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SHAM ON AIR: COME CRESCE LA SICUREZZA DELLE CURE

Linee guida post Covid; gestione integrata del rischio; lo sviluppo dei servizi territoriali come  misura di distanziamento. Ecco le  proposte tra ottobre e novembre. Si parte il 13 ottobre alle 16:30.

 

Tre nuovi appuntamenti di confronto rivolti ai professionisti della sicurezza in sanità. Tre nuovi webinar della rassegna Sham On Air dedicati alle linee guida nel post Covid; alla soluzione del Risk Management integrato da gestione del rischio e dei sinistri; allo sviluppo delle cure territoriali e domiciliari in Liguria, Piemonte e Lombardia.

Ecco le proposte tra ottobre e novembre di Sham on Air: la rassegna di webinar online dedicati ai professionisti della prevenzione e del risk management in sanità.

ISCRIVITI QUI per assistere alle dirette streaming e per porre domande ai relatori.

 

Programma

1° webinar 13 ottobre ore 16:30 “Linee guida sanitarie nazionali e internazionali: determinare la responsabilità e prospettive Covid”

 

Relatori:

  • Tommaso Vesentini, Coordinatore editoriale Sanità 360°
  • Alessandra Grillo, Operations Director di Sham in Italia
  • Francesca Pezzella, Neurologo e Dirigente Medico del Dipartimento di Neuroscienze dell’AO San Camillo Forlanini

 

2° webinar 30 ottobre “La dinamica del miglioramento in sanità: integrare efficientemente gestione dei sinistri e gestione del rischio.”

  • Tommaso Vesentini, Coordinatore editoriale Sanità 360°
  • Anna Guerrieri, Risk Manager di Sham in Italia
  • Umberto Fiandra, ‎Dirigente Medico SC Qualità Risk Management e Accreditamento dell’‎Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino

 

3° webinar 26 novembre “Servizi territoriali e domiciliari: gli strumenti per  implementare le misure di distanziamento sociale”

  • Alessandra Orzella, Risk Manager di Sham in Italia
  • Bruna Rebagliati, Direttore Generale dell’ASL 4 Liguria
  • Andrea Pedrotti, Specialista in Igiene e Medicina Preventiva dell’ASST Ovest Milanese
  • Vincenza Palermo*, Direttore Struttura Complessa Risk Management dell’ASL TO 4 Chivasso-Cirie’-Ivrea

 

*da confermare

 

date webinar

 

 

FORMAZIONE PER LA GESTIONE DEI SINISTRI IN SANITÀ, UN CORSO BREVE CINEAS REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON SHAM

Cineas in collaborazione con Sham propone un corso breve incentrato sul Loss Adjustement in ambito sanitario. Tra i relatori anche Roberto Ravinale, Direttore Esecutivo di Sham Italia.

 

Nell’ampio catalogo di corsi brevi proposti ogni anno dal Cineas il prossimo 27 ottobre ne partirà uno incentrato sul Loss Adjustement in sanità. Realizzato grazie alla collaborazione con Sham Italia, il corso si concentrerà sulle competenze pratiche e teoriche necessarie a gestire e mediare i sinistri in ambito sanitario. È rivolto a professionisti che operano nel settore giuridico, consulenti e liberi professionisti, ma anche agli specialisti del settore medico. Tra i docenti ci sarà anche Roberto Ravinale, direttore esecutivo di Sham Italia.

Il Loss Adjuster in sanità

Il corso darà l’opportunità ai suoi partecipanti di acquisire le competenze necessarie per affinare le proprie capacità di liquidatore di sinistri in ambito sanitario. Una figura, che specialmente in questo contesto, è particolarmente delicata. In sanità, infatti, ci si trova a gestire spesso situazioni delicate in cui il danneggiato vive situazioni di grande dramma personale. Per questo il Loss Adjuster deve destreggiarsi tra la necessità di trovare un accordo sostenibile per il proprio cliente e l’importanza dell’affrontare la controparte eticamente, tenendo sempre in considerazione la sua posizione. L’elemento di maggiore complessità è forse quello di capire quale sia il reale motore che muove il danneggiato, poiché non sempre si riduce puramente alla ricerca di un rimborso monetario. Il Loss Adjuster deve quindi essere in grado di entrare in relazione con lui e i suoi rappresentati per capirne i motivi e i bisogni reali.

Le best practice di Sham

Sham negli anni ha potuto accumulare una grande esperienza nelle trattative dei sinistri sanitari e ritiene che sia fondamentale instaurare una conversazione aperta con tutti gli attori coinvolti.

“Da sempre Sham si impegna nella condivisione delle best practice acquisite durante gli anni di esperienza nel campo con il nostro lavoro. Il premio Sham è la realizzazione di questo. Ma ci sono molti mezzi utili per alimentare lo spirito di condivisione e di crescita comunitaria che vogliamo trasmettere – afferma Roberto Ravinale –Attraverso l’organizzazione e la partecipazione a opportunità di formazione, come il caso del corso Cineas, si possono formare professionisti aggiornati e pronti ad affrontare le sfide attuali che le trattative di responsabilità civile sanitaria ci mettono davanti”. 

Loss Adjustment

Il corso

Il corso inizierà il 27 ottobre e si svolgerà totalmente in modalità telematica. È possibile iscriversi entro il 20 ottobre. Il corso si compone di 3 moduli, ad ognuno dei quali è dedicata una giornata. Le tematiche affrontate coprono i vari aspetti della gestione dei sinistri a partire dal punto di vista del risk manager e del medico legale fino ad arrivare alla loro gestione all’interno delle strutture sanitarie.

Maggiori informazioni QUI.

L’INNOVAZIONE NEL SISTEMA SANITARIO PER UNA MIGLIORE SICUREZZA DEL PAZIENTE

Sham (gruppo Relyens) ha organizzato il 17 settembre 2020 una tavola rotonda europea virtuale sul tema dell’“Innovazione nel sistema sanitario per una migliore sicurezza del paziente”. La tavola rotonda, trasmessa ai soci e agli stakeholder in Francia, Spagna, Italia e Germania nell’ambito dell’International Patient Safety Day, ha riunito esperti in assicurazioni e gestione del rischio, professionisti ospedalieri e tre partner tecnologici di Sham: CyberMDX, Caresyntax e CLEW.

 

La maggior parte dei sistemi sanitari europei richiede un cambio di paradigma per prepararsi meglio al futuro e rispondere ad alcune sfide, come l’aumento dei costi sanitari legati all’invecchiamento della popolazione e alla cronicizzazione dei decessi, o ancora la mancanza di risorse umane, in particolare mediche, che mette sempre più a dura prova le forze degli operatori sanitari.

Per Pierre-Yves Antier, Direttore Strategia, Innovazione e Trasformazione del gruppo Relyens, “la trasformazione digitale dei sistemi sanitari può consentire di raccogliere in parte queste sfide. La tecnologia è abbastanza matura e stiamo già assistendo altrove in Europa a un’accelerazione nella trasformazione digitale e tecnologica duratura del percorso del cliente”.

Per Sham la sicurezza del paziente richiede in particolare la conoscenza, l’identificazione e la prevenzione di diverse tipologie di rischi, affidandosi alle tecnologie, più precisamente: il rischio informatico e il rischio in sala operatoria. Attualmente Sham sta lavorando con i suoi clienti e partner per anticipare e comprendere meglio il rischio.

In Europa, secondo un rapporto dell’OCSE sull’“economia della sicurezza del paziente”, il 6% della spesa sanitaria complessiva è direttamente collegata all’esito di eventi avversi. L’obiettivo di Sham è contribuire a limitare e ridurre questi costi. Per Pierre-Yves Antier “rappresenta anche per tutti noi una fonte di finanziamento per investire nella sicurezza dei pazienti.”

In qualità di risk manager, Sham osserva l’evoluzione di nuove pratiche e nuovi rischi e propone soluzioni, in collaborazione con i suoi partner tecnologici, per informare le strutture sanitarie e offrire loro una migliore comprensione dei rischi.

Cyber risk: un rischio in costante aumento

La pandemia di Covid-19 ha visto aumentare del 25% il numero di attacchi informatici (in particolare richieste di denaro). La sicurezza informatica degli ospedali deve essere rafforzata per contrastare gli attacchi che non sono soltanto un problema tecnico, ma possono avere impatti economici e umani per l’ospedale e per il paziente. Deve anche diventare una componente centrale della sicurezza complessiva di una struttura che utilizza sempre più i computer e l’accesso alla rete per ottenere informazioni sui pazienti. I dirigenti ospedalieri devono quindi affrontare questo tema in maniera prioritaria e sensibilizzare tutto il personale alla protezione dei dati.

Per Amir Magner, CEO e co-fondatore di CyberMDX, azienda specializzata nella protezione dei dispositivi connessi delle strutture sanitarie, “garantiamo la sicurezza dei pazienti quando abbiamo un maggiore controllo sulle apparecchiature, sugli IRM, sulle cartelle cliniche e sui dispositivi medici, perché sono loro che danno accesso alla rete e sono spesso il bersaglio dei criminali informatici”.

Il rischio in sala operatoria: migliorare il lavoro di squadra e la conoscenza del rischio

Il rischio in sala operatoria è particolarmente complesso da affrontare a causa delle molteplici attività all’interno della stessa.

Secondo il dottor Juan Antonio Hueto Madrid, coordinatore dei processi chirurgici dell’Istituto catalano di salute (Spagna) “il lavoro di squadra è fondamentale per rendere sicure le procedure. È essenziale insegnare ai nostri professionisti a lavorare insieme”.

Occorre inoltre aggiungere un sistema che consente di essere informati in tempo reale sui vari incidenti che possono verificarsi in una sala operatoria. Per Frédéric Fuz, Direttore di Risk Management presso Sham Spagna, “il nostro obiettivo è lavorare con il cliente per comprendere meglio l’esposizione ai rischi che deve affrontare in sala operatoria”.

Secondo Michael Woods, responsabile medico di Caresyntax, su 257 milioni di interventi chirurgici in Europa all’anno, 7 milioni generano complicazioni nei pazienti, con costi umani e finanziari. Tali complicazioni possono essere evitate grazie a piattaforme come quella di Caresyntax che elencano vari parametri, quali la cartella del paziente e i suoi rischi medici, le operazioni simili, le possibili complicazioni.

La conoscenza dei rischi consentirà di migliorare e armonizzare le tecniche chirurgiche riducendo le complicazioni e aumentando la sicurezza del paziente.

Il contributo dell’intelligenza artificiale alla gestione del paziente

Oggigiorno un medico trascorre dal 60 al 70% del suo tempo a scrivere i referti. L’intelligenza artificiale può essere utile per compilare e analizzare rapidamente la grande quantità di dati in una sala operatoria (chirurgia, anestesia, oggetti connessi, ecc.). Secondo il dott. Domingo Marzal Martín, direttore medico e responsabile dell’innovazione del gruppo Sanitas “possiamo utilizzare l’intelligenza artificiale per compilare i referti basati sulla conversazione medico-paziente. E’ un’opportunità per umanizzare il rapporto e garantire la totale dedizione al paziente da parte del medico”.

Secondo Gal Salomon, CEO e co-fondatore di CLEW “grazie alla nostra piattaforma digitale unifichiamo dati e conoscenze non necessariamente appresi nella facoltà di medicina. E’ un passo da compiere e penso che siamo preparati”. CLEW permette di visualizzare su più schermi la situazione attuale di una struttura in tempo reale (operazioni in corso, percorso del paziente, servizi congestionati…) per migliorare e adattare la gestione del paziente e l’organizzazione delle cure.

Queste prime soluzioni lasciano intravedere il futuro del settore sanitario, la cui trasformazione richiederà tempo. Nell’immediato, l’utilizzo di tutta la tecnologia attualmente disponibile per gestire la sicurezza dei pazienti e delle strutture in tempo reale contribuisce ad offrire la migliore assistenza medica possibile.

 

 

Il video integrale dell’evento è disponibile su richiesta inviando un’email a: d.berti@beryllium.it

GIORNATA MONDIALE DELLA SICUREZZA DEL PAZIENTE: SHAM PROMUOVE L’INNOVAZIONE AL SERVIZIO DELLA SICUREZZA DEL SISTEMA SANITARIO

Sham (gruppo Relyens), Risk Manager e partner di numerosi operatori del settore sociale e sanitario, organizza il 17 settembre 2020 una tavola rotonda virtuale europea per sensibilizzare i propri soci e stakeholder sull’indispensabile messa in sicurezza del percorso del paziente. Questa iniziativa si inserisce sia nel contesto specifico della Giornata mondiale della sicurezza del paziente istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a livello internazionale, sia nell’approccio globale di Sham in materia di gestione e prevenzione dei rischi.

 

Una tavola rotonda per sensibilizzare sulla sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari

Nell’ambito della Giornata mondiale della sicurezza del paziente organizzata dall’OMS, Sham offre il proprio contributo per sensibilizzare i cittadini e le autorità pubbliche sull’importanza della sicurezza degli operatori sanitari, primo fattore di sicurezza per il paziente. Infatti, gli operatori sanitari sono chiamati quotidianamente a svolgere una missione di interesse generale, in particolare nell’attuale periodo di pandemia causata dal Covid-19. Di conseguenza, devono essere supportati sia nel processo decisionale sia nell’organizzazione delle cure da prestare.

L’individuazione e l’analisi dei rischi sono la principale fonte di informazione per anticipare e prevenire gli eventuali sinistri. Non si tratta più soltanto di assicurare i rischi, ma di evitarli. Le innovazioni tecnologiche consentono di andare oltre nella prevenzione e gestione dei rischi clinici (connessi all’organizzazione delle cure all’interno di una struttura) e dei rischi medici (connessi all’attuazione pratica delle cure da parte degli operatori sanitari), dei rischi del personale (in particolare l’assenteismo) e dei rischi informatici, per rendere sempre più sicuri il percorso del paziente e l’attività degli operatori sanitari.

In qualità di Risk Manager Sham ha elaborato da diversi anni un’offerta di gestione del rischio completa e personalizzata, che si traduce in attività di informazione, formazione, consulenza, valutazione dei rischi, assicurazione o ancora nell’utilizzo di soluzioni tecnologiche. Le nuove soluzioni sono proposte grazie a cinque partenariati esclusivi stretti con partner tecnologici di prim’ordine che operano in tre aree di rischio, in cui possono verificarsi frequentemente dei sinistri: identificazione e prevenzione dei rischi informatici tramite CyberMDX e aDvens, riduzione dei rischi clinici e medici tramite CareSyntax e CLEW, previsione dei flussi di attività e del personale (in particolare assenteismo), tramite Amalfi e HEVA.

Questo evento europeo è organizzato in diretta da Sham sul tema dell’innovazione nel sistema sanitario per una maggiore sicurezza del paziente”. Alla tavola rotonda parteciperanno esperti in assicurazioni e gestione del rischio, nonché operatori ospedalieri. Inoltre, tre partner tecnologici di Sham presenteranno in esclusiva le loro soluzioni innovative.

 

Sham, un Risk Manager al servizio di chi fornisce assistenza

I cittadini si aspettano dalle strutture sanitarie standard di qualità e sicurezza sempre più elevati. L’approccio di gestione del rischio di Sham, incentrato sul percorso di cura e collegato al concetto di esperienza del paziente, ha il seguente obiettivo principale: anticipare e ridurre il rischio di incidenti e danni ai pazienti, fornendo un valido supporto alle strutture e agli operatori sanitari.

La società Sham, nata oltre 90 anni fa nel settore ospedaliero, ha sviluppato negli anni, grazie alla sua attività storica di assicuratore e partner in ambito sanitario, una forte competenza in materia di rischio medico. Oggi è il n°1 nella Responsabilità civile medica in Francia, Spagna e Nord Italia. Nel corso di questi anni la competenza di Sham si è concretizzata nelle diverse iniziative e collaborazioni sviluppate sul lungo termine, nel contributo alla formazione dei protagonisti del settore e negli investimenti in ricerca e sviluppo.

Sham contribuisce in tal modo a migliorare la qualità e la sicurezza dell’assistenza sanitaria in Europa.

 

 

A TORINO PARTE L’ALTA FORMAZIONE DEI RISK MANAGER SANITARI

Il primo master universitario di II livello per realizzare la promessa della legge Gelli – la garanzia della sicurezza nelle cure – attraverso la formazione scientifica dei professionisti della prevenzione. Le pre-iscrizioni sono aperte fino al 30 ottobre per il corso nato dalla collaborazione tra la Mutua Sham, il Dipartimento di Management dell’Università degli Studi di Torino e con il supporto di Federsanità- ANCI.

 

La pandemia comporterà un ripensamento dei servizi sanitari, con particolare attenzione all’erogazione di servizi sul territorio e da remoto. Durante la crisi Covid il numero di attacchi informatici ai danni delle strutture sanitarie è aumentato del 25% – spiega il Direttore Esecutivo di Sham in Italia, Roberto Ravinalerendendo dunque evidente quanto sia necessario ripensare l’approccio alla gestione del rischio tenendo in considerazione tutte le nuove sfide. Sham si evolve da anni con partenariati tecnologici e nuove competenze multidisciplinari per fornire servizi d’avanguardia e affiancare  il percorso di Risk Management dei propri soci/assicurati. La nuova sfida dell’assicuratore è gestire il rischio; il sinistro deve essere relegato ad evento marginale. E ciò è possibile solo grazie all’uso integrato di competenze di risk management e tecnologia”.   

“In particolare – sottolinea il Prof. Enrico Sorano, docente del Dipartimento di Management – nei prossimi anni la gestione dei big data dovrebbe porsi come presupposto imprescindibile nell’ottica del miglioramento delle performance e dell’assistenza nel sistema sanitario, con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la riqualificazione dell’attività di prevenzione ai fini della migliore tutela della salute e della sicurezza dei pazienti”.

Questo è il contesto in cui è stato lanciato il primo Master Universitario di II° Livello “Sicurezza delle cure, governo clinico e gestione del contenzioso” dedicato alla gestione del rischio e dei sinistri in Sanità.

Il Master, frutto della lunga collaborazione tra la Mutua Sham e il Dipartimento di Management dell’Università di Torino, vanta il sostegno di Federsanità-Anci .

Tiziana Frittelli, Presidente di Federsanità-ANCI, sottolinea come la gestione dell’emergenza abbia messo il sistema Sanitario Nazionale davanti ai suoi limiti: “Durante la pandemia, il servizio Sanitario Nazionale ha affrontato uno dei periodi più complessi dalla sua costituzione perché ha dovuto far fronte ad un nemico sconosciuto. La mutevolezza e la continua evoluzione delle posizioni scientifiche e delle misure organizzative ne sono la dimostrazione. In questa situazione, l’avviamento di processi di infection control, prima della pandemia, sarebbe stato sufficiente ad evitare il disastro? E sarebbe stato possibile evitare ritardi nei soccorsi e nelle diagnosi con una migliore integrazione tra professionisti presenti sul territorio e professionisti ospedalieri?”.

In questo panorama è fondamentale rafforzare il percorso formativo del Risk Manager, “in modo che la cultura e la prassi della gestione del rischio acquisiscano la centralità che la Legge 24 ha riservato loro. La Legge Gelli – spiega Roberto Ravinale – ha postulato la garanzia della sicurezza delle cure: un traguardo ambizioso per raggiungere il quale la formazione dei Risk Manager deve divenire un percorso fondato scientificamente, sempre aperto all’aggiornamento e riconosciuto a livello istituzionale”.

Nella realizzazione di questo percorso formativo, ognuno degli attori coinvolti fornisce la propria esperienza. Si assicura così un percorso aggiornato e coerente che prepara sia alle reali necessità di chi si occupa della gestione dei rischi in sanità, sia a alle nuove sfide e opportunità: come detto, dalla sicurezza cyber all’integrazione tra gestione del rischio e gestione dei sinistri.

Per Federsanità – commenta la Dott.ssa Frittelli in merito l’adesione al Master – è fondamentale supportare un percorso formativo finalizzato ad analizzare, valutare e fornire gli strumenti per monitorare i livelli di prevenzione e sicurezza nelle strutture sanitarie del nostro paese. Per questo vogliamo promuovere questa iniziativa anche presso i nostri associati.  Ora più che mai è il tempo delle alleanze: tra operatori e cittadini, tra direzioni strategiche e professionisti, tra famiglie di professionisti e comunità locali. La formazione è la risposta alla frammentarietà delle posizioni che rischia di trasformarsi in ennesima storia di conflitti, alla quale è urgentissimo porre rimedio”.

Il Master vuole quindi andare a inserirsi in questo specifico contesto per fornire l’opportunità di formare personale specializzato e competente.

Il Master – commenta il Direttore Esecutivo di Sham in Italia – è un’occasione senza precedenti per ottenere un’alta specializzazione in quest’ambito strategico per lo sviluppo della Sanità. I partecipanti potranno così attingere alle conoscenze accumulate dal Dipartimento universitario più attivo in Italia nella ricerca sul risk management e agli oltre 90 anni di esperienza nella gestione del rischio di Sham”.

Sarà – conclude Tiziana Frittelli – una grande opportunità per i professionisti e gli operatori della sanità che decideranno acquisire competenze destinate a diventare sempre più strategiche nell’assetto organizzativo delle aziende sanitarie per la gestione del governo clinico”.

La durata del master sarà di 12 mesi e porterà al conseguimento di 60 crediti (CFU). Le lezioni inizieranno il 1° dicembre 2020 e si concluderanno il 30 novembre 2021.

Le pre-iscrizioni, propedeutiche all’immatricolazione, sono aperte fino al 30 ottobre: QUI IL LINK

 

 

 

 

 

 

PANDEMIA, RESPONSABILITÀ E LEGGI D’EMERGENZA

Continua il dibattito sulle pagine di Sanità 360°. Una chiacchierata non da giurista ma da “Avvocato curioso” con Lorenzo Locatelli. Al posto di una legislazione speciale correlata al COVID – suggerisce il legale – si potrebbero affrontare alcuni nodi che la legge 24 ha lasciato irrisolti.

 

Lorenzo Locatelli, Direttore della Scuola Forense e già Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Padova, ha assistito con freddezza al proliferare delle proposte di revisione legislativa  “a volte strutturate altre improvvisate, ma tutte tese a sviluppare una normativa emergenziale sulla responsabilità sanitaria correlata alla pandemia e variamente corroborate da scudi penali, scriminanti ad hoc, responsabilità civile soggettivamente limitata, solidarietà normativa verso il personale sanitario, regimi speciali di tutela del medico e dell’infermiere”.

In questo approccio il legale, esperto di diritto assicurativo e di responsabilità civile, riscontra alcuni problemi fondamentali. “Un errore, anzitutto, da cui mantenersi alla larga è quello di non proporre una debita distinzione tra responsabilità medica di fonte Covid-19 e responsabilità medica contestuale all’emergenza da Covid-19. Lo dico perché, purtroppo, l’esperienza di contagio da Covid-19 ci ha offerto uno spettro di interventi e proposte in tema di responsabilità medica, con un’ampiezza di vedute a volte sorprendente, se si pensa che in alcune discussioni non si sono, appunto, nemmeno distinte le ipotesi di illecito sanitario causalmente collegate allo stato di emergenza da quelle, viceversa, semplicemente contestuali alla pandemia. La qualificazione, ad esempio, assai generale e confusa dei cosiddetti eventi avversi occorsi in tempo di Covid 19 certo ha lasciato i più perplessi, non potendosi riunire in un unico contenitore fattispecie tanto diverse da dover trovare, semmai, un’ordinata distinzione in differenti categorie, con diverse soluzioni, pena un approccio al problema del tutto distorto”.

“Su queste e molte altre basi, ed essendo – lo ammetto – negli ultimi anni un po’ diffidente verso le innovazioni del legislatore, sarei propenso a ritenere che non servano nuovi approcci legislativi alla tutela dell’emergenza. Si potrebbe, invece, profittare di questa situazione per riflettere sulle – se non porre mano alle – norme speciali in materia cercando di accomodare qualcosa che la novella del 2017 non ha risolto”.

“Sono, anzitutto, d’accordo con chi, come Giovanni Facci, si è domandato – prosegue l’Avvocato – se un intervento emergenziale sia effettivamente necessario, soprattutto di fronte a non certo impensabili questioni di legittimità costituzionale, riservando alla clausola generale di impossibilità della prestazione di cui all’art. 1218 c.c. la chiave per risolvere molti dei problemi legati ad ipotesi di responsabilità sanitaria in stato di emergenza; questo, assai più del richiamo ad altra norma, l’art. 2236 c.c., che peraltro più volte è stata ritenuta degna, quantomeno e richiamo tra gli altri Maurizio Hazan, di rivalutazione nel contesto particolare”.

Diverso l’approccio – espresso per esempio da Marcello Maggiolo che prospetta una solidarietà sociale come eredità del coronavirus – secondo il quale si potrebbe pensare, in luogo di un richiamo alle norme vigenti per risolvere i temi sollevati dalla pandemia, ad un radicale sconvolgimento del sistema risarcitorio, con una parte dell’importo del risarcimento destinato a beneficio non della vittima ma alla salute collettiva, alla ricerca, all’assistenza, al sistema sanitario.

A prescindere dalla direzione di qualsiasi riforma, il problema, fa notare Locatelli, è che “la nativa volontà del legislatore – non trasferita per molti motivi in precetti ben chiari – non è stata fatta oggetto di particolare attenzione dagli operatori del diritto, visto che, ad esempio, nonostante molti sforzi i processi civili per responsabilità medica con implicazioni dirette verso il sanitario continuano a proporsi”.

L’emergenza Covid-19 potrebbe divenire, anche e invece, “l’occasione per uscire definitivamente dalle incertezze e dalle mezze misure, suggerendo l’apertura di nuove prospettive” ipotizza Locatelli.

“In ogni caso, sia che si voglia intervenire con una legislazione d’emergenza sia che si voglia aprire il pensiero ad un orizzonte più ampio, modelli legislativi di riferimento esistono e non solo negli ordinamenti stranieri, perché la stessa Corte costituzionale non si è detta contraria ad una deroga al principio del risarcimento integrale del danno alla persona, nel caso in cui sorga una giustificazione di tutelare interessi sovraindividuali. Penso, quindi, alla legge n. 210 del 1992 sulle vaccinazioni che, con determinati adeguamenti, potrebbe consigliare soluzioni se si prendono con coraggio le debite distanze dalla pericolosa concorrenza di indennizzo e risarcimento. Altro esempio potrebbe, con ovvi accorgimenti, esser dato – quantomeno per le aziende pubbliche – dal regime di responsabilità civile offerto dal modello della legge n. 117 del 1988 per i magistrati, attribuendo al danneggiato la facoltà di agire per il risarcimento nei soli confronti dello Stato, lasciando a quest’ultimo la possibilità di rivalersi sul sanitario nei casi di dolo  o colpa grave. Soluzione, questa, simile a quella della responsabilità patrimoniale dell’insegnante, disposto dall’art. 61 della legge n. 213 del 1980, ove si prevede che l’Amministrazione si surroga al personale medesimo nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi. In questo caso, è la pubblica amministrazione il soggetto responsabile della mancata adeguata organizzazione del servizio e degli eventuali danni provocati a terzi, mentre l’insegnante possiede una mera responsabilità interna, azionabile in sede di rivalsa per dolo o colpa grave. E’ norma che, peraltro e a suo tempo, superò il vaglio di costituzionalità, attraverso una sentenza della Corte Costituzionale del 1992, la quale evidenziò trattarsi d’una esclusione di responsabilità limitata a determinate fattispecie, come tale, consentita dall’art. 28 della Carta, secondo valutazioni rimesse alla discrezionalità legislativa la quale, in aderenza alla ratio del precetto costituzionale, ha apprestato con l’art. 61 un’idonea garanzia al diritto dei terzi al risarcimento dei danni, attraverso la previsione della responsabilità diretta dell’amministrazione in relazione alle fattispecie riguardo alle quali è stata esclusa l’azione diretta nei confronti degli insegnanti”.

“Sono solo pensieri – conclude l’Avvocato Locatelli – il cui principale scopo è stimolare un dibattito più che chiuderlo, conscio, come sono, che tutte le categorie professionali coinvolte nell’orizzonte dei risarcimenti sanitari sono chiamate a dare il loro contributo di idee e buona volontà”.

CYBER RISK: UN QUESTIONARIO PARTECIPATIVO PER CONOSCERE IL LIVELLO DI PREPARAZIONE DELLA SANITÀ ITALIANA

La pandemia comporterà cambiamenti a lungo termine nell’orizzonte sanitario. Alcuni, come l’impiego di software avanzati per il supporto diagnostico o la migrazione in remoto di visite e monitoraggi periodici erano già avviati, ma l’esperienza del lockdown e l’esigenza del distanziamento accelererà la loro introduzione.

Sia il machine learning che il potenziamento della telemedicina richiedono l’utilizzo e lo scambio di una grande quantità di dati sanitari. L’esigenza di un framework operativo che permetta questo scambio in sicurezza è ormai impellente: vi è la necessità di creare uno spazio nel quale i medici e strutture sanitarie possano accedere a dati importanti per curare meglio le persone. Allo stesso tempo, è necessario che questo scambio di informazioni sia ‘sicuro”, sia per la privacy della persona che sotto il profilo della responsabilità civile per la struttura o il professionista sanitario coinvolto. Secondo quanto riportato nel Rapporto Clusit 2020 edito dall’Associazione Italiana dei rischi informatici[1] il settore sanitario è un obiettivo preferenziale del cybercrimine e soffre di più violazioni dati di qualsiasi altro.

Il Cyber Risk si aggiunge, perciò, al novero dei rischi in sanità e va gestito come tale: una nuova dimensione del rischio clinico.

Sham è pronta ad affrontare questo nuovo scenario con gli strumenti assicurativi e tecnologici che possono permettere alla sanità digitale di divenire un elemento di routine nel panorama delle cure.

Il primo passo per accompagnare i nostri soci/assicurati in un percorso di miglioramento è conoscere il loro livello di partenza. Per questo abbiamo stilato, assieme al Dipartimento di Management dell’Università di Torino, un veloce questionario che mettiamo a disposizione dell’intero ecosistema sanitario.

Si tratta di una ventina di domande alle quali rispondere con un “sì” o con un “no” con lo scopo restituire una panoramica sul livello di preparazione e consapevolezza del tessuto sanitario relativamente al rischio informatico.

Quello di coinvolgere la ricerca universitaria nell’esperienza di Risk Management sul campo è ormai una prassi consolidata di Sham in Italia: questo ci consente di mantenere sempre aggiornata la risposta al rischio, declinandola sulle esigenze del singolo caso.

Questo percorso, però, tengo a specificarlo, non è limitato ai soci /assicurati Sham. E’ un percorso partecipativo aperto a tutte le realtà sanitarie. I risultati dello studio saranno infatti disponibili pubblicamente una volta concluso. Un orizzonte ampio confermato anche dall’autorevolezza dei numerosi enti patrocinatori che ringrazio personalmente.

In ordine alfabetico: l’Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere (ANMDO); l’Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari (ARIS); il Consorzio universitario per l’ingegneria nelle assicurazioni (CINEAS); Federsanità – ANCI; la Società Italiana Rischio Clinico (SIRiC).

Creare le condizioni per la sicurezza è, del resto, un interesse comune e, per esperienza, sappiamo che queste condizioni si consolidano solo grazie a un lavoro congiunto e tramite la condivisione delle informazioni che contribuiscono al miglioramento delle pratiche sanitarie.

 

Qui (LINK) maggiori dettagli sull’iniziativa

Qui (LINK) per rispondere al questionario

 

Grazie, come sempre, della vostra attenzione e buona lettura!

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

 

 

[1] Pag 183 Sicurezza nel settore sanitario – Perché gli ospedali sono così violabili? [A cura di Filip Truță, Bitdefender] – Link rapporto

 

LA PARABOLA DEI RISCHI NELL’ESPERIENZA DELL’ASST LARIANA

Nel processo di mappatura a priori, quando gli operatori sanitari riconoscono le loro sfide quotidiane nell’elenco dei rischi teorici capiscono anche che possono fare la differenza nella sicurezza. In un racconto a più voci l’esperienza che ha messo in luce la flessibilità di Carto Risk applicato in Chirurgia e nel Pronto Soccorso da oltre 50 tra medici e infermieri.

 

 

Il Contesto

“Pronto Soccorso e Chirurgia sono pilastri essenziali di ogni azienda sanitaria e, nel contempo, hotspot del rischio clinico. Sono percorsi costantemente monitorati e la recente mappatura effettuata adattando Carto Risk alle esigenze del nostro contesto lombardo affonda le sue radici nell’abitudine all’autovalutazione e nelle introduzioni di checklist e audit regionali”.

Anna Sannino, Direttore UOC Miglioramento Qualità e Risk Management ASST Lariana è stata la prima in Lombardia a trasferire i parametri di autovalutazione della Regione all’interno dello strumento di mappatura a priori della frequenza e gravità dei rischi clinici sviluppato dalla Mutua Sham.

“Abbiamo condotto una analisi interna, poi un audit di verifica; abbiamo valutato gli andamenti resi evidenti da indicatori e benchmarking regionali e nazionali e ci siamo anche confrontati con gli esiti della mappatura del rischio clinico che era stata precedentemente effettuata da Sham.

A questo punto abbiamo voluto approfondire.

Quindi – lavorando sullo strumento attraverso vari incontri preliminari di pianificazione del progetto con il risk manager Sham – abbiamo individuato 85 rischi potenziali nel percorso chirurgico e 59 in quello del Pronto Soccorso, con incremento di rispettivamente 18 e 16 item rispetto allo strumento SHAM di mappatura originaria.

I parametri aggiuntivi sono stati individuati tra gli oltre 300 parametri presenti nei percorsi di autovalutazione della Regione Lombardia.

Alla fine del progetto sono stati condivisi e analizzati tutti i 144 rischi individuati”.

 

Il metodo 

L’incremento dei parametri è stato reso possibile dalla flessibilità dello strumento di mappatura impiegato. “Carto Risk – spiega Alessandra Orzella, Risk Manager Sham, che ha accompagnato tutto il percorso dalla fase di progettazione e successiva implementazione fino alla sintesi delle azioni individuate nel piano di miglioramento – permette di scomporre un ambito sanitario in processi, fasi ed attività da analizzare singolarmente. Per ogni processo/fase/attività   esiste un set di rischi individuati nel corso degli anni e nel confronto tra le diverse esperienze europee. La forza del metodo è quella di coinvolgere direttamente gli operatori nell’analisi, ponendoli di fronte a loro lavoro quotidiano per stimare il rischio, valutare le barriere già in essere e proporre diverse o ulteriori soluzioni di miglioramento. A questo proposito, la particolare struttura rigorosa e puntuale del metodo ha permesso anche l’associazione a fasi e rischi delle procedure aziendali in essere, costituendo in tal modo un’occasione per una loro valutazione e riesame in ottica di aggiornamento e/o modifica/integrazione, valorizzando le esperienze e le best practice dei diversi presidi sia in ottica di condivisione sia di standardizzazione”.

“Questi elementi hanno reso l’esperienza molto positiva – riprende Sannino -. Abbiamo coinvolto in un progetto di formazione sul campo oltre 50 tra medici e infermieri dei 3 diversi presidi dell’Azienda per il percorso Chirurgico e del Pronto Soccorso articolato in 5  incontri per ciascuno dei due gruppi di lavori ed in una riunione plenaria finale di condivisione dei risultati.

All’inizio i partecipanti ascoltavano silenziosi.Poi, quando hanno riconosciuto che, nel catalogo dei rischi teorici, vedevano rispecchiata la propria esperienza quotidiana, hanno iniziato a partecipare attivamente, chiedendo, per esempio, come hanno fatto due anestesisti, di partecipare ad entrambi i percorsi di analisi dei rischi per dare il proprio contributo sia sul processo chirurgico sia riguardo al sovraffollamento nel PS anticipando le rischiosità che sarebbero divenute particolarmente attuali durante la crisi del Covid -19”.

 

I commenti

Massimo D’Angelo

Coordinatore Infermieristico Terapia Intensiva, Pronto Soccorso, Sala Gessi ASST Lariana

“Ho partecipato attivamente al percorso di Carto Risk. Quello che abbiamo analizzato nell’ambito degli incontri ad esempio i rischi connessi agli spazi angusti e i diversi accorgimenti legati al funzionamento della terapia intensiva – e sui quali abbiamo riflettuto – si sono rivelati essere gli stessi che abbiamo dovuto affrontare durante l’epidemia. Penso che abbiamo bisogno di un collegamento nella catena decisionale che permetta di introdurre l’esperienza maturata nei reparti; uno strumento come quello impiegato nella mappatura aiuta a misurare e a dare peso alla voce degli operatori”.

Claudio Lattuada

Coordinatore infermieristico presso UOC Miglioramento Qualità e Risk Management ASST Lariana

“Mi ha colpito il fatto che due gruppi abbiano individuato lo stesso rischio circa l’eventualità che il sistema informatico venisse meno per la tracciabilità delle azioni. Mi è sembrato un buon segno dell’affidabilità del metodo: un gruppo di lavoro ha agito come una sorta di “controllo spontaneo” per l’altro. Un ulteriore elemento messo in risalto e discusso approfonditamente è stata la variabilità della lista chirurgica nell’arco della giornata. È una criticità difficile da trattare perché le ragioni che introducono nuovi interventi o cancellano quelli pianificati sono tante. Si può, però, lavorare sulla disciplina di comunicare le variazioni e su quella abbiamo iniziato a lavorare dopo la mappatura”.

 

Conclusioni preliminari

Nonostante il lavoro di analisi si sia concluso solo nel novembre 2019, sono già in stadio avanzato e alcune giunte a compimento alcune delle azioni di miglioramento identificate. Sono stati predisposti e/o revisionati documenti per snellire le liste di attesa nella programmazione chirurgica nonché definite modalità anticipate di presa in carico dei pazienti con quadri di minore complessità per allentare la tensione del sovraffollamento in PS. Sono stati inoltre rimodulati gli spazi in PS anche sulla spinta del Covid dando soluzioni inaspettate alle criticità analizzate e altro ancora. L’importanza del lavoro svolto si riassume nell’aver fondamentalmente creato delle aspettative tra i partecipanti che si sono sentiti coinvolti nel possibile cambiamento del proprio contesto lavorativo.

 


Il Bacino d’utenza della provincia di Como (totale, comprensiva dei residenti dei comuni che non fanno parte dell’ASST Lariana – Alto lago-) è 599.204 al 1/1/2019.

Presidi: Ospedale Sant’Anna, Ospedale di Cantù, Ospedale di Menaggio

Accessi PS 2019 presso i tre PS (OSA, OCA, OMA): circa 107.300

Interventi chirurgici (DRG di tipo chirurgico dalle SDO) 2019: 11.652

L’EQUILIBRIO DI UN LOSS ADJUSTER: TRA ISTINTO, EMPATIA E PROFESSIONALITÀ

L’importanza di una figura professionale centrale nei processi di negoziazione extragiudiziale che ha cambiato il suo approccio durante l’emergenza Covid-19.

 

Il Sistema Sanitario Nazionale si trova in questo momento ad affrontare una delle più grandi sfide mai presentatesi: gestire una pandemia. Con l’innalzarsi del numero dei contagi, gli ospedali italiani hanno dovuto combattere un virus contagioso e poco conosciuto. Nel percorso è possibile, come in ogni attività, commettere degli errori ed è in questo scenario che entra in gioco la figura del Loss Adjuster: il professionista preposto alla liquidazione dei sinistri in sanità. Un ruolo che può sembrare freddo e analitico, ma all’interno del quale rientrano anche elementi “esperienziali” come l’empatia.

A seguire una sintesi della redazione di Sanità 360° su quali siano le caratteristiche imprescindibili per il processo negoziale di un sinistro e su come la strategia e l’approccio si siano modificati durante l’emergenza Covid-19.

Partiamo dalle basi: qual è il ruolo del Loss Adjuster?

Il Loss Adjuster tecnicamente viene definito in Italia come “liquidatore” o “trasformatore”. Laddove si presenta un sinistro da gestire, l’unica trasformazione che si trova a poter attuare è quella economico-finanziaria. Molto dipende anche dagli altri interlocutori, ovvero i danneggiati, che devono trasformare il loro danno e/o la perdita in altro, che non sempre è qualcosa di monetario. Ad esempio possono essere mossi da un senso di giustizia, e richiedere che ciò che è accaduto a loro non si ripeta. Ecco, questo è uno degli obbiettivi di Sham tramite la collaborazione tra RM (Risk Management) e Loss Adjuster. Lo scopo di questa figura professionale è, quindi, quello di tramutare un danno in “altro”. Apparentemente sembra un processo schematico e impersonale, in verità il lavoro del Loss Adjuster è qualcosa di più, perché nessuna situazione è uguale alle altre e di ciascuna bisogna abbracciare (attraverso il cosiddetto profiling) tutte le peculiarità.

Si tratta di una professione che coinvolge un aspetto empatico. Qual è il ruolo delle emozioni nel processo negoziale?

Per svolgere il lavoro di Loss Adjuster è essenziale conoscere molto bene sé stessi. Essere consapevoli dei propri meccanismi è fondamentale per raggiungere il risultato che ci si è prefissati. L’empatia, ad esempio, può essere un vantaggio ma anche uno svantaggio: il proprio bagaglio esperienziale e morale può infatti far percepire al Loss Adjuster un evento o un risarcimento in maniera filtrata dalla propria esperienza e opinione. D’altro canto, una giusta dose di empatia permette di calarsi al meglio nella situazione e riconoscere le peculiarità distintive.

Quali sono, quindi, le strategie da adottare per mantenere una giusta distanza?

L’obiettivo è quello di bilanciare il fattore empatico con quello dell’oggettività. Ogni evento presenta le proprie peculiarità, ma esistono i fatti ed è a questi che bisogna sempre riportare l’analisi e la strategia.

Operare al livello di Best Practice in questo ambito richiede un continuo aggiornamento per mantenere alte le competenze.

Non dobbiamo dimenticare che il nostro perimetro di movimento è quello giurisdizionale, ed è fondamentale conoscerlo in maniera sempre puntuale, approfondita e aggiornata.

Anche perché dalla preparazione dipende anche la reputazione…

Godere di una buona reputazione significa dare alla voce e all’opinione del Loss Adjuster un risalto più ampio. Guadagnarsi la fiducia dei vari attori e interlocutori coinvolti nel processo negoziale è importante anche al fine di raggiungere il risultato finale: siamo assicuratori e il nostro obiettivo è quello di garantire che per ogni danno subito vi sia un giusto risarcimento.

Laddove si è degni di fiducia e di credibilità, le opinioni tecniche vengono credute e seguite, promuovendo comportamenti corretti e quindi, in ultima analisi, facendo risparmiare tempo e denaro.

Come è cambiato il lavoro durante l’emergenza del Covid-19?

Gestire sinistri durante questo particolare momento storico ci ha posti di fronte a nuove sfide. Una su tutte, il rapporto esclusivamente telefonico. Parlare al proprio interlocutore e alla controparte senza poter leggere il linguaggio del corpo porta ad avere meno informazioni: in fondo, è come giocare ad una partita di poker, dove il linguaggio del corpo ci può far capire molti dettagli ulteriori della persona con cui stiamo parlando. In molti hanno ad esempio riscontrato lo sviluppo di una maggiore disponibilità verso la controparte: oltre a permettere contatti anche al numero personale, molti Loss Adjuster sono diventati più elastici e flessibili nella gestione del loro lavoro. Un po’ come, in generale secondo le ultime notizie, è cambiato l’atteggiamento degli italiani, che si stanno dimostrando più comprensivi e meno intolleranti di fronte alle difficoltà burocratiche.

 

COMUNICARE A CITTADINI E PAZIENTI: IL PROGETTO DEL SAN LUIGI GONZAGA

Consenso informato, braccialetto identificativo, lista delle medicine e cartella clinica. Caterina Mineccia, Risk Manager dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO), racconta il progetto presentato alla 1a “Giornata Regionale delle Buone pratiche per la sicurezza delle cure” organizzata dal Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente della Regione Piemonte

Lo scorso 15 ottobre, a Torino, si è tenuta la “Giornata Regionale delle Buone pratiche per la sicurezza delle cure”, organizzata dal Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente della Regione Piemonte. Nel corso dell’incontro sono stati presentati 18 progetti di miglioramento delle Aziende Sanitarie regionali, frutto di anni di lavoro delle ASL piemontesi e convogliati nella 12a Call for Good Practice di Agenas. Tra le best practice presentate, si annovera il progetto Informativa ai cittadini e pazienti: consenso informato, riconoscimento, terapia, informazioni utili al percorso di cura, gestione dei propri beni, a cura della Risk Manager dell’Ospedale San Luigi Gonzaga, Caterina Mineccia.

Il progetto nasce dall’applicazione della Legge n. 219/2017, detta anche Legge sul Biotestamento, che, per la prima volta, ha disciplinato in maniera organica il consenso informato circa gli accertamenti diagnostici e i trattamenti sanitari cui sono sottoposti i pazienti e ha introdotto il nuovo istituto delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) e quello della pianificazione condivisa delle cure (PCC).

“Al progetto – spiega la Dottoressa – abbiamo iniziato a lavorare già da un anno, con la costituzione di un gruppo di lavoro con la finalità di definire le azioni che gli operatori sanitari dovranno adottare e tutte le forme di supporto di cui necessiteranno. Del gruppo di lavoro fanno parte specialisti di patologie croniche evolutive dell’Ospedale, psichiatri e anestesisti che potranno essere di supporto agli operatori in casi di gestione della comunicazione con il paziente particolarmente complessi; vi fa parte anche un’infermiera che sta concludendo un master di giornalismo con una tesi sulle modalità più idonee ed efficaci per diffondere e comunicare questo tipo di informazioni”.

“Siamo partiti dalla Legge n. 219/2017, che sottolinea quanto sia importante che il paziente venga responsabilizzato attraverso il consenso informato, affinché possa esprimere la sua opinione sulle cure o sulla rinuncia alle stesse, con le conseguenze che questo comporta. Partendo da questo presupposto, è nata l’iniziativa di puntare sull’informativa ai pazienti e ai cittadini, quindi sia a chi è già entrato in cura, sia a tutti coloro che per ragioni diverse giungono in ospedale. Come Aziende Sanitarie per anni ci siamo dedicati a comunicare solo agli operatori sanitari l’importanza del consenso informato e del richiedere al paziente il rilascio”.

“Con la maggiore facilità di accesso alle informazioni sulla sanità, anche con l’avvento di Internet – chiarisce la Risk Manager – spesso le persone arrivano in Ospedale ‘già informate’ sulla loro sintomatologia, facendo spesso delle autodiagnosi. Peraltro, come è stato evidenziato dalla letteratura, più il paziente sa cosa aspettarsi dalla sua malattia e conosce gli interventi utili, maggiore è la sua predisposizione a partecipare e ad accettare le terapie e le cure. Rispetto al passato, dove il paziente accettava passivamente le decisioni del medico, le persone sono più ricettive e partecipative verso informazioni che riguardano le proprie condizioni di salute”.

Inizialmente sono state quattro le campagne di comunicazione promosse attraverso pettorine e cartelli informativi, predisposti cercando di usare un linguaggio comprensibile ai non addetti ai lavori, con l’intento di diffondere tra i cittadini: l’esistenza del consenso informato (di cui è un diritto chiedere chiarimenti qualora il linguaggio specialistico usato dai sanitari non venisse compreso); l’importanza di mantenere indosso il braccialetto identificativo (il paziente comprenderà perché si sentirà chiedere spesso di identificarsi, ma la richiesta di identificazione è una modalità per contenere il rischio di errore); infine, la necessità di avere sempre a portata di mano la lista delle medicine e la cartella clinica con tutti gli esami, per collaborare con gli operatori sanitari e ridurre il rischio di errori nella prescrizione di terapie e esami.

L’idea di predisporre poster informativi e pettorine – prosegue Mineccia – può essere considerata uno strumento semplicistico, che non sempre garantisce che vi sia stata la comprensione da parte delle persone interessate. D’altronde si deve sempre partire da un’informazione veritiera per costruire un rapporto civile”. I poster sono affissi in ogni struttura di degenza, day hospital, pronto soccorso o nelle sale d’attesa e verranno diffusi non solo in tutto l’Ospedale, ma anche sul web.

Tante le iniziative che si aggiungeranno per diffondere la corretta informazione. Sono ad esempio in programma, presso la biblioteca pubblica di recente inaugurata al San Luigi grazie alla Onlus San Luigi, incontri rivolti ai cittadini per promuovere l’importanza del loro coinvolgimento. L’obiettivo è organizzare più incontri nel 2020 per coinvolgere anche le associazioni di volontariato e quelle di rappresentanza dei cittadini.

Infine, un altro confronto è quello in programma il prossimo 27 novembre presso l’Ospedale San Luigi, in cui direttori clinici e coordinatori infermieristici si misureranno sulla Legge 219, con un bioetico, un magistrato penalista, un avvocato civilista, uno psichiatra, specialisti di patologie croniche del San Luigi, un referente delle cure palliative e un rappresentante dei cittadini.