RIPENSARE E RISTRUTTURARE LE RSA DURANTE E DOPO L’EMERGENZA DEL CORONAVIRUS

Il corso organizzato dall’Università Marconi in collaborazione con INSH dedicato alla “Sicurezza e gestione del rischio clinico nelle RSA durante il COVID-19”. Il dottor Riccardo Tartaglia: “Urgente intervenire non solo a livello strutturale ma anche formativo”.

 

Guardando all’indice di vecchiaia in Italia 2020 emerge come ci siano 178,4 anziani ogni 100 giovani. Una popolazione sempre più fragile e bisognosa di assistenza, che durante l’emergenza legata al Covid19 ha dovuto confrontarsi con le problematiche non solo del sistema sanitario ma anche assistenziale. Esempio lampante sono proprio le Residenze Sanitarie Assistenziali, dove la percentuale di residenti over 85 si avvicina al 74%. Diventate in alcuni casi focolai di contagi, le RSA sono un ingranaggio importante per il funzionamento del nostro Paese: “Spesso per ragioni sanitarie, lavorative ed economiche le famiglie non sono in grado di fornire l’assistenza di cui i loro cari necessitano – conferma il dottor Riccardo Tartaglia, Presidente onorario di INSH e medico specialista in Medicina del Lavoro e in Igiene e Medicina Preventiva– ed ecco quindi che le RSA diventano un sostegno e una risorsa fondamentale”.

“Esse ospitano una fetta molto vulnerabile della popolazione, ed è per questo necessario ed urgente metterle in sicurezza, non solo per difendersi dal Covid19 ma anche per colmare quelle differenze che emergono a livello territoriale ed economico” continua il dottor Tartaglia, evidenziando come sia fondamentale ripensare e ristrutturare le Rsa. “Gli aspetti su cui intervenire sono molteplici – spiega- a partire dalle dotazioni tecnologiche. L’utilizzo di dispositivi che permettono un monitoraggio costante e telematico dei pazienti è fondamentale in una fase come quella che stiamo vivendo, ma non solo: l’uso ad esempio dei braccialetti che misurano frequenza cardiaca, respiratoria, la temperatura cutanea permette di avere sotto controllo diversi parametri e intervenire tempestivamente laddove questi si vadano a modificare”. Da ripensare sono anche gli spazi: “I contagi da coronavirus hanno reso evidente come tenere nella stessa stanza 3-4 pazienti favorisca i contagi non solo di coronavirus, ma anche di altre infezioni”. Da non sottovalutare anche l’aspetto psicologico legato agli ambienti in cui vengono ospitati i pazienti. Questi infatti spesso risultano essere un ambiente ibrido tra quello casalingo ed ospedaliero, con innegabili effetti sulla serenità dei residenti.

“Abbiamo anche la necessità di mettere in sicurezza i medici e gli infermieri che lavorano in queste strutture – continua Tartaglia – hanno a che fare con pazienti estremamente difficili, ed è necessario un supporto specialistico della geriatria che coadiuvi gli operatori di medicina generale nel loro lavoro quotidiano”. Non solo: è fondamentale che chi lavora all’interno delle RSA sia messo in sicurezza e protetto. Ed è in questa prospettiva che Italian Network for Safety in Healthcare in collaborazione con l’Università degli Studi Guglielmo Marconi, ha organizzato un importante corso dedicato alla “Sicurezza delle cure e gestione del rischio clinico nelle RSA durante il COVID-19”. Nel prossimo futuro le RSA saranno presidi territoriali indispensabili e ben integrati nel sistema sanitario, che si interfacceranno in modo sistematico e strutturale sia con gli Ospedali per acuti che con la medicina ed assistenza socio sanitaria del territorio (Medico di famiglia, Casa della Salute, AFT).  “Il corso, che è rivolto sia a infermieri che a medici, è totalmente telematico – spiega Tartaglia – questo perché non volevamo influire sull’attività lavorativa dei frequentatori, che potranno accedere al pacchetto di lezioni quando preferiscono nell’arco di un periodo lungo tre mesi”. Gli argomenti trattati durante le 34 ore di lezione spazieranno dalla conoscenza del quadro normativo e delle responsabilità̀ professionali derivanti dalla non applicazione di quanto prevede la letteratura internazionale per una buona assistenza al paziente geriatrico fino alle tecniche di analisi reattiva degli incidenti. Per conoscere il programma completo del corso di formazione, alla cui conclusione verrà rilasciato un attestato con l’attribuzione di 12 CFU, visitare il sito ufficiale dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi  o di INSH www.insafetyhealthcare.it

 

 

 

LA LEZIONE DEL MASTER: ANTICIPARE I RISCHI PRIMA CHE SI VERIFICHINO

Workshop inaugurale per il primo Master Universitario di secondo livello dedicato risk management in sanità realizzato dall’Università di Torino in collaborazione con Sham e con il supporto di Federsanità-ANCI.

Venerdì 11 dicembre si è tenuto presso l’Università di Torino l’evento inaugurale del primo Master Universitario di secondo livello: “Sicurezza delle cure, governo clinico e gestione del contenzioso” organizzato dall’Ateneo in collaborazione con Sham e con il supporto di Federsanità-ANCI.

“Vogliamo diffondere la cultura della gestione del rischio in sanità e questo Master è uno degli strumenti che abbiamo scelto per dare il nostro contributo concreto alla discussione sulla sicurezza delle cure – ha affermato Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham in Italia, durante il workshop trasmesso in diretta dalle aule dell’Università. – Siamo una Mutua che assicura la sanità e nel nostro DNA c’è il principio di farlo in qualità di alleati per portare contributo reale alla gestione del rischio”.

Il Master non è la prima esperienza di collaborazione tra Sham e l’Università di Torino. “Collaboriamo con Sham da anni, con corsi di formazione e ricerca all’interno delle aziende sanitarie – precisa il Professor Enrico Sorano, docente del Dipartimento di Management dell’UniTo e Direttore del Master. – Ora siamo qui con il master che ci permette di affrontare diverse tematiche. All’interno del corso ci sarà modo di focalizzarsi sul risk management in ambito sanitario, individuare quali sono i ruoli da sviluppare per tenere sotto controllo il rischio clinico e discuteremo anche come si coniuga il concetto di prevenzione rispetto ai big data, l’intelligenza artificiale e il cyber risk. Proviamo, insomma, a delineare gli interventi da promuovere all’interno delle strutture sanitarie per affrontare i rischi del futuro”.

Anche Federsanità-ANCI ha sottolineato l’importanza di mettere al centro del panorama legislativo la garanzia della sicurezza delle cure.

“Federsanità ha da tempo dato l’allarme circa lo stato di difficoltà in cui versano le strutture sanitarie, fin da prima della pandemia- conferma Tiziana Frittelli, Presidente di Federsanità. – Oggi, confrontandoci con gli eventi infausti incontrati durante la prima ondata, si pone il problema di trovare una definizione condivisa di colpa grave, limitata all’ambito pandemico. Questa rappresenterebbe un elemento di protezione per gli operatori sanitari che si sono trovati ad affrontare la crisi. Ci auguriamo che questo master diventi un luogo di approfondimento, di confronto critico per arrivare a trovare soluzioni che supportino il SSN”.

Il workshop introduttivo ha visto, inoltre, la partecipazione di importanti relatori che hanno anticipato alcune tematiche previste per le lezioni del master nel corso del 2021.

Elio Borgonovi, Presidente del CERGAS, ha evidenziato le difficoltà introdotte dall’assenza di sicurezze, incontrata soprattutto durante lo stato pandemico. “Ci troviamo in una situazione di incertezza in cui non è possibile associare una probabilità agli eventi possibili. I sistemi mutualistici si basano sulla capacità di anticipare rischi e non siamo in grado di proteggerci in situazioni di incertezza, piuttosto, sono più gestibili le situazioni di rischio. Questo è un concetto che sarà approfondito nel master, per fornire gli spunti per imparare a gestire anche situazioni imprevedibili”.

Il Magistrato e Vice Procuratore Generale della Procura del Lazio, Barbara Pezzilli, ha invece esposto le caratteristiche della responsabilità amministrativo contabile in ambito sanitario. “In questo periodo storico è particolarmente importante evitare che interpretazioni non corrette delle norme portino a una distorsione nella gestione degli eventi avversi – afferma. – È necessaria una migliore gestione delle risorse pubbliche che si può realizzare anticipando i danni prima che si verifichino. Questo impegno deve coinvolgere tutti i soggetti che nella loro attività si trovano a spendere risorse che derivano da finanziamenti del sistema sanitario”.

La giornata di workshop si è conclusa infine con le riflessioni del Professor Guido Alpa, emerito di Diritto civile presso l’Università di Roma La Sapienza e autore di un testo a commento della legge Gelli-Bianco. “La sfida di oggi è capire come assicurare al paziente interventi sanitari davvero efficaci e difenderlo dai rischi in cui può incorrere all’interno di una struttura ospedaliera. Raccogliendo dati ospedalieri si può fare un’analisi dei rischi dalla quale ricavare buone pratiche e linee guida che devono essere messe a disposizione delle istituzioni e pubblicate su riviste specialistiche. Stiamo lavorando – ha continuato Alpa – affinché le linee guida siano valutate e pubblicate dal Ministero della Salute in modo che ogni medico possa venirne a conoscenza”.

Le lezioni del master (la prossima si terrà il 15 gennaio) avranno anche il compito, dunque, di approfondire i numerosi spunti proposti in questa giornata introduttiva che ha dato modo di dipingere un quadro dei diversi aspetti in gioco quando si parla di gestione del rischio in sanità. “Nel master snoccioleremo gli argomenti introdotti oggi come punti di riferimento. – conclude Sorano– Insisteremo sul contenitore di riferimento che è il SSN e sulla cultura dei processi aziendali. Questo master è un’occasione per imparare a fare fronte alle problematiche che si possono sviluppare nel corso dell’azione sanitaria, sia quelle già ben note ma anche quelle più nuove e meno conosciute”.

 

GESTIONE DEL RISCHIO: INTEGRAZIONE DEGLI STORICI DEI SINISTRI PER MIGLIORARE LA PREVENZIONE FUTURA

L’impatto che l’analisi dei sinistri ha sulla riduzione dei bias nella previsione del rischio a priori: ecco il tema del webinar Sham On Air del 30 ottobre “La dinamica del miglioramento in sanità: integrare efficientemente gestione dei sinistri e del rischio”.

 

Venerdì 30 ottobre 2020 si è tenuto il webinar Sham On Air incentrato sull’integrazione della gestione dei sinistri nel rischio clinico e su come lo storico degli eventi avversi può essere d’aiuto nella mappatura dei rischi.

Hanno preso parte al dibattito: Umberto Fiandra, Dirigente Medico Sc Qualità, RM, Accreditamento, AOU Citta della Salute e Anna Guerrieri, Risk Manager di Sham.

“Il medico ha una visione individuale” esordisce il Dott. Fiandra “per questo, nelle aziende sanitarie, è bene studiare tutti i passaggi di un processo come ad esempio il metodo FMECA. Sul processo è doveroso fare un’analisi specifica e condivisa, a differenza magari dell’analisi di prodotto che può essere qualitativa e personale. Occorre inizialmente valutare i rischi lordi, identificare e valutare i sistemi di gestione e i rischi netti e, infine, arrivare ad un piano d’azione. Per fare ciò, è necessario superare le difficoltà di comunicazione tra i diversi livelli operativi di un’azienda. Comunicar e il proprio feedback fa sì che l’intero processo sia compreso da tutti, avendo a disposizione una visione sistematica e a largo raggio”.

“La gestione del rischio è responsabilità di tutti – ha confermato Anna Guerrieri, Risk Manager di Sham e – Bisogna misurare e tracciare al fine di avere una governance sistemica. È necessario mappare ogni fenomeno che avviene al fine di comprendere lo storico e predire i rischi futuri”.

Per fare ciò Sham ha adottato l’approccio metodologico di analisi a priori del rischio creato dal Gruppo Relyens denominato “Cartorisk”. Analizzando a priori i rischi inerenti ad alcuni principali processi di erogazione di prestazioni sanitarie, è infatti possibile realizzare una mappatura dei processi, dei maggiori rischi inerenti ad essi, delle barriere utilizzate all’interno dei presidi per la loro gestione e del rischio residuo da gestire.

“Nel 2018, in un progetto in collaborazione con l’Università di Torino, abbiamo mappato tutto il percorso della persona assistita in area materno-infantile – prosegue Guerrieri -. “Questo impegno ha permesso la formazione sul campo di 300 professionisti, la valutazione di 1800 possibili rischi e l’individuazione di 183 azioni di miglioramento”.

I dati assumono, in questo scenario, sempre più importanza e diventano fonte necessaria per arginare bias di calcolo. Costruendo uno storico dei sinistri è possibile comprendere cosa non ha funzionato nel processo con maggiore precisione.

Lo storico degli eventi avversi diventa, secondo i due relatori, uno strumento per tarare una mappatura a priori, permettendo la riduzione dei bias e portando alla luce il processo in tutta la sua interezza. 

“Esiste già un database storico a cui riferirsi” continua il Dott. Fiandra “il SIMES è il Sistema Informativo per il Monitoraggio degli Errori in Sanità ed ha l’obiettivo di raccogliere le informazioni relative agli eventi sentinella e alle denunce dei sinistri sul territorio nazionale. Tale sistema permette la valutazione del rischio e il monitoraggio degli eventi avversi ed è la base per ogni azione di miglioramento per quanto riguarda l’individuazione del rischio clinico. Tutti i Big Data dei contenziosi sono raccolti in maniera sistemica e utilitaristica, vengono elaborati e poi messi in esperienza”.

È necessario analizzare bene tutti i dati a disposizione, quelli passati così come quelli presenti, questa la conclusione del webinar, ma cosa più importante è la richiesta un’alta qualità del dato stesso.Un dataset costruito bene permette la profilazione degli eventi da cui trarre il massimo dell’esperienza. Per fare ciò è richiesta la standardizzazione dei processi di riferimenti che a loro volta devono essere suddivisi in sotto processi.

Per questo motivo risulta necessaria la diffusione della cultura della misurazione del rischio, in modo da permettere l’integrazione di codifiche e misure per avere contenuti validi. Comprendere cosa sia successo in passato aiuta a predire con maggiore chiarezza i rischi futuri.

 

SERVIZI TERRITORIALI E TELEMEDICINA: COME SONO CAMBIATI CON IL COVID

Visite a distanza e contatti telefonici con lo specialista per valutare il successo della terapia e la necessità di una visita dal vivo. La telemedicina ha permesso di assicurare l’accesso alle cure senza affaticare il SSN durante la crisi del Coronavirus, ma non sempre può sostituirsi alla visita in presenza. Se ne è parlato durante il webinar Sham On Air di giovedì 26 novembre.

 

La necessità di mantenere il distanziamento e l’importanza di non sovraccaricare il SSN, insieme alle restrizioni sugli spostamenti introdotte dalla pandemia, hanno portato alla ricerca di nuove soluzioni per continuare a garantire l’accesso alle cure, in particolare a livello territoriale e fuori dalle strutture ospedaliere.

Durante il webinar Sham On Air moderato da Alessandra Orzella, Risk Manager di Sham Italia, è stata messa in evidenza la varietà delle sfide per la medicina territoriale attraverso il racconto delle esperienze di due realtà molto diverse tra loro: quella dell’ASL TO 4 Chivasso-Cirie’- Ivrea e del progetto di cure assistenziali “Meglio a casa” realizzato in Liguria e applicato, nel nostro caso specifico, dall’ASL 4 Chiavarese nel comune di Sestri Levante.

“L’utilizzo della telemedicina era già abbastanza diffuso nella nostra ASL anche da prima dell’emergenza sanitaria – afferma Vincenza Palermo, Direttore Struttura Complessa Risk Management presso ASL TO4 – solo che non tutti se ne rendevano conto appieno, nemmeno lo stesso personale sanitario. Con l’emergenza ne abbiamo potenziato ed esteso l’utilizzo e soprattutto, in preparazione alla seconda ondata, abbiamo realizzato una piattaforma condivisa in cui il paziente può entrare a contatto con i diversi specialisti”.

L’utilizzo della telemedicina è ancora visto con diffidenza da chi ha paura possa sostituirsi alla visita medica tradizionale e tradursi in una minor attenzione nelle cure. Per Maurizio Pescarmona, pediatra responsabile dell’ASL TO4, non è questo il caso “La telemedicina può spaventare all’inizio ma sostiene le visite in presenza non le sostituisce. Anzi, permette di monitorare il paziente in modo continuativo e di agire sulle terapie tempestivamente se ci si rende conto che non sono adeguate e non alla prossima visita, dopo due mesi di terapia inefficace”.

Per alcuni servizi però, non è sempre possibile passare ad un formato completamente digitale. In particolare per i servizi di assistenza domiciliare in cui è previsto il contatto diretto tra paziente e operatore, le misure anti-Covid sono state un ostacolo apparentemente insormontabile. Il progetto “Meglio a Casa”, istituito nel in Liguria nel 2013 e declinato nei territori – in questo caso nella collaborazione tra ASL 4 Chiavarese e Comune di Sestri Levante – ha lo scopo di ridurre le visite non necessarie al pronto soccorso.  Il servizio ha sofferto molto della scarsità dei dispositivi di protezione individuale dei primi tempi. Anche l’improvvisa diffidenza delle famiglie degli assistiti, non più a loro agio ad aprire le porte delle loro abitazioni agli operatori, così come la chiusura dei centri diurni hanno messo a dura prova il progetto. “I primi mesi sono stati i più difficili- afferma Maria Diletta Demartini direttore sociale del distretto socio sanitario n.16 di Sestri Levante – abbiamo rallentato il servizio fino al 50% soprattutto per la mancanza di indicazioni chiare da parte delle autorità. Ora la situazione è migliorata ma per noi è ancora difficile lavorare a distanza. Realizziamo qualche intervento via telefono o via Skype, per assicurarci che anche gli individui più isolati mantengano un certo livello di contatti umani. Ma per chi non è autonomo, non c’è alternativa alla visita domiciliare”.

Al netto delle limitazioni e delle difficoltà legate all’utilizzo su larga scala della telemedicina, l’esperienza del Covid ha dato il via a un nuovo modo di essere in contatto con i pazienti, che rimarrà nella pratica medica anche dopo la crisi attuale. L’idea non è del tutto rivoluzionaria, perché già la legge Gelli-Bianco, nel 2017, prevedeva l’utilizzo della telemedicina. L’accelerazione imposta dalla pandemia potrebbe aver rappresentato il punto di svolta.

“RESTIAMO UNITI” È L’APPELLO DI FEDERSANITÀ PER LA GESTIONE DELLA SECONDA ONDATA DELLA PANDEMIA

Alla conferenza online promossa dal Forum Risk Management è stato avviato un confronto tra i principali rappresentanti istituzionali del comparto sanitario per rispondere al meglio all’attuale fase dell’epidemia di Covid-19.

 

“Emergenza sanitaria e gestione dei rischi di responsabilità: scenari di crisi e possibili soluzioni” è la conferenza promossa dal Forum Risk Management in collaborazione con Federsanità-ANCI, che si è tenuta venerdì 13 novembre. All’evento online hanno partecipato alcuni dei più importanti rappresentanti del settore sanitario pubblico e privato, tra i quali: l’Associazione Italiana Ospedalità Privata (AIOP), l’Associazione Medici Dirigenti (ANAAO-ASSOMED), la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (ANIA), l’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS) e Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. L’obiettivo dell’evento è stato quello di avviare un confronto su come gestire al meglio l’attuale fase dell’emergenza sanitaria, nei limiti delle risorse e delle competenze effettivamente disponibili, a quasi un anno dall’inizio della pandemia.

Un evento che ha ufficializzato una nuova fase di gestione, puntando sul concetto di “sanità responsabile” e ribaltando così l’espressione di “responsabilità sanitaria”. In questa nuova cornice semantica è racchiuso l’impegno etico che fin dall’inizio ha governato l’azione sanitaria nella risposta immediata alla pandemia. “Restare uniti” è dunque il messaggio principale lanciato da Tiziana FrittelliPresidente di Federsanità-ANCI, per superare questa difficile fase: “Il Servizio sanitario nazionale – ha spiegato la Presidente – è il più avanzato del nostro paese e minare la sua sostenibilità significa minacciare la salute pubblica. Dobbiamo superare il concetto di responsabilità sanitaria per far posto a quello di responsabilità solidale e rimanere uniti è di comune interesse”.

In questo contesto, i rimedi alla crisi passano anche per la solidarietà sociale, considerati i nuovi rischi di responsabilità e di contenzioso, riaccesi dal malcontento sociale e dalla crisi indotta dalla seconda ondata del Covid-19. Circostanze ed eventualità che devono essere gestite con la massima attenzione per evitare ulteriori costi umani e sociali da aggiungere a quelli già dettati dalla crisi sanitaria mondiale: “È in gioco la tutela degli operatori sanitari – ha commentato Frittelli – ed è necessario costruire subito un tavolo tecnico per proporre una proposta condivisa al Parlamento. La finalità è chiamare in causa tutte le risorse emotive, sociali ed economiche per non passare i prossimi dieci anni in conflitti giurisdizionali”.

 

È possibile approfondire il tema nell’articolo a firma di Tiziana Frittelli. 

 

 

DATA MANAGEMENT IN SANITÀ: IL RUOLO DELLA DATA DRIVEN INSURANCE (PARTE 2)

La seconda puntata dell’intervista a Giuseppe Carchedi, Operations Manager di Sham in Italia, si concentra sul passaggio dalla teoria alla pratica: le competenze e il metodo necessari per integrare i Big Data nella sicurezza sanitaria; l’analisi dei nuovi rischi cyber; la necessità di sviluppare interfacce digitali user-friendly per capire e impiegare le informazioni raccolte.

 

Cosa serve ad una organizzazione per gestire al meglio i dati: competenze e tecnologia o cultura aziendale?

Ritengo siano due fattori inscindibilmente legati, che devono essere alimentati con costanza nel tempo. È chiaro come l’inserimento di nuove competenze all’interno dell’organico trovi terreno fertile in un modello organizzativo data-oriented. Se questo non succede, assistiamo a un disallineamento che nel lungo periodo porta a inefficacia e inefficienza. Il mantra per lo sviluppo di una cultura aziendale orientata al dato è quindi “keep it simple”: è importante argomentare e spiegare al team sia l’approccio al dato che la modalità di interpretazione dello stesso, attraverso una pratica quotidiana che arricchisce l’intero patrimonio di competenze aziendali e che avvicina sempre più i dipendenti alla cultura del dato. È bene ricordare che il dato non è ad appannaggio delle sole funzioni a interazione diretta con il cliente; è uno strumento concreto di semplificazione delle operazioni, che consente un notevole risparmio di tempo e contribuisce alla diminuzione dell’errore.

La digitalizzazione della Sanità è in corso: cosa è importante sapere per la sicurezza?

È indubbio affermare come l’emergenza causata dalla diffusione del Covid-19 abbia ulteriormente velocizzato il processo di digitalizzazione dell’economia, rendendo necessaria la fruizione di servizi in modalità remota. Questo è vero anche in ambito sanitario.

La digitalizzazione viene generalmente vista come un fenomeno auspicabile ma è importante sottolinearne la capacità di generare notevoli rischi. Negli ultimi dieci anni, la minaccia per il settore sanitario è aumentata esponenzialmente in rapporto alla continua sofisticazione degli attacchi informatici.

Gli ospedali non possono più limitarsi all’avere competenze, procedure e protocolli esclusivamente correlati alle attività core di caregiver, ossia di presa in carico e di cura del paziente; hanno delle responsabilità anche in termini di gestione del rischio sanitario: una gestione che tuteli i pazienti anche da attacchi informatici e che fornisca funzioni essenziali di salvaguardia della salute e della vita dei singoli. Inoltre è presente un tema di reputation: se è vero che in passato i criteri di valutazione di una struttura si circoscrivevano alla qualità delle cure erogate, in un futuro prossimo l’implementazione di soluzioni tecnologiche avanzate atte al miglioramento dell’efficienza operativa e allo snellimento dei processi interni e di servizio al paziente, potrebbero guadagnare una rilevanza significativa.

Di fronte a questi nuovi rischi, in che modo l’assicuratore può tutelare l’ente ospedaliero?

Il comparto sanitario ha delle peculiarità proprie solo a sé stesso e richiede un know-how consulenziale specifico. I cyber attack in Sanità possono avere conseguenze disastrose, non solo in termini economici: a differenza di altre industries, dove solitamente il breach ha come obiettivo ultimo il danno patrimoniale, in ambito sanitario un cyber attack può impattare fatalmente sulla salute di un individuo. Ci troviamo quindi di fronte a un’inedita e pericolosa frontiera di rischio.

Come tutelarsi? Innanzitutto, promuovendo un cambio culturale aziendale sull’importanza della sicurezza informatica e garantendo una formazione continua degli operatori sanitari. L’errore umano è spesso la causa principale di data breach all’interno delle aziende: lo conferma anche una recente ricerca Kaspersky Lab e B2B International. Il 52% delle imprese riconosce che i dipendenti, a causa di una formazione informatica poco adeguata, rappresentano una delle maggiori potenziali debolezze in termini di sicurezza IT dell’azienda. Quindi la formazione è un primo, imprescindibile step.

Questo non è però sufficiente: per continuare a garantire la sicurezza dei percorsi di cura e proteggere le informazioni e i sistemi nel settore sanitario, è necessario strutturare una corretta data governance, effettuare monitoraggi e Risk Assessment periodici, uniti ad una politica di Risk Management continua, preventiva e proattiva, affidandosi a partner assicurativi di comprovata esperienza, che posseggano una visione a 360° del rischio.

In qualità di risk manager, Sham da anni osserva l’evoluzione di nuove pratiche e nuovi rischi e propone soluzioni, in collaborazione con i suoi partner tecnologici, per informare e formare le strutture sanitarie, e offrire loro una migliore comprensione dei rischi.

Se è vero che la tecnologia crea per la Sanità nuovi rischi da tenere sotto controllo e da gestire, è vero anche che le possibilità date dall’applicazione della stessa con fini preventivi e di riduzione del rischio all’interno delle strutture sanitarie per pazienti e operatori sono innumerevoli. Parliamo per esempio di soluzioni a supporto del blocco operatorio o di semplificazione delle attività operative relative alla presa in carico del paziente.

Per questo motivo Sham ha recentemente stretto delle partnership con i maggiori players nell’ambito dell’innovazione tecnologica in sanità, come ad esempio Caresyntax, una piattaforma tecnologica finalizzata a ridurre il rischio chirurgico nelle sale operatorie tramite strumentazioni di data analytics, video recording e AI; oppure, ancora, con CyberMDX, una piattaforma di sicurezza informatica destinata all’identificazione e alla prevenzione dei rischi informatici specifici delle strutture sanitarie.

Queste prime soluzioni lasciano intravedere il futuro del settore sanitario, la cui trasformazione richiederà tempo. Nell’immediato, l’utilizzo di tutta la tecnologia attualmente disponibile per gestire la sicurezza dei pazienti e delle strutture in tempo reale contribuisce a offrire la migliore assistenza medica possibile.

Spesso i tool di data analysis e data visualization hanno una interfaccia complessa, poco intuitiva, che spaventa gli operatori meno avvezzi. Come avete superato questa barriera?  

Sham è particolarmente attenta allo sviluppo di strumenti analitici e predittivi, per questo nel tempo ha implementato una infrastruttura robusta, che vede un’integrazione d’utilizzo tra tool di data analysis e di data visualization. Le prerogative principali della nostra infrastruttura sono l’adattabilità – ogni tool è costruito sulle nostre esigenze e modificabile nel tempo – e la semplicità d’utilizzo – le interfacce sono sempre molto intuitive e disegnate in ottica user-friendly -.

Questi strumenti sono per noi fondamentali: ci consentono di avere una gestione agile e soprattutto informata in numerosi ambiti come ad esempio la strategia di sviluppo, la gestione dei sinistri, la sottoscrizione e la valutazione dei rischi.

L’attenzione allo sviluppo tecnologico in azienda è molto alta e il potenziamento di strumenti e strutture informatiche è in continua evoluzione: un assetto, questo, che per il mercato attuale della Medical Malpractice è già fortemente innovativo e rappresenta un driver ad altissimo valore aggiunto per i nostri clienti-associati.

 

 

COME AVVIENE UN ATTACCO HACKER A UN OSPEDALE?

CyberMDX, uno dei partner tecnologici di Sham, analizza uno scenario tipo e le contromisure da adottare.

 

Dall’inizio della crisi sanitaria causata dalla pandemia di Covid, sono aumentati gli attacchi informatici ai danni delle strutture sanitarie. Gli hacker mirano a rubare dati sensibili e interferire nell’attività ospedaliera. L’aumentare dei dati sanitari online e il perdurare dello stato di emergenza rappresentano, infatti, lo scenario ideale per attaccare strutture sanitarie che non sono pronte a difendersi su due fronti diversi.

CyberMDX partner tecnologico di Sham, descrive uno scenario tipo: l’attacco di un gruppo hacker a un ospedale per impossessarsi delle informazioni su una nuova forma di trattamento per il Covid-19 in quel momento in fase di studio. Come primo tentativo gli hacker cercano di entrare nei sistemi informatici dell’ospedale a partire dal sito web, che però è provvisto di un sistema di sicurezza sufficiente per tenerlo al sicuro. Dal momento che l’attacco diretto non è possibile, gli hacker decidono, allora, di aggirare l’ostacolo e infettare il sito di uno dei fornitori dell’ospedale, privo di protezioni. Guadagnando libero accesso al sito del fornitore possono monitorare indisturbati tutto il traffico sulla pagina web individuando le transazioni che avvengono con la vittima designata. Non appena un dispositivo dell’ospedale, con sistema operativo obsoleto o non aggiornato, si connette con il fornitore, gli hacker seguono il collegamento e s’infiltrano nel dispositivo. Adesso possono ottenere le credenziali per accedere indisturbati a tutti i server della struttura. Per fortuna l’ospedale, cosciente dei rischi che corre, protegge i propri dati grazie alla crittografia. In questo modo gli hacker, nonostante le credenziali gli permettano di individuare dove sono conservati i dati relativi al Covid, non hanno modo di decodificarli. Allora, sfruttando le credenziali ottenute, bloccano quanti più strumenti possibile, creando un grande danno all’azienda ospedaliera e mettendo a repentaglio la vita di numerosi pazienti.

Come impedire che una dinamica simile accada di nuovo?

Cyber MDX mette in risalto il fatto che l’ospedale avrebbe potuto prevenire uno scenario come quello descritto con i seguenti accorgimenti:

  • realizzando un risk mitigation plan affidabile: ovvero avere ben chiaro quali sono gli strumenti che possono correre dei rischi e di che natura;
  • assicurandosi di avere dei sistemi di sicurezza anti malware per tutti i dispositivi utilizzati nella struttura e dai suoi dipendenti, e che questi siano sempre aggiornati;
  • utilizzando un sistema automatico che gli permetta di identificare e bloccare ogni comunicazione anomala tra strumenti.

Per quanto riguarda l’attività dello staff invece, l’ospedale può:

  • creare un elenco di siti sicuri di fornitori che lo staff può usare per contattarli in sicurezza;
  • assicurarsi che i browser dei dispositivi della struttura siano sempre aggiornati all’ultima versione.

QUI il video prodotto dal partner Sham per visualizzare lo scenario dell’attacco informatico.

DATA MANAGEMENT IN SANITÀ: IL RUOLO DELLA DATA DRIVEN INSURANCE (PARTE 1)

L’intervista a Giuseppe Carchedi, Operations Manager di Sham in Italia, offre un punto di vista inedito e da ‘addetto ai lavori’ sull’impiego dei dati nella gestione sanitaria in Italia. Un approfondimento in due puntate che parte oggi dall’orizzonte del mercato per approdare al concetto di Data Driven Insurance.

 

Qual è lo stato dell’arte dei Big Data in Italia?

Il mercato italiano dei Big Data è dinamico e sempre più maturo: secondo una recente ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence del Politecnico di Milano, il mercato Analytics ha raggiunto un valore di oltre 1,7 miliardi di euro ed è in continua crescita.

Il 93% delle grandi aziende sta facendo investimenti in tal senso e, nello specifico, il ramo assicurativo è al quinto posto (6%) per quota di mercato in termini di spesa. La priorità è rappresentata dagli investimenti in ambito software (47%), voce nel quale sono compresi gli strumenti per la visualizzazione e l’analisi dei dati.

La direzione intrapresa dalle aziende italiane è quindi quella di un modello “Data Science Enabled” che si basa su una strategia data-driven che punta a ridefinire anche l’architettura tecnologica dell’assetto organizzativo aziendale.

I dati stanno diventando una commodity sempre più richiesta, e gli assicuratori competono sempre più con imprese che offrono servizi a valore aggiunto in cambio dell’accesso ai dati.

Nello specifico, qual è il valore aggiunto di una gestione integrata dei dati nel Risk Management?

Una gestione integrata dei dati può innescare un ciclo virtuoso: nel nostro settore, quello del risk management sanitario, grazie ai dati raccolti dal claims management, è possibile identificare le maggiori aree di criticità, promuovere azioni correttive, limitare l’incidenza degli eventi avversi e di conseguenza, da un lato, ridurre il costo totale del rischio sanitario, sia in termini di sinistrosità, sia in termini di spesa per la copertura assicurativa e, dall’altro, contribuire al miglioramento delle cure.

Partiamo dall’inizio: come si è evoluto il comparto Insurance grazie ai Big Data e cosa significa questo per i vostri clienti?

Per rispondere a questa domanda è necessario fare una premessa: le compagnie assicurative vantano una lunga storia nell’utilizzo degli analytics. Tradizionalmente, però. questa competenza era applicata all’ambito degli studi attuariali[1]. Negli anni, l’approccio al dato dell’intero settore finanziario si è evoluto, principalmente grazie ai processi di ammodernamento avviati dal ramo bancario. Le assicurazioni hanno visto l’introduzione di Big Data e AI come un modo per migliorare il modello di business già esistente con un imprinting “business as usual – but better”. Le innovazioni si sono quindi concentrate più sull’efficienza e sulla produttività, piuttosto che sulla modifica del business model.

Da qui nasce la pratica del dato come strumento di decision making. I sistemi di analisi offrono innumerevoli opportunità: ad esempio quella di conoscere al meglio i propri clienti e offrire loro servizi calibrati sui loro profili individuali.

Se ci concentriamo sugli aspetti puramente assicurativi, sono molteplici le possibili applicazioni dei Big Data e dei modelli avanzati di data analytics. Basti pensare all’integrazione tra dati tecnici assicurativi e dati sanitari, demografici o ancora tecnologici: la combinazione tra questi migliora la conoscenza del rischio al quale sono sottoposti i clienti, consentendo la promozione di pratiche di gestione e di risk prevention proattive. Ma non solo: in futuro i Big Data consentiranno di perfezionare le pratiche sottoscrittive, di migliorare la gestione corrente del portafoglio tecnico, di creare strumenti predittivi che semplifichino e/o accelerino l’istruttoria dei sinistri, efficientare i processi di back office e molto altro.

Che visione di sintesi possiamo offrire ai lettori di Sanità 360°?

Ogni dato è unico per l’organizzazione che lo raccoglie, così come sono unici i modelli di elaborazione, rendendo così l’approccio “data-driven” di ciascuna azienda davvero inimitabile. Nuovi metodi e ulteriori flussi di dati in futuro porteranno a previsioni sempre più accurate. E solo chi sarà in grado di utilizzare con efficacia i dati non strutturati potrà sfruttarne appieno il potenziale.

 

 

[1] Uno studio statistico che misura il grado di rischio e sviluppa una proiezione dell’esposizione.

LA GIURISDIZIONE DEL GIUDICE NELL’AZIONE DI RIVALSA

Lunedì 9 novembre alle 11:00 si terrà un’edizione speciale dei webinar Sham On Air: la Corte di Cassazione, infatti, si è pronunciata sull’azione di rivalsa promossa da un’azienda sanitaria nei confronti di un suo dipendente sanitario. La Corte ha sancito il principio che non esiste questione di riparto tra Tribunale ordinario e Corte dei Conti. Cosa cambierà nel rapporto tra operatori e ASL? Quale impatto nella disciplina della legge Gelli? In che modo verrà influenzata l’azione delle assicurazioni? Un parterre di grandi esperti medico legali esplorerà le diverse implicazioni di questo nuovo orizzonte giurisprudenziale.

 

Di Ernesto Macrì, Avvocato Foro di Roma

Una giornata di discussione a più voci organizzata da Sham in collaborazione con Me.L.Co. (Medicina Legale Contemporanea), dedicata alle problematiche concernenti la regolamentazione delle relazioni che legano la struttura sanitaria pubblica ed il medico dipendente ogniqualvolta la prima abbia risarcito il paziente danneggiato a seguito della prestazione sanitaria resa dal secondo.

L’abbrivio è la recente pronuncia delle Sezioni Unite – la n. 21992/2020 – chiamata ad occuparsi dell’azione di rivalsa di una Azienda Ospedaliera nei confronti di un proprio dipendente sanitario.

La sentenza afferma, nella espressione più autorevole del Supremo Consesso, il principio secondo cui l’azione per danno erariale nei confronti dei sanitari dipendenti di un’azienda sanitaria, proposta davanti alla Corte dei conti, non sostituisce l’ordinaria azione civilistica di responsabilità nei rapporti tra amministrazione e soggetti danneggiati.

In buona sostanza, tutte le volte che l’azienda sanitaria proponga domanda di manleva nei confronti dei propri medici, non sorge una questione di riparto tra giudice ordinario e giudice contabile.

 

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Quale sarà l’impatto della sentenza?

Il principio sancito dai giudici di legittimità recherà con sé ripercussioni sul profilo dei c.d. “rapporti interni” tra aziende sanitarie e professionisti dipendenti? Si andranno a definire nuove geometrie nelle azioni di surroghe e regressi tra strutture ed esercenti la professione sanitaria?  Se e quale impatto potrà avere sulla disciplina dettata dalla Legge Gelli? E il ruolo delle Compagnie assicurative, quale sarà?

L’evento si propone l’obiettivo di una riflessione pluriprospettica per una corretta messa a fuoco di alcuni concetti chiave legati tra loro da un reticolato di fili rossi, sovente segnato dall’incertezza nell’abbozzare gli assetti su cui, effettivamente, finisce per calibrarsi la responsabilità sanitaria.

Se ne parlerà con:

ENZO VINCENTI – Consigliere III sez.Civile Corte Cassazione e relatore della Sentenza sez. Unite Civili n. 21992/20

ARTURO IADECOLA – Vice Procuratore Generale, Corte dei Conti Roma

PASQUALE MACRÌ – Segretario Nazionale Medicina Legale Contemporanea e Docente di Medicina legale presso l’Università di Siena

ROBERTO RAVINALE – Direttore Esecutivo Sham in Italia

LORENZO LOCATELLI – Avvocato e Direttore della Scuola Forense di Padova

 

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SHAM PARTNER DELLA RICERCA

Sham lavora a fianco dei ricercatori dell’Università di Torino in progetti di ricerca incentrati sul risk management in sanità. Dalla collaborazione sono stati pubblicati già 6 articoli in cui si analizzano le attività di gestione del rischio nelle strutture sanitarie italiane.

 

“La collaborazione con centri di formazione e Università è un elemento fondamentale del lavoro di Sham, che non si limita a fornire polizze assicurative, ma è protagonista dell’evoluzione del risk management – afferma Anna Guerrieri, Risk Manager di Sham Italia -. L’Università di Torino è il partner principale di Sham e grazie a questa collaborazione sono stati pubblicati numerosi studi di rilevanza nazionale e internazionale”.

Le ricerche pubblicate ad oggi sono 6:

  • “L’analisi a priori del rischio sanitario in Regione Piemonte. Applicazione del metodo Cartorisk sull’area materno-infantile”, pubblicato sul numero 114 della rivista MECOSAN Bocconi;
  • “Improvement of health performance through clinical risk management: the maternal and child pathway” pubblicato sul Measuring Business Excellence il 5/10/2020;
  • “Clinical Risk Management in ambito di eGovernmentpubblicata sul numero 1/2020 della rivista Sanità pubblica e privata;
  • Sicurezza delle cure e responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie: L’opinione di un’esperta”pubblicato sul numero 3/2020 della rivista Prospettive Sociali e Sanitarie in cui è riportata un’intervista alla dottoressa Anna Guerrieri;
  • “CyberRisk in Health Facilities: A Systematic Literature Review” pubblicato sulla rivista Sustainability il 27/08/2020;
  • “La gestione del rischio sanitario: il caso dell’A.O. Ordine Mauriziano di Torino” pubblicato sul numero 3/2019 della rivista L’Ospedale.

Oltre agli studi già pubblicati, altri due saranno disponibili nel prossimo futuro.

“Il contributo alla ricerca non è una caratteristica frequente nel panorama assicurativo – precisa Guerrieri -. Per Sham rappresenta un grande riconoscimento da parte della comunità scientifica che ci vede come un partner dal know-how e dall’expertise consolidata; ed è un modo ulteriore di essere vicina agli associati e alla comunità dei professionisti del Risk Management in Sanità. Un modo in più di avere un impatto sulla sicurezza delle cure perseguendo una missione mutualistica”.

Le ricerche effettuate si concentrano sull’analisi dello stato attuale del risk management sanitario in Italia e nell’individuare gli strumenti per potenziare la prevenzione dei sinistri. Uno degli argomenti di maggior interesse in questo momento è quello che coinvolge la digitalizzazione dei servizi ospedalieri. “Il piano di azione dell’eGovernment dell’unione europea prevede la standardizzazione e digitalizzazione dei processi delle organizzazioni pubbliche- dice Guerrieri. – Affrontando questo aspetto dal punto di vista delle strutture sanitarie italiane, è stata fatta un’analisi della letteratura riguardante la gestione del rischio per questo ambito”.

I contributi esistenti dedicati a questo tema, però, non sono esaustivi e le lacune sono numerose. “È stato messo in evidenza che, nonostante l’interesse crescente riguardo al risk management, in Italia la ricerca che lo riguarda è scarsa e poco uniforme. Uno dei motivi principali è la frammentazione delle competenze coinvolte all’interno di una struttura sanitaria. Medici, personale amministrativo, assicurazioni, avvocati: tutti contribuiscono al panorama della prevenzione del rischio in sanità. Il coinvolgimento di tutte queste personalità rende lo scambio di idee e la messa a punto di nuove pratiche lenti e macchinosi. I professionisti sanitari lamentano la mancanza di collaborazione tra discipline diverse e tra le strutture. Per il personale amministrativo, invece, l’ostacolo principale è l’assenza di linee guida chiare e univoche necessarie per la standardizzazione dei processi e per l’implementazione di azioni di miglioramento sul rischio”.

Un miglior piano organizzativo può essere costruito a partire dall’analisi della situazione attuale. Ma i dati attualmente a disposizione sono limitati. A questa povertà di letteratura Sham sopperisce anche con ricerche sul campo, come lo studio sugli eventi avversi avvenuti nell’arco di diversi anni presso il Mauriziano di Torino e l’AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.

Questo impegno nella ricerca è anche mosso dalla necessità di fare un’analisi delle conseguenze della legge Gelli-Bianco a 4 anni dalla sua introduzione. Il provvedimento, infatti, rende il diritto alla sicurezza delle cure parte integrante del diritto alla salute. Ma la messa in pratica di questo principio è ancora poco chiara. “La legge Gelli-Bianco dovrebbe garantire alle persone assistite più trasparenza e sicurezza delle cure e più tutela agli operatori sanitari nello svolgimento della professione e nel comunicare eventuali criticità riscontrate sul campo – commenta la dottoressa Guerrieri -. Mancano però informazioni sulla concreta applicazione della norma, oltre che la mancanza di alcuni regolamenti e decreti attuativi. Così, si conosce relativamente poco sui risvolti pratici ed evoluti in questi ultimi anni. Quello che sappiamo è che la gestione del rischio sanitario può essere migliorato nel tempo. Ad esempio, potrebbe essere favorito dall’introduzione di nuove buone pratiche sempre più multidisciplinari che permettano agli operatori di agire in modo più consapevole, prevenendo e limitando il manifestarsi di eventi avversi e garantendo sempre maggior sicurezza e qualità delle cure”.