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GESTIONE DEI SINISTRI NELLE STRUTTURE SANITARIE: IL NUOVO CORSO CINEAS

Ancora 8 giorni per iscriversi al corso di formazione in collaborazione con Sham e dedicato alla gestione dei sinistri nelle strutture sanitarie

Il risk management sta attraversando una forte evoluzione verso un approccio proattivo nei confronti dei possibili rischi: la conoscenza dei sinistri e la loro prevenzione è alla base di tutte le moderne organizzazioni.

È necessario che la cultura della prevenzione diventi parte integrante della prassi operativa e per far sì che ciò avvenga è necessaria la formazione.

Sviluppare competenze specifiche per la valutazione e la gestione dei sinistri in ambito sanitario, ottenere una composizione del conflitto ed avere un focus sulle opportunità offerte dalla mediazione conciliativa, questi gli obiettivi del percorso formativo del nuovo corso CINEAS in collaborazione con Sham.

Dal’8 al 29 novembre 2021, per un totale di 17 ore erogate in 5 giornate, verranno trattati i seguenti argomenti: quantificazione del danno, responsabilità penale, responsabilità civile, responsabilità amministrativa-contabile, profili medico legali, processi di risk management per il miglioramento del sistema.

I corsi si svolgeranno in online smart learning ed è previsto un test a conclusione del percorso formativo.

Per conseguire l’attestato di partecipazione è richiesta una frequenza dell’80% e il superamento del test sopracitato.

È possibile iscriversi entro il 29 ottobre 2021. Per maggiori informazioni: clicca qui

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TRE AZIONI PER METTERE IN PRATICA LA DURA LEZIONE DELLA PANDEMIA

Investire per estendere le cure sul territorio e farlo, questa volta, per davvero; rafforzare la sicurezza nelle residenze per anziani; considerare le emozioni di pazienti e sanitari come parte del percorso di cura. Né le persone né le prestazioni saranno le stesse dopo la pandemia. 

Intervento di Giuseppe Napoli, presidente Friuli Venezia Giulia e Vicepresidente Nazionale Federsanità durante la premiazione del 5° Concorso Risk Management Sham. 

Questo è un anno particolare. Il Covid-19 ha dimostrato ulteriormente la centralità della sicurezza e l’impegno della sanità italiana nel continuare a garantire la sicurezza delle cure e dei luoghi di cura e continuare a investire per migliorare entrambe nonostante l’emergenza e nel pieno dei momenti più duri. La pandemia ci ha anche permesso di capire le nostre debolezze e le aree dove indirizzare gli sforzi: un risultato positivo che è alla base del risk management. Emergiamo da questa prova con tre messaggi forti. Il primo è la necessità di estendere la sicurezza al territorio e alle residenze per anziani nelle quali si sovrappongono, non sempre con chiarezza, servizi sanitari e servizi sociali. Il risk management deve presidiare qualsiasi struttura dedicata all’assistenza. Il secondo è promuovere, con uno sforzo enorme, i servizi sul territorio, dei quali si parla molto, ma che non sono neppure lontanamente sufficienti rispetto al bisogno di filtri sia in ingresso che in uscita dalle strutture specialistiche. Terzo è aver cura anche delle emozioni dei pazienti che soffrono e dei sanitari che sono chiamati a essere argine di questa sofferenza. Dopo la pandemia le persone non saranno più le stesse. Il bisogno di considerare il benessere di utenti e operatori e di valorizzare le aspirazioni personali di questi ultimi è indiscutibile e improcrastinabile. Il grande valore del Concorso Sham, la sua attualità, è la capacità di far emergere questi e tanti altri spunti importanti nell’orizzonte della sicurezza e della prevenzione. Per questo Federsanità è presente ogni anno e convintamente al fianco di Sham, in un’iniziativa unica nel suo genere per la costruzione di una sanità sempre più sicura e di qualità. 

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IL BENESSERE DI PAZIENTI E OPERATORI È IMPROCRASTINABILE IN SANITÀ

Intervenuto al 5° Concorso Risk Management Sham, il dott. Giuseppe Napoli di Federsanità ha evidenziato come la pandemia abbia fatto riconsiderare il peso del benessere di pazienti e operatori.

Il dott. Giuseppe Napoli, vice presidente vicario nazionale – Presidente Federsanità ANCI Friuli Venezia Giulia, è intervenuto al 5° Concorso Risk Management Sham introducendo il vincitore della categoria ISTITUTI PUBBLICI, l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, nella tipologia “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”. L’azienda ospedaliera si è aggiudicata il premio con il progetto “Stress lavoro correlato: il pannello di controllo del rischio”.

Federsanità anche quest’anno è stato tra i partner del Premio che ha visto la partecipazione di oltre 80 progetto in Italia.

Di seguito l’intervento del dott. Giuseppe Napoli:

Questo è un anno particolare. Il Covid-19 ha dimostrato ulteriormente la centralità della sicurezza e l’impegno della sanità italiana nel continuare a garantire la sicurezza delle cure e dei luoghi di cura e di continuare a investire per migliorare entrambe nonostante l’emergenza e nel pieno dei momenti più duri.

La pandemia ci ha anche permesso di capire le nostre debolezze e le aree dove indirizzare gli sforzi: un risultato positivo che è alla base del Risk management.

Emergiamo da questa prova con tre messaggi forti. Il primo è la necessità di estendere la sicurezza al territorio e alle residenze per anziani nelle quali si sovrappongono, non sempre con chiarezza, servizi sanitari e servizi sociali. Il Risk management deve presidiare qualsiasi struttura dedicata all’assistenza.
Il secondo è promuovere, con uno sforzo enorme, i servizi sul territorio, dei quali si parla molto, ma che non sono neppure lontanamente sufficienti rispetto al bisogno di filtri sia in ingresso che in uscita dalle strutture specialistiche. Terzo è aver cura anche delle emozioni dei pazienti che soffrono e dei sanitari che sono chiamati a essere argine di questa sofferenza. Dopo la pandemia le persone non saranno più le stesse. Il bisogno di considerare il benessere di utenti e operatori e di valorizzare le aspirazioni personali di questi ultimi è indiscutibile e improcrastinabile.

Il grande valore del Concorso Sham, la sua attualità, è la capacità di far emergere questi e tanti altri spunti importanti nell’orizzonte della sicurezza e della prevenzione. Per questo Federsanità è presente ogni anno e convintamente.

Perciò sono felice di introdurre il vincitore della categoria “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”: l’Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, che si aggiudica il premio con il progetto “Stress lavoro correlato: il pannello di controllo del rischio”.

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RISK MANAGEMENT E CYBERSECURITY, IL SSN CAMBI PASSO

Il dott. Nevio Boscariol di Aris, intervenuto al Concorso Risk Management Sham, ha sottolineato come la pandemia abbia mostrato l’ulteriore necessità di un’adeguata e sistemica digitalizzazione anche in campo sanitario. Ma le singole best practice non bastano.

È stato il dott. Nevio Boscariol, responsabile economico servizi e gestionale – UESG di ARIS, a introdurre il vincitore della categoria ISTITUTI PRIVATI SENZA SCOPO DI LUCRO alla 5° edizione del Concorso Risk Management Sham, che premia innovative best practice nella gestione e prevenzione dei rischi in campo sanitario.

La premiazione di Fondazione Poliambulanza, con il progetto “Sustainable enterprise RM” nella tipologia Riduzione del rischio sanitario, si è tenuta il 17 settembre alla Fondazione Feltrinelli, in occasione del World Patient Safety Day. I premi sono stati assegnati ad altrettanti progetti ancora in fase di realizzazione, selezionati tra enti, strutture e servizi sanitari e socio-sanitari, associati o meno a Sham. Aris è tra i partner del concorso che raccolto in Italia l’adesione di più di 80 progetti afferenti alle tipologie Riduzione del rischio sanitario, Sicurezza e qualità della vita degli operatori, Cyber risk.

Di seguito l’intervento del dott. Nevio Boscariol:

“Prima di fermarsi un anno per la pandemia, il Premio Sham nel novembre 2019 premiò, tra gli associati Aris, un progetto chiamato “Manine Pulite”. Rispetto a progetti sicuramente più avanzati e innovativi ad alcuni sembrò meno rilevante, al contrario evidenziava quanto fondamentale sia la costante e corretta applicazione delle misure di prevenzione e protezione di base, come la pulizia e l’igiene delle mani, nel ridurre drasticamente la possibilità di infezione e contagio. L’emergenza sanitaria ancora in atto dovuta al Sars-Cov-2 ce lo ha ben ricordato e, nella Giornata Mondiale dell’Igiene delle Mani che si tiene il 5 maggio di ogni anno, è stato giustamente evidenziato nell’applicazione in tutto il mondo.

Non solo, l’emergenza sanitaria – che avremmo preferito tutti non ci fosse – ha pure dimostrato che il Risk management in sanità è fondamentale ed è una priorità per la gestione e la pratica, ma anche una responsabilità (accountability) per tutti coloro che operano in ambito sanitario, contribuendo in modo essenziale alla sicurezza e qualità delle cure. Ogni operatore e ogni misura di prevenzione e protezione deve “funzionare”, altrimenti anche una piccola distrazione può portare al non funzionamento dell’intera attività messa in atto e determinare un contagio.

Inoltre, l’emergenza sanitaria dovrebbe definitivamente aver fatto capire quanto siano fondamentali i dati, la loro qualità e l’infrastruttura, cioè l’insieme degli strumenti e dei processi, di cui disponiamo per raccoglierli, gestirli e analizzarli. Le frequenti défaillance del sistema di tracciamento dei contatti in varie parti del mondo, così come il frequente utilizzo dei fogli Excel per farlo e l’affidarsi ai fax, alle mail e a WhatsApp per inviarli, hanno dimostrato quanto possano diventare critici gestione e controllo non corretti, sia del dato che della infrastruttura relativa. Non si può negare che l’utilizzo di mail, WhatsApp, strumenti di video-collaborazione ed Excel come “coltellini svizzeri”, sia stato efficace soprattutto in alcuni frangenti di urgenza, ma gli stessi vanno eventualmente adattati, come è successo in alcuni casi interessanti, agli aspetti di integrazione nei processi clinico-organizzativi, di usabilità e di sicurezza, integrazione e protezione dei dati personali, consci di quali siano i loro limiti. Gli stessi vanno, inoltre, attrezzati per l’utilizzo di strumenti adeguati, inter-connessi e inter-operabili a livello di sistema sanitario quando la mole e le necessità di condivisione ed elaborazione dei dati siano superiori. Per esempio, utilizzando un foglio Excel in formato .xls, un Paese occidentale nell’autunno dello scorso anno ha smarrito i dati di tracciamento di sedicimila persone positive al Covid-19. E chissà quante altre situazioni di questo tipo vi sono state, senza che se ne abbia notizia pubblica. Se non si usano gli strumenti digitali adeguati e se non si controllano nel modo corretto i dati, i rischi sono inefficienza, inefficacia e supporto di decisioni con dati di qualità inferiore al necessario. E, purtroppo, il rischio zero non esiste nel digitale e meno ancora in sanità.

Infine, il Risk management è già da tempo anche in sanità cybersecurity, ma solo recentemente sembra essere stato compreso appieno.

Così come nel Risk management e nella digitalizzazione relativa, è fondamentale: migliorare ogni giorno aiutandosi l’un l’altro e imparando insieme dagli errori, la costante applicazione, il costante monitoraggio dopo l’implementazione, il “non abbassare” l’attenzione e la concentrazione (queste ultime sono frequentemente causa di rischio).

Il Premio Sham – Aris vuole rafforzare sensibilizzazione e contestualizzazione dell’attività di Risk management e della necessità di un’adeguata e sistemica digitalizzazione a supporto della stessa.

I numerosi e qualitativi progetti presentati dagli Associati Aris, fin da questa prima edizione del Premio Aris-Sham per il Risk management, sia in ambito ospedaliero che riabilitativo, e gli ottimi progetti premiati e quelli che hanno ricevuto una menzione speciale, confermano la bontà del lavoro portato avanti dagli Associati in questi anni, e dall’Associazione con loro, e sono la migliore conferma, unitamente ai progetti presentati dalle altre strutture partecipanti per il pubblico e il privato, che sul campo ci sono competenze multi-disciplinari, persone e professionisti – sanitari e non – sensibili, che ogni giorno applicano quanto raccontato nelle loro attività; e direzioni che hanno commitment sulla materia. Il Premio Sham 2021 fa riscontrare una fase di sviluppo e in alcuni casi di maturità, sebbene nella situazione emergenziale, in continua crescita negli anni da parte delle strutture sanitarie e socio-sanitarie, anche nella trasformazione digitale.

E cosa fondamentale, ogni progetto di Risk management e digitalizzazione deve essere realizzato con e per le persone che vengono assistite e curate e che lavorano nelle strutture sanitarie e socio-sanitarie: la persona e la relativa qualità e sicurezza delle cure deve essere veramente al “centro”.

Questa iniziativa è un “grazie” e il riconoscimento a tutti gli operatori e alle strutture sanitarie e socio-sanitarie per quanto stanno facendo, un incoraggiamento a continuare con perseveranza e per risultati sempre migliori nei loro contesti e per il Sistema Sanitario Nazionale.

Fondamentale ora è che i tanti buoni progetti fatti dalle singole realtà pubbliche e private diventino “sistema” con le Regioni e il Sistema Sanitario Nazionale nel suo complesso: infatti, sia il Risk management che la digitalizzazione per essere efficaci devo essere di sistema sanitario italiano nel suo complesso e interoperabile. E per fare questo (inclusa la cybersecurity), servono buoni piani strategici e risorse importanti in termini di competenze e finanziarie distribuite nel sistema sanitario.

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SANITÀ PRIVATA SEMPRE PIÙ CONSAPEVOLE DEI RISCHI, LA PREVENZIONE È L’ARMA VINCENTE

La dott.ssa Fabiana Rinaldi di AIOP ha portato il punto di vista dell’associazione al 5° Concorso Risk Management Sham.

Tra i partner della 5° edizione del Concorso Risk Management Sham, il cui evento finale si è tenuto presso la Fondazione Feltrinelli lo scorso 17 settembre, in occasione del World Patient Safety Day, anche quest’anno c’è AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata).

Più di 80 i progetti italiani che hanno presentato una candidatura afferente alle tipologie Riduzione del rischio sanitario, Sicurezza e qualità della vita degli operatori, Cyber risk.

A premiare per la categoria ISTITUTI PRIVATI, nella quale è risultata vincitrice la Casa di Cura Villa Maria, candidata con il progetto Usami 2.0 nella tipologia Riduzione del rischio sanitario, è stata la dott.ssa Fabiana Rinaldi, responsabile comunicazione di AIOP.

Ne proponiamo l’intervento integrale:

La nostra Associazione, che racchiude al suo interno diverse realtà e strutture, da sempre mette in luce come la componente di diritto privato sia parte integrante del Sistema sanitario nazionale. Rappresentiamo gli interessi di più di 600 strutture sanitarie private di ricovero e cura a 360 gradi, presenti in tutto il territorio italiano, con l’obiettivo di sviluppare la qualificazione delle stesse e di sostenerne la collocazione e l’attività nell’ambito dell’organizzazione sanitaria nazionale.

Anche quest’anno AIOP ha rinnovato il sodalizio con Sham per promuovere la cultura della prevenzione e condividere, a più ampio raggio, le best practice per la sicurezza delle cure e la riduzione del rischio sanitario. Un tema di cui anche gli attori del panorama privato stanno prendendo sempre più consapevolezza: è, infatti, solo con il desiderio di continuare a innovarsi che si possono proporre soluzioni efficaci e puntuali ai crescenti bisogni sanitari. 

È fondamentale avere un’attenzione sempre crescente ai temi della sicurezza, e quindi alla rimodulazione profonda e permanente del modo di accedere e fornire assistenza sanitaria. 

Ed è tanto più importante alzare il livello della prevenzione quanto più le tecnologie sanitarie dischiudono, oltre a tante opportunità, anche nuovi rischi. 

Questi sono valori che sposiamo appieno e che promuoviamo tra i nostri associati attraverso diverse attività di sensibilizzazione tra le quali figura, ovviamente, la partecipazione al Concorso Risk Management di Sham che stimola a sviluppare e condividere buone pratiche di prevenzione. 

Dal punto di vista della sicurezza del paziente, siamo convinti, che la componente di diritto pubblico e di diritto privato devono divenire intercambiabili. I pazienti sono gli stessi; la qualità delle cure deve essere la stessa. Come Associazione siamo fortemente impegnati nel favorire e promuovere il confronto e il miglioramento nella cultura nella pratica della gestione del rischio. 

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FEDERSANITÀ, ARIS e AIOP PRESENTANO I VINCITORI ITALIANI DEL CONCORSO RISK MANAGEMENT SHAM

Alla presentazione del 17 settembre in diretta con Francia, Spagna e Germania si è tenuta la premiazione delle best practice che rendono le cure più sicure

Sono stati presentati il 17 settembre alla Fondazione Feltrinelli, in occasione del World Patient Safety Day, i vincitori italiani della 5° edizione del Concorso Risk Management Sham, che premia innovative best practice nella gestione e prevenzione dei rischi in campo sanitario. Tre i premi assegnati ad altrettanti progetti ancora in fase di realizzazione, selezionati tra enti, strutture e servizi sanitari e socio-sanitari, associati o meno a Sham.

La premiazione è avvenuta in contemporanea e in diretta in Francia, Italia, Spagna e Germania, i quattro Paesi nei quali opera Sham in qualità di mutua assicurativa e risk manager del comparto sanitario.

Il concorso, promosso in collaborazione con importanti partner del panorama sanitario nazionale, quali Federsanità, ARIS e AIOP, ha raccolto in Italia l’adesione di più di 80 progetti afferenti alle tipologie Riduzione del rischio sanitario, Sicurezza e qualità della vita degli operatori, Cyber risk.

Per la categoria ISTITUTI PUBBLICI è stata premiata l’Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma che ha concorso per la tipologia Prendersi cura di chi si prende cura di noi con il progetto “Stress lavoro correlato: il pannello di controllo del rischio”.

“La pandemia ha dimostrato ulteriormente la centralità della sicurezza delle cure e dei luoghi di cura. Fondamentale è, quindi, avere cura delle emozioni dei pazienti che soffrono e dei sanitari che sono chiamati a essere argine di questa sofferenza. Il bisogno di considerare il benessere di utenti e operatori e di valorizzare le aspirazioni personali di questi ultimi è indiscutibile e improcrastinabile”, ha detto il dott. Giuseppe Napoli, vice presidente vicario nazionale – Presidente Federsanità ANCI Friuli Venezia Giulia, introducendo il vincitore della categoria ISTITUTI PUBBLICI.

La Fondazione Poliambulanza, con il progetto “Sustainable enterprise RM” nella tipologia Riduzione del rischio sanitario, si è aggiudicata invece la vittoria della categoria ISTITUTI PRIVATI SENZA SCOPO DI LUCRO.

“Il rischio zero non esiste nel digitale e in sanità, ma l’emergenza Covid-19 ha insegnato quanto siano fondamentali i dati, la loro qualità e l’infrastruttura che li raccoglie e analizza, segnando l’ingresso a pieno titolo della cybersecurity nel Risk management sanitario – ha commentato il dott. Nevio Boscariol, responsabile economico servizi e gestionale – UESG di ARIS, nell’annunciare il vincitore della categoria ISTITUTI PRIVATI SENZA SCOPO DI LUCRO -. Se non si usano gli strumenti digitali adeguati e se non si controllano nel modo corretto i dati, inefficienza e inefficacia sono dietro l’angolo, così come il rischio di supportare le decisioni con informazioni di qualità inferiore al necessario. È tempo, quindi, che il Risk management e la digitalizzazione coinvolgano, non solo le singole realtà, ma l’intero Sistema sanitario italiano per essere davvero efficaci”.

Infine, per la categoria ISTITUTI PRIVATI è risultata vincitrice la Casa di Cura Villa Maria, candidatasi nella tipologia Riduzione del rischio sanitario con il progetto: Usami 2.0 

È stata la dott.ssa Fabiana Rinaldi, responsabile comunicazione di AIOP, a proclamarne la vittoria. “Le best practice per la sicurezza delle cure e la riduzione del rischio sanitario sono un tema di cui anche gli attori del panorama privato stanno prendendo sempre più consapevolezza: è, infatti, solo con il desiderio di continuare a innovarsi che si possono proporre soluzioni efficaci e puntuali ai crescenti bisogni sanitari – ha dichiarato -. La partecipazione al Concorso Risk Management di Sham stimola a sviluppare e condividere buone pratiche. Siamo convinti che la componente di diritto pubblico e di diritto privato debbano divenire intercambiabili in sanità: i pazienti sono gli stessi, la qualità delle cure deve essere la stessa”.

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5° CONCORDO RISK MANAGEMENT SHAM: IL VINCITORE EUROPEO È L’IRCCS FONDAZIONE DON CARLO GNOCCHI ONLUS

Una piattaforma tecnologica che permette di misurare i parametri psico-fisici dei lavoratori sanitari in azione: una maglietta in e-textile che registra dati indici di stress in situazioni di lavoro attivo e che potrebbe diventare un tool fondamentale per la prevenzione del rischio. 

Venerdì 17 settembre alle 09:00 in diretta online e in presenza dalla Fondazione Feltrinelli, Sham celebra il World Patient Safety Day in diretta da 4 Paesi assegnando i premi per il 5° Concorso di Risk Management che ha come obiettivo la condivisione delle azioni di prevenzione e miglioramento del settore sanitario.  

In un periodo storico che ha messo in forte difficoltà gli ambienti sanitari e tutti coloro che prestano cure e servizi il focus si è spostato anche sul “prendersi cura di chi si prende cura di noi”.  

L’IRCSS Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus è il vincitore europeo del 5° Concorso Sham – la prima edizione che ha permesso di confrontare assieme i progetti di miglioramento di Francia, Italia, Spagna e Germania. Il progetto è “Wellness@Work – Sistema personalizzabile per la tutela del benessere negli ambienti lavorativi”. Si tratta di una piattaforma tecnologica, costituita da una maglietta e-textile capace di monitorare le condizioni psico-fisiche dei lavoratori connessa ad una app su smartphone e da un cloud per l’elaborazione e la gestione dei dati.  

Ad esser stati intervistati: la Dottoressa Laura Dimunno, Direttore del Dipartimento di prevenzione, salute, sicurezza e ambiente della Fondazione Don Carlo Gnocchi e la dr.ssa Federica Vannetti, Bioingegnere, ricercatrice e referente per il Grant Office dell’IRCCS Fondazione Don Carlo Gnocchi   

  • Come avete iniziato il progetto? Quali sono i numeri ad esso correlati?  

Vannetti – Il progetto è nato attraverso l’interazione tra il mondo della ricerca e dell’industria, con un finanziamento della Regione Toscana, guidati dall’azienda SMARTEX srl in collaborazione con altri partner (ERAM Srl, Shinteck srl, Orthokey s.r.l., Università di Firenze). L’obiettivo del progetto è stato cercare una risposta ai bisogni emersi all’interno della Fondazione Don Carlo Gnocchi sulla spinta di una importante necessità di miglioramento della sicurezza dei nostri dipendenti. È stato marcatamente un lavoro multidisciplinare. Il progetto ha l’obiettivo di implementare una piattaforma di monitoraggio dei lavoratori mediante l’uso di sistemi di acquisizione in remoto, basati su piattaforme sensoriali tessili e flessibili in grado di misurare l’attività cardiopolmonare, la postura, l’attività fisica e eventuali movimenti ciclici e ripetuti.  Il device, una maglietta realizzata in e-textile, è stata indossata da quindici nostri collaboratori fisioterapisti nel secondo semestre del 2019. Ognuno di loro ha indossato il sistema, dopo aver ricevuto un’adeguata formazione, per circa due settimane, dopodiché è cominciata l’elaborazione e l’analisi dei dati raccolti, adesso in fase di pubblicazione. 

  • Pur attendendo la pubblicazione ufficiale, cosa potete anticipare dei dati emersi? 

Vannetti – Lo studio attraverso l’uso della piattaforma in condizioni reali ha permesso di oggettivare l’impegno del lavoratore impegnato in determinate tipologie di interventi riabilitativi su diverse tipologie di pazienti. Dai risultati ottenuti emerge che in generale ogni fisioterapista assume posture incongrue, e quindi potenzialmente pericolose, durante la maggior parte delle sedute di lavoro analizzate, specialmente a carico del rachide. L’indice di Stress medio, ricavato dall’analisi del segnale ECG, risulta elevato per il 55,35% delle sedute. Confrontando i dati soggettivi con quelli oggettivi, notiamo che l’impegno fisico e mentale percepito è molto più basso di quello misurato dal sistema di monitoraggio. Considerando i parametri inerenti le misure di stress si può ipotizzare che la componente che incide maggiormente sull’indice di stress sia mentale. Da un questionario relativo all’usabilità del sistema, invece, si riscontra che i soggetti hanno imparato ad utilizzarlo molto velocemente, considerandolo di facile utilizzo, e con funzioni ben integrate tra loro. 

In definitiva, grazie ai dati possiamo prefissarci il traguardo di misurare, per diverse categorie di lavoro in sanità, lo stress lavorativo in maniera molto più precisa di quanto permettessero, finora, i tradizionali strumenti di indagine basati su questionari. 

Prima dell’implementazione del device, con quale strumento si cercava di valutare il lavoro dei vostri operatori?  

Dimunno – La valutazione del rischio stress lavoro correlato che utilizziamo tutt’oggi utilizza il metodo reso disponibile dall’INAIL, applicabile a qualunque tipologia aziendale e che analizza gli aspetti organizzativi. A questo metodo manca la possibilità di rilevare la fatica degli operatori dell’assistenza, sia quella fisica che quella mentale.   Il progetto W@W ha un’enorme rilevanza in questo senso: l’analisi oggettiva degli indicatori di rischio di stress lavoro correlato porta delle ripercussioni positive nella valutazione del rischio specifico, che è molto difficile da approcciare per i tecnici e verso la quale i lavoratori ripongono grosse aspettative. Il settore sanitario è considerato da chi lavora al proprio interno un ambiente stressante per definizione ed il coinvolgimento del lavoratore nella gestione della sicurezza è un elemento molto importante. Durante l’assistenza ci sono delle difficoltà a cui è giusto prestare la dovuta attenzione partendo per esempio dalla differenza di genere dei lavoratori e dal loro invecchiamento.  

  • Che significato assume questa nuova tecnica dopo il Covid?  

Dimunno: con il nostro progetto, attraverso l’utilizzo da parte dei nostri operatori della maglietta in e-textile, andiamo a rilevare quei parametri fisici fondamentali per la salute riferiti all’attività cardiaca e respiratoria. Segnali di stress saranno oggettivamente evidenti e messi in relazione con l’attività che il lavoratore svolge durante la rilevazione riconducendoli all’impegno fisico e/o emotivo. Si potranno dunque promuovere attività preventive per le persone che prestano cure in relazione alla loro situazione personale e migliorare l’organizzazione delle loro attività. Il Covid-19 ha portato sicuramente tutti noi a fare delle considerazioni serie. Non siamo più quelli di prima e non lo sono più neanche i lavoratori sanitari. Le persone sono cambiate, reagiscono in modo diverso alle medesime situazioni pre- covid e prenderne coscienza dovrà essere il primo impegno di una organizzazione. Saranno necessari dei ragionamenti più approfonditi e condivisi per migliorare le strutture dal punto di vista organizzativo e, conseguentemente, la salute e la sicurezza di chi lavora, specialmente laddove il lavoro è a stretto contatto con la sofferenza.  

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USAMI 2.0 – LA FLOW CHART ONLINE PER INFERMIERI E OSS

Il progetto vincitore al 5°Concorso Sham presentato da Fabio Destro, coordinatore infermieristico di Villa Maria 

La Casa di Cura Villa Maria è un ospedale privato dal 1956 che svolge attività di ricovero sia convenzionata con il Servizio sanitario nazionale che in regime privato. Abbiamo 140 posti letto autorizzati, 32mila giornate di degenza annue e 72mila prestazioni ambulatoriali. Le nostre Unità operative sono Chirurgia ortopedica, Riabilitazione ortopedica e neurologica, Medicina interna e Ospedale di comunità, dedicato ai pazienti post-acuti. 

 
Dal 2013 Casa di Cura Villa Maria è entrata a far parte del Centro di Medicina S.p.a, una rete di 30 strutture sanitarie private e convenzionate, presenti in Veneto all’interno della quale prestano servizio più di 250 professionisti sanitari.  

Io sono Fabio Destro e presto servizio come infermiere nella Casa di Cura Villa Maria dal novembre 2013.  Sono divenuto infermiere coordinatore dal 2016 e, dal 2018, faccio anche parte del Comitato per la sicurezza del paziente aziendale.  

Proprio al 2018 risale il progetto USAMI che partecipa quest’anno al Concorso Sham nella sua nuova formula: USAMI 2.0 

Il principio di base dell’iniziativa, che può essere replicato facilmente in tantissimi reparti o struttura sanitaria, è quello di sintetizzare e rendere immediatamente fruibili a infermieri e OSS le raccomandazioni ministeriali per la sicurezza delle cure tramite una App fruibile dai cellulari. La velocità di consultazione è l’obiettivo del progetto. Le attività infermieristiche, infatti, sono sempre scrupolosamente dettagliate in procedure o istruzioni operative a volte molto complesse, lunghe da leggere e poco pratiche.  

L’obiettivo, perciò, è rendere accessibili le flow chart con immediatezza per aiutare l’operatore a rispondere ad una domanda fondamentale: «Com’è la procedura corretta; qual è la sequenza delle azioni da compiere»? 

La prima incarnazione di USAMI è stata una guida cartacea disponibile nei reparti. Dopo la pandemia abbiamo sviluppato una versione digitale aggiornata e estesa anche ad alcune mansioni degli operatori socio-sanitari. 
 
Ecco, quindi, la creazione di una App dedicata allo scopo di migliorare al massimo la fruibilità nella ricerca dell’informazione necessaria.  Tutte le flow-chart cartacee sono state caricate in questo “raccoglitore digitale” suddividendole per argomento e professionista esecutore (oss, infermiere o trasversali ad entrambi). 

 
L’obiettivo del progetto nel 2022 è quello di una più ampia diffusione possibile a livello aziendale legata naturalmente al continuo aggiornamento e ampliamento delle flow-chart. 

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GESTIRE LO STRESS DA LAVORO: UNA STRATEGIA DI INTERVENTO SUI FATTORI DI RISCHIO CORRELATI AGLI ERRORI IN AMBITO SANITARIO

Dopo il modello realizzato da INAIL, il San Giovanni Addolorata ha compiuto un passo in più, mettendo in piedi un progetto che è valso il premio SHAM nella categoria “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”.  Intervista a Piero Gaspa coordinatore del gruppo di lavoro per la rilevazione del rischio stress lavoro correlato e Giovanna Sgarzini, Risk Management

Burnout, stress, esaurimento. Termini con cui sempre di più, purtroppo, bisogna fare i conti. Non solo individualmente nella gestione del proprio lavoro, ma anche e soprattutto a livello aziendale. Una struttura, a prescindere dal settore in cui opera, deve avere a cuore il benessere dei propri dipendenti: se non per motivi empatici e umani, almeno funzionali. Perché un team che non riesce a concentrarsi o che è emotivamente pressato, non renderà allo stesso modo, ma soprattutto sarà più a rischio di imprecisioni o di errori.

Costruire un ambiente di lavoro positivo, di supporto e di stimolazione è quindi imprescindibile dagli intenti che muovono una azienda. Anche perché si tratta di sintomi e sindromi sempre crescenti nel mondo del lavoro, alle quali sono correlabili circa il 30% delle assenze lavorative.

Il sistema sanitario non fa eccezione: anzi, dopo l’esperienza della pandemia e del lockdown, sono emerse con prepotenza problematiche che è urgente affrontare. Ma come individuarle e quindi risolverle al meglio?

Uno dei modelli principali tutt’ora in utilizzo è stato realizzato nel 2011 dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale e implementato su una piattaforma di INAIL. Attraverso la misurazione di una serie di parametri quantitativi come il turnover, le assenze, le malattie, le ferie non godute, ecc., è possibile comprendere se esistano problemi organizzativi tali da generare una condizione stressogena. Sulla base di questi dati viene calcolata una media dell’ultimo triennio, che viene comparata con quella dell’ultimo anno; tanto più quest’ultima risulterà la più elevata nei vari indicatori, maggiore risulterà il rischio teorico di stress lavoro correlato.

Un modello importante e di estrema efficacia, che negli anni è stato aggiornato, ma che può essere potenziato. Questo è l’intento con cui Piero Gaspa coordinatore del gruppo di lavoro per la rilevazione del rischio stress lavoro correlato e Giovanna Sgarzini, Risk Management, hanno realizzato un progetto che porta l’analisi dello stress da lavoro nell’ambito sanitario verso una ulteriore evoluzione, tanto che si è aggiudicato il premio SHAM per la categoria “Prendersi cura di chi si prende cura di noi”

Quali i limiti del modello INAIL?

Il modello prevede la rilevazione costante dei dati degli indicatori di processo attraverso l’ufficio del personale. La valutazione, che parte da diversi fattori analizzati, di fatto è preliminare, e quindi primaria: basandosi su ciò che è già successo nel triennio precedente si stabilisce un modello di confronto. Un modello che è stato di estrema importanza, ma che si limita a elementi quantitativi e soprattutto retrospettivi. Inoltre anche piccole differenze nelle media calcolate possono generare casi di falsi positivi o negativi.

Quali sono gli elementi aggiuntivi che progettate di implementare?

Abbiamo pensato ad uno strumento più agile, che funzioni come un pannello di controllo, ovvero un flusso continuo di dati che consente un monitoraggio rapido dei cambiamenti al fine di operare in termini di prevenzione secondaria. Vale a dire che dopo la segnalazione di una variazione statisticamente significativa nei dati degli indicatori, si attiva un processo di analisi della problematica al fine di operare precocemente sul caso con delle azioni correttive. É

quindi in questa fase che posso essere attivati strumenti di analisi di tipo qualitativo come questionari al personale e focus group.

Esistono esempi simili, a livello nazionale e internazionale, nel settore sanitario?

Il nostro know-how arriva dalla total quality, dove si parla molto spesso di pannelli di controllo, non strettamente legato al mondo della sanità. Certamente il fattore “flusso” permette di avere delle fotografie non statiche, sfruttando elementi dinamici. Ecco allora che implementandolo nella vita quotidiana di una azienda sanitaria, utilizzando fattori e parametri specifici, possono emergere eventi sentinella che accendano l’attenzione su alcune situazioni critiche da affrontare quasi in contemporanea. Pensiamo all’ultimo anno e mezzo quanto sia stato sottoposto a stress lavorativo ed emotivo il settore sanitario del nostro Paese. Ecco, con questo sistema è possibile rispondere con velocità alle problematiche, permettendo di intervenire in potenziali eventi di rischio. Ci aspettiamo quindi che migliorando il clima organizzativo e gestendo lo stress lavoro correlato si ottenga una riduzione degli eventi avversi sia in termini di frequenza che di livello di gravità.

Anche perché il fattore di stress lavoro correlato nel settore sanitario comporta dei rischi molto seri

Assolutamente; è fondamentale che il personale sanitario si senta in un ambiente di lavoro sicuro, in cui poter interagire con serenità con colleghi e responsabili, e in cui viene tenuta in considerazione anche la loro salute e il loro status mentale. Inevitabilmente se questi fattori sono compromessi, il rischio di eventi dannosi è dietro l’angolo, per il personale e per i pazienti.

Il fattore umano è l’elemento fondamentale intorno al quale ruotano gli eventi avversi e le criticità dei sistemi. Lo sviluppo del nostro progetto ha, come orizzonte, la costruzione di un algoritmo che che, coinvolgendo professionalità quali l’informatica, la statistica e l’epidemiologia,  permetta una gestione del rischio di tipo proattivo, ovvero che riesca a coglierne i fattori prodromici e  quindi intervenire sui fattori che influiscono negativamente sul fattore umano che è alla base di molti degli errori in sanità.

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L’ENTERPRISE RISK MANAGEMENT DI FONDAZIONE POLIAMBULANZA VINCE IL 5° CONCORSO SHAM DI RISK MANAGEMENT

Formazione e sostegno al Risk Management da parte della Direzione strategica creano una rete di 65 referenti del rischio nei singoli reparti e 45 progetti di miglioramento interno. Quella che si afferma non è una semplice best practice, ma un metodo che trasforma l’RM da reattivo e proattivo, in maniera olistica e completando la trasformazione verso una cultura No Blame dove l’errore umano non viene giudicato ma diventa fonte di conoscenza e miglioramento dell’intera struttura organizzativa. 

Carmela De Rango*, Risk Manager e Responsabile Servizio Risk Management presso la Fondazione Poliambulanza  

Il progetto presentato al 5° Concorso Risk Management Sham si chiama Sustainable Enterprise RM. 

Abbiamo formato e attivato una rete di 65 referenti del Risk Management e Qualità dislocati nelle singole unità operative e nei servizi. Da questi riceviamo quotidianamente segnalazioni e a loro, per primi, affidiamo l’applicazione e il monitoraggio delle best practice. In questo modo il Risk Management non è più separato dall’attività dei Dipartimenti ma riesce a coinvolgere trasversalmente tutte le aree dell’Ospedale al fine di garantire al contempo la prevenzione del rischio per il paziente/azienda e la creazione di valore per la struttura. 

È un Entreprise Risk Management: olistico e attivo alla nascita e nello sviluppo di ogni singolo processo. Con questa rete di professionisti sanitari all’interno dei reparti, il Risk Management compie nel concreto il passaggio da reattivo a proattivo; abbraccia definitivamente la cultura No Blame; sfata lo stigma dell’errore umano e libera le energie dei professionisti sanitari per contribuire alla prevenzione e al miglioramento. 

Dai nostri referenti, infatti, abbiamo ricevuto in un anno ben 45 progetti di miglioramento. In questo modo la prevenzione diventa un processo che nasce dal basso e viene valorizzato e premiato – anche economicamente – dai vertici Direzione Generale. Ed è, anche, un processo che si autoalimenta grazie ai riconoscimenti e all’attenzione che riceve da parte della Fondazione Poliambulanza che organizza, a metà dicembre, un evento nel quale i singoli progetti possono essere raccontati e fatti conoscere davanti a tutti i colleghi e le colleghe. Una sorta di Concorso Sham interno! 

Il progetto che presentiamo oggi, perciò, non è una best practice occasionale quanto, piuttosto, un metodo, un’organizzazione che crea best practice ogni anno e che può essere applicato in qualsiasi contesto sanitario indipendentemente dalle dimensioni. 

Fondazione Poliambulanza ha sede a Brescia ed è un ospedale multispecialistico per acuti con 650 posti letto. Si tratta di una struttura privato no profit, accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale.  

È un centro specialistico certificato dalla Joint Commission International con 4 aree di eccellenza: oncologia, area cardiovascolare, ortopedia e percorso nascita grazie anche ad una Terapia Intensiva Neonatale all’avanguardia.  È altresì certificato Top Employers per la messa in campo delle migliori politiche di gestione e sviluppo del proprio personale e si è distinta a livello nazionale nella prima fase pandemica per il numero di posti letto covid messi a disposizione, con oltre 2300 accessi iniziali al Pronto soccorso di Poliambulanza divenuti più 5000 nel corso dell’anno. 

*Medico specializzato in Microbiologia e in Virologia. Mi sono specializzata in Hospital Risk Management presso il Consorzio universitario del Politecnico di Milano Cineas, ho inoltre partecipato all’Executive Programme Enterprise Risk Management dell’Università Luiss di Milano. Attualmente ricopro il ruolo di Risk Manager della Fondazione Poliambulanza