanitario sintetico del paziente).  

 Inoltre, la nuova proposta di Regolamento dovrebbe promuovere la creazione di un ecosistema organico per il successivo utilizzo dei dati clinici ai fini di ricerca e innovazione, sviluppo di nuovi farmaci e dispositivi e definizione delle politiche sanitarie.  

Sono previste regole comuni per l’accesso anche transfrontaliero alle informazioni tramite una nuova piattaforma dedicata, e punti di accesso a livello nazionale per gestire le richieste di utilizzo provenienti da persone fisiche e giuridiche.  

In questo caso l’autorizzazione all’accesso è eventualmente concessa per il periodo di tempo necessario a conseguire la finalità richiesta, che non può essere superiore a cinque anni.   

Infine, la proposta prevede l’istituzione da parte degli Stati Membri di Autorità nazionali di sanità digitale, che vigilino sull’effettiva implementazione delle nuove regole, e di un Comitato dello spazio europeo dei dati sanitari, che faciliti la cooperazione fra le Autorità nazionali e gli organismi responsabili dell’accesso. 

Queste sono le novità più rilevanti che emergono dal testo della proposta per costruire un’economia dei dati a livello europeo, che possa stimolare l’innovazione e lo sviluppo tecnologico in ambito sanitario.  

Il percorso per l’eventuale approvazione della proposta di Regolamento è ancora agli inizi, e occorrerà attendere qualche anno per la sua piena ed effettiva applicazione.  

fonte: agendadigitale.eu  

  

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IL SALTO QUANTICO DELL’AI GIURIDICA 

Una galassia di progetti presso il LIDER- LAB della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa allena l’intelligenza artificiale ad annotare e interrogare le sentenze per raggiungere la nuova frontiera della predizione giuridica. Il rapporto tra tribunali, assicurazioni, avvocati e cittadini potrebbe cambiare come mai prima d’ora

È un fronte di progetti distinti ma coordinati quello condotto dal Laboratorio Interdisciplinare Diritti e Regole della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (LIDER-LAB) spiega il Direttore, il Professore di Diritto Privato Comparato Giovanni Comandé:  “Si tratta di progetti paralleli gestiti da equipe multidisciplinari indipendenti che, però, si confrontano e si arricchiscono vicendevolmente”.  

“La Scuola Superiore Sant’Anna segue la sua intuizione originale di allenare i programmi di intelligenza artificiale per annotare autonomamente le sentenze. Le banche dati giuridiche, attualmente, vengono interrogate su parole chiave principalmente, e l’arricchimento semantico è direzionato a tale livello soprattutto. Noi stiamo sviluppando AI capaci di riconoscere le tipologie di frasi – che stabilisce una regola giuridica operazionale per esempio – in modo tale che riconoscano il principio o la regola giuridica in atto al di là del testo legislativo”.   

Come cambierebbe l’analisi giuridica con l’introduzione dell’AI?  

Assisteremo ad un cambiamento radicale, ancora più incisivo dello storico passaggio dalla carta al digitale. Già all’epoca, trent’anni fa, sperimentammo una forte fase di disintermediazione: l’accesso alle fonti e alla dottrina divenne, esponenzialmente, più facile.   

Ma con l’avvento dell’AI nel campo dell’analisi giuridica il cambiamento sarà ancora più profondo perché, per la prima volta, si potrà visualizzare l’evoluzione della giurisprudenza e la sua direzione in tempo reale. Inoltre, si potrà misurare l’impatto dei singoli ‘parametri’, come una particolare forma di danno alla salute (o un fattore metagiuridico) nel dare origine ad un pattern riconoscibile nella giurisprudenza e, quindi, nel cambiamento operazionale della regola effettivamente applicata. Ad esempio, potremmo rilevare che determinate condizioni di partenza portino, la maggior parte delle volte, alla stessa sentenza. Questo aprirebbe le porte al secondo livello del nostro ‘fronte’ – esplorare le potenzialità predittive dell’analisi giuridica – e al terzo: calcolare con quanta probabilità, dati certi parametri iniziali, la sentenza possa orientarsi in un senso piuttosto che in un altro. Metaforicamente, al momento, l’analisi giuridica è monodimensionale. Alla fine di questo processo, sarà multidimensionale. È un salto che possiamo definire “quantico”.   
 

Un salto che può estendersi dall’analisi giuridica alla Giustizia stessa? 

“In minima parte è così, ma non è il cambiamento più significativo. Mi spiego: già la digitalizzazione della dottrina ha cambiato la prassi della ricerca giuridica e, di conseguenza, anche il modo di scrivere le sentenze. L’accesso alle fonti e la possibilità di richiamare la conoscenza giuridica ha allargato l’orizzonte. L’analisi AI-mediata della dottrina stessa porterebbe ad una conoscenza infinitamente più profonda e puntuale, influenzando ulteriormente l’impatto della tecnologia sulla giustizia”.   

“Ma il cambiamento più importante è nel rapporto con la giustizia stessa. I dati annotati e analizzati dalle AI saranno interrogati da magistrati, avvocati, cittadini e assicurazioni con obiettivi e ‘domande’ diverse. Già questa diversità di soggetti porterà alla declinazione di interfacce specializzate.  Intanto, il processo di intermediazione avrà fatto un altro salto in avanti perché, per calcolare la probabilità di ‘vittoria’ in tribunale, la convenienza di una negoziazione o l’opportunità di adire per vie legali, a volte non sarà più necessaria l’intermediazione di un esperto giuridico come un avvocato.  Altre volte, sarà, invece, proprio la presenza di questi strumenti ad avvicinare cliente all’avvocato, giacché, in assenza di questi strumenti, il cliente non avrebbe neppure la consapevolezza di avere bisogno di un esperto legale. Sarà la piattaforma AI di analisi giuridica a dare indicazioni sul potenziale esito di un eventuale giudizio. A queste piattaforme potranno affidarsi – in via ‘predittiva’ – assicurazioni, cittadini e attori della legge”.   
 

“Quando si parla di giudice-robot, perciò, non si deve pensare ad un robot che giudica, ma ad un programma che determinerà, in molti casi, se convenga adire in giudizio o meno; meglio ancora: a strumenti che allargano la conoscenza giuridica e, quindi, espandono un effettivo accesso alla giustizia”.  

Per approfondire:  

https://www.lider-lab.it/

 www.predictivejustice.eu

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SAVE THE DATE: DEFINIRE LA LEADERSHIP IN SANITÀ

Il 1° Aprile 2022 il convegno SIMM Piemonte per tracciare, dopo l’esperienza del COVID e alla luce del PNRR, i contorni delle Human Essential Skill necessarie per costruire una sanità più forte, agile, e capace di decidere per il bene pubblico

Leadership in sanità: cos’è e come farla crescere?

Questa è la domanda alla quale si risponderà nel convegno The Changes We Need, organizzato dalla sezione piemontese della Società italiana di Leadership e Management in Medicina Venerdì 1° aprile dalle 08:30 alle 18:00 presso l’hotel San Rocco – Orta San Giulio, in provincia di Novara.  

 “Complex problem solving; gestione delle persone; creatività; pensiero critico; intelligenza emotiva e capacità di coordinarsi con gli altri; ecco quali sono le capacità fondamentali individuate dal World Economic Forum 2020: le Human Essential Skills. Scopo del convegno – spiega Arabella Fontana, responsabile scientifica e Direttore Medico del Presidio Ospedaliero Borgomanero ASL “NO” di Novara, – è di definire in che misura queste capacità possono essere applicate e crescere in sanità”.  

 Due eventi rendono il dibattito sulla leadership strettamente attuale: IL COVID E il PNRR.  

 “In particolare, è opportuno definire l’orizzonte di una leadership nel campo della sanità digitale, leadership che può contribuire a costruire un sistema pienamente integrato tra territorio e ospedale (coprendo le molte mancanze in questo campo ancora non sanate) e di cogliere le opportunità della telemedicina che il COVID ha reso evidenti”.   

 “COVID – conclude Fontana – che ci lascia in eredità anche molte lezioni positive come l’importanza dell’empatia, del lavoro in team, dell’agilità di trovare nuove soluzioni organizzative. Consapevolezze che ci possono rendere professionisti sanitari più forti, più flessibili e più orgogliosi di far parte del Servizio sanitario nazionale. E che ci possono insegnare a non aver paura di scegliere, quando è arrivato il momento, come leader, di farlo”. 

Per maggiori informazioni, scarica il PDF

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ANALISI DEI DATI: UN GRANDE AIUTO PER LA GESTIONE DEL RISK MANAGEMENT SANITARIO

Intervista a Giuseppe Carchedi, group operations and analytics manager di Sham Italia, pubblicata da Insurance Trade 

La potenzialità dei dati è fondata sulla loro comprensione. La pandemia è stata la spinta importante che ha portato il risk management sanitario al centro della gestione delle strutture: saper analizzare le informazioni digitali per avere un’immagine realistica delle situazioni e utile per fornire coperture adeguate e affiancare i soci assicurati nella gestione del management interno.  

Giuseppe Carchedi, group operations and analytics manager di Sham – gruppo Relyens, ha approfondito questa tematica in un’intervista pubblicata su Insurance Trade. 

“Oggi è necessario comprendere meglio non solo la sinistrosità che si manifesta, ma anche la possibilità di ridurre gli errori in generale per migliorare la sicurezza della struttura sanitaria”. 

Vanno approfondite tutte le informazioni al fine di individuare gli errori che si potrebbero verificare.  

Per Sham, infatti, l’evento, l’errore e il sinistro sono tre elementi importanti da analizzare separatamente per avere una migliore gestione rischio e poter contenere le richieste di risarcimento.  

Per l’articolo completo: LINK  

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POLIZZA CYBER: L’EVOLUZIONE DEL MERCATO ASSICURATIVO TRA RANSOMWARE E CLAIMS MANAGEMENT

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un esponenziale incremento della frequenza e della complessità degli eventi informatici avversi. Protagonista indiscusso è Il “ransomware”: l’entità dei riscatti è cresciuta vertiginosamente. Per questo la Polizza Cyber non può più prescindere da una corretta mitigazione del rischio.  L’assicuratore può essere determinante anche nella gestione in tempo reale dell’attacco. Come? Ce lo raccontano Luca Achilli e Ruggero Di Mauro, rispettivamente Direttore Sviluppo Healthcare e Key Account Manager di Sham – gruppo Relyens

Il “ransomware” è una particolare tipologia di malware (malicious software) che criptati dati e sistemi delle aziende, rendendoli di fatto inaccessibili, richiede il pagamento di un riscatto (ransom in inglese) per il rilascio della chiave di decifratura. I ransomware di ultima generazione, inoltre, prevedono un riscatto iniziale con possibilità di pagamento entro una breve finestra temporale (e.g. una settimana) con minaccia – in caso di mancato pagamento entro quel termine – di un aumento esponenziale della richiesta di riscatto e di una pubblicazione nel web e/o nel deep web e/o nel dark web di Dati personali, societari e segreti industriali la cui confidenzialità è stata violata dall’attacco stesso. 

“Gli attacchi ransom sono cresciuti in tutta l’Europa continentale, passando dal 14 al 32 per cento di tutti gli eventi avversi cyber, e più che raddoppiando nel corso del solo 2020 – spiega Luca Achilli, Direttore Sviluppo Healthcare di Sham, Gruppo Reylens -. Negli ultimi anni, si è registrato anche un netto incremento nell’impatto causato dagli attacchi hacker, come dimostra il recente episodio al Centro elaborazione dati (CED) e ai sistemi informatici della Regione Lazio. Il settore sanitario in Italia è vulnerabile. Secondo uno studio da poco pubblicato, su 20 strutture sanitarie pubbliche e private tra le 100 più grandi per fatturato o dimensioni, il numero di indirizzi mail compromessi dai quali può pervenire un attacco è, in media, di 353.  Per compromesse si intendono le mail con password disponibili pubblicamente utilizzate in passato per registrarsi su siti che abbiano subito un databreach”.  

“E non si tratta certo dell’unica porta di ingresso per un attacco informatico. L’aumento dei ransomware –– continua Achilli – è alimentato dalla pandemia da Covid-19 e dai nuovi schemi ibridi home/office working.  Eventi cyber avversi sono destinati ad aumentare sia in funzione della crescente digitalizzazione della sanità che della sofisticazione dei gruppi criminali. È essenziale che, a tutti i livelli, le organizzazioni investano in sicurezza cyber. La stessa tutela assicurativa offerta da una Polizza Cyber atta al trasferimento del rischio residuale, che è parte integrante di questo processo di “cyber resiliance”, non può più prescindere da una corretta azione di mitigazione del rischio. Ciò significa che le compagnie assicurative stanno mostrando interesse nel diventare partner di primo piano del panorama della tutela cyber a 360°, offrendo, in abbinata al prodotto assicurativo, innovativi sistemi di prevenzione del rischio.  

Come sta reagendo il mercato assicurativo?  

Luca Achilli: Il mercato assicurativo sta attraversando una fase di “hard market”: assistiamo, infatti, da una parte ad un aumento dei premi e delle franchigie minime giudicate sostenibili dagli assicuratori (e dai riassicuratori); dall’altro ad una forte diminuzione della capacità assicurativa (massimale dispiegato dal singolo assicuratore per il cliente). Negli ultimi anni, infatti, malgrado la raccolta premi sia notevolmente aumentata grazie anche all’aumento della percezione del rischio cyber e ad una susseguente maggiore diffusione del prodotto assicurativo, l’incremento degli eventi cyber avversi – nel numero e nel valore – si è rivelato molto più che proporzionale. Ciò ha reso il mercato poco sostenibile nel lungo periodo con i tassi assicurativi, i massimali e le franchigie caratterizzanti la fase iniziale di diffusione del prodotto. Il mercato assicurativo, sempre più cauto nell’assunzione di new business, appare fortemente orientato nel garantire un rinnovo sostenibile del portafoglio esistente che porta a un repentino adeguamento delle condizioni di polizza. La direzione è quella di premi (tassi) sensibilmente più alti, franchigie più alte, massima esposizione della compagnia in termini di massimale centesimata e condizioni stringenti di rinnovo / assunzione nonché sottolimiti, scoperti e coassicurazione del cliente richiesta per le garanzie più impattate da sinistri, ransomware in primis.  

In che modo un assicuratore effettua la valutazione del rischio cyber? 

Ruggero Di Mauro: Fino a qualche anno fa, per acquistare una polizza assicurativa cyber era sufficiente la compilazione di un semplice questionario assuntivo. Non erano previste site visit né approfondimenti tecnici particolari. 

Il processo assuntivo, oggi, è ben strutturato e prevede, generalmente, le seguenti fasi: 

  • Compilazione di un questionario assuntivo generico, che analizzi le macrotematiche di organizzazione IT, sicurezza IT, rischio IT 
  • Compilazione di uno o più questionari specifici sulle seguenti aree: esternalizzazione, VPN, MFA, formazione 
  • “Security call” e/o site visit e/o roadshow per analizzare nel dettaglio i punti di cui sopra nonché consegnare la security roadmap della Proponente per i prossimi 12/24/36 mesi 
  • Ricerca delle CVE (Common Vulnerabilities Exposures) tramite piattaforme di big data in partnership con le compagnie assicurative e/o analisi non intrusiva degli indirizzi IP Pubblici della Proponente; dettaglio sul remediation plan delle stesse posto/da porre in essere 
  • Eventuali approfondimenti su eventi / sinistri precedenti all’assunzione e/o al rinnovo 

Quanto incidono la cultura e la consapevolezza di un’azienda nella stesura delle polizze? 

R.D.M.: Le compagnie verificano una serie di variabili determinanti. Ad esempio, difficilmente rilasciano quotazioni ad organizzazioni con sistemi informatici obsoleti e non aggiornati. Un altro livello di sicurezza consiste nel sottoporre la struttura ad un rating da parte di società esterne leader nell’ambito Big Data e Analytics.  È una analisi informatica molto approfondita per capire quali e quanti siano gli indirizzi informatici pubblici dell’azienda e se siano finiti nel ‘mirino’ di attori terzi che operano nel dark web.  All’azienda viene attribuito un punteggio per ciascuna categoria di rischio: nel caso in cui il punteggio risultasse negativo, si potrà stabilire di proseguire con approfondimenti ad hoc e/o richieste di azioni di miglioramento, oppure di non procedere alla quotazione e di conseguenza di non assicurarla.  

Che ruolo ha l’assicuratore nella gestione di un attacco? 

R.D.M.: Gli eventi cyber, per loro natura, sono spesso complessi per la numerosità delle aree impattate e per la difficile gestione. Da un punto di vista Assicurativo / consulenza è determinante focalizzarsi sulla valorizzazione di un servizio di assistenza (incident response) telefonica 24/7/365 che permette di avere un contatto diretto e immediato con esperti in ambito IT, legale e PR per avere una second opinion esterna ed esperta utile ad agire in maniera tempestiva e corretta al fine di evitare il propagarsi del danno.  In questo senso, quindi, appare una strategia WIN-WIN (per la compagnia, che risolve in breve tempo => indennizzo ridotto il sinistro; per il cliente che ripristina il sistema informatico in breve tempo). 

In conclusione, come una struttura sanitaria deve considerare la polizza cyber? 

L.A.: Ci sono tre punti fondamentali da tenere a mente. Primo: La polizza Cyber è il principale strumento di trasferimento del rischio cyber residuale, sempre sapendo che, per sua natura, il rischio cyber non può essere portato a zero. Secondo: la polizza Cyber non è un contratto da mettere nel cassetto ed essere ripreso 12 mesi dopo per il rinnovo. È uno strumento dinamico che fornisce supporto e assistenza tutto l’anno tutti i giorni dell’anno. Per questo deve divenire parte integrante della governance sanitaria, integrandola ai piani di Disaster Recovery, Business Continuity, Incident Management e strutturando, insieme all’assicuratore, un efficace e tempestivo protocollo di gestione dei Claim). Terzo: la polizza cyber è, di per sé, per le analisi che precedono la sua stipulazione e per i meccanismi che genera la sua applicazione, uno strumento di mitigazione del rischio e prevenzione.  

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“PILLOLE DI SANITÀ DIGITALE”: LA NUOVA RUBRICA DI FIDELIA CASCINI

Sbarca su Youtube e Linkedin la nuova rubrica dedicata al mondo della sanità e della tecnologia a cura di Fidelia Cascini, ricercatrice della sezione di Igiene e Sanità Pubblica dell’Università Cattolica di Roma ed esperta di settore. In questa intervista il racconto della genesi e degli obiettivi di questo progetto. 

Dottoressa Cascini che cos’è “Pillole di Sanità Digitale” e perché nasce questo progetto?  

La digitalizzazione del comparto sanitario e la valorizzazione del suo immenso patrimonio informativo rappresentano gli strumenti più potenti per la realizzazione di una sanità efficiente, efficace e tempestiva; insomma, di altissimo valore. La strada da percorrere non è priva di ostacoli. Da diversi anni faccio parte, in rappresentanza dell’Italia, della Global Digital Health Partnership: una collaborazione tra 30 paesi, territori e l’Organizzazione mondiale della sanità costituita con lo scopo di supportare l’implementazione della salute digitale, condividere le best practices globali e promuovere dei progetti dai quali beneficiare reciprocamente a livello internazionale. Inoltre, partecipo, quale referente del nostro Ministero della Salute, alle Joint Action europee per la condivisone di strategie e l’integrazione della sanità digitale tra Paesi membri dell’Unione Europea. Rapportando l’esperienza di questi incontri internazionali alla conoscenza scientifica maturata nel settore e all’osservazione del livello di digitalizzazione del nostro sistema sanitario, ho potuto riscontrare una criticità ricorrente: la mancanza di comunicazione. Mi riferisco nello specifico a una sorta di disallineamento informativo tra i decision maker e coloro che devono mettere in pratica le indicazioni date. Un gap che ostacola il processo di cambiamento e impedisce, in termini operativi, l’applicazione delle stesse direttive. Nasce da qui quindi, dal desiderio di colmare questo gap, l’idea di creare una “guida” che fornisca da un lato informazioni utili ad alimentare la conoscenza e la fiducia verso le tecnologie digitali potenziando l’alfabetizzazione, dall’altro indicazioni strategiche per aiutare le aziende del mercato sanitario a essere competitive in questo ambito. 

Siamo molto curiosi. Può dare qualche preview ai nostri lettori rispetto alle tematiche che verranno trattate? 

Gli argomenti saranno molti e diversi, e riguarderanno ambiti, applicazioni e risvolti delle tecnologie digitali in riferimento ad aspetti clinici, organizzativi e strategici.  

Comincerò dalla mancata aderenza alle terapie farmacologiche, analizzando questo problema e le sue conseguenze sul paziente, sull’industria farmaceutica e sul sistema sanitario, per passare poi in rassegna sia i rimedi tradizionali che quelli più innovativi. 

Affronterò poi temi come: l’uso secondario dei dati sanitari digitali e suoi vantaggi, con particolare riferimento alla sicurezza delle cure e alla riduzione degli eventi avversi evitabili; l’esitazione vaccinale e l’influenza della comunicazione in particolare quella mediata dai social media; le prescrizioni elettroniche e i vantaggi per il paziente e per i diversi attori del sistema sanitario; l’impatto e gli esiti sul paziente legati all’uso della telemedicina nelle sue differenti articolazioni e con riferimento ai diversi contesti clinico-assistenziali;  e altri ancora in divenire. 

Continuiamo a parlare di sanità digitale: quale potrebbe essere il traguardo? 

I punti di maggior attenzione riguardano indubbiamente le opportunità di perfezionare l’erogazione dei servizi sanitari in direzione dell’appropriatezza e dell’accessibilità, oltre che della qualità. Il miglioramento apportato dalla sanità digitale sarà sostanzialmente in termini organizzativi, ovvero su tutto ciò che rallenta e invalida la riuscita di un ottimale processo di cura. Si cercherà di rendere tutto più efficiente e sostenibile. Le nuove strategie di programmazione saranno, nel prossimo futuro, basate su sistemi di intelligenza artificiale che, attraverso l’analisi di un’ingente mole di dati (big-data), permetteranno la creazione di modelli previsionali rivolti verso una risposta personalizzata ai bisogni di salute, oltre che in direzione della prevenzione delle malattie e della tempestività di diagnosi e trattamenti. Saranno allora tre i contesti più velocemente coinvolti dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale e dei big- data: quello organizzativo, quello della programmazione e quello della ricerca. Non mancherà inoltre l’ulteriore evoluzione delle tecnologie applicate alla pratica clinica, tra cui la robotica utilizzata, ad esempio, in chirurgia e per la riabilitazione. Se riusciremo a superare i limiti dell’interoperabilità dei sistemi, le innovazioni in questi campi porteranno a una vera e propria rivoluzione della sanità.  

Si potrebbe dire, a questo punto, che per effettuare un primo passo verso la sanità digitale sia quindi necessario uno step preliminare quale una formazione di base che allinei gli operatori del settore?  

Vi è la necessità di una condivisione di saperi, non solo tra i professionisti che applicano la materia ma anche tra i manager e i direttori a capo delle strutture sanitarie che hanno il compito di selezionare le tecnologie delle quali avvalersi. Così come tra i produttori di tecnologie affinché quest’ultime possano essere concepite con standard internazionali che ne permettano l’interoperabilità. È fondamentale l’allineamento di tutti i tasselli sanitari in tutte le competenze e gli ambiti. È imprescindibile puntare su una formazione che implichi uno sforzo reciproco, volta a curare gli aspetti di univocità e scambiabilità. Ad esempio, una buona sanità digitale, attraverso la prevenzione dei sinistri sanitari, migliora la gestione del rischio e di conseguenza la condizione dei lavoratori e dei professionisti dell’ambito sanitario. Affinché ciò si realizzi però c’è bisogno di uno sforzo strategico di unità perché è solo grazie al desiderio di integrazione che si permette e favorisce lo sviluppo.  

Ha accennato all’importanza della gestione del rischio sanitario: sappiamo che da sempre è molto attiva anche su questo fronte. Parlando di progetti di sicurezza in sanità, a cosa sta lavorando al momento?  

Sicuramente uno dei punti strategici della sicurezza in sanità è il corretto utilizzo dei dati. I dati sono importanti per motivare le scelte e dimostrare rischi e opportunità della sanità digitale. Per questo è necessario affiancare alla pratica la ricerca scientifica. Al momento mi sto occupando di valutare l’impatto della telemedicina sul paziente in termini di esiti e di rischi in ambito di sicurezza delle cure e di responsabilità sanitaria. Parallelamente sono coinvolta nei Gruppi Tecnici di Lavoro istituzionali per gli investimenti del PRNN sulla telemedicina. I risultati di questi studi arriveranno presto, nel momento in cui avremo un quadro completo delle applicazioni della telemedicina e dei sistemi della sanità digitale nei diversi setting assistenziali e la capacità di valutare rischi e responsabilità per professionisti e strutture sanitarie, legati a queste nuove prestazioni.  

Introducendo nuove tecnologie cosa possiamo aspettarci in termini di rischi o eventi avversi? È da qui che partirà il progetto con Sham: realizzare un modello che identifichi i rischi collegati alle nuove tecnologie, in linea con il cambiamento dell’approccio assicurativo.  

Bio Fidelia Cascini 

Fidelia Cascini comincia il suo percorso accademico e lavorativo nella sanità pubblica abbracciando la medicina legale, la responsabilità professionale e la gestione del rischio.  Con questo bagaglio, si avvicina alla prevenzione, alla programmazione sanitaria e alla sanità digitale. Riceve una serie di incarichi da parte del Ministero della Salute al fine di seguire i tavoli internazionali e le Joint Action tra i paesi dell’UE per definire i punti di convergenza sull’interoperabilità di dati, le infrastrutture digitali e sui modelli di governance per permettere ai cittadini europei di essere curati al meglio in qualunque Stato membro senza barriere linguistiche e di accessibilità ai servizi. 

Per saperne di più:  www.fideliacascini.com 

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FEDERSANITÀ, ARIS e AIOP PRESENTANO I VINCITORI ITALIANI DEL CONCORSO RISK MANAGEMENT SHAM

Alla presentazione del 17 settembre in diretta con Francia, Spagna e Germania si è tenuta la premiazione delle best practice che rendono le cure più sicure

Sono stati presentati il 17 settembre alla Fondazione Feltrinelli, in occasione del World Patient Safety Day, i vincitori italiani della 5° edizione del Concorso Risk Management Sham, che premia innovative best practice nella gestione e prevenzione dei rischi in campo sanitario. Tre i premi assegnati ad altrettanti progetti ancora in fase di realizzazione, selezionati tra enti, strutture e servizi sanitari e socio-sanitari, associati o meno a Sham.

La premiazione è avvenuta in contemporanea e in diretta in Francia, Italia, Spagna e Germania, i quattro Paesi nei quali opera Sham in qualità di mutua assicurativa e risk manager del comparto sanitario.

Il concorso, promosso in collaborazione con importanti partner del panorama sanitario nazionale, quali Federsanità, ARIS e AIOP, ha raccolto in Italia l’adesione di più di 80 progetti afferenti alle tipologie Riduzione del rischio sanitario, Sicurezza e qualità della vita degli operatori, Cyber risk.

Per la categoria ISTITUTI PUBBLICI è stata premiata l’Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma che ha concorso per la tipologia Prendersi cura di chi si prende cura di noi con il progetto “Stress lavoro correlato: il pannello di controllo del rischio”.

“La pandemia ha dimostrato ulteriormente la centralità della sicurezza delle cure e dei luoghi di cura. Fondamentale è, quindi, avere cura delle emozioni dei pazienti che soffrono e dei sanitari che sono chiamati a essere argine di questa sofferenza. Il bisogno di considerare il benessere di utenti e operatori e di valorizzare le aspirazioni personali di questi ultimi è indiscutibile e improcrastinabile”, ha detto il dott. Giuseppe Napoli, vice presidente vicario nazionale – Presidente Federsanità ANCI Friuli Venezia Giulia, introducendo il vincitore della categoria ISTITUTI PUBBLICI.

La Fondazione Poliambulanza, con il progetto “Sustainable enterprise RM” nella tipologia Riduzione del rischio sanitario, si è aggiudicata invece la vittoria della categoria ISTITUTI PRIVATI SENZA SCOPO DI LUCRO.

“Il rischio zero non esiste nel digitale e in sanità, ma l’emergenza Covid-19 ha insegnato quanto siano fondamentali i dati, la loro qualità e l’infrastruttura che li raccoglie e analizza, segnando l’ingresso a pieno titolo della cybersecurity nel Risk management sanitario – ha commentato il dott. Nevio Boscariol, responsabile economico servizi e gestionale – UESG di ARIS, nell’annunciare il vincitore della categoria ISTITUTI PRIVATI SENZA SCOPO DI LUCRO -. Se non si usano gli strumenti digitali adeguati e se non si controllano nel modo corretto i dati, inefficienza e inefficacia sono dietro l’angolo, così come il rischio di supportare le decisioni con informazioni di qualità inferiore al necessario. È tempo, quindi, che il Risk management e la digitalizzazione coinvolgano, non solo le singole realtà, ma l’intero Sistema sanitario italiano per essere davvero efficaci”.

Infine, per la categoria ISTITUTI PRIVATI è risultata vincitrice la Casa di Cura Villa Maria, candidatasi nella tipologia Riduzione del rischio sanitario con il progetto: Usami 2.0 

È stata la dott.ssa Fabiana Rinaldi, responsabile comunicazione di AIOP, a proclamarne la vittoria. “Le best practice per la sicurezza delle cure e la riduzione del rischio sanitario sono un tema di cui anche gli attori del panorama privato stanno prendendo sempre più consapevolezza: è, infatti, solo con il desiderio di continuare a innovarsi che si possono proporre soluzioni efficaci e puntuali ai crescenti bisogni sanitari – ha dichiarato -. La partecipazione al Concorso Risk Management di Sham stimola a sviluppare e condividere buone pratiche. Siamo convinti che la componente di diritto pubblico e di diritto privato debbano divenire intercambiabili in sanità: i pazienti sono gli stessi, la qualità delle cure deve essere la stessa”.

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5° CONCORDO RISK MANAGEMENT SHAM: IL VINCITORE EUROPEO È L’IRCCS FONDAZIONE DON CARLO GNOCCHI ONLUS

Una piattaforma tecnologica che permette di misurare i parametri psico-fisici dei lavoratori sanitari in azione: una maglietta in e-textile che registra dati indici di stress in situazioni di lavoro attivo e che potrebbe diventare un tool fondamentale per la prevenzione del rischio. 

Venerdì 17 settembre alle 09:00 in diretta online e in presenza dalla Fondazione Feltrinelli, Sham celebra il World Patient Safety Day in diretta da 4 Paesi assegnando i premi per il 5° Concorso di Risk Management che ha come obiettivo la condivisione delle azioni di prevenzione e miglioramento del settore sanitario.  

In un periodo storico che ha messo in forte difficoltà gli ambienti sanitari e tutti coloro che prestano cure e servizi il focus si è spostato anche sul “prendersi cura di chi si prende cura di noi”.  

L’IRCSS Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus è il vincitore europeo del 5° Concorso Sham – la prima edizione che ha permesso di confrontare assieme i progetti di miglioramento di Francia, Italia, Spagna e Germania. Il progetto è “Wellness@Work – Sistema personalizzabile per la tutela del benessere negli ambienti lavorativi”. Si tratta di una piattaforma tecnologica, costituita da una maglietta e-textile capace di monitorare le condizioni psico-fisiche dei lavoratori connessa ad una app su smartphone e da un cloud per l’elaborazione e la gestione dei dati.  

Ad esser stati intervistati: la Dottoressa Laura Dimunno, Direttore del Dipartimento di prevenzione, salute, sicurezza e ambiente della Fondazione Don Carlo Gnocchi e la dr.ssa Federica Vannetti, Bioingegnere, ricercatrice e referente per il Grant Office dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi   

  • Come avete iniziato il progetto? Quali sono i numeri ad esso correlati?  

Vannetti – Il progetto è nato attraverso l’interazione tra il mondo della ricerca e dell’industria, con un finanziamento della Regione Toscana, guidati dall’azienda SMARTEX srl in collaborazione con altri partner (ERAM Srl, Shinteck srl, Orthokey s.r.l., Università di Firenze). L’obiettivo del progetto è stato cercare una risposta ai bisogni emersi all’interno della Fondazione Don Carlo Gnocchi sulla spinta di una importante necessità di miglioramento della sicurezza dei nostri dipendenti. È stato marcatamente un lavoro multidisciplinare. Il progetto ha l’obiettivo di implementare una piattaforma di monitoraggio dei lavoratori mediante l’uso di sistemi di acquisizione in remoto, basati su piattaforme sensoriali tessili e flessibili in grado di misurare l’attività cardiopolmonare, la postura, l’attività fisica e eventuali movimenti ciclici e ripetuti.  Il device, una maglietta realizzata in e-textile, è stata indossata da quindici nostri collaboratori fisioterapisti nel secondo semestre del 2019. Ognuno di loro ha indossato il sistema, dopo aver ricevuto un’adeguata formazione, per circa due settimane, dopodiché è cominciata l’elaborazione e l’analisi dei dati raccolti, adesso in fase di pubblicazione. 

  • Pur attendendo la pubblicazione ufficiale, cosa potete anticipare dei dati emersi? 

Vannetti – Lo studio attraverso l’uso della piattaforma in condizioni reali ha permesso di oggettivare l’impegno del lavoratore impegnato in determinate tipologie di interventi riabilitativi su diverse tipologie di pazienti. Dai risultati ottenuti emerge che in generale ogni fisioterapista assume posture incongrue, e quindi potenzialmente pericolose, durante la maggior parte delle sedute di lavoro analizzate, specialmente a carico del rachide. L’indice di Stress medio, ricavato dall’analisi del segnale ECG, risulta elevato per il 55,35% delle sedute. Confrontando i dati soggettivi con quelli oggettivi, notiamo che l’impegno fisico e mentale percepito è molto più basso di quello misurato dal sistema di monitoraggio. Considerando i parametri inerenti le misure di stress si può ipotizzare che la componente che incide maggiormente sull’indice di stress sia mentale. Da un questionario relativo all’usabilità del sistema, invece, si riscontra che i soggetti hanno imparato ad utilizzarlo molto velocemente, considerandolo di facile utilizzo, e con funzioni ben integrate tra loro. 

In definitiva, grazie ai dati possiamo prefissarci il traguardo di misurare, per diverse categorie di lavoro in sanità, lo stress lavorativo in maniera molto più precisa di quanto permettessero, finora, i tradizionali strumenti di indagine basati su questionari. 

Prima dell’implementazione del device, con quale strumento si cercava di valutare il lavoro dei vostri operatori?  

Dimunno – La valutazione del rischio stress lavoro correlato che utilizziamo tutt’oggi utilizza il metodo reso disponibile dall’INAIL, applicabile a qualunque tipologia aziendale e che analizza gli aspetti organizzativi. A questo metodo manca la possibilità di rilevare la fatica degli operatori dell’assistenza, sia quella fisica che quella mentale.   Il progetto W@W ha un’enorme rilevanza in questo senso: l’analisi oggettiva degli indicatori di rischio di stress lavoro correlato porta delle ripercussioni positive nella valutazione del rischio specifico, che è molto difficile da approcciare per i tecnici e verso la quale i lavoratori ripongono grosse aspettative. Il settore sanitario è considerato da chi lavora al proprio interno un ambiente stressante per definizione ed il coinvolgimento del lavoratore nella gestione della sicurezza è un elemento molto importante. Durante l’assistenza ci sono delle difficoltà a cui è giusto prestare la dovuta attenzione partendo per esempio dalla differenza di genere dei lavoratori e dal loro invecchiamento.  

  • Che significato assume questa nuova tecnica dopo il Covid?  

Dimunno: con il nostro progetto, attraverso l’utilizzo da parte dei nostri operatori della maglietta in e-textile, andiamo a rilevare quei parametri fisici fondamentali per la salute riferiti all’attività cardiaca e respiratoria. Segnali di stress saranno oggettivamente evidenti e messi in relazione con l’attività che il lavoratore svolge durante la rilevazione riconducendoli all’impegno fisico e/o emotivo. Si potranno dunque promuovere attività preventive per le persone che prestano cure in relazione alla loro situazione personale e migliorare l’organizzazione delle loro attività. Il Covid-19 ha portato sicuramente tutti noi a fare delle considerazioni serie. Non siamo più quelli di prima e non lo sono più neanche i lavoratori sanitari. Le persone sono cambiate, reagiscono in modo diverso alle medesime situazioni pre- covid e prenderne coscienza dovrà essere il primo impegno di una organizzazione. Saranno necessari dei ragionamenti più approfonditi e condivisi per migliorare le strutture dal punto di vista organizzativo e, conseguentemente, la salute e la sicurezza di chi lavora, specialmente laddove il lavoro è a stretto contatto con la sofferenza.  

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PREPARARSI AL RISCHIO CHE NON SI PUÒ PREVEDERE

L’incertezza è il punto di partenza dell’anticipazione nell’intervento di Antonio Furlanetto durante la presentazione del white paper “Capire il rischio cyber” 

Non si può basare tutta la previsione del rischio sulla base dei dati del passato. Anticipare il futuro significa pensare anche in termini di incertezza: eventi che non possono essere previsti, ma per i quali ci si può preparare in tempo. Ecco il cuore dell’anticipazione nel risk management, raccontato nell’intervento del Dottor Antonio Furlanetto, Docente di Risk Management Anticipante presso l’Università di Trento e AD di -Skopìa S.r.l. Anticipation Services, durante la presentazione del white paper Sham-Università di Torino “Conoscere il rischio cyber – il nuovo orizzonte in sanità” 

LINK conferenza 

Scarica il white paper “Capire il rischio Cyber” realizzato da Sham con la collaborazione del Dipartimento di Management Università di Torino. 

Guarda le Slide del Dottor Furlanetto 

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SANITÀ E RISCHIO INFORMATICO

SHAM – GRUPPO RELYENS E UNIVERSITÀ DI TORINO PUBBLICANO I RISULTATI DELLA PRIMA RICERCA ITALIANA SULLO STATO DELL’ARTE DEL RISCHIO CYBER NEL COMPARTO SALUTE 

· Il 24% delle strutture sanitarie afferma di aver riportato attacchi informatici

· 68 i professionisti sanitari – provenienti da strutture distribuite su 14 regioni italiane – che hanno risposto allo studio

· Il whitepaper “Capire il rischio cyber- Il nuovo orizzonte in sanità”, realizzato da Sham – gruppo Relyens in collaborazione con il Dipartimento Università di Torino, analizza la preparazione e la consapevolezza della sanità italiana per far fronte alla minaccia cyber

· Infrastrutture e normativa sono all’altezza della sfida ma gli operatori non conoscono i rischi del digitale: la formazione del personale è il vulnus degli attacchi hacker

· La ricerca ha ricevuto il patrocinio di: Federsanità; Assolombarda; Centro Gestione del rischio Regione Lombardia; Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere (ANMDO); Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari (ARIS); Consorzio universitario per l’ingegneria nelle assicurazioni (CINEAS) e Società Italiana del Rischio Clinico (SIRiC)

Torino, 7 luglio – Pubblicata oggi la prima ricerca scientifica sulla preparazione e consapevolezza del rischio informatico nella sanità italiana. Un’analisi nata dalla collaborazione tra Sham – gruppo Relyens, società mutua specializzata in assicurazione e gestione del rischio presso gli operatori del settore sanitario e socio-sanitario, e il Dipartimento di Management dell’Università di Torino. Il sondaggio, i cui risultati sono approfonditi nel whitepaper “Capire il rischio Cyber: il nuovo orizzonte in sanità”, raccoglie e analizza le risposte di 68 professionisti sanitari operanti in strutture distribuite su 14 Regioni italiane. I professionisti intervistati sono Risk Manager, Responsabili Qualità, Data Protection Officer (DPO), Responsabili della sicurezza informatica (CISO) e dell’Ingegneria Clinica, nonché Referenti della Direzione Sanitaria e Generale. Il 70% delle strutture è appartenente alla sanità pubblica, il 30% al comparto privato, con dimensioni che variano da meno di 250 posti letto a più di 750, rappresentando in maniera omogenea la composizione del sistema sanitario nazionale.

Tra i contributori del paper figurano alcuni tra i più importanti esponenti dell’ambito sanitario e della sicurezza delle cure del nostro Paese: Andrea Piccioli, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità; Enrico Burato, Coordinatore regionale gestione rischio sanitario e sicurezza del paziente della Regione Lombardia e Direttore SC qualità, accreditamento e appropriatezza e dell’Unità di crisi anti-Covid dell’ASST Mantova; Amerigo Cicchetti, Professore ordinario di Organizzazione Aziendale alla Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore di ALTEMS.

È un’analisi circoscritta ma rappresentativa, che fotografa lo stato dell’arte della preparazione dei nostri operatori sanitari rispetto alla minaccia cyber e i cui risultati possono contribuire concretamente alla ricerca sulla sicurezza del comparto Salute – ha annunciato in conferenza stampa Roberto Ravinale, direttore esecutivo della società mutua leader nella Responsabilità Civile Sanitaria nel Nord Italia.

La ricerca ci ha consentito di individuare criticità e aree di miglioramento con l’obiettivo ultimo di potenziare le azioni di risk management sanitario anche in campo informatico” aggiungono gli autori Anna Guerrieri, Risk Manager di Sham in Italia e Enrico Sorano, Professore aggregato di Economia aziendale presso il Dipartimento di Management dell’Università di Torino.

L’esito della ricerca: il 24% delle strutture ha dichiarato di aver subìto attacchi informatici, dei quali l’11% è costituito daransomware e il 33% da accessi abusivi ai dati. La minaccia hacker però non è sottostimata: il 59% delle strutture percepisce il tema cyber risk in sanità come una priorità che impatta su prestazioni erogate e modelli organizzativi interni. Un ulteriore 31% ha valutato il tema come parzialmente prioritario. Ciononostante sono ancora poco frequenti le misure adottate dalle strutture per prevenire e gestire il rischio cyber: mappature, analisi dei rischi e test di vulnerabilità figurano solo in un terzo del totale. “Complessivamente – spiegano Guerrieri e Sorano – l’ambito normativo, il livello di priorità all’interno della gestione aziendale e la dotazione hardware risultano all’altezza della sfida crescente. Ma il livello di guardia e di competenza tecnica tra il personale che quotidianamente utilizza i dispositivi non è sufficiente. Molto spesso si aprono porte agli hacker in modo del tutto inconsapevole. È essenziale alzare il livello di allerta introducendo percorsi di formazione continuativa e nuove competenze.

L’occasione da cogliere è adesso – ha confermato in conferenza Arabella Fontana Direttore Medico del Presidio Ospedaliero di Borgomanero – ASL Novara -. Servizi e informazioni digitali verranno scambiati in volumi sempre maggiori. Dobbiamo applicare anche all’ambito cybe, un approccio proattivo: la sicurezza informatica deve essere prevista e considerata in ogni processo. Sensibilizzazione e consapevolezza sono il cuore del miglioramento: capire il valore della sicurezza dei dati e i danni enormi che la sua mancanza può causare”.C’è bisogno di un altro paradigma – ha detto Antonio Furlanetto, futurista e risk manager esperto in responsabilità civile; Docente di Risk Management Anticipante presso l’Università di Trento; AD di -Skopìa S.r.l. Anticipation Services -.

“Tutti i dati in nostro possesso confermano che la chiave della sicurezza e della sostenibilità sanitaria passano attraverso una cultura della prevenzione a 360° – ha concluso Roberto Ravinale-. Più sicuro è l’ecosistema, più sicuro diventa ogni singolo attore, più diventano sicure le cure. E, in questo nuovo contesto di rivoluzione tecnologica, la sicurezza assurge a conditio sine qua non per l’innovazione e la digitalizzazione: solo una sanità pienamente sicura potrà essere pienamente digitale e quindi in grado di assicurare cure più performanti. Sham è in prima linea nell’accompagnare i propri clienti-associati lungo questo percorso e continuerà nel contribuire alla diffusione delle buone pratiche e nel condividerle con l’ecosistema sanitario con l’obiettivo ultimo di una messa in sicurezza dell’intero comparto”.

Per il White Paper completo cliccare qui