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SICUREZZA DEL PAZIENTE: LA PREMIAZIONE DURANTE LA CONFERENZA EUROPEA DIGITALE

Venerdì 17 settembre alle 09:00 in diretta online e in presenza dalla Fondazione Feltrinelli, Sham celebra il World Patient Safety Day in diretta da 4 Paesi assegnando i premi per il 5° Concorso di Risk Management 

“Il rischio sanitario è globale e la risposta deve essere comune, armonizzando strategie e procedure tra i diversi Paesi, soprattutto quelli europei e, in particolare, considerando il crescente rischio cyber”.  

Per Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham Italia “è questo il senso del 5° Concorso Risk Management di Sham: condividere le best practice e i progetti che riducono il rischio e aumentano la sicurezza delle cure con l’obiettivo di un’applicazione degli stessi su scala nazionale ed europea. 
 

“Quest’anno ne abbiamo raccolti più di 80 solo in Italia, da strutture sanitarie pubbliche e private grazie alla collaborazione dei nostri partner Federsanità ANCI, ARIS e AIOP”. 

La premiazione dei progetti – nelle tipologie Riduzione del rischio sanitario;  Sicurezza e qualità della vita degli operatori; Cyber risk – avverrà in contemporanea e in diretta in Francia, Italia, Spagna e Germania, i quattro Paesi nei quali opera Sham in qualità di mutua assicurativa e risk manager del comparto sanitario. . 

A conclusione dell’evento verrà poi rivelato il vincitore europeo. 

Per seguire la diretta compila questo brevissimo form (LINK

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L’EVOLUZIONE DELL’ASSOCURATORE IN SANITÀ

Lo stress sulla sanità imposto dalla pandemia ha spinto verso il rinnovamento dell’intero ecosistema. Dal supporto necessario durante i primi mesi di smarrimento pandemico all’utilizzo dei dati come strumento predittivo nella pratica del claim management, gli assicuratori sono nel pieno di un’evoluzione. 

La pandemia ha imposto all’ecosistema sanitario e a tutti i suoi collaboratori uno sforzo immediato per affrontare difficoltà nuove e senza precedenti. Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham in Italia, ospite alla conferenza di presentazione del 12esimo report MedMal di Marsh Italia, ragiona su come gli assicuratori si siano mossi durante i mesi di maggiore incertezza e su quale percorso di evoluzione seguire per venire incontro alle nuove necessità dei clienti associati.  
“L’emergenza sanitaria ha imposto al sistema sanitario uno stravolgimento dell’organizzazione e delle dinamiche decisionali, rinnovate e ricostruite in tempi rapidissimi. Di pari passo, anche il sistema assicurativo si è adeguato alla situazione, cambiando il proprio approccio- ha affermato Ravinale. – Noi di Sham ci siamo attivati per essere a fianco dei nostri associati in modo da dare risposte immediate a bisogni inediti e concreti. Questo ha significato essere presenti nel pieno dell’attività delle unità di crisi delle strutture sanitarie nei momenti in cui è stato necessario prendere decisioni coraggiose, senza però avere chiare le possibili conseguenze da un punto di vista assicurativo. Noi di Sham e gran parte del panorama assicurativo abbiamo contribuito, ove possibile, a diminuire lo stato d’ansia generale. Restando fedeli ai propri valori mutualistici, Sham ha rafforzato ed esteso le garanzie agli operatori sanitari per soddisfare tutte le esigenze correlate all’emergenza”.  

I primi momenti di spaesamento generale sono stati seguiti da una forte innovazione e rivoluzione dei sistemi tradizionali. Tra gli aspetti innovativi conseguenti alla pandemia c’è indubbiamente la spinta verso un utilizzo della tecnologia sempre maggiore concretizzato adesso anche dalle risoluzioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). 
“L’offerta assicurativa ha sicuramente subito delle modifiche in questi anni. La pandemia ha accelerato la diffusione della tecnologia e ne vediamo gli effetti anche nel PNRR. Di conseguenza abbiamo a disposizione una gran quantità di dati sanitari che, però, possono essere sfruttati al massimo solo previa una completa digitalizzazione del SSN. Inoltre, non possiamo ignorare il ruolo della sicurezza informatica per la sicurezza delle cure. Per questo l’ambito assicurativo e quello tecnologico dovranno completarsi e cooperare per fornire un servizio multidisciplinare. I dati rappresentano e offrono opportunità per migliorare la conoscenza dei processi e quindi la gestione del rischio, grazie a loro la nostra conoscenza è sempre più predittiva.  Già da prima della pandemia abbinavamo alla copertura assicurativa tradizionale servizi e strategie di risk management ma ora siamo in grado di raggiungere nuovi livelli di tutela. Allo stesso tempo monitoriamo l’evoluzione dei rischi in collaborazione con i nostri partner tecnologici per fornire risposte innovative per rischi correlati a rischi informatici e alle attività del blocco operatorio” dichiara Ravinale. 

Per raggiungere una maggiore efficacia delle politiche assicurative è necessaria però una collaborazione sempre più profonda tra le parti coinvolte, abbandonando la tradizionale visione che le vede su due fronti contrapposti. Questo è ancora più vero in questo momento, in cui stanno crescendo, giorno dopo giorno, le richieste di risarcimento legate direttamente o indirettamente al Covid-19.  

“È difficile immaginare un SSN che possa far fronte in autonomia a un sistema complesso come quello che stiamo affrontando, in cui il rischio di contenzioso è sia dovuto direttamente al Covid-19, laddove si individui la responsabilità dell’attività di cura svolta, sia indirettamente per la difficoltà di accesso alle cure. Si tratta quindi di gestire situazioni complesse in cui solo la condivisione di competenze può fornire risposta adeguata. 
Per poter mitigare davvero il contenzioso, dobbiamo abbattere il pregiudizio che assicuratori e assicurati siano in contrapposizione d’interessi. Ridurre il costo della responsabilità civile sanitaria e aumentare la sicurezza delle cure è un interesse comune. Dobbiamo quindi essere sempre più collaborativi. Studi dimostrano che per una struttura sanitaria optare per un regime di autoritenzione parziale o totale porta a un esito negativo nel 55% dei casi sfociando in un pagamento di risarcimento. La scelta, errata, di ricorrere a un tribunale è spesso guidata dal timore. Con l’investimento nelle nuove tecnologie previsto nel PNRR è opportuno affiancare un supporto tecnologico alla gestione del rischio e del contenzioso. Ne sono un esempio l’analisi predittiva delle controversie o i big data… elementi che il mondo assicurativo deve mettere al servizio del sistema sanitario per affrontare le sfide del futuro” conclude Ravinale. 

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I DATI DEL PANORAMA MEDAMAL IN ITALIA

Il dodicesimo report realizzato da Marsh Italia delinea il panorama dei sinistri di medical malpractice degli ultimi 16 anni. A partire dall’analisi dei sinistri in sanità pubblica e privata, quattro i focus individuati: eventi avversi in pronto soccorso, infezioni nosocomiali e i primi risultati sui sinistri da Covid-19 con particolare attenzione ai sinistri senza seguito.

Anche quest’anno, Marsh Italia ha realizzato la dodicesima edizione del report MedMal per analizzare gli effetti degli eventi avversi di medical malpractice sul sistema sanitario del nostro Pese. I dati raccolti derivano dalle pratiche di richiesta di risarcimento degli ultimi 16 anni e permettono di descrivere e individuare la direzione preferenziale per l’evoluzione degli strumenti di gestione e prevenzione dei rischi nell’ambiente sanitario.  

“In questo ultimo report, abbiamo analizzato i dati relativi a oltre 30 mila sinistri di medical malpractice avvenuti in Italia tra il 2004 e il 2019- ha commentato Chiara Mauri, public Entities leader Marsh Italia in occasione della conferenza stampa di presentazione del report tenutasi il 30 giugno scorso.- Dai dati delle 89 strutture, sia pubbliche che private distribuite su tutto il territorio nazionale, coinvolte nello studio possiamo ricavare un’immagine dei trend della responsabilità civile in sanità. Siamo particolarmente soddisfatti della partecipazione allo studio di numerose nuove realtà sanitarie che hanno accolto lo spirito di condivisione e collaborazione alla base della nostra ricerca che la rende, edizione dopo edizione, sempre più completa, in grado di delineare il profilo di rischio medmal nel nostro Paese e di fornire un supporto sempre maggiore alla gestione dei rischi in ambito medico”. 

Il report analizza le modalità operative, le aree coinvolte, le conseguenze per il paziente e l’impatto per le strutture coinvolte di oltre 14 mila richieste di risarcimento per danni in MedMal.  

“Con questa nuova edizione confermiamo numerosi trend individuati in precedenza. L’errore chirurgico resta la prima fonte di rischio in termini di frequenza ammontando al 37% sul totale dei sinistri analizzati. All’errore chirurgico si associa anche un costo totale per sinistro più alto della media con un impatto del 29,3% sul costo totale dei sinistri. Anche l’errore da parto si conferma una voce importante nel bilancio delle strutture ospedaliere a causa del suo impatto economico con un costo medio per pratica di 430 mila euro” afferma Maria Trovato, Healthcare practice Leader di Marsh Advisory. 

Particolare attenzione è stata dedicata ai sinistri senza seguito che nonostante non si tramutino in un costo diretto per le strutture hanno un peso rilevante sulla reputazione della struttura coinvolta e sui suoi operatori.  

“La ricerca ha dato la possibilità di approfondire alcune tematiche di particolare interesse come i sinistri legati a infezioni nosocomiali, gli eventi avversi in pronto soccorso e i sinistri da Covid-19, senza contare l’attenzione prestata all’incidenza dei sinistri senza seguito– commenta Trovato.- Su oltre 25 mila sinistri medmal presenti in database, 11 mila non sono sfociati in una richiesta di risarcimento. Nonostante non rappresentino una perdita economica in termini di risarcimenti, questi eventi sono comunque un onere che consuma tempo e risorse delle strutture coinvolte”.  

I tre focus tematici analizzati nel report sono stati selezionati per la loro rilevanza in termini di frequenza di casi e per il peso economico che esercitano sulle finanze del sistema sanitario. 

 
“I pronto soccorso sono un’area particolarmente a rischio di errore e pertanto sono più a rischio di incorrere in una richiesta di risarcimento. Ad oggi gli eventi avversi in pronto soccorso contribuiscono al 14% del campione analizzato, impegnando il 12% delle spese totali di risarcimento. Nonostante i sinistri possano essere legati alla tipologia di servizi emergenziali erogati, il numero di richieste di risarcimento è in crescita. Analizzando i dati, la nostra attenzione si è concentrata nel cercare di individuare le pratiche a maggiore rischio di errore. Tra le principali cause individuate spiccano l’omessa e l’errata diagnosi, rispettivamente 47% e 34%, seguite da ritardi diagnostici ed errori nella lettura dei referti- spiega Trovato. – In questa edizione abbiamo anche ripresentato un focus sulle infezioni ospedaliere per le quali abbiamo osservato un incremento del 2,4% in frequenza rispetto al report precedente. La principala area in cui sono richiesti risarcimenti per infezioni, è quella chirurgica (il 27% delle richieste). Questo ambito è di estrema importanza per la prevenzione dei rischi in sanità anche perché, nel 17% dei casi, un’infezione post operatoria ha esito fatale. Nonostante non tutte le cause d’infezione nosocomiale siano prevenibili, la letteratura dimostra che lo è almeno il 50%. Apprendere queste informazioni è fondamentale per poter comprendere le cause e agire sulla prevenzione con azioni specifiche ed efficaci”.  

La ricerca comprende anche un focus sui dati relativi ai sinistri da Covid-19 riferiti al biennio 2020- 2021. “I risultati di questa analisi sono ad oggi introduttivi poiché le informazioni disponibili sugli importi economici sono ancora ridotte e sono limitati dalle pratiche che sono state catalogate come tali. A grandi linee però quello che può essere notato è che si conferma un forte impatto sulla sanità privata che si fa carico di quasi la metà dei sinistri del biennio di riferimento confermando che le strutture più coinvolte sono  RSA e strutture di lunga degenza” conclude.  

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RISCHIO CHIRURGICO: INNOVAZIONE, TECNOLOGIA E COMUNICAZIONE NEL BLOCCO OPERATORIO

Sham On Air presenta la piattaforma Caresyntax. Un momento di confronto sulle implicazioni di monitoraggio e riprese video durante gli interventi chirurgici dal punto di vista del RM e della ricostruzione della responsabilità sanitaria 

Mercoledì 23 giugno si è tenuto il webinar “Rischio chirurgico: innovazione, tecnologia e comunicazione nel blocco operatorio”. Sono intervenuti Luca Achilli, Direttore Sviluppo Healthcare SHAM Italia; Enrico Commisso e Mario Pallanza, rispettivamente International Training & Education Manager e Sales Engineer di Caresyntax, leader mondiale di tecnologia sanitaria; Francesca Rubboli, Direttrice Risk Management SHAM Italia e il Professor Pasquale Giuseppe Macrì, Segretario nazionale MeLCo – Medicina Legale Contemporanea e Docente di Medicina Legale presso l’università di Siena. 

Il contesto è la crescente integrazione dei device medicali e lo scambio dei dati, sia all’interno delle strutture sanitarie sia all’esterno, tra struttura sanitaria e territorio, tramite i processi di telemedicina che la pandemia ha accelerato. Queste innovazioni offrono nuove opportunità terapeutiche e diagnostiche ma comportano anche nuovi rischi connessi a tecnologie che diventano ogni giorno più determinanti per la salute e la sicurezza del paziente. 

Partendo da questo scenario Luca Achilli, ha sottolineato come la disponibilità di una mole ingente di informazioni consenta di sviluppare modelli e scenari previsionali sicuri. In ambito assicurativo i dati saranno fondamentali perché l’assicuratore sarà in grado di fornire sempre più servizi di consulenza e supporti in ambito risk management, oltre alle coperture assicurative più tradizionali. “SHAM – ha detto – da tempo è in prima linea per comprendere le implicazioni e le opportunità connesse a questa evoluzione. La sicurezza, però, deve essere la prima preoccupazione. Senza una tecnologia sicura, la tecnologia stessa non dà garanzie per una sua piena implementazione, sia dal punto di vista dell’utilizzo sia dal punto di vista della sostenibilità finanziaria”. 

Uno strumento che nasce in partenza per unire tecnologia e sicurezza è la piattaforma  Caresyntax che offre il monitoraggio dell’intero percorso del paziente nel blocco chirurgico, dalla check list digitale alle video riprese dell’intervento. Uno strumento che non solo permette di ridurre i rischi e analizzare gli eventi avversi ma è in grado di modificare in maniera determinante la ricostruzione della responsabilità sanitaria.  

Scopri come nel video 

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IL PESO DELLA FATICA PANDEMICA

Il grande successo nello sviluppo dei vaccini non può nascondere i danni indiretti e l’impreparazione iniziale. La lezione della pandemia è la necessità di rinforzare la prevenzione e la gestione del rischio, riorganizzando il sistema sanitario, introducendo la figura del risk manager in ogni team work, guardando al futuro con ottimismo.

Giovedì 27 maggio si è tenuto il webinar “FocusOn – COVID-19 Lezioni apprese. Prospettive Future“. Sono intervenuti il Professor Riccardo Tartaglia, presidente onorario di In Safety Healthcare (INSH), e il Dottor Francesco Venneri, clinical risk manager dell’AUSL Toscana Centro. È stata l’occasione per un’ampia riflessione sulle conseguenze della pandemia sulla società e sui piani da attuare per una ripresa in sicurezza.

“Credere nella scienza sarebbe una grande follia, ma non crederci sarebbe una follia ancora più grande”: così il professor Tartaglia, riprendendo una celebre frase dello scrittore francese Proust, ha aperto il discorso.

Ad un anno dall’inizio della pandemia, possiamo ritrovare diversi punti di incontro con il pensiero di Proust. Lo sviluppo dei vaccini è stato una grande soluzione, però non è bastato ad arginare tanti lutti ed effetti diretti e indiretti che il dottor Venneri ha inquadrato con il concetto di “fatica pandemica”: la stanchezza da COVID, causata da una serie di eventi concatenati, tra cui un eccesso di informazioni arrivate in maniera rapida e, a volte, contrastante.

Le criticità che sono emerse nella comunicazione sono state dunque gli errori di valutazione, i messaggi discordanti e una sottostima iniziale di quello che stava succedendo. Il problema principale, ha sottolineato Venneri, è stato la mancanza di piani pandemici aggiornati: una delle più grandi lezioni sul piano organizzativo che la pandemia ha messo in luce. Ecco perché questi errori dovranno costituire dei punti di ripartenza.

La pandemia è passata attraverso diverse ondate, che hanno colto la popolazione impreparata, poiché mancava un’organizzazione precisa. Certamente si nota una grande differenza rispetto all’ultima grande pandemia della storia, esplosa nel 1918. Oggi, infatti, esistono le terapie intensive e una serie di farmaci che consentono di controllare meglio le patologie.

Il professor Tartaglia ha evidenziato come alcuni paesi siano riusciti a gestore l’emergenza in maniera migliore, come per esempio i paesi del sud-est asiatico e l’area del pacifico occidentale. Aver dovuto fronteggiare in tempi recenti la Sars, malattia di natura virale contagiosa, ha fatto assumere alla popolazione e alla società intera un atteggiamento pro-attivo nei confronti di questo virus, trovandosi già con dei piani pandemici pronti per contenere le infezioni. In Italia invece ci sono stati dei forti ritardi nell’affrontare la pandemia: questo perché bloccare un’economia è una scelta che, politicamente, non è facile.

Il COVID ha colpito la comunicazione tra pazienti malati e familiari, negando la possibilità di vedersi e, in tanti casi, di salutarsi per l’ultima volta. Nello stesso tempo, proprio l’isolamento e l’impossibilità di interazione fisica hanno generato una forte accelerazione nei sistemi di telemedicina. Attraverso uno smartphone con una videochiamata, i pazienti potevano interagire sia con gli operatori sanitari sia con i familiari.

Le pandemie però non si vincono quando ormai sono iniziate, si vincono anticipandole, bisogna essere previdenti ed evitare certi rischi. “Fare un ampio piano di risk assessment  è qualcosa che dovrebbe caratterizzare le organizzazioni ad alta affidabilità. Bisogna lavorare in anticipo per prevenire qualcosa che in futuro potrebbe verificarsi di nuovo”, ha aggiunto il dottor Venneri.

Ecco perché la figura del risk manager assume un’importanza fondamentale. È una figura risolutiva che deve far parte del management strategico di un’organizzazione. Deve essere il leader del team work sanitario e non deve funzionare solo in momenti d’emergenza come una pandemia, ma deve diventare parte del DNA di ogni organizzazione sanitaria.

Quanto alle cure, per il futuro, l’orizzonte rimane quello dei vaccini, con qualche segnale positivo da terapie, in fase di sperimentazione, che hanno dati dei buoni risultati, ad esempio gli anticorpi monoclonali, che se somministrati in una fase precoce della malattia possono effettivamente risolverla senza complicanze importanti.

La lezione più grande, conclude Venneri, l’ha data il COVID: In quanto patologia tempo-dipendente, deve essere presa in tempo e anticipata, senza sottovalutare le misure di base. Il COVID ha stanato dei problemi che già erano presenti nel nostro Paese, adesso occorre riorganizzare il sistema sanitario e guardare al futuro in modo positivo.

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I VINCITORI DEL CONCORSO RISK MANAGEMENT SHAM 2019 SI RACCONTANO

L’esperienza del Concorso Sham del 2019 vista dai vincitori dell’AOU di Novara

Con il progetto Gestione del sovrappopolamento ospedaliero: dall’analisi sul bed management ai modelli predittivi e prescrittivi nella prevenzione del rischio clinico correlato l’Azienda Ospedaliera Universitaria Maggiore della Carità di Novara si è aggiudicata il primo premio dell’edizione del 2019 del Concorso Risk Management di Sham.

“Il progetto presentato dalla nostra struttura all’edizione del 2019 del Concorso Sham consiste nella realizzazione di strumenti predittivi sull’iperaflusso ospedaliero. Pensato in origine per affrontare i picchi della stagione influenzale, ha permesso di sviluppare uno strumento prezioso per prevedere l’accesso al pronto soccorso e alle terapie intensive durante la pandemia di Covid-19” spiega Roberto Sacco, Direttore Sanitario della struttura.

“Con lo scoppiare della pandemia i metodi previsionali da noi sviluppati sono stati messi alla prova.  Fin dall’ inizio della prima ondata il gruppo di ricerca dell’AOU ha applicato i modelli previsionali sviluppati per modulare opportunamente le attività e le risorse di ricovero, di allocazione, di dimissione e la conversione e la riconversione dei  posti letti da puliti a Covid e viceversa, nonché l’organizzazione del piano pandemico aziendale” aggiunge Sacco.

“Lo strumento si è rivelato efficace sia per l’analisi di dati locali che per quella di dati Regionali e Nazionali. Questo ha significato un grande coinvolgimento della nostra struttura durante la prima ondata del virus- dichiara Philippe Caimmi, medico della direzione sanitaria dell’AOU coinvolto nella realizzazione del progetto. – Siamo stati tra le esperienze di riferimento a livello regionale per la capacità di risposta all’andamento della pandemia sul territorio, in particolare durante i primi mesi. Visto il successo del nostro strumento, la Regione si è successivamente attrezzata con una più potente struttura centralizzata per servire al meglio tutta l’area di competenza. Questo ha permesso di distribuire in modo più capillare sul territorio le buone pratiche che avevamo contribuito a sviluppare, migliorando notevolmente la gestione dell’emergenza in tutti i comuni coinvolti e creando un sistema condiviso che ha sicuramente alzato la media della capacità di risposta alla pandemia, se pur limitando la possibilità delle singole strutture di realizzare progetti autonomi”.

La messa in pratica del progetto ha fatto sì che si sviluppassero ulteriori osservazioni, spunti in grado di spingere, in futuro, verso ancora nuovi progetti per migliorare sempre di più l’efficacia e l’efficienza delle cure.

“La notevole attività di revisione dei dati Nazionali e Regionali, ci ha permesso di identificare i fattori più significativi per spiegare e anticipare lo sviluppo delle criticità dovute alla pandemia nel Sistema Sanitario Nazionale. Queste attività di revisione hanno successivamente portato alla pubblicazione di un articolo scientifico dal titolo: The Hard Lessons Learned by the Covid-19 Epidemic in Italy: Rethinking the Role of the National Health Care Service che sarà a breve pubblicato sul Journal of Epidemiology and Global Health, un tassello nel percorso per l’individuazione di meccanismi virtuosi che possono essere dedotti da questa pandemia che stiamo ancora vivendo” conclude Caimmi.


BUONE PRATICHE: PERCHÈ SERVONO LINEE GUIDA ITALIANE

“Buone pratiche, validate e concrete, aiutano clinici, risk manager e pazienti”. Per Giansaverio Friolo, Risk Manager Sham e membro del Board della società scientifica SIAARTI “se ne parla spesso ma non ve ne sono a sufficienza”. Da qui parte una riflessione che va oltre l’Anestesia e la Rianimazione per abbracciare una carenza del Risk Management in Italia.  

“Si parla spesso di linee guida ma il più delle volte quello sul quale i clinici possono basarsi è un corpus di letteratura, più che un vademecum pratico e attuabile. Le indicazioni sono numerose, spesso provenienti da fonti estere diverse e, talvolta, non del tutto coerenti l’una con l’altra. Da qui partiamo per capire il valore di una linea guida italiana, validata da una società scientifica ampiamente riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Va riconosciuto il merito alla Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI)* nel continuare il difficile percorso di sviluppo”. 

Giansaverio Friolo, è un professionista accreditato nel Risk Management ospedaliero e ha una lunga storia di collaborazione con SIAARTI di cui è socio e sostenitore da diversi anni. Recentemente è stato invitato a far parte del Board SIAARTI per l’elaborazione delle Buone Pratiche sulla normotermia. Un impegno nel campo della prevenzione e della riduzione del rischio in sanità che lo accompagna senza soluzione di continuità nel nuovo incarico di Risk Manager in Sham Italia. 

Qual è l’obiettivo del progetto relativo alle buone pratiche in Anestesia? 

Offrire ai medici anestesisti e rianimatori, che già sono sotto pressione da un anno e mezzo per rispondere alla lunga emergenza del COVID, uno strumento pratico che li aiuti nell’attività quotidiana. Attraverso una review delle prassi negli ospedali italiani concernenti la normotermia perioperatoria per redigere, in un secondo tempo, una linea guida che racchiuda le migliori best practice da impiegare. 

Perché la normotermia? 

Perché è un passaggio importante nell’attività della sala operatoria, anche se solo negli ultimi anni ha ricevuto l’attenzione che merita. Normotermia significa mantenere stabile la temperatura del paziente durante e nei momenti precedenti o successivi l’intervento chirurgico. La temperatura è un parametro vitale importante per tutti gli operatori sanitari. Monitorarla con costanza consente di individuare tempestivamente l’insorgere di eventuali criticità. Mantenerla stabile richiede, inoltre, strumenti sofisticati – flussi laminari d’aria; materassini riscaldanti; sistemi di monitoraggio – e questi strumenti richiedono investimenti. È qui che il tema delle linee guida rivela un significato che va oltre la pratica clinica.  

Quale è il significato più ampio per la sanità? 

Le linee guida possono rappresentare un vero pilastro della nostra sanità: aiutano il clinico a scegliere e, nello stesso tempo, lo proteggono nella responsabilità della scelta; nascono per offrire al paziente le migliori possibilità della sicurezza delle cure; mettono nelle mani dei responsabili del rischio, risk manager o referenti della qualità, uno strumento validato e autorevole per richiedere interventi alla Direzione. Le linee guida sono infatti il linguaggio comune di operatori, addetti alla sicurezza e direzioni ospedaliere. Avere una buona linea guida in mano apre la porta a una pratica clinica più sicura e più serena, a cure più efficaci, a una migliore capacità di creare prevenzione nelle scelte aziendali.  

Quale messaggio nasce da questa analisi? 

Che di linee guida si parla tantissimo ma attualmente sono in numero estremamente limitato. Abbiamo bisogno di linee guida italiane, validate da società scientifiche riconosciute dal Ministero della Salute sulle quali la prassi ospedaliera possa fare concreto affidamento. Qualunque società scientifica si prenda l’impegno di realizzarle merita un sincero ringraziamento perché offre un contributo tangibile alla sanità italiana.  

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IL FUTURO DELLE RSA NELL’ERA POST-COVID19

L’esperienza della pandemia non può restare vana: le criticità emerse devono essere il punto di partenza per immaginare il futuro delle strutture, a partire dalla formazione del personale 

 

Si è svolto nella giornata del 5 marzo il webinar internazionale “Covid-19 nelle RSA, un momento importante per riflettere sul ruolo che hanno svolto le strutture assistenziali durante la pandemia e soprattutto focalizzarsi sui punti deboli emersi, in modo da ripensare il futuro di queste strutture nella maniera più funzionale ed efficiente possibile.  

 Si è trattato di un incontro diviso in diverse sessioni che hanno visto l’intervento dei maggiori professionisti del settore sia nazionali che internazionali, tra clinici, manager di strutture sanitarie per anziani ed epidemiologi, come ad esempio Adelina Herrera e Eugenio Paci, i quali hanno evidenziato comedurante la prima ondata del Covid-19, il 40% dei decessi registrati per il virus sia avvenuto proprio all’interno delle RSA. A spiegare questa alta percentuale, oltre all’evidente stato di fragilità e vulnerabilità dei pazienti, anche la conformazione delle strutture stesse. Come evidenziato Virginia SerraniArchitetto, PhD e Direttore tecnico Dsp Srl, il ripensamento degli spazi avrà un ruolo importante nell’era post Covid. Non solo per quanto concerne l’abbassamento delle possibilità di contagi e infezioni, creando ad esempio percorsi dedicati e specializzati per contenere infezioni anche in piccola scala e ampliando le parte di comunione degli spazi, ma anche per l’aspetto emotivo: le stanze e le sale comuni spesso somigliano più a degli ospedali che a delle residenze, influenzando in negativo il benessere psico-fisico degli anziani. 

 Fattori che sono andati a combinarsi tragicamente con un importante ritardo non solo nell’individuazione dei sintomi e dei contagi, ma soprattutto nell’intervento su di essi 

“Le lacune di formazione emerse in questa fase devono essere un monito per il futuro” ci ha confermato il Presidente di INSH Riccardo Tartaglia, intervenuto durante il webinar insieme agli altri esperti di qualità dell’assistenza Gail Nielsen, Shin Usciro 

 In particolare in Italia, mettendola a confronto con le testimonianze internazionali portate al webinarè emersa una criticità legata alla formazione del personale. Nel nostro Paese esistono, senza generalizzare, evidenti carenze formative nella preparazione del personale infermieristico e degli operatori sanitari che opera in queste strutture, su cui è fondamentale riflettere ed intervenire” continua Tartaglia, evidenziando come da ripensare è anche la formazione all’interno dei team che lavorano nelle RSA: il lavoro di squadra è fondamentale nella gestione di questi pazienti che presentano varie necessità e patologie complesse. Non è possibile quindi sottovalutare le loro condizioni di vulnerabilità/fragilità, perché una diagnosi tardiva, date le ridotte possibilità di recupero di questi pazienti, può portare ad un esito infausto, come abbiamo visto nel caso della gestione del Covid-19, oltre ovviamente a ritardare l’adozione delle misure di prevenzione. 

 “L’Italia già di per sé purtroppo non brilla per quanto concerne il settore delle infezioni correlate all’assistenza, tanto che siamo uno dei paesi europei con i tassi più alti– continua Tartaglia – Quindi esisteva già una scarsa sensibilità su questo problema che, nel caso di una infezione estremamente contagiosa come quella del Covid-19, ha favorito l’espandersi della malattia”. 

 Determinante è stato anche il ritardo di intervento nel settore delle RSA di messa in sicurezza, attraverso una fornitura tardiva di dispositivi di protezione individuale soprattutto per gli operatori sanitari che sono diventati vittime e tramite di infezione con i pazienti. Muovendosi nella direzione della costruzione di percorsi formativi completi e che facciano tesoro delle esperienze e criticità maturate nel periodo della pandemia, l’Università degli Studi Guglielmo Marconi in collaborazione con In Safety Healthcare ha realizzato un corso di 34 ore dal titolo “Sicurezza delle cure e gestione del rischio clinico nelle RSA durante COVID-19”, le cui iscrizioni sono ancora aperte fino al 10 aprile.  

 Oltre a migliorare la formazione, è necessario migliorare la “situational awareness”, ovvero “percezione del rischio”, evidentemente scesa nel tempo. “Si tratta sicuramente di un fattore culturale, lo vediamo purtroppo spesso nell’applicazione delle misure di prevenzione da parte dei singoli cittadini, – conclude Tartaglia- ma laddove è il personale addetto alla cura ad avere una consapevolezza più bassa, le conseguenze sono tragiche”.  

 

ARRIVA LA 5A EDIZIONE DEL PREMIO SHAM

Nuove tipologie di progetto e un Premio speciale per promuovere la prevenzione e la riduzione dei rischi nelle strutture sanitarie italiane ed europee.

 

Sham, Risk Manager e partner di operatori sanitari e socio-sanitari, lancia oggi in collaborazione
con Federsanità e ARIS, la 5a edizione del suo concorso annuale di Risk Management, il cui scopo
è valorizzare e finanziare progetti innovativi a favore della prevenzione dei rischi.
Oltre alla tradizionale assegnazione dei premi a livello Paese secondo le tradizionali tre categorie
di appartenenza dell’ospedale (pubblico, privato senza scopo di lucro e privato), il concorso
premierà per la prima volta un progetto europeo già realizzato, di particolare efficacia nell’ambito
della riduzione dei rischi. Si tratta di un Premio internazionale per il quale si sfideranno tutte le
strutture dei 4 paesi in cui Sham è presente (Francia, Spagna, Italia e Germania).
Il concorso, che si svolgerà da marzo a ottobre 2021, rispecchia l’ambizione di Sham di rendere
sempre più sicuro il percorso di cura, al servizio del paziente.

Un importante concorso paneuropeo: 4 paesi, 3 nuove tipologie, 1 nuovo premio europeo

Da oltre 20 anni il Concorso Risk Management Sham a livello europeo sostiene progetti innovativi nel campo della prevenzione e della gestione del rischio all’interno di enti, strutture e servizi sanitari e socio-sanitari. Aperto a tutte le strutture, associate o meno a Sham, e nei 4 paesi in cui il Gruppo è presente, il concorso offre l’opportunità di presentare un progetto per migliorare la gestione e la prevenzione dei rischi.
In Italia il Premio Sham ha la peculiarità di avere il sostegno di importanti partner del panorama sanitario nazionale, quali Federsanità, a rappresentanza delle strutture pubbliche e di ARIS, a rappresentanza degli istituti privati senza scopo di lucro. Un campione vario e rappresentativo della sanità italiana con azioni o progetti all’avanguardia volti a migliorare la sicurezza dei pazienti e del personale socio-sanitario.

A differenza delle scorse edizioni, quest’anno il concorso prevede 2 premiazioni:

1. Tre premi in Italia per i progetti futuri di riduzione del rischio (quindi non ancora realizzati)
Le strutture che parteciperanno al Concorso Risk Management avranno la possibilità di candidarsi,
secondo la propria categoria di appartenenza (Pubblico, Privato, Privato senza scopo di lucro) con progetti di tre differenti tipologie, che riflettono i principali driver di messa in sicurezza del percorso di cura, sui quali Sham opera quotidianamente: rischio medico, rischio informatico e qualità della vita degli operatori sanitari.
Tipologia “Riduzione del rischio sanitario”, per premiare progetti innovativi a favore del
miglioramento delle procedure e delle pratiche mediche;
Tipologia “Riduzione del rischio cyber”, per premiare le azioni di prevenzione e
sensibilizzazione dei professionisti, le soluzioni organizzative e tecniche per fronteggiare il rischio
informatico.
Tipologia “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”, per premiare progetti volti a migliorare
la qualità della vita nei luoghi di lavoro;

2. Un premio europeo unico per un progetto “best practice” già realizzato

Per la prima volta Sham assegnerà un premio europeo a un progetto già realizzato in una struttura francese, italiana, spagnola o tedesca nell’intento di sviluppare la condivisione di buone pratiche tra gli operatori sanitari europei. Con l’introduzione di questa nuova componente europea nel concorso, Sham intende sostenere e promuovere ampiamente una struttura esemplare e il suo progetto, particolarmente innovativo ed efficiente, in materia di prevenzione dei rischi.

Una cerimonia di premiazione in occasione del World Patient Safety Day

Il concorso, che premia 3 vincitori per ciascun paese (1 vincitore per categoria) e 1 vincitore per
l’Europa (tutti i paesi e tutte le categorie insieme) con premi che ammontano fino a 5.000 euro, si svolgerà da marzo a ottobre 2021.

I premi saranno assegnati a tutti i vincitori durante un evento digitale organizzato il 17 settembre 2021 in occasione della Giornata mondiale della sicurezza del paziente.

Rispondere alle sfide della prevenzione e della gestione del rischio

Perseguendo l’obiettivo di prevenire e ridurre ulteriormente i 3 principali rischi del settore (rischio risorse umane, rischio medico e rischio informatico), nonché sostenere lo sviluppo di progetti innovativi di prevenzione e riduzione dei rischi, Sham (gruppo Relyens) conferma il proprio posizionamento come
operatore mutualistico europeo di riferimento nella gestione del rischio per gli operatori sanitari.

L’IMPORTANZA DEL BUON DORMIRE

I disturbi del sonno sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare e le cause sono tra le più varie. Rivolgersi a dei professionisti del settore per migliorare il proprio riposo risulta essere una scelta necessaria, soprattutto in periodi complicati come quello derivante dalla pandemia.

 

In vista del webinar “La maratona del sonno: dai meccanismi di regolazione ai disturbi del sonno” che si terrà il prossimo 19 marzo e promosso dall’AIMS, Associazione Italiana di Medicina del Sonno, abbiamo parlato con il Prof. Luigi De Gennaro, professore ordinario presso La Sapienza Università di Roma ed esperto di medicina del sonno.

Cosa sono i disturbi del sonno e quante persone ne soffrono?

I disturbi del sonno, nell’ultima revisione internazionale, arrivano fino a cento tipologie, includendo anche sintomi e patologie molto rare. L’insonnia, nella forma cronica, ossia che ha una durata maggiore di tre mesi, riguarda in Italia, ma praticamente in ugual misura nel mondo, una forchetta che va dal 10 al 15 % della popolazione. Un altro esempio potrebbero essere le apnee, che colpiscono il 3-5% dei soggetti. Le percentuali riguardano una cospicua parte della popolazione, che si trova ad affrontarle prima o poi nella vita in base anche ai diversi stadi della propria esistenza.

Quali sono le cause principali?

Se siamo davanti ad una patologia, come ad esempio la narcolessia che è una malattia rara, abbiamo una causa prevalentemente di carattere genetico. Altre volte, invece, entrano in gioco tantissimi fattori come ad esempio problemi respiratori per quanto riguarda le apnee, comportamenti e credenze sbagliate per l’insonnia cronica. Molto spesso sono le condotte e il perpetuare di esse che fanno il disturbo da insonnia. Ad esempio, una persona che per un determinato periodo di tempo soffre di insonnia notturna, cercando di compensare le ore di riposo nel pomeriggio, non sa che in questo modo lo sta consolidando e rafforzando.

È possibile consigliare un percorso da intraprendere per guarire dai disturbi del sonno? O ancora, può, invece, indicarci cosa è preferibile non fare?

C’è un’unica società scientifica e clinica in Italia che si occupa di medicina del sonno. Abbiamo una rete di centri accreditati che erogano trattamenti specialistici, ci sono esperti in ogni disturbo del sonno che prestano servizio in base alla diversa tipologia o vera e propria patologia. Il mio consiglio è quello di rivolgersi a specialisti di settore e alle strutture accreditate. Tutto il territorio nazionale è coperto dalla rete di centri di medicina del sonno.

La mancanza di sonno può avere un costo sociale o personale? Quali sono gli effetti che i disturbi del sonno possono avere sulla società?

I costi sono elevatissimi. Ci sono una lunga serie di catastrofi storiche in cui le commissioni di inchiesta, di volta in volta, hanno appurato che alla base del famoso “errore umano” c’era la pregressa assenza di sonno. Ovviamente, ritornando in un contesto quotidiano, la privazione del sonno procura sonnolenza diurna e tra le conseguenze più frequenti ad essa c’è l’errore prestazionale, decisionale ed esecutivo, arrivando così ad una reale riduzione di efficienza lavorativa. L’Italia, da circa tre anni, è dotata di una legge innovativa che subordina il rilascio delle patenti, ma soprattutto i rinnovi, alla valutazione dell’eccessiva sonnolenza diurna, prescrivendo una serie di quadri neurologici e respiratori, che se non trattati adeguatamente possono portare ad un eccessivo sonno diurno. Uno degli aspetti drammatici sociali è che una quota elevatissima degli incidenti stradali è primariamente accreditabile ad un’eccessiva sonnolenza alla guida.

Il lockdown causato dalla pandemia di Covid-19 ha peggiorato i disturbi del sonno nell’ultimo anno?

Le conseguenze sono molto cospicue. La prima è l’aumento delle insonnie. Ma questo è solo uno degli aspetti. L’influenza del lockdown e della pandemia ha impattato molti altri livelli del sonno in maniera spesso difficilmente quantificabile: disturbi d’ansia, depressione, disturbo post traumatico da stress. Sono espressione del trauma a cui la salute psicologica delle persone è stata sottoposta. Tali traumi, naturalmente si riversano sul sonno, impattandone in maniera specifica e selettiva. Ad esempio, è stata riscontrata la presenza di incubi come espressione del trauma. I sogni terrifici sono aumentati drammaticamente e sono un altro specchio delle conseguenze della situazione d’allarme che stiamo vivendo ormai da mesi.