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Moderna, performante, accessibile: come realizzare la sanità del domani

Il rapporto “Outlook Salute Italia“, recentemente pubblicato da Deloitte, ha fornito una panoramica sullo stato dell’arte della sanità in Italia che invita a riflettere.

La fotografia è quella di un sistema che, negli ultimi due anni, ha saputo dimostrarsi complessivamente all’altezza di un’emergenza mai gestita prima nella storia recente dell’umanità, quella pandemica, grazie agli sforzi e agli inestimabili sacrifici dei professionisti sanitari italiani.

Al tempo stesso, però, la concentrazione di risorse umane, economiche e infrastrutturali nel contenimento del Covid-19 ha acuito alcune criticità strutturali del nostro sistema salute, già oggetto di dibattito nella fase pre-pandemica: il divario in termini di efficienza e qualità dei servizi tra Nord e Sud, così come tra settore privato e pubblico, i tempi eccessivamente dilatati delle liste d’attesa e della presa in carico del paziente, sono tutti fattori che il 43% degli intervistati da Deloitte ha percepito, nell’ultimo anno, come indicatori di un peggioramento dei servizi e delle cure fornite dal SSN.

A ciò si aggiungono le contingenze economiche dell’ultimo periodo, legate in primo luogo alla situazione geopolitica internazionale: i numeri ci dicono che sono sempre di più gli Italiani che per motivi economici rinunciano a curarsi e, soprattutto, a fare prevenzione: le fasce di reddito più basse dichiarano di rinunciare nel 40% dei casi a cure mediche per sé o per un famigliare. Il 45% degli italiani ritiene, inoltre, che in futuro dovrà ricorrere maggiormente a spese di “tasca propria” per accedere a questi servizi.

In questo contesto così complesso e difficoltoso, è inevitabile considerare strategici per il rinnovamento e il potenziamento della nostra sanità due piani che opereranno in stretta sinergia tra di loro: il Programma Nazionale Equità nella Salute (PN) e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Il primo, elaborato dal Ministero della Salute, avrà come obiettivi l’incremento degli screening oncologici, la cura della salute mentale e il contrasto della povertà sanitaria. Elemento, quest’ultimo, che consentirà di garantire l’accesso ai servizi sanitari e socio-sanitari a tutta la popolazione, in particolar modo a quelle fasce più vulnerabili precedentemente menzionate.

In parallelo il PNRR, con i suoi oltre 20 milioni di investimenti correlati al settore sanitario, costituisce un’opportunità irripetibile e irrinunciabile. E la direzione dei suddetti investimenti è, in larga parte, tracciata: il rapporto stesso evidenzia come gli italiani non possano più fare a meno della sanità digitale per fruire di numerosi servizi. La pandemia ha imposto una vera e propria rivoluzione delle loro abitudini: tra il 2019 e il 2021 il numero di utenti che ha prenotato online una prestazione sanitaria è aumentato del 12%; quello di coloro che comunicano con il proprio medico tramite App o chat del 28%. Almeno un Italiano su tre è ormai abituato a ricevere i propri referti via mail o consultando il proprio Fascicolo Sanitario Elettronico.

E allora, ecco che potenziamento infrastrutturale e tecnologico, formazione dei professionisti e sensibilizzazione dei cittadini sulle potenzialità del digitale diventano le parole d’ordine per costruire, nei prossimi anni, una sanità più moderna, performante e accessibile.

Vale la pena soffermarsi sulla questione della sensibilizzazione: senza lo sviluppo e la diffusione di una nuova cultura della salute digitale, l’impatto di qualsiasi intervento infrastrutturale ne uscirà depotenziato.

La sfida di tutti i principali attori dell’ecosistema sanitario, a partire dalle istituzioni, sarà proprio questa: accompagnare comunità, cittadini e pazienti a integrare sempre di più gli strumenti digitali nei loro percorsi di prevenzione e cura, abbattendo prima di tutto i muri della diffidenza verso queste tecnologie e del digital divide.

Non è un caso che, sempre nel rapporto Deloitte, la metà degli intervistati ammetta di avere una conoscenza ancora vaga della telemedicina.

La posta in gioco è alta e, proprio per questo, non possiamo esimerci dall’accompagnare le strutture sanitarie e gli altri attori dell’ecosistema in questa importante transizione verso il futuro, mettendo a loro disposizione il know-how, i servizi e le tecnologie che fanno del gruppo Relyens un punto di riferimento a livello europeo nel risk management sanitario.

Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham in Italia