LESIONI DA POSIZIONAMENTO: COME IL SISTEMA A.P.P. HA INFLUITO SULLA LORO DIMINUZIONE

Il posizionamento del paziente sul lettino operatorio è un’azione fondamentale per la buona riuscita dell’intervento ma anche per la sicurezza dell’operando stesso. 

La Dottoressa Margherita Bianchi, Dirigente Medico Responsabile del Governo Clinico, Qualità Appropriatezza, Rischio Clinico dell’ASL VCO, ci spiega come, grazie all’utilizzo del Sistema A.P.P. (Applicazioni per il posizionamento in Sala Operatoria), siano riusciti a diminuire l’incidenza delle lesioni dell’apparato tegumentario e non solo. 

Qual è il contesto dal quale siete partiti?

L’ASL VCO dal 2004, ha un’unità di gestione del rischio clinico all’interno della quale vengono discusse anche le attività correlate alla qualità e all’appropriatezza dei processi organizzativi-gestionali e clinico-assistenziali. In quell’ambito, in quanto responsabile del governo clinico, oltre all’elaborazione di percorsi e procedure operative, mi occupo della raccolta, verifica e valutazione delle segnalazioni correlate agli eventi potenzialmente/avversi nonché agli eventi sentinella (Incident Reporting). 

In seguito a segnalazioni e successive indagini (Root Cause Analysis) effettuate sulla base del Manuale per la Sicurezza in Sala Operatoria e l’analisi proattiva secondo il metodo Cartorisk di Sham – gruppo Relyens, sono emersi degli elementi che ci hanno indotto a procedere con azioni di miglioramento, attraverso l’acquisizione di uno strumento digitale che consentisse al Personale di Sala Operatoria di gestire con maggior sicurezza e appropriatezza il posizionamento sul lettino operatorio dei pazienti canditati ad intervento chirurgico

Quali azioni di miglioramento sono state intraprese? 

Nell’ambito della gestione del paziente sul lettino operatorio ho potuto fare una ricerca sul mercato per capire se ci fossero dei dispositivi utili alla cura del paziente con queste problematiche. Mi sono così imbattuta nel Sistema A.P.P. (Applicazioni Posizionamento Paziente).

Si tratta di una semplicissima app, un DM Classe I, sviluppato da una Start Up con lo scopo di affiancare i professionisti durante la procedura di posizionamento del paziente sul tavolo operatorio e di valutazione del rischio di lesione perioperatoria avvalendosi della “Scala Munro”, uno strumento specifico e validato che si affianca alle procedure cartacee presenti in ASL VCO. 

Il sistema APP, utilizzabile sia mediante dispositivi mobili che PC desktop, attraverso immagini tridimensionali presenta come posizionare il paziente sul tavolo operatorio in relazione al tipo di intervento a cui verrà sottoposto. Grazie all’applicazione si riduce il tempo di preparazione del tavolo operatorio, del posizionamento del paziente e dei devices da utilizzare secondo modelli predefiniti validati dal team chirurgico. 

L’APP, di semplice utilizzo e di costo contenuto, è stata acquisita in seguito ad un processo di HTA e all’affiancamento e alla formazione degli operatori del Blocco Operatorio dell’Ospedale San Biagio di Domodossola.

Contestualmente al dispositivo, è stata revisionata la CL per la sicurezza in Sala Operatoria integrandola con ulteriori item come previsto dalle azioni di miglioramento dell’RCA e della FMEA. 

Quali sono i rischi connessi al posizionamento in sala operatoria?

Tutte le posizioni chirurgiche adottate nell’intraoperatorio presentano dei rischi per complicanze anche severe, in quanto il paziente, essendo sottoposto ad anestesia per un tempo prolungato, non è in grado di comunicare all’équipe disturbi, malesseri o dolori connessi al posizionamento. 

Le principali complicanze del posizionamento sul letto operatorio sono a carico dei nervi, della cute, del sistema cardiocircolatorio e del sistema respiratorio. Le lesioni a carico della cute e degli strati sottostanti sono le più frequenti e variano dall’eritema alla perdita tessutale a tutto spessore.

Queste lesioni sono considerate un indicatore della qualità dell’assistenza e sono associate ad un aumento del dolore, delle comorbilità del paziente e della mortalità.

Per evitare che ciò accada è quindi necessaria una conoscenza dettagliata della posizione che il paziente deve mantenere nelle singole fasi del singolo intervento chirurgico.

Il sistema A.P.P. ci consente di vedere in una dimensione 3d qual è la posizione più corretta risalendo ai dati di posizionamento e definendo quale posizione e quali specialità sono più soggette a una lesione da malposizionamento.

Quali sono stati i Dipartimenti e le competenze coinvolte nell’inserimento del dispositivo?

È stata valutata in prima istanza da un gruppo di lavoro specialistico da me coordinato, per poi essere esaminata dall’ingegneria clinica, dal dipartimento chirurgico e infine dalla direzione generale. 

Prima di tutto abbiamo fatto degli incontri in aula per valutare il dispositivo dal punto di vista tecnico, per poi passare a condividere lo strumento, tramite percorsi di informazione e di formazione, con i professionisti dei blocchi operatori, in particolare con coordinatori e responsabili del dipartimento di chirurgia e delle sale operatorie. Quando infine è stata valutata la sua idoneità e la sua risposta positiva alle problematiche che volevamo risolvere, è stato attivato un sistema di formazione per gli operatori dei blocchi in sala operatoria e siamo poi partiti con una prima fase sperimentale. 

Questo dispositivo al momento viene utilizzato per la Chirurgia Urologica, Ginecologica, per la Chirurgia Generale e per la Chirurgia Ortopedica

Quali sono stati i primi risultati dell’applicazione?

Nella fase sperimentale è stato condotto, tra il 7 marzo e l’8 settembre 2022, uno studio osservazionale retrospettivo sull’utilizzo del dispositivo digitale. L’indagine monocentrica, effettuata nell’ospedale San Biagio di Domodossola, ha compreso un campione di 143 pazienti adulti sottoposti ad intervento chirurgico con una durata superiore alle 2 ore, nelle specialità di Chirurgia Generale, Ortopedia, Urologia e Ginecologia.

Dalla comparazione effettuata rispetto ad un campione analogo del 2021 è risultato che il numero di lesioni (prevalentemente tegumentarie) rilevate nell’anno 2022 è stato inferiore di circa il 6% (passando dal 16% al 10%). Grazie al sistema A.P.P. è stato possibile risalire ai dati di posizionamento, definendo quale posizione e quali specialità sono più soggette ad una lesione da malposizionamento, oltreché le zone anatomiche più colpite, correlandole con la posizione e la tipologia di intervento. La raccolta e la valutazione dettagliata dei dati permette ai professionisti di adottare ulteriori strategie preventive per diminuire il rischio di lesione del paziente sottoposto ad intervento chirurgico.

È una pratica che può essere adottata da altre ASL?

Trattandosi di un dispositivo estremamente pratico e relativamente semplice, può essere acquisito senza particolari rischi e problematiche. Ovviamente richiede una formazione preliminare ma questa è insita in tutti i progetti di miglioramento che prevedono l’introduzione di una nuova modalità di gestione, che sia organizzativa, gestionale o come in questo caso legata ad un dispositivo. Credo che la sua adozione sia così auspicabile proprio perché ci consente di incrociare tutto il percorso del paziente, dall’ingresso alla dimissione, per poi rintracciare i dati che ci servono per fare valutazioni di merito che possono interessare sia coloro che si occupano di gestione strategica, sia all’operatore stesso che ha un feedback sull’efficacia della posizione del paziente sul lettino. 

Qual è l’elemento più importante da tenere in considerazione per l’adozione di un dispositivo come questo? 

In questi contesti la chiave di volta è la collaborazione rapida e operativa tra direzione strategica, tecnostruttura e clinici perché è fondamentale che ci sia una condivisione da parte dell’azienda su più livelli, non solo con gli operatori che lo utilizzeranno ma anche con coloro che poi dovranno gestire il dispositivo garantendone determinati criteri di sicurezza e di efficacia.

DATA-DRIVEN INSURANCE: LA SICUREZZA IN SANITÁ COMINCIA DA QUI

Affiancare gli assicurati nel processo di trasformazione dei big data in strumenti di decision-making e mitigazione del rischio, superando il gap di competenze e le criticità di una digitalizzazione accelerata dalla pandemia: questo il nuovo ruolo al quale ambiscono le compagnie assicurative.

Sulle molteplici potenzialità dei dati raccolti, la domanda già da tempo non è più dove trovare le informazioni, bensì come utilizzarle affinché garantiscano insight corretti, coerenti e realmente utili. Come si inseriscono i player assicurativi in questo contesto? Lo chiediamo a Giuseppe Carchedi, Group Operations and Analytics Manager di Sham – gruppo Relyens, mutua leader nell’ambito dell’Rc sanitaria e del clinical risk management. 

L’integrazione e l’accessibilità di tutti i dati, frammentati in applicazioni settoriali e basi dati proprietarie, rappresentano una priorità per le strutture sanitarie per poter gestire il rischio clinico e consolidare il proprio patrimonio informativo. In concreto però, in che modo i dati a disposizione della compagnia assicurativa diventano strumento di gestione del rischio? 

Una gestione integrata dei dati può innescare un ciclo virtuoso: grazie alle informazioni raccolte dal claims management, è possibile identificare le maggiori aree di criticità, promuovere azioni correttive, limitare l’incidenza degli eventi avversi e, di conseguenza, ridurre il costo totale del rischio sanitario, sia in termini di sinistrosità, sia in termini di spesa per la copertura assicurativa. Il tutto contribuendo al miglioramento dei servizi e delle cure erogati dalle strutture.
La disponibilità di big data e di modelli avanzati di data analytics non è, però, di per sé sufficiente a raggiungere questi traguardi. 

Continua a leggere la versione integrale dell’articolo sul nuovo numero di Insurance Review:

http://cdn-insurancereview.procne.it/PDF/2022/PDF_Review_98.pdf

I VANTAGGI CONCRETI DELLA IA E DELLA DATA ANALYSIS PER LA GESTIONE SINISTRI  IN SANITÀ 

Automazione del data entry; efficienza nei processi; analisi ed elaborazioni dei trend di lungo corso: questo l’orizzonte per studiare l’applicazione dell’intelligenza artificiale nell’assicurazione in sanità.  

Ne abbiamo parlato con Alessandra Grillo, Claims Director di Sham in Italia.

L’applicazione dell’IA ha aperto la strada a grandi innovazioni in molti campi; quello sanitario in primis. Anche nella gestione dei sinistri MedMal l’utilizzo di queste tecnologie sta assumendo maggior rilevanza, con numerosi vantaggi correlati. 

In primo luogo, l’intelligenza artificiale è in grado di migliorare il Data entry e di automatizzare la lettura e l’estrapolazione di numerose informazioni, generando un consistente risparmio di tempo rispetto a un inserimento a sistema manuale. 

L’applicazione dell’IA, inoltre, non solo ha il valore aggiunto di velocizzare i tempi e arricchire le informazioni disponibili sulle quali basare la strategia, ma permette alle persone di focalizzarsi sui passaggi più importanti, lasciando all’automazione quelli più ripetitivi, noiosi e nei quali proprio la ripetitività dell’azione ne aumenta il rischio di errore umano.  

“Esempio canonico è quello dell’inserimento dell’Iban per le transazioni. Un passaggio molto semplice per un programma informatico ma che, al personale umano, richiede ben tre passaggi separati di verifica” – afferma Alessandra Grillo, Claims Director di Sham in Italia. 

“Anche il Data Mining – prosegue – è interessante per mappare, attraverso l’intelligenza artificiale, i flussi di lavoro e visualizzare gli snodi dove si accumulano ritardi e inefficienze portando così considerevoli benefici al cliente, al danneggiato e, di rimando, alla compagnia assicurativa”. 

Lo studio di software avanzati nell’ambito della gestione sinistri in sanità è al cuore della partnership tra Sham – gruppo Relyens e Antevis.

“Utilizzare un programma di IA permetterà anche di ricostruire il contesto attorno al sinistro, inserendo nell’analisi informazioni rilevanti per predire l’esito del claim, come lo storico del reparto, e per meglio inquadrare il caso concreto in un’ottica di risk management più ampia rispetto alla specifica sfera del cliente. Già adesso, abbiamo individuato tre distinti ambiti di applicazione dell’Intelligenza artificiale nella gestione dei sinistri: l’efficienza dei processi; la riduzione dell’errore umano; l’emancipazione dei dipendenti, i quali, sollevati dalle mansioni ripetitive, possono dedicarsi a compiti che valorizzano al meglio le loro skills. Infatti, con l’IA il dipendente diventa il controllore del processo automatizzato: le persone lavorano meglio, sono più produttive, ottengono più soddisfazioni e raggiungono una migliore work-life balance”. 

“Dall’insieme dei dati raccolti sui singoli sinistri emergeranno – conclude Grillo – indicazioni approfondite sui trend relativi a questi ultimi e al quadro generale del cliente, capaci di delineare benchmark di riferimento, con ovvie ricadute anche in termini di sostenibilità economica per la struttura. Tutte queste prospettive gettano le basi per un impiego sempre più soddisfacente dei software IA nell’orizzonte della gestione sinistri in sanità”. 

DATA BREACH NEL SISTEMA SANITARIO: I RANSOMWARE MINANO LA RISERVATEZZA, L’INTEGRITÀ E LA DISPONIBILITÀ DEI DATI

Secondo CLUSIT gli attacchi ransomware rappresentano il 67% di tutti i malware. 

Le tecniche di attacco si sono ampiamente evolute e, risultando più aggressive e più mirate, sono diventate una minaccia per i sistemi informatici ospedalieri e per la salute dei pazienti. 

Durante il webinar “I ransomware: le nuove tecniche d’attacco e come difendersi” organizzato da Osservatori Digital Innovation, sono stati commentati gli ultimi dati presentati da CLUSIT - Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica, in merito alla diffusione dei ransomware.  

Il primo dato emerso è come, nel 2021, il 79% degli attacchi rilevati abbia avuto un impatto elevato, contro il 50% dell’anno precedente. 

Sono inoltre cambiate anche le modalità con cui i cyber criminali organizzano i loro attacchi: se negli anni precedenti gli hacker colpivano in maniera indifferenziata “multiple targets”, adesso il cyber crime mira a bersagli ben precisi e definiti, studiando accuratamente i target e programmando in ogni dettaglio le loro azioni. 

Secondo il rapporto CLUSIT 2022 sulla sicurezza ICT in Italia, la sanità rappresenta circa il 13% del totale degli obiettivi colpiti. Le strutture sanitarie archiviano ed elaborano quotidianamente un quantitativo considerevole di informazioni molto sensibili sui pazienti. 

Per Ruggero Di Mauro, Key Account Manager di Sham in Italia, “I ransomware rappresentano una tipologia di attacco informatico particolarmente impattante per il settore sanitario. Questo perché possono potenzialmente ledere tutte e tre le macroaree di rischio cyber tipiche della cosiddetta triade della sicurezza informatica, ovvero riservatezza, integrità e disponibilità dei dati”. 

  • Riservatezza: i dati sensibili estorti tramite ransomware di ultima generazione possono essere diffusi sul dark web. 
  • Integrità: i ransomware sono in grado danneggiare l’integrità e la qualità dei dati. 
  • Disponibilità: i ransomware sono in grado di criptare dati e sistemi rendendoli, di fatto, inaccessibili e indisponibili. 

“In questo contesto, le strutture sanitarie, caratterizzate da una forte presenza di dispositivi OT/IOMT/MD spesso corredati da software legacy e quindi non più supportati dagli sviluppatori, possono costituire un bersaglio facile per i cybercriminali.” – conclude Di Mauro – “Diventa quindi sempre più importante adottare un approccio integrato alla gestione del rischio cyber: da un lato investire in attività di formazione e nell’implementazione di tecnologie e servizi in grado di prevenire e mitigare il rischio. Dall’altro, adottare una strategia di trasferimento della componente residuale al mercato assicurativo, stipulando un’adeguata polizza cyber”. 

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ELETTROMEDICALI: QUANTO SONO ESPOSTI AI RISCHI CYBER?

Esistono ancora diversi fattori che minacciano la sicurezza dei device medicali all’interno degli ospedali: la difficoltà da parte della struttura di ‘controllare’ i programmi installati dai produttori è uno di questi.

A parlarne è Pasquale Draicchio, Cyber Risk Manager di Sham in Italia.

Gli elettromedicali sono, ad oggi, sempre più digitali ed interconnessi, archiviando al loro interno un’ingente quantità di dati sensibili che influenzano direttamente la sicurezza informatica delle strutture sanitarie.

Dato il costo elevato di tali apparecchiature, il loro utilizzo viene protratto nel tempo e ciò va a influire sulla loro obsolescenza. In aggiunta, i criteri presi in considerazione per stabilire le soglie di obsolescenza di un’apparecchiatura medica non comprendono la sicurezza informatica, nonostante le attrezzature siano collegate alla rete e, quindi, direttamente esposte a possibili attacchi cyber.

Mentre le normali attrezzature IT possono essere periodicamente aggiornate dalla stessa struttura sanitaria, installando un software di sicurezza se necessario, i software dei device medicali possono essere migliorati e gestiti solo dai produttori.

“Quello che ne scaturisce sono apparecchiature obsolete con enormi vulnerabilità che, collegandosi alla rete senza essere aggiornate con opportuni software di sicurezza, rappresentano una vera e propria minaccia per le strutture sanitarie – riporta Pasquale Draicchio, Cyber Risk Manager di Sham in Italia -. Come se non bastasse, gli elettromedicali sono caratterizzati da propri protocolli di sicurezza specifici e differenziati da produttore a produttore, e ciò crea enorme difficoltà per i reparti IT in quanto gli strumenti di sicurezza di rete, inizialmente implementati per il controllo dei soli dispositivi IT, non sono in grado di identificare correttamente i device medicali e di analizzarne le vulnerabilità: in generale è quasi impossibile installare software esterni; è, quindi, richiesta una continua collaborazione tra i produttori delle attrezzature mediche e la struttura sanitaria che ne usufruisce al fine di contenere possibili rischi cyber attraverso l’attivazione di aggiornamenti. È importante sottolineare che i fornitori stanno progressivamente sviluppando soluzioni adatte a concedere un maggiore controllo delle apparecchiature da parte delle strutture sanitarie. In questo contesto, la cooperazione tra il team di cybersecurity e gli ingegneri clinici è essenziale per mettere in sicurezza gli elettromedicali”.

COME CONTROLLARE L’ATTIVITÀ DEGLI ELETTROMEDICALI? SCOPRILO NELL’ARTICOLO:

UNA SONDA PER LA RETI OSPEDALIERE: COME FUNZIONA CYBERMDX

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IL SALTO QUANTICO DELL’AI GIURIDICA 

Una galassia di progetti presso il LIDER- LAB della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa allena l’intelligenza artificiale ad annotare e interrogare le sentenze per raggiungere la nuova frontiera della predizione giuridica. Il rapporto tra tribunali, assicurazioni, avvocati e cittadini potrebbe cambiare come mai prima d’ora

È un fronte di progetti distinti ma coordinati quello condotto dal Laboratorio Interdisciplinare Diritti e Regole della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa (LIDER-LAB) spiega il Direttore, il Professore di Diritto Privato Comparato Giovanni Comandé:  “Si tratta di progetti paralleli gestiti da equipe multidisciplinari indipendenti che, però, si confrontano e si arricchiscono vicendevolmente”.  

“La Scuola Superiore Sant’Anna segue la sua intuizione originale di allenare i programmi di intelligenza artificiale per annotare autonomamente le sentenze. Le banche dati giuridiche, attualmente, vengono interrogate su parole chiave principalmente, e l’arricchimento semantico è direzionato a tale livello soprattutto. Noi stiamo sviluppando AI capaci di riconoscere le tipologie di frasi – che stabilisce una regola giuridica operazionale per esempio – in modo tale che riconoscano il principio o la regola giuridica in atto al di là del testo legislativo”.   

Come cambierebbe l’analisi giuridica con l’introduzione dell’AI?  

Assisteremo ad un cambiamento radicale, ancora più incisivo dello storico passaggio dalla carta al digitale. Già all’epoca, trent’anni fa, sperimentammo una forte fase di disintermediazione: l’accesso alle fonti e alla dottrina divenne, esponenzialmente, più facile.   

Ma con l’avvento dell’AI nel campo dell’analisi giuridica il cambiamento sarà ancora più profondo perché, per la prima volta, si potrà visualizzare l’evoluzione della giurisprudenza e la sua direzione in tempo reale. Inoltre, si potrà misurare l’impatto dei singoli ‘parametri’, come una particolare forma di danno alla salute (o un fattore metagiuridico) nel dare origine ad un pattern riconoscibile nella giurisprudenza e, quindi, nel cambiamento operazionale della regola effettivamente applicata. Ad esempio, potremmo rilevare che determinate condizioni di partenza portino, la maggior parte delle volte, alla stessa sentenza. Questo aprirebbe le porte al secondo livello del nostro ‘fronte’ – esplorare le potenzialità predittive dell’analisi giuridica – e al terzo: calcolare con quanta probabilità, dati certi parametri iniziali, la sentenza possa orientarsi in un senso piuttosto che in un altro. Metaforicamente, al momento, l’analisi giuridica è monodimensionale. Alla fine di questo processo, sarà multidimensionale. È un salto che possiamo definire “quantico”.   
 

Un salto che può estendersi dall’analisi giuridica alla Giustizia stessa? 

“In minima parte è così, ma non è il cambiamento più significativo. Mi spiego: già la digitalizzazione della dottrina ha cambiato la prassi della ricerca giuridica e, di conseguenza, anche il modo di scrivere le sentenze. L’accesso alle fonti e la possibilità di richiamare la conoscenza giuridica ha allargato l’orizzonte. L’analisi AI-mediata della dottrina stessa porterebbe ad una conoscenza infinitamente più profonda e puntuale, influenzando ulteriormente l’impatto della tecnologia sulla giustizia”.   

“Ma il cambiamento più importante è nel rapporto con la giustizia stessa. I dati annotati e analizzati dalle AI saranno interrogati da magistrati, avvocati, cittadini e assicurazioni con obiettivi e ‘domande’ diverse. Già questa diversità di soggetti porterà alla declinazione di interfacce specializzate.  Intanto, il processo di intermediazione avrà fatto un altro salto in avanti perché, per calcolare la probabilità di ‘vittoria’ in tribunale, la convenienza di una negoziazione o l’opportunità di adire per vie legali, a volte non sarà più necessaria l’intermediazione di un esperto giuridico come un avvocato.  Altre volte, sarà, invece, proprio la presenza di questi strumenti ad avvicinare cliente all’avvocato, giacché, in assenza di questi strumenti, il cliente non avrebbe neppure la consapevolezza di avere bisogno di un esperto legale. Sarà la piattaforma AI di analisi giuridica a dare indicazioni sul potenziale esito di un eventuale giudizio. A queste piattaforme potranno affidarsi – in via ‘predittiva’ – assicurazioni, cittadini e attori della legge”.   
 

“Quando si parla di giudice-robot, perciò, non si deve pensare ad un robot che giudica, ma ad un programma che determinerà, in molti casi, se convenga adire in giudizio o meno; meglio ancora: a strumenti che allargano la conoscenza giuridica e, quindi, espandono un effettivo accesso alla giustizia”.  

Per approfondire:  

https://www.lider-lab.it/

 www.predictivejustice.eu

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IL CASO STUDIO: COME LA COMUNICAZIONE RIDUCE IL RISCHIO SANITARIO

300 professionisti nell’area materno infantile piemontese partecipano alla mappatura a priori: il metodo Cartorisk coinvolge gli operatori in un’azione di miglioramento dal basso che porta il risk management nei singoli processi sanitari.

Tra il 2018 e il 2019, 300 operatori sanitari dei reparti materno infantili della Regione Piemonte sono stati coinvolti in un progetto di mappatura a priori del rischio. 

Il metodo impiegato è Cartorisk: un metodo sviluppato dalla Mutua assicurativa Sham – gruppo Relyens, RiskManager e assicuratore di riferimento per la sanità pubblica italiana in ambito RC Sanitaria. 

Cartorisk prevede di coinvolgere gli operatori responsabili dei singoli processi sanitari e analizzare con loro tutti i passaggi che li compongono. Di ognuno di questi ne vengono considerati i potenziali rischi e l’efficacia delle barriere già in atto per contenerli, stimando gravità e probabilità del rischio residuo. 

Da questa analisi, frutto di 8 mesi di lavoro sul campo e 35 meeting con gli operatori, sono stati analizzati 72 rischi e sviluppate 183 proposte di miglioramento da parte di medici, tecnici e infermieri nei reparti. 

I risultati dell’intera ricerca sono stati pubblicati nell’articolo “L’analisi a priori del rischio sanitario in Regione Piemonte: applicazione del metodo Cartorisk sull’area materno-infantile sulla rivista Mecosan1“. 

“Quello che emerge è il ruolo della comunicazione come strumento di sicurezza su quattro livelli distinti. – spiega Anna Guerrieri, Risk Manager di Sham – gruppo Relyens e autrice del progetto – Il primo è la comunicazione all’interno di equipe e reparti. Solo per fare un esempio, nella letteratura il 70% degli eventi sentinella, ovvero eventi avversi gravi e potenzialmente evitabili, segnalati dalle organizzazioni sanitarie americane tra il 1995 e il 2005 erano associati a un fallimento della comunicazione tra i professionisti coinvolti2”. 

“Il secondo livello della comunicazione è lo scambio tra il Risk Management dell’azienda sanitaria e i singoli professionisti nei reparti. L’impiego di Cartorisk dimostra come gli operatori possano e vogliano essere attivamente coinvolti nel rendere più sicure le cure che erogano quotidianamente. Come diversi esempi dimostrano – da ultimo la best practice della Fondazione Poliambulanza di Brescia3 – la sicurezza e la gestione del rischio non può essere calata dall’alto, ma ha bisogno di una rete di persone che medi l’applicazione dei protocolli in ogni singolo reparto e segnali attivamente al Risk Manager tutte le situazioni da migliorare. Ovviamente, questo può avvenire solo in una atmosfera di fiducia basata sulla cultura “no blame”. Così si può creare davvero un Enterprise Risk Management: una gestione del rischio intrecciata nella trama di qualsiasi attività aziendale”. 

“Esulando dal caso studio, possiamo dire che la stessa fiducia e trasparenza deve esistere nella comunicazione tra persone e struttura sanitaria, soprattutto in caso di eventi avversi o situazioni di tensione. È dalla buona comunicazione con i pazienti e i familiari, dalla cura delle emozioni e delle sensibilità che dipende la riduzione della conflittualità e la prevenzione del contenzioso4”. 

“Infine, è sempre più evidente che l’alfabetizzazione sanitaria (health literacy) è uno strumento a tutto tondo per la prevenzione primaria e l’empowerment del paziente. È grazie all’informazione e alla comprensione che la persona può scegliere consapevolmente e liberamente di contribuire in maniera attiva alla propria salute; sottoponendosi a controlli periodici, abbracciando stili di vita sani e aderendo scrupolosamente ai percorsi terapeutici e farmacologici condivisi con medici e specialisti”. 

“Questi – conclude Guerrieri – sono i quattro livelli in cui la comunicazione può contribuire globalmente alla gestione del rischio e dei sinistri: implementando la sicurezza nei processi, stimolando la partecipazione del personale al miglioramento, rafforzando l’alleanza terapeutica tra assistito e struttura sanitaria nonché l’emancipazione del paziente come soggetto attivo del percorso di cura”.

Note:

1 – L’analisi a priori del rischio sanitario in Regione Piemonte: applicazione del metodo Cartorisk sull’area materno-infantile – Alberto Sardi, Enrico Sorano, Letizia Agostini, Anna Guerrieri, Mirella Angaramo, Franco Ripa. MECOSAN – ISSN 1121-6921, ISSNe 2384-8804, 2020, 114 

2 Op.Cit 

[01/04/2022 17:00] Tommaso Vesentini

3 Riduzione sepsi neonatale, ricoveri covid mirati e risparmio: i risultati dell’enterprise risk management – Santà 360° (link

4 Tavola rotonda al corso: STATI GENERALI DELLA COMUNICAZIONE PER LA SALUTE, organizzato il 4/5 marzo 2022 da FEDERSANITÀ con il patrocinio di ISS, AGENAS, Formez PA, ANCI, Ordine dei Giornalisti, Fondazione Innovazione Sicurezza in Sanità e la collaborazione di PA Social, l’associazione nazionale per la nuova comunicazione. 

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22 ANNI DI TELEMEDICINA: PERCHÉ È EQUIVALENTE ALLE VISITE IN OSPEDALE E DI COSA HA BISOGNO PER DECOLLARE IN ITALIA

“La Telemedicina non supera il rapporto tra medico/infermiere e paziente ma lo ricostruisce; è equivalente alle visite in ospedale, ma costa la metà; è legata allo sviluppo dell’assistenza domiciliare con un grande beneficio per la prevenzione e il benessere del paziente. Bisogna cambiare la mentalità dei medici e, soprattutto, i DRG regionali”. L’intervista a tutto tondo al Prof. Gianluca Polvani che, dal Centro Cardiologico Monzino, gestisce una tra le prime e più grandi centrali operative di telemedicina in Europa

Un tempo, le persone venivano ricoverate in cardiologia e cardiochirurgia, ricevevano le cure e, poi tornavano a casa. Con il rientro a domicilio o con l’invio al centro di riabilitazione l’Istituto perdeva completamente la possibilità di poter mantenere una continuità assistenziale dei pazienti da noi trattati e che conoscevamo. Poi è arrivata la Telemedicina”.  

“Presa in carico globale del paziente, oggi, è una frase comune. Ma, nel gennaio del 2000, 22 anni fa, quando aprimmo la prima Centrale di Telemedicina Cardiovascolare del Centro Cardiologico Monzino, era l’inizio di una nuova fase per la medicina italiana”.  

Gianluca Polvani, Direttore della Cardiochirurgia del Centro Cardiologico Monzino, Professore di Chirurgia Cardiaca presso l’Università Statale di Milano e Responsabile della Centrale, è stato uno dei protagonisti di questo cambiamento. 

Professore, la vostra è una delle più importanti esperienze di Telemedicina in Europa. Qual è il bilancio di questi 20 anni di lavoro? 

Il bilancio è che la Telemedicina cardiologica e post-cardiochirurgica è equivalente all’assistenza in ospedale, se non migliore, costa la metà e migliora sia la qualità della vita che la possibilità di prevenzione di recidive. Questi sono fatti, non opinioni. Abbiamo assistito a casa oltre 2500 pazienti. Prima ci siamo occupati della riabilitazione post-chirurgica, successivamente integrata con il monitoraggio di pacemaker, aritmie complesse e scompensi cardiaci. Sono pazienti delicati, eppure abbiamo gestito a casa l’80 per cento delle complicanze post-chirurgiche, come versamenti e infezioni. Nel restante dei casi il ritorno in ospedale era dovuto a eventi non correlati agli interventi, ma causati da elementi ‘esterni’, come le cadute. Quando parliamo di monitoraggio non stiamo parlando di dati e parametri: parliamo di relazione di cura con il paziente e a tutto tondo. La Telemedicina è Medicina; è un’attività clinica a tutti gli effetti. Chi vorrebbe relegarla ai meri device o ai numeri dei parametri vitali, non ha capito la sua essenza. Nella nostra Centrale lavorano 2 cardiologi e 6 infermieri a tempo pieno: chiamiamo i nostri pazienti ogni giorno, li visitiamo, ci confrontiamo con loro. Questo è Telemedicina: ricostruire il rapporto diretto tra persona e personale sanitario.  Il nostro ‘marchio di fabbrica’ è una valigetta a due strati: nel primo ci sono le medicine per il paziente, nel secondo tutti i presidi medici che possono servire all’operatore sanitario che effettua l’assistenza domiciliare. Questo è il secondo punto focale e oggetto di un profondo equivoco: “La Telemedicina non è ‘virtuale’; ma è un rapporto personale e fisico: sono medici e infermieri che vanno al domicilio del paziente”. 

Cosa serve per avere un sistema di Telemedicina che funziona?  

“La tecnologia sembrerebbe il requisito fondamentale, mentre in realtà è l’ultimo dei problemi. Prima di tutto occorre cambiare la mentalità dei medici perché non è più vero che, per visitare una persona, è sempre necessaria la presenza fisica. Abbiamo a disposizione così tanti esami strumentali che non c’è più bisogno di ‘auscultare’ con il fonendoscopio. Ovviamente esistono situazioni in cui la visita in presenza è imprescindibile. In questi casi la Telemedicina permette di fare una scrematura; in modo tale da visitare di persona solo chi effettivamente ne ha bisogno. Questo approccio non riduce il servizio ai pazienti, perché purtroppo i medici – e soprattutto i medici di famiglia oppressi da burocrazia e incombenze di ogni tipo, -hanno sempre meno tempo da dedicare alle visite. La Telemedicina è uno strumento per recuperare tempo da dedicare ai pazienti.  

La Regione Lombardia per prima e finora unica, ha capito, sulla base di dati e studi scientifici incontrovertibili, che la Telemedicina cardiologica è equivalente alle visite ospedaliere e conviene sotto tutti i punti di vista. Lo ha capito 15 anni fa quando ha preparato il primo DRG per le prestazioni in Telemedicina, ma finché le altre non ne seguiranno l’esempio, le prestazioni in Telemedicina saranno irrealizzabili e si continueranno a privilegiare ospedali, piccoli e grandi, e visite in presenza, che generano più costi e richiedono più tempo e fatica per gli spostamenti. Al Centro Cardiologico Monzino, per esempio, seguiamo sul territorio circa 3/400 pazienti all’anno su 700 interventi chirurgici, perché i rimanenti vengono da Regioni che non prevedono un DRG per l’assistenza a casa. 

Terzo e ultimo punto: l’assistenza domiciliare è la ‘gemella’ della Telemedicina, è la sua naturale compagna. Se abbiamo dimostrato che la visita in Telemedicina equivale alla visita in ospedale, allora è evidente che abbiamo bisogno di meno strutture ospedaliere e di più team di medici e paramedici che vanno a casa delle persone”.  

La Telemedicina non cambia la Medicina, bensì cambia l’organizzazione della sanità. È questo un messaggio che sta passando?  

“Non in maniera sufficiente. C’è bisogno di una forte opera di informazione, comunicazione e, in senso positivo, anche di lobbying presso le Istituzioni. I pazienti sono quelli che, forse, hanno capito meglio di tutti il passaggio epocale. Per loro sta diventando naturale inviare gli esami online al medico e chiedergli: “Cosa devo fare?”. Per vent’anni le persone hanno cercato informazioni online e, ora, possiamo far sì che questa abitudine diventi uno strumento di controllo della salute e prevenzione, non di disinformazione. Le persone devono poter chiamare medici e infermieri nelle centrali operative di Telemedicina e chiedere esattamente le informazioni delle quali hanno bisogno e alle quali hanno diritto. Pensiamo solo a quello che è successo con il COVID: chi era più informato, in media, ha subito meno ospedalizzazioni e conseguenze negative di chi ha aspettato direttive dall’alto. Non possiamo cambiare la società e arginare il bisogno di consulti o l’abitudine all’immediatezza delle risposte online. Possiamo, però, instituire i meccanismi sanitari per far sì che le risposte siano quelle giuste e non fake news. 

Il COVID ha dimostrato – senza ombra di dubbio – che la risposta sanitaria a qualsiasi problema debba essere territoriale e domiciliare, prima, e ospedaliera poi (e solo se proprio è necessario).  

Quando sento che vogliamo fare le Case della Salute dove ricoverare i pazienti post-acuzia, mi chiedo se abbiamo capito davvero la lezione della pandemia. Abbiamo davvero bisogno di altri, piccoli, ospedali? Personalmente, preferirei che le persone non entrassero nelle strutture sanitarie, ma fossero, invece, gli operatori sanitari ad uscirne per raggiungerle a casa sia fisicamente che grazie alla Telemedicina.

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UNA SONDA PER LE RETI OSPEDALIERE: COME FUNZIONA CYBER MDX

Controllare i flussi dati ospedalieri per proteggerli e migliorarli: la piattaforma partner di SHAM è sia uno strumento per sicurezza IT che di miglioramento dell’ingegneria clinica 

di Pasquale Draicchio 

Le reti ospedaliere contengono ormai migliaia di singoli device medicali interconnessi che sono diventati uno snodo imprescindibile per la sicurezza: dal buon funzionamento di questi device dipende la salute dei pazienti mentre dalla loro sicurezza informatica dipende la continuità delle cure stesse che erogano. 

Gli elettromedicali, infatti, sono sia strumenti di cura che possibili obiettivi di un cyber attacco. 

Due anime che richiedono un doppio approccio: cyber security ed ingegneria clinica. 

Da questo assunto, nel 2017 nasce la piattaforma Cyber MDX, azienda americana partner SHAM per la sicurezza dei dati sanitari. 

Cos’è e come funziona Cyber MDX 

Cyber MDX è una dashboard sulla quale vengono analizzati i flussi informativi con l’interno e l’esterno dell’ospedale di ogni device connesso in rete: Dispositivi medici, IT, OT, IoT, IoMT. 

Le informazioni vengono lette da una sonda – un congegno hardware – che viene collegato alla rete ospedaliera dopo essere stato specificatamente programmato per le esigenze della singola struttura. Questa sonda non interferisce con i dati, ma li legge e li spedisce in un server in cloud protetto – uno per cliente – dove le informazioni vengono analizzate e rese visibili. 

Cosa vedono gli operatori 

L’intera panoramica della flotta dei device, con informazioni dettagliate sull’attività, lo stato di funzionamento di ogni singolo strumento e la loro iterazione. Cyber MDX è una grande finestra sulla rete ospedaliera: non interferisce ma segnala e consiglia gli interventi per la sicurezza e per la razionalizzazione delle risorse. 

Qual è il vantaggio per gli ingegneri clinici  

Verificano la performance della rete e la disponibilità degli hardware. Uno strumento di miglioramento delle prestazioni e di risparmio / efficienza nell’uso dei device disponibili.  

Qual è il vantaggio per la sicurezza IT 

Cyber MDX consente di vedere le vulnerabilità dei singoli dispositivi e l’intero flusso dei dati, in ingresso, in uscita e all’interno della rete, identificando qualsiasi movimento sospetto, comprese le tracce lasciate da un sondaggio delle difese da parte di un gruppo hacker in previsione di un attacco. 

Cosa avviene in caso di attacco 

Cyber MDX legge la minaccia; non può intervenire sulla rete, ma segnala gli interventi da fare ai responsabili della sicurezza e alle eventuali aziende partner incaricate dall’ospedale. 

Un programma che impara grazie all’AI  

Il software di Cyber MDX viene continuamente aggiornato e le performance vengono continuamente analizzate in modo da anticipare e saper leggere con sempre maggiore precisione le situazioni reali all’interno della rete ospedaliera, rispondendo con velocità e sensibilità alle esigenze di miglioramento funzionale e alla crescente richiesta di sicurezza informatica.

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LA COMUNICAZIONE COME STRUMENTO DI SICUREZZA

Venerdì 4 ora 17:00 l’intervista alla RM Anna Guerrieri sulla leva per prevenire il contenzioso

“Il 70% degli eventi sentinella, ovvero eventi avversi gravi e potenzialmente evitabili, segnalati dalle organizzazioni sanitarie americane tra il 1995 e il 2005, sono associati a un fallimento della comunicazione tra i professionisti coinvolti”[1].

E l’importanza della comunicazione non si risolve nel lavoro di equipe, estendendosi alla relazione tra persone e struttura sanitaria, diventando un elemento cardine della relazione di cura.

Da qui partirà, venerdì 4 marzo dopo le 17, l’intervista ad Anna Guerrieri, Risk Manager Sham Italia, da parte di Maria Teresa D’Aquino

La Comunicazione per la prevenzione del Contenzioso: una leva per l’efficienza sarà il tema della discussione.

L’occasione è il corso STATI GENERALI DELLA COMUNICAZIONE PER LA SALUTE, organizzato da FEDERSANITÀ con il patrocinio di ISS, AGENAS, Formez PA, ANCI, Ordine dei Giornalisti, Fondazione Innovazione Sicurezza in Sanità e la collaborazione di PA Social, l’associazione nazionale per la nuova comunicazione. 

STATI GENERALI DELLA COMUNICAZIONE PER LA SALUTE è previsto il 4 e 5 Marzo 2022. 

ll Corso dà diritto a 8 crediti ODG di cui 2 deontologici.  Scopri di più ed iscriviti seguendo questo LINK


[1] L’analisi a priori del rischio sanitario in Regione Piemonte: applicazione del metodo Cartorisk sull’area materno-infantile – Alberto Sardi, Enrico Sorano, Letizia Agostini, Anna Guerrieri, Mirella Angaramo, Franco Ripa. MECOSAN – ISSN 1121-6921, ISSNe 2384-8804, 2020, 114