A CUNEO MAPPATO IL PERCORSO DELLA PERSONA IN OSTETRICIA

Permettere ai clinici di mappare il rischio a priori, aumentare la consapevolezza dell’intero processo e confrontarsi con la dirigenza sui passi da compiere per ridurre il rischio: ecco i tre passaggi di CartoRisk all’ASL 1 di Cuneo

 

“Il punto di partenza è sempre la partecipazione attiva dei clinici nell’analizzare l’intero percorso del paziente per capire dove si trovano i rischi, stimare l’efficacia delle barriere e proporre le conseguenti azioni di miglioramento”. Nelle parole di Anna Guerrieri, RM di Sham Italia, è possibile leggere la prassi di CartoRisk, un metodo sviluppato dalla Mutua assicurativa e perfezionato nel corso dei decenni.

Il 7 novembre 2018 è stata presentata la restituzione della mappatura effettuata all’ASL 1 di Cuneo e dedicata al percorso della paziente in Ostetricia.

“Sul piano operativo – continua Guerrieri – il metodo CartoRisk è uno strumento eminentemente pratico e concreto, che permette di analizzare ogni passaggio – diagnostico, clinico o organizzativo – scomponendo il processo principale in singoli sotto-processi. Ad aumentare l’efficacia e l’autorevolezza della analisi è il fatto che ad effettuare la mappatura è lo stesso personale che lavora ogni giorno nel reparto. Gli esiti della mappatura, perciò, non solo aumentano la consapevolezza dei professionisti sanitari su tutte le sfaccettature dei processi ai quali prendono parte nel percorso terapeutico, ma aumenta, altresì, la chiarezza e precisione delle loro proposte di miglioramento avanzate presso la dirigenza sanitaria”.

 

“Nelle decine di mappature effettuate da Sham dal suo arrivo in Italia nel 2015 l’obiettivo ulteriore è sempre stato quello di presentare gli esiti riunendo clinici e dirigenti, in modo tale da rafforzare la comprensione reciproca e facilitare quegli interventi organizzativi che aumentano la sicurezza delle cure in corsia”.

“Ogni mappatura – conclude Guerrieri – è un passo che aiuta a focalizzare cosa può essere fatto meglio: dalle procedure di reparto all’informatizzazione dei processi, dall’allocazione delle risorse umane alla pianificazione degli appuntamenti ambulatoriali. In questo senso, la mappatura stessa è uno strumento di miglioramento costante perché è un metodo di autovalutazione che viene appreso dai professionisti sanitari e può essere applicato autonomamente e ripetutamente su qualsiasi processo terapeutico si voglia analizzare nel dettaglio”.