IL CALCOLO DEL RISARCIMENTO DEL DANNO

Risarcimento da perdita parentale o del danno “riflesso”: quali sono le differenze nell’applicazione delle Tabelle di Milano e di Roma?

Di Delia Roselli, Avvocato e Legal and Compliance Manager presso Relyens in Italia.

Come è noto, con l’ordinanza n. 37009/2022 la Corte di Cassazione ha acconsentito alla piena utilizzabilità, anche nella liquidazione del danno parentale, delle tabelle di Milano, nella loro versione aggiornata del giugno 2022, lasciando la facoltà al giudice di scegliere se applicare tali tabelle oppure quelle di Roma, motivando la scelta.

Prima di tale pronuncia, la Suprema Corte, con la sentenza n. 10579/2021, aveva bocciato le vecchie tabelle milanesi, in quanto apparivano troppo discrezionali, posto che il risarcimento poteva essere determinato liberamente dal giudice all’interno di “forbici” di valore riferite alle diverse categorie di parenti, ma ritenute troppo ampie e prive di criteri puntuali. 

In quell’occasione, i giudici di legittimità avevano evidenziato la necessità di adottare un metodo che consentisse di calcolare il risarcimento con un maggior grado di prevedibilità, attraverso l’utilizzo di un “sistema a punti” che facesse riferimento a determinate circostanze di fatto in grado di incidere sulla gravità della perdita (come età della vittima, età del superstite, grado di parentela, convivenza), ferma restando la possibilità di personalizzare il risarcimento applicando, sull’importo finale, dei correttivi in ragione della particolarità della situazione.

Alla luce di queste considerazioni, la Cassazione aveva individuato nelle tabelle del Tribunale di Roma il solo riferimento per la liquidazione del danno parentale, perché basate su un sistema a punti e, pertanto, ritenute più coerenti con i principi di diritto dalla stessa enunciati.

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Delia Roselli, Avvocato e Legal and Compliance Manager presso Relyens

A seguito dell’aggiornamento delle tabelle di Milano e all’approvazione, da parte della Cassazione, di entrambe le tabelle, si pone, però, un problema applicativo, venendo a prospettarsi un “doppio binario” liquidativo: da una parte, le tabelle di Roma; dall’altra, le nuove tabelle di Milano.

Seppur improntate ai medesimi principi, le due tabelle presentano diversi meccanismi di calcolo e possono, di conseguenza, portare a risultati differenti. Ne consegue la possibilità, per i danneggiati, di chiedere l’applicazione dell’una o dell’altra tabella, a seconda di ragioni di pura convenienza, con conseguente disomogeneità delle liquidazioni nel territorio nazionale e maggior difficoltà a favorire approcci conciliativi

Un’ipotesi in cui la differenza tra le due tabelle è particolarmente evidente è quella del c.d. “danno riflesso”, ossia il danno subito dal congiunto della vittima di un illecito qualora quest’ultima subisca un’invalidità permanente di gravità tale da compromettere la qualità della relazione con il congiunto; esso si distingue dal danno da perdita del rapporto parentale, che si configura in caso di morte della vittima.

In caso di danno riflesso, la Tabella di Roma fornisce precise indicazioni, individuando il valore del punto base, suddividendolo in due componenti (danno morale e danno dinamico-relazionale) e moltiplicando il punto in base a dei coefficienti rappresentativi di una serie di parametri (relazione parentale, età del danneggiato, età del congiunto da risarcire e numero dei familiari); la risultante viene poi moltiplicata per la percentuale del danno biologico permanente riconosciuto alla vittima primaria.

Non altrettanto può dirsi con riferimento alle Tabelle di Milano. Nell’ordinanza 25 gennaio 2023 n. 2221, la Corte di Cassazione ha osservato che tali tabelle, in caso di grave lesione del rapporto parentale, prevedono solo un tetto massimo, corrispondente a quello del danno da morte del congiunto, e che quindi manca una soglia minima di identificazione del danno.

A tal proposito, il Tribunale di Milano ha giustificato la mancanza di un’apposita tabella con la non reperibilità di un numero di sentenze utile a una significativa ricognizione statistica. Di conseguenza, se il giudice deciderà di applicare le Tabelle di Milano, potrà avvalersi della tabella sul danno da perdita del rapporto parentale corrispondente al tipo di rapporto parentale leso, adattando la liquidazione al caso concreto, per quanto dedotto e provato, con conseguente ampio margine di discrezionalità.

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VALORE UMANO: L’INCONTRO TRA PUBBLICO E PRIVATO PER UNA SANITÀ EUROPEA  

Provider pubblici e privati dei diversi Paesi affrontano criticità comuni: dall’invecchiamento della popolazione alla carenza di personale. Anche le soluzioni possono essere uniche e condivise, partendo dalla digitalizzazione che ottimizzerà il tempo dei professionisti sanitari. Il punto di incontro? Il valore umano. 

La sanità europea tra pubblico e privato

Ospedali pubblici e privati si trovano ad affrontare problemi comuni: il primo è l’invecchiamento della popolazione; il secondo è la carenza di personale frutto sia di numerosi licenziamenti che delle difficoltà di reclutamento. In sintesi: cresce il bisogno di salute, ma diminuiscono le risorse per farvi fronte.  

“Di fronte ad una sfida di questa portata – commenta Anna Guerrieri, Risk director del Gruppo mutualistico europeo Relyens – solo la cooperazione tra pubblico e privato può garantire una sanità europea per tutti i cittadini e sostenibile per gli Stati. Dobbiamo favorire l’incontro tra i due ecosistemi e la condivisione di soluzioni comuni”.  

A questo tema è stato dedicato il 4° Convegno dell’Unione Europea dell’Ospedalità Privata (UEHP), organizzato a Bruxelles che si è svolto l’8 e 9 marzo 2023 con la collaborazione del Gruppo Relyens, al quale hanno partecipato attori pubblici e privati da tutta Europa, con una rappresentanza italiana, in particolare, piemontese. I rappresentanti della Regione hanno, tra le altre cose, esposto la loro partecipazione al progetto Agenas ‘Umanizzazione ed Empowerment. La valutazione partecipata della qualità dei servizi e delle prestazioni sanitarie’. 

Relyens è uno dei principali attori nella gestione del rischio MedMal per le sanità europee. Attualmente opera come risk manager e assicuratore in 5 Paesi creando occasioni di ricerca e divulgazione che permettono di condividere buone pratiche di prevenzione nell’intero ecosistema sanitario. 

“Ad emergere dalla discussione di Bruxelles – prosegue Guerrieri – è la necessità di proteggere il valore umano del personale e promuovere l’umanizzazione delle cure. Un ambito nel quale pubblico e privato possono condividere approcci unitari partendo dai rispettivi punti di forza come le soluzioni innovative del privato nel reclutamento o la diffusione su vasta scala delle prestazioni digitali, nella quale il pubblico, ovviamente, giocherà un ruolo di traino”. 

“Proprio la digitalizzazione ed informatizzazione dei processi – conclude la Risk director – rappresenta la prima soluzione alla carenza di personale per accudire una popolazione che invecchia. In primo luogo, perché promette di ottimizzare l’impiego del tempo, semplificando le procedure burocratiche che tolgono energie all’assistenza; dall’altro perché permetteranno di ridurre l’accesso dei soggetti sani ma fragili in ambienti a rischio come le strutture sanitarie”.  

Fondamentale ovviamente l’opportuna formazione, la protezione dei dati e la sicurezza informatica. 

FINANZIAMENTO, PAZIENTI E DATI: GLI SNODI PER LA SANITÀ DEL PNRR 

Il Club Santé Italie, in un incontro di alto profilo istituzionale, presenta alcune proposte per realizzare il potenziale della collaborazione tra aziende private e governance sanitaria. 

Si è tenuto a Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata di Francia a Roma, il secondo appuntamento annuale “Il Club Santé Italie incontra le istituzioni italiane” alla presenza di Valentino Valentini, Viceministro Imprese e Made in Italy, Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione; Marcello Gemmato, Sottosegretario alla Salute. 

Davanti ai rappresentanti del Governo, Marcello Cattani, Presidente del Club Santé Italie e Presidente e Amministratore delegato di Sanofi Italia e Malta, ha rinnovato l’impegno del Club – che riunisce 30 aziende francesi operanti in Italia nel campo della sanità – di offrirsi come interlocutore istituzionale nel dialogo tra la sanità pubblica e le aziende private per introdurre processi di innovazione nell’orizzonte delle cure.  

Finanziamento, Pazienti e Dati sintetizzano i tre orizzonti nei quali si concentrano problemi e opportunità individuate in questo frangente – ha proseguito Gonzague Dehen, Vice-presidente del Club Santé e Amministratore Delegato Home Healthcare Italia del Gruppo Air Liquide.  “Il tema prioritario è il livello del finanziamento del servizio sanitario nazionale anche alla luce delle sfide poste dal mondo di oggi – l’occasione irrepetibile del PNRR, l’invecchiamento della popolazione, ma anche inflazione, concorrenza globale, immigrazione – sempre più complesse e interrelate. Il finanziamento è cresciuto grazie alla Legge di Bilancio fino al 6,6% del PIL e auspichiamo possa raggiungere presto un livello dell’8%, paragonabile agli standard europei. Intanto riteniamo si possa da subito supportare anche le forme integrative – assicurative e private – di welfare, favorendone la diffusione in modo complementare al Servizio Sanitario Nazionale, favorendo sia un cambio culturale e di percezione in questo ambito (oggi, in Italia solo, il 13% della popolazione usufruisce di strumenti di welfare aziendale che includono assicurazioni sanitarie) sia alleggerendo la pressione sul sistema pubblico. La seconda azione è la valorizzazione del privato nell’erogazione di servizi e prestazioni, in un contesto di regole chiare e stabili. Non aiutano, da questo punto di vista le modalità di gestione del cosiddetto payback (farmaceutico e quello legato ai dispositivi medici, oggi così all’ordine del giorno) che speriamo sia presto superato, lavorando insieme ad una governance che ne consenta un totale superamento”.

La digitalizzazione sanitaria e il trattamento dei dati sanitari è stato un altro tema di confronto, soprattutto alla luce della carenza di personale medico e sanitario. Sono in uscita 45mila medici nei prossimi 5 anni e in 10 anni andranno in pensione 33mila MMG, mentre ne entreranno in servizio solo 10mila. Il 18° Rapporto CREA Sanità, si afferma che ‘per far fronte alla carenza di personale andrebbero assunti almeno 150.000 medici 300.000 infermieri nei prossimi 10 anni.  

Acquista, in quest’ottica, particolare rilevanza l’esperienza francese: a 3 anni dall’adozione di soluzioni digital, il volume di prestazioni dei medici di famiglia aumenta del 12,6%, l’equivalente di 3.000 professionisti a tempo pieno.   

Anche Relyens, risk manager multi-specialistico per la sanità europea e partner di Club Santé, ha presenziato all’interessante confronto con la partecipazione di Luca Achilli e Anna Guerrieri, rispettivamente Director of Healthcare Development e Risk director del Gruppo in Italia. 

 “Nel contesto internazionale la Commissione Europea, nel maggio 2022, ha presentato il Regolamento per istituire lo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS) – ha detto Luca Achilli  -  con l’obiettivo di utilizzare i dati per migliorare l’erogazione dell’assistenza sanitaria, la ricerca, l’innovazione e l’elaborazione delle politiche sfruttando appieno le potenzialità offerte da uno scambio, utilizzo e riutilizzo sicuro delle informazioni”. 

“Parallelamente, sul lungo periodo – ha aggiunto Luca De Simoni, Direttore Pubblic Affair Vitalaire Italia, Gruppo Air Liquide – è necessario stimolare la formazione e conseguentemente nuove assunzioni per sopperire alla carenza di personale. Nel medio e breve termine. Definendo standard nazionali è possibile prevedere una riorganizzazione operativa del personale sanitario in cui vengono delegate funzioni al personale intermedio, grazie alla nuova figura dell’OSSS – Operatore Socio-Sanitario Specializzato – dando all’infermiere una responsabilità maggiore nel coordinamento di queste figure ed anche una migliore retribuzione. Infine, seguendo l’esempio di altri Paesi europei, è necessario stimolare la creazione di una piattaforma nazionale, in cui i dati provenienti dalle Regioni siano equiparabili, con l’obiettivo di favorire il tele-monitoraggio e le cure domiciliari. La gestione digitale del paziente permette una migliore presa in carico del paziente stesso, ma mette anche a disposizione delle figure tecniche grandi quantità di dati che, se elaborati, possono dare informazioni importanti sullo stato di salute della popolazione, così come stimolare l’innovazione sanitaria basata su realworld data”.   

“Nell’ambito sanitario – ha concluso Marcello Cattani – i Partenariati Pubblico Privato (PPPs) mostrano risultati promettenti nel rafforzamento dei Sistemi sanitari, migliorando la sostenibilità del sistema, rivelandosi uno strumento utile non solo per produrre innovazione, ma anche per tutelare e rispondere ai bisogni di operatori e pazienti, con l’obiettivo di garantire l’efficienza e l’efficacia dei servizi pubblici erogati. Pertanto, considerata anche la peculiarità del momento storico, si rende necessaria una chiara presa di coscienza da parte dei policy makers nazionali e regionali affinché adottino misure urgenti volte a riconoscere la strategicità del procurement sanitario anche come volano nell’economia, in considerazione del peso rilevante degli acquisti sul PIL del Paese (la spesa per beni e servizi appaltati rappresenta circa il 35% del budget totale del SSN). Il Club Santé, che riunisce oltre 30 aziende francesi che operano in Italia in ambito Salute, già di fatto rappresenta un interlocutore non solo autorevole, ma anche univoco con il quale il Governo italiano ha la possibilità di confrontarsi in maniera fattiva per lo sviluppo di forme di PPPs intesi come strumenti strategici per allineare le opportunità del settore pubblico e privato e creare valore promuovendo innovazione, ricerca e sostenibilità in ambito sanitario”.  

Cos’è il Club Santé Italie  

Il Club Santé riunisce 30 aziende francesi operanti in Italia dove impiegano 12.592 persone, fatturano inoltre € 3.774.123.105 e investono € 6.324.628.667. Lo scopo del Club è favorire il confronto e la collaborazione tra istituzioni e imprese in Francia, Italia e nell’Unione Europea, al fine di promuovere l’adozione di nuovi modelli innovativi nei sistemi sanitari. 4 i temi principali:   

  • Accrescere la competitività del sistema salute in tutta la sua filiera promuovendo la  

salute come un investimento e non come un costo  

  • Casa come primo luogo di cura: in continuità con la Missione 6 del PNRR che incentiva  

le cure territoriali e domiciliari.  

  • La digitalizzazione dei servizi e dei processi, dal fascicolo sanitario elettronico alla  

telemedicina alla prenotazione digitale, sarà uno dei driver principali per la trasformazione  

della sanità  

  • Partnership Pubblico Privato e Competitività attraverso la crescita degli investimenti  

della filiera della salute in Italia e sempre in linea con gli sforzi europei.  

Il Club Santé nasce con collaborazione dell’Ambasciata di Francia in Italia e Business France e si inserisce nell’attuazione degli obiettivi del Trattato di Cooperazione rafforzata tra Francia e Italia del novembre 2021.  

IPOTERMIA ACCIDENTALE: LA BUONA PRATICA SIAARTI  

L’ipotermia colpisce la maggior parte dei pazienti sottoposti a interventi chirurgici, ma l’80% delle strutture italiane non ha un protocollo per misurarla, aumentando il rischio di complicanze, infezioni e degenze prolungate. 

L’ipotermia colpisce tra il 50%-90% dei pazienti sottoposti a interventi chirurgici e contribuisce ad aumentare l’incidenza di complicanze che gravano sui costi della sanità oltre che sul benessere dei pazienti*.  

“È un evento sia comune che prevenibile. Secondo il Survey SIAARTI** “Chirurgia senza Brivido e Normo Days (2017 – 2021) nell’80% degli ospedali non è presente un protocollo specifico per la prevenzione dell’ipotermia e il monitoraggio perioperatorio dei pazienti. Solo nel 54% dei casi, infatti, viene rilevato il monitoraggio della temperatura corporea centrale; La fotografia mostra un paese in cui nel 71% delle strutture la temperatura corporea, prima dell’ingresso in sala operatoria, viene misurata raramente o mai***”. 

Giansaverio Friolo, Risk Manager di Relyens, ha partecipato in qualità di membro del gruppo di studio sulla sicurezza delle cure della SIAARTI al Congresso sulle linee guida, buone pratiche cliniche e sicurezza – organizzato dalla medesima nelle giornate del 3 e 4 marzo a Venezia. 

L’attività congressuale è stata svolta grazie all’invito e al supporto della professoressa Roberta Monzani (board SIAARTI e Humanitas University) e alla professoressa Daniela Alampi (responsabile gruppo di studio sicurezza dei pazienti della SIAARTI), con cui sono state condivise tutte le attività. 

“Influendo sul metabolismo dei farmaci – riprende Friolo – l’ipotermia perioperatoria è associata a un recupero prolungato dall’anestesia, inclusa la necessità di prolungare la degenza sia nell’unità di cura post-anestesia (stanza di risveglio) che in corsia con conseguente aumento dell’uso delle risorse sanitarie e dei costi e rischi associati. L’ipotermia lieve interessa, infatti, la maggior parte degli interventi e il rischio di infezione, degenza prolungata e complicanze (in particolare cardiache) aumenta all’aumentare della complessità dell’intervento e dalla durata dell’ipotermia”. 

Come riferimento per la durata della degenza ospedaliera, la linea guida NICE ha considerato 0,25 giorni per interventi minori, 1 giorno per interventi intermedi e 4 giorni per interventi maggiori, con un aumento stimato del 19% in totale****. 

Per offrire uno strumento pratico ed efficace che inserisca il controllo della temperatura tra le attività fisse in sala operatoria SIAARTI ha prodotto una linea guida applicabile in tutte le sale operatorie che definisca i passaggi e i diversi ruoli e parametri dei quali tenere conto. VEDI LINEA GUIDA 

“Un errore comune – argomenta Friolo – è, infatti, pensare che la sola causa dell’ipotermia accidentale sia il freddo della sala operatoria, e che con l’aumento della temperatura dell’ambiente, l’ipotermia non si verifichi. Anche se la temperatura dell’ambiente gioca un ruolo importante è l’anestesia che interpreta quello principale, in quanto altera la termoregolazione del paziente. Gli agenti anestetici compromettono infatti la capacità del corpo di controllare e conservare il calore inibendo la vasocostrizione e i brividi”. 

“La sanità italiana – conclude il risk manager Relyens – sta vivendo un momento di grande difficoltà, con una carenza di organico così pronunciata da mettere in forse il mantenimento di standard considerati acquisiti da anni. In quest’ottica cresce l’importanza di linee guida ben fatte e facilmente applicabili che aiutino a massimizzare l’efficacia delle risorse a disposizione 

* Survey, Siaarti “Chirurgia senza Brivido e Normo Days (2017 – 2021)” 

** Società Italiana di Anestesia, analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva 

*** La situazione non è diversa all’estero. Un’indagine condotta su 8.083 interventi chirurgici ha rilevato che la temperatura del paziente era monitorata nel 19,4% degli interventi e il 38,5% dei pazienti era stato riscaldato attivamente, principalmente attraverso sistemi ad aria forzata: “Protocol Implementation for Normothermia in Surgery Settings in Italy: Budget-Impact Analysis”,pubblicato sulla rivista “Risk Management and Healthcare Policy” 

****“Protocol Implementation for Normothermia in Surgery Settings in Italy: Budget-Impact Analysis”,pubblicato sul journal “Risk Management and Healthcare Policy”