RELYENS SIGLA CINQUE PARTENARIATI TECNOLOGICI ESCLUSIVI PER RAFFORZARE LA SICUREZZA DELLE ATTIVITÀ DEGLI OPERATORI SANITARI E TERRITORIALI

Relyens, gruppo mutualistico europeo di riferimento nel settore assicurazione e gestione rischi per gli operatori sanitari e territoriali, rafforza il suo approccio globale ai rischi proponendo soluzioni di prevenzione basate sull’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale

 

Le nuove soluzioni sono offerte grazie a cinque partenariati esclusivi siglati con partner tecnologici di prim’ordine e focalizzati su 3 aree di rischio: rischi informatici e loro prevenzione tramite CyberMDX e aDvens, rischi clinici e medici tramite Caresyntax e CLEW, rischi per il personale tramite Amalfi. Questi partner condividono con Relyens lo stesso impegno: proteggere le attività di tutti gli operatori sanitari e territoriali che agiscono al servizio di pazienti e cittadini.

Dati per identificare, anticipare e limitare i rischi aziendali e i rischi informatici

Il rilevamento e l’analisi dei rischi costituiscono la principale fonte di informazioni per anticipare e prevenire eventuali sinistri. Non si tratta più solo di assicurarli, ma di evitarli.

In qualità di Risk Manager, partner dei propri soci e clienti, Relyens fornisce da tempo una comprensione dei rischi fondata sulle ispezioni in situ, sull’analisi dei sinistri o sulle cause dell’assenteismo del personale. Ai rischi tradizionali legati agli interventi medici o alla pratica professionale si aggiungono rischi più globali, come il rischio informatico, che possono avere un impatto su tutti i livelli di un’organizzazione.

L’analisi dei dati, l’uso di strumenti di intelligenza artificiale, la velocità di elaborazione e i progressi tecnologici offrono ormai la possibilità di ridurre o addirittura evitare i rischi connessi all’attività, contribuendo nel contempo all’efficienza degli operatori sanitari e territoriali.

Per Dominique Godet, CEO del gruppo Relyens: “Questi partenariati rispondono perfettamente alla nostra ambizione di contribuire sempre di più a proteggere le attività dei nostri soci e dei nostri clienti. Oggigiorno la tecnologia consente di analizzare i dati, identificare e prevedere i rischi molto prima di quanto è stato possibile finora. Ci consente di approfondire la nostra visione globale dei rischi, offrendo soluzioni innovative sviluppate con partner tecnologici di prim’ordine che comprendono le specificità degli operatori sanitari e territoriali”.

 

Dominique Godet, CEO del gruppo Relyens

 

Cinque partenariati tecnologici esclusivi per affiancare i clienti Relyens nella gestione dei rischi

Nella convinzione che i rischi in ambito sanitario o specifici degli enti locali siano rischi peculiari e che le esigenze dei clienti stiano evolvendo verso una maggiore personalizzazione e valorizzazione, Relyens rafforza il suo approccio grazie a cinque partner internazionali focalizzandosi su tre aree di rischio prioritarie:

Rischio informatico, con:

  • CyberMDX, piattaforma di sicurezza informatica destinata all’identificazione e alla prevenzione dei rischi informatici specifici delle strutture sanitarie;
  • Advens, 1° pure player francese nel settore della sicurezza informatica, scelto da Relyens per supportare l’implementazione delle proprie soluzioni informatiche, assicurare una protezione ottimale degli operatori sanitari e territoriali;

Rischio clinico e medico, con:

  • Caresyntax, piattaforma tecnologica finalizzata a ridurre il rischio chirurgico;
  • CLEW, piattaforma tecnologica predittiva destinata al miglioramento delle cure e dell’attività medica;
  • Amalfi, piattaforma tecnologica destinata al controllo dei flussi di attività delle strutture sanitarie.

Rischi del personale, con:

  • Amalfi, per prevenire e prevedere eventi su scala locale e territoriale, in particolare l’assenteismo.

Ad eccezione della partnership con aDdvens, gli altri partenariati tecnologici prevedono una partecipazione al capitale in ciascuna delle strutture partner. Questi partenariati rientrano nell’ambito dell’attuazione del Piano strategico Relyens2021, dove uno dei pilastri è lo sviluppo dell’offerta di gestione del rischio presso i propri clienti e i soci in Europa (Francia, Germania, Spagna e Italia); un’offerta globale, che coniuga assicurazione e servizi, unica sul mercato. Queste partnership consolidano così la posizione di riferimento di Relyens e rafforzano la sua offerta di valore attraverso i due marchi di riferimento: Sham® per gli operatori sanitari in Europa e Sofaxis®, per gli enti locali in Francia.

Commercializzate sin da ora da Relyens, le soluzioni Sham® +CyberMDX+aDvens e Sham® +Caresyntax rappresentano per gli operatori sanitari un’opportunità per ottimizzare le prestazioni e la sicurezza delle loro attività, coniugando soluzioni tecnologiche, gestione dei rischi e assicurazioni. Il Gruppo amplierà presto la sua offerta commercializzando le soluzioni derivanti dai partenariati con Amalfi e CLEW.

Questi ultimi si aggiungono alla collaborazione avviata nel 2016 con HEVA, società specializzata nel trattamento di dati sanitari e dati medico-economici in Francia e società partner nella quale il gruppo aveva anche acquisito una partecipazione a settembre 2019.

Le cinque società partner di Relyens

Fondata nel 2017, CyberMDX è una società di sicurezza informatica la cui piattaforma consente la prevenzione di attacchi informatici per dispositivi medici e altri impianti elettronici connessi dedicati alla sanità. CyberMDX identifica e protegge le tecnologie sanitarie connesse per garantire la resilienza operativa, consentendo:

  • L’automazione dell’inventario dei sistemi connessi
  • La gestione e la messa in sicurezza intelligente delle implementazioni dell’IoT in ambito ospedaliero
  • La ricerca di vulnerabilità e il monitoraggio del traffico di rete avvalendosi dell’intelligenza artificiale
  • L’analisi operativa dell’utilizzo delle tecnologie connesse.

CyberMDX ha sede negli Stati Uniti e ha implementato con successo la sua piattaforma in diverse strutture sanitarie di prim’ordine.

aDvens, società francese costituita 20 anni fa, riunisce tutte le competenze, dalla governance alla gestione della sicurezza operativa. Con sede in Francia (Parigi, Lille, Lione, Bordeaux e Nantes), vanta oltre 300 clienti attivi in Francia e all’estero nei settori della salute e degli enti locali, ma anche dei servizi, dell’industria, della finanza e della distribuzione. aDvens offre in particolare una gamma innovativa di servizi di sicurezza informatica chiavi in mano (Security-as-a-service) che si avvale delle migliori tecnologie presenti sul mercato, rendendo la sicurezza informatica semplice, efficace e accessibile a tutti.

Fondata a Berlino nel 2013, Caresyntax ha sviluppato un ecosistema di chirurgia digitale interamente integrato che offre ai fornitori di tecnologie, alle strutture sanitarie, ai produttori di dispositivi medici e agli assicuratori dati chirurgici utilizzabili, nonché un’automatizzazione che contribuisce a ridurre i rischi chirurgici.

La piattaforma Caresyntax, che coniuga l’Internet of Things (IoT), l’analisi dei dati e le tecnologie di Intelligenza Artificiale, trasforma i dati clinici e operativi non strutturati in informazioni utilizzabili, in tempo reale, automatizzando i flussi di lavoro a supporto del processo decisionale.

Il suo utilizzo da parte del personale sanitario e amministrativo consente in particolare di:

  • Aumentare la visibilità e la comprensione dei “punti caldi” per i rischi clinici e operativi
  • Automatizzare i processi e i flussi chirurgici
  • Ottimizzare l’assegnazione e l’utilizzo delle risorse necessarie al funzionamento del blocco operatorio
  • Agevolare l’apprendimento mediante i dati grazie al confronto di indicatori di prestazione
  • Ridurre la variabilità delle prestazioni tecniche e dei risultati clinici

Caresyntax ha sede in Germania e negli Stati Uniti. La soluzione Caresyntax è attualmente utilizzata in oltre 7.000 sale operatorie e 1.800 ospedali in tutto il mondo, che rappresentano oltre 10 milioni di interventi chirurgici all’anno.

Fondata nel 2015 in Israele, CLEW sviluppa modelli predittivi sulle condizioni cliniche del paziente raccogliendo una vasta gamma di dati medici (interrogazione periodica diretta del fascicolo sanitario digitale o mediante ricezione di messaggi in tempo reale del motore d’interfaccia dell’ospedale). Inizialmente focalizzati sulla terapia intensiva, i modelli CLEW si stanno estendendo a tutte le strutture sanitarie al fine di implementare una piattaforma di controllo centralizzata. Le soluzioni sviluppate da CLEW consentono in particolare di:

  • Prendere decisioni cliniche informate
  • Migliorare i risultati e la sicurezza
  • Semplificare le cure ai pazienti
  • Ridurre il costo delle cure.

CLEW ha sede in Israele e negli Stati Uniti.

Fondata nel 2017 a Barcellona (Spagna), la società Amalfi offre strumenti di visualizzazione per il processo decisionale clinico mediante algoritmi di apprendimento automatico, per prevenire e prevedere eventi su scala locale e territoriale. Il suo utilizzo da parte delle amministrazioni sanitarie e dei dirigenti ospedalieri consente di:

  • Analizzare la mobilità delle popolazioni su un territorio e l’adeguatezza delle risorse
  • Analizzare l’evoluzione temporale dei pazienti sotto forma di traiettorie
  • Ridurre i tempi di attesa in caso di urgenza
  • Ridurre il rischio di un nuovo ricovero
  • Prevenire l’assenteismo.

 

Informazioni su Relyens

Relyens è il principale gruppo mutualistico europeo di riferimento nel settore assicurazione e gestione rischi per gli operatori sanitari e territoriali che svolge una missione di interesse generale. Con circa 1.100 dipendenti, oltre 30.000 clienti e soci e 900.000 persone coperte in 4 paesi (Francia, Spagna, Italia e Germania), Relyens ha raccolto premi per 847 milioni di euro e ha conseguito un fatturato di 456 milioni di euro nel 2018. Il Gruppo, fortemente radicato presso i clienti con i marchi Sham, Sofaxis e Neeria, sviluppa soluzioni globali su misura che uniscono soluzioni assicurative e servizi di gestione del rischio.

 

www.relyens.eu

Twitter: Relyens

Linkedin: Relyens

 

Contatti stampa

Agenzia GStrategy

Daniela Berti

bertidaniela0@gmail.com

I NUMERI DELLA RESPONSABILITÀ CIVILE SANITARIA IN ITALIA

All’inizio del 2020 il settore continua a manifestare incertezza in attesa dei decreti attuativi

A cura dell’Avvocato Ernesto Macrì[1]

 

Alcune tendenze di fondo emergono dal bollettino statistico IVASS “I rischi da responsabilità civile sanitaria in Italia 2010-2018”[2], pubblicato a ottobre 2019. Tra queste, in specie: la diminuzione delle strutture sanitarie pubbliche assicurate; un aumento delle strutture sanitarie private che decidono di trasferire il rischio alle imprese di assicurazione; la riduzione delle denunce di sinistro ricevute dalle compagnie e, infine, l’aumento del costo di gestione per le singole procedure. Un aumento del costo medio collegato, non di rado, alla lentezza della procedura di liquidazione dei sinistri. Diversi sono gli spunti di riflessione che emergono dai dati raccolti, che delineano un settore che sconta ancora parecchie incertezze, nonostante sia stato una delle principali direttici di marcia della recente Legge Gelli-Bianco. Tuttavia, la mancata approvazione dei decreti attuativi, non permette ad oggi di delineare ancora con estrema precisione i confini del suo sviluppo futuro, rimanendo, perciò, un settore in attesa di definizione.

I dati riportati nel bollettino IVASS fotografano, in qualche modo, questa incertezza. Partendo dai premi raccolti, questi ammontano a 612 milioni di Euro nel 2018, attestando così un leggero incremento rispetto all’anno precedente, e rappresentando così il 14% dell’intero mercato riconducibile alle responsabilità civile in Italia. Il settore delle strutture sanitarie pubbliche, come dicevamo, ha registrato, tra il 2018 e il 2017, una sensibile diminuzione del numero delle strutture sanitarie assicurate: si è passati dalle 751 del 2017 alle 581 del 2018. Un dato che pare confermare la tendenza di fondo a prediligere forme di c.d. autoassicurazione nel settore pubblico. “Continua a crescere – si legge, infatti, nel bollettino – l’utilizzo dell’auto-ritenzione del rischio delle strutture sanitarie pubbliche, con accantonamenti a tale scopo pari a 592 milioni nel 2017, oltre il doppio dei premi pagati per l’assicurazione tradizionale”. La flessione nel settore pubblico viene, in qualche modo, bilanciata dalla raccolta dei premi assicurativi delle strutture sanitarie private e del personale sanitario, che fanno registrare un non trascurabile aumento (rispettivamente +44% e +65%). In leggera crescita anche le assicurazioni per colpa grave pari ad un valore complessivo di 56mila coperture. In questo ambito vale la pena sottolineare che, secondo quanto riportato nella pubblicazione IVASS, “un medico paga mediamente un premio di 1.000 euro, pari a cinque volte e mezzo quello medio del personale sanitario non medico”.

 

Ernesto Macrì, Avvocato del libero foro di Roma

 

Per quanto riguarda il numero delle denunce di sinistro ricevute dalle imprese assicurative nel 2018 – pari a 17.262 – vi è da segnalare una riduzione del 9,7 per cento rispetto al 2017, confermando perciò un trend in diminuzione, iniziato sin dal 2012. Rimane, inoltre, elevata la quota delle denunce senza seguito: circa la metà di quelle pervenute prima del 2017.

Uno dei dati più significativi riguarda, purtroppo, la lentezza dei risarcimenti. Alla fine del 2018 rimanevano da saldare il 25% delle denunce presentate nel 2010 e quasi il 35% di quelle depositate nel 2011. Solo il 6 per cento dei sinistri denunciati viene risarcito nel corso di 24 mesi.

Ciò rappresenta, come affermato da IVASS, “una caratteristica, comune a tutti i rami di responsabilità civile, a cui contribuisce oltre alla complessità degli accantonamenti dei sinistri più gravi, anche la lentezza del contenzioso”. La lentezza dei risarcimenti, tuttavia, alimenta un fenomeno che finisce per incidere negativamente nell’ambito sanitario: il progressivo aumento del costo medio dei sinistri.

Infatti, il costo medio di un sinistro aperto nel 2010 era pari a 37mila Euro. Il valore dello stesso sinistro, aperto nel 2018, è stato pari a 78mila euro.

È a partire da questo dato è possibile anche comprendere perché, in particolare, l’assicurazione delle strutture sanitarie pubbliche registri una redditività tecnica negativa, con un volume degli accantonamenti che è salito del 248% tra il 2010 e il 2017.

In conclusione, dal bollettino IVASS emerge, in maniera evidente, come il segmento assicurativo, nell’ambito della responsabilità sanitaria, continui, tutt’ora, nonostante l’intervento riformatore del legislatore, ad operare in un contesto difficile, pur essendo in presenza, come riconosciuto dalla Legge Gelli, di una materia che riveste anche una spiccata componente sociale, sia per i risarcimenti che per la quantificazione dei rischi. È auspicabile, pertanto, che il quadro normativo, con la promulgazione dei tanto attesi decreti attuativi, contribuisca a stabilire elementi di certezza in un quadro ancora troppo magmatico.

 

 

[1] L’autore ha trattato estesaente dell’argomento qui sintetizzato ne “Rc sanitaria/ Bollettino Ivass 2019, in attesa dei decreti attuativi della legge Gelli-Bianco il barometro assicurativo segna incertezza”, 9 gennaio 2020, Sanità24  – il Sole 24ore (Paywall)

[2] Testo pubblicazione a al seguente link sul sito IVASS

IL CLINICAL RM IN AMBITO PSICHIATRICO

Due anni di serrata attività preventiva e di raccolta di incident reporting mostrano come si riducano gli eventi avversi e aumentano le segnalazioni ‘near miss’ nella più importante struttura di riabilitazione psichiatrica nel Centro Sud: Colle Cesarano con la sua media di 160 ospiti giornalieri.  Il 5 giugno 2020 il Convegno che riunirà grandi esperti di quest’ambito circoscritto e, in parte, inesplorato, della gestione del rischio.

 

Il 5 giugno 2020 la struttura riabilitava psichiatrica di Colle Cesarano nei pressi di Roma ospiterà il Convegno “Clinical Risk Management in Psichiatria”. 

Nell’ambito della residenzialità psichiatrica Colle Cesarano è la realtà più grande del Centro – Sud Italia con 200 posti letto, 170 operatori e 700 ricoveri all’anno, “Scopo dell’iniziativa, che raccoglie alcuni dei maggior esperti in questo ambito circoscritto della gestione del rischio è offrire un modello che molte altre strutture di media grandezza potranno seguire” spiega il Risk Manager Guido Lanzara.

Per due anni l’équipe di lavoro coordinata da Lanzara ha proseguito una “campagna interna” di formazione e coinvolgimento con lo scopo di diffondere capillarmente, tra tutti gli operatori sanitari, la cultura dell’incident reporting. “Chiunque si occupi di rischio in ambito psichiatrico è cosciente del fatto che la letteratura è carente, soprattutto dal punto di vista delle misurazioni. Sa, inoltre, che la malattia psichiatrica mantiene sempre una componente di inconoscibilità e incertezza, caratteristiche che si trasferiscono sui modelli di gestione del rischio incrinandone l’efficacia. Ci sono diverse particolarità[1] nell’assistenza e riabilitazione in questo campo che non permettono di applicare modelli rigidi. Per questo l’osservazione empirica e la misurazione sul campo sono ancora più importanti. Colle Cesarano ha le dimensioni e la varietà che ne fanno un ottimo caso studio dall’esperienza del quale molte strutture analoghe possono trarre indicazioni affidabili”.

“La novità dell’approccio è che possiamo dimostrare l’efficacia – nell’ottica di prevenzione, tracciabilità e predittività del rischio – del forte lavoro di squadra a tutti i livelli della struttura: sono diminuiti gli eventi avversi e gli eventi sentinella mentre è aumenta considerevolmente la capacità di identificare e segnalare i near miss”.

Se, però, la pubblicazione di questi dati rappresenta la scintilla del Convegno, non ne sarà l’unico contenuto. 

“Al contrario – conclude Lanzara – ospiteremo un confronto ampio con alcuni tra i maggiori esperti del rischio in sanità e in psichiatria in particolare per affrontare le diverse sfaccettature di un tema che riunisce e porta a confrontarsi spesso medici, legislatori, magistrati e amministratori pubblici”.

Qui il programma della giornata.

 

[1] Vedi IL RISCHIO NELLA RESIDENZIALITÀ PSICHIATRICA – Sanità360° – Febbraio 2019 (LINK)

RESPONSABILITÀ CIVILE SANITARIA IN EUROPA: IL SISTEMA FRANCESE

Sanità 360° continua le sue “Noterelle sulla responsabilità civile sanitaria nelle esperienze di alcune realtà europee”. Con le note che seguono si conclude l’articolo su “La responsabilità sanitaria nell’ordinamento francese”. La prima parte è stata pubblicata il 19 novembre 2019 ed è reperibile a questo link

di Ernesto Macrì, Avvocato del libero foro di Roma

 

Una delle peculiarità del sistema giuridico francese è la canalizzazione del contenzioso in ambito di responsabilità sanitaria verso forme alternative di risoluzione delle controversie.

La legge del 2002, infatti, ha predisposto delle procedure preventive di conciliazione, che hanno per protagoniste la Commission nationale des accidents médicaux e le Commissions régionales de conciliation et d’indemnisation des accidents médicaux, des affections iatrogènes et des infections nosocomiales (CCI)[1].

Queste ultime sono composte da rappresentanti dei professionisti sanitari, rappresentanti dei pazienti e assicuratori.

Chiunque si consideri vittima di un danno attribuibile ad un rischio per la salute (art. L. 1442-7, comma 1, C. Santé Publ.) può deferire la questione alla commissione regionale.

Presupposto per l’instaurazione della controversia innanzi alle Commissioni Regionali è che il danno lamentato raggiunga una certa soglia di gravità, fissata ad un tasso di incapacità permanente superiore al 25%[2].

A seguito di una perizia, è compito della Commissione decidere tra ciò che rientra nell’alveo della colpa medica e ciò che, altrimenti, rientra nella cd. alea terapeutica.

Se la Commissione di conciliazione dovesse ravvisare una responsabilità a carico del professionista o della struttura sanitaria, invita l’impresa di assicurazione a fare “une offre d’indemnisation visant à la réparation intégrale des préjudices subis dans la limite des plafonds de garantie des contrats d’assurance” [art. L. 1142-14].

A fronte di ciò, si potrebbero verificare le seguenti soluzioni:

i) l’accettazione dell’importo offerto addivenendo, di conseguenza, ad una transazione fra le parti;

ii) il paziente potrebbe rifiutare la somma proposta dall’assicurazione, lasciando in tal modo preludere ad un suo ricorso giurisdizionale, il quale può a sua volta condurre ad una pronuncia della compagnia qualora l’importo da questi offerto sia ritenuta insufficiente;

iii) tutte le volte che il diniego proviene dall’assicuratore ovvero si verifica una incapienza del massimale risarcitorio, interviene allora l’ONIAM in sostituzione dell’impresa assicurativa per garantire la riparazione integrale del pregiudizio, salva nel primo caso la possibilità di una successiva azione surrogatoria[3].

Pertanto, in questa procedura di indennizzo, l’assicuratore mantiene un ruolo significativo, ma in caso di mancato intervento (rifiuto di garanzia, superamento dei limiti di garanzia), subentra la Commissione nazionale[4].

Schema 1[5]

 

La riforma del 2002 è intervenuta anche sul piano assicurativo, imponendo sia per i liberi professionisti sia per le strutture pubbliche e private, l’obbligo assicurativo ai fini dell’esercizio della professione sanitaria [art. L. 1142-2 c. santé publ][6].

Il modello concretamente attuato risulta essere «uno dei più avanzati sotto il profilo della protezione offerta ai danneggiati»[7], con un massimale di garanzia di almeno otto milioni per sinistro e quindici milioni per anno.

Se la responsabilità è degli operatori sanitari, delle strutture sanitarie e dei produttori di prodotti sanitari, sono le compagnie di assicurazione che si fanno carico dell’indennizzo.

Per contro, in caso di alea terapeutica, cioè in assenza di responsabilità, l’indennizzo è versato da un ente pubblico, l’Ufficio nazionale di indennizzo degli infortuni medici (ONIAM).

L’assicurazione delle strutture sanitarie copre anche i dipendenti che operano nell’ambito delle funzioni loro assegnate, anche se i professionisti sanitari godono di autonomia nell’esercizio dell’attività professionale.

Sono previste, tra l’altro, delle specifiche sanzioni penali a fronte di eventuali violazioni dell’obbligo di assicurarsi.

Inoltre, all’obbligo assicurativo fa pendant, per le compagnie, quello di assicurare il professionnel de santé, il quale, nelle ipotesi in cui per due volte ha ricevuto un rifiuto alla sottoscrizione di una polizza assicurativa, può rivolgersi al Bureau Central de Tarification, al quale è demandato, tra gli altri compiti, quello di stabilire, in caso di conflitto, l’entità del premio di assicurazione.

Pertanto, l’ufficio centrale di tariffazione ha il compito di fissare l’importo del premio per il quale l’impresa di assicurazione è tenuta alla copertura del rischio prospettato[8].

Si noti che la compagnia di assicurazione che persiste nel rifiuto di garantire il rischio a fronte del premio fissato dall’ufficio centrale di tariffazione si pone in contrasto con la normativa vigente ed è sottoposta a specifiche sanzioni[9].

Sotto l’angolo prospettico dell’obbligo assicurativo, sia consentita un’ultima notazione.

Il legislatore francese con la loi n. 2002-1577[10] ha introdotto una specifica deroga all’obbligo di assicurarsi, accordata con decisione ministeriale, esclusivamente per quelle strutture sanitarie pubbliche che dispongono di risorse finanziarie tali da permettersi una gestione del rischio e dei sinistri con forme equivalenti a quelle che sarebbero previste da un contratto di assicurazione.

In altri e più chiari termini, una struttura sanitaria pubblica non può, con assoluta discrezionalità, decidere se ricorrere o meno a forme di autoassicurazione; ma l’autorizzazione è concessa, con un decreto, dal Ministero della salute, che verifica la sussistenza o meno delle condizioni necessarie affinché “l’établissement public” possa fare ricorso all’autoassicurazione[11].

Insomma, a dispetto di quanto previsto dalla legge Gelli-Bianco in Italia, il sistema francese ha optato per un meccanismo autorizzativo quale conditio sine qua non per poter derogare all’obbligo di assicurazione.

Concludendo, il percorso francese sulla responsabilità medica/sanitaria sembra essersi assestato su alcuni punti di particolare qualificazione: una sostanziale conferma del tradizionale sistema di responsabilità civile sanitaria fondato sulla colpa, con la previsione di un obbligo imposto ai professionisti e alle strutture sanitarie di assicurarsi, ponendo a carico della collettività la tutela indennitaria dei danni da trattamento sanitario non riconducibili a responsabilità.

La scelta del legislatore francese, dunque, è stata quella di «una socializzazione “spinta” di tali danni, nella consapevolezza, come si legge nella relazione alla proposta di legge, che “(l)’acte médical (…) n’échappe pas à l’imprévisible, à l’aléa”»[12].

 

 

[1] Sull’argomento si veda C. Amodio, La responsabilità medica nell’esperienza francese tra schemi consolidati e prospettive aperte dalla loi n. 2002-303, in Dir. economia assicur. (dal 2012 Dir. e Fiscalità assicur.), fasc. 2, 2004, pag. 519. Cfr. D. Thouvenin, Responsabilité médicale: de quoi s’agit-il exactement?, in Sciences Sociales et Santé, Vol. 24, n° 2, juin 2006, il quale sottolinea che: «Si la personne qui s’estime victime souhaite obtenir l’indemnisation de ses dommages, elle dispose de trois voies: celle de la réclamation auprès de l’assureur du professionnel et/ou de l’établissement de santé dans l’espoir d’une transaction, celle de la voie juridictionnelle avec les spécificités propres aux procédures civiles et administratives, et celle de la procédure de règlement amiable introduite par la loi du 4 mars 2002. Conçue comme une alternative au procès, cette dernière voie est facilitatrice d’un double point de vue : l’expertise est gratuite et l’avis rendu par la commission de conciliation et d’indemnisation des accidents médicaux l’est dans un délai maximal de six mois. En revanche, elle ne rend d’avis que si le dommage corporel dont souffre la personne est grave, le législateur ayant expressément entendu ne pas encombrer les commissions par des dossiers d’accidents mineurs».

[2] Cfr. Cour des comptes, LE RAPPORT PUBLIC ANNUEL 2017, Tome I, Les observations, in cui si legge quanto riportato: «La quantification de la gravité du dommage. Un décret a fixé les différents seuils destinés à caractériser la gravité du dommage comme suit : 24 % (soit un taux légèrement inférieur au seuil de 25% maximum prévu par la loi) pour le taux d’incapacité dans le cadre d’un barème fixé par arrêté, au moins six mois pour l’arrêt temporaire des activités professionnelles, 50 % ou plus pour le déficit fonctionnel temporaire pendant six mois consécutifs ou six mois non consécutifs sur une période de 12 mois. Il y ajoute, à titre exceptionnel, sans en donner une quantification, une inaptitude définitive à exercer son activité professionnelle ou des troubles particulièrement graves dans les conditions d’existence du patient. La jurisprudence a cherché à mieux définir la notion d’anormalité des dommages en développant deux approches : l’une par la comparaison des gravités consistant à apprécier si les conséquences sont notablement plus graves que celles auxquelles le patient était exposé par sa pathologie en l’absence de traitement, l’autre par le risque consistant à apprécier si le dommage présentait une probabilité de survenance faible, que la pratique a fixée à 5%».

[3] Article L. 1142‐15 CSP «En cas de silence ou de refus explicite de la part de l’assureur de faire une offre, ou lorsque le responsable des dommages n’est pas assuré ou la couverture d’assurance prévue à l’article L. 1142‐2 est épuisée, l’office institué à l’article L. 1142‐22 est substitué à l’assureur (…) Sauf dans le cas où le délai de validité de la couverture d’assurance garantie par les dispositions du cinquième alinéa de l’article L. 251‐2 du code des assurances est expiré, l’office est subrogé, à concurrence des sommes versées, dans les droits de la victime contre la personne responsable du dommage ou, le cas échéant, son assureur»

[4] V. M.-L. Demeester, L’assurance des risques sanitaires et sociaux, in Revue juridique de l’Ouest, N° Spécial 2003. Droits et obligations de la personne dans les nouveau dispositifs entre reconnaissance et contraintes. Loi du 2 janvier 2002 – Loi du 4 mars 2002 [Actes du colloque des 19 et 20 juin 2003] pp. 147-162.

[5] Lo schema è tratto da Cour des Comptes, Rapport pubblic annuel, 8 febbraio 2017, Tome I: Les observations; Deuxième partie: Les politiques publiques; Chapitre I: Emploi et solidarité; 1. L’indemnisation amiable des victimes d’accidents médicaux : une mise en oeuvre dévoyée, une remise en ordre impérative, p. 67 ss.

[6] In specie l’articolo citato prevede che i professionisti della salute che esercitano in regime libero-professionale, le strutture sanitarie, i servizi sanitari ed ogni altra persona morale che svolga funzioni di prevenzione, diagnosi e cura, come pure i fabbricanti, i rappresentanti ed i fornitori di prodotti sanitari utilizzati nelle predette attività, sono tenuti a sottoscrivere un’assicurazione contro la responsabilità civile o amministrativa per danni a terzi in conseguenza di lesioni personali derivanti dalle predette attività di prevenzione, diagnosi e cura. I contratti di assicurazione possono prevedere dei limiti di garanzia. Da ultimo sull’argomento L. Velliscig, Assicurazione e “autoassicurazione” nella gestione dei rischi sanitari, Milano, 2018, p. 231.

[7] Sono parole di I. Natowicz-Laurent, Les conséquences économiques de l’évolution du droit de la responsabilité civile médicale: un état des lieux, in Revue d’économie politique, 2007, 981, richiamate da L. Anzanello, La responsabilità professionale sanitaria dall’Arrêt Mercier alla Loi Kouchner, op. cit., p. 265.

[8] V. M.-L. Demeester, L’assurance des risques sanitaires et sociaux, op.cit. la quale sottolinea che: «L’innovation par rapport au fonctionnement du BCT est qu’il peut « déterminer le montant d’une franchise qui reste à la charge de l’assuré»; nouvel art. R. 250-4-1 C. ass. qui prévoit des maxima de franchises très élevés ; ces franchises restent opposables aux victimes par application du droit commun des assurances et en l’absence de dispositions spéciales.

[9] L. Velliscig, Assicurazione e “autoassicurazione” nella gestione dei rischi sanitari, op.cit., p. 234, nota come l’attività posta in essere dal Bureau si pone quale completamento indispensabile del sistema disegnato dalla Loi Kouchner, posto che esso agisce in caso di conflitto tra coloro che hanno l’obbligo di assicurarsi e le imprese assicuratrici.  

[10] L. n° 2002-1577 du 30 déc. 2002 (About), JO 31 décembre 2002, p. 22100. Per alcuni commenti si veda J. Bigot, La loi n° 2002-1577 du 30 décembre 2002 sur l’assurance de responsabilité médicale, Une lueur d’espoir pour les «clauses réclamations», JCP G 2002, I, 118 ; G. Courtieu, L’assurance obligatoire de la responsabilité médicale, RCA 2003, chr. n° 8 ; P. Mistretta, La loi n° 2002- 1577 du 30 décembre 2002 relative à la responsabilité civile médicale, premiers correctifs de la loi n° 2002-303 du 4 mars 2002, JCP G 2002, Act., p. 165.

[11] L. Velliscig, Assicurazione e “autoassicurazione” nella gestione dei rischi sanitari, op.cit., specialmente pp. 238-239.

[12] Sono parole di L. Nocco, Un no-fault plan come risposta alla «crisi» della responsabilità sanitaria? Uno sguardo sull’«alternativa francese» a dieci anni dalla sua introduzione, in Riv. It. Med. Leg., 2012, 2, p. 449 ss.

 

IL RITORNO DELLE INFEZIONI IN CHIRURGIA. NAPOLI 22/23 NOVEMBRE

Mentre i dati disponibili segnalano un incremento delle infezioni successive alla sala operatoria, al Cardarelli di Napoli si tiene l’incontro HCRM con due obiettivi: elencare le buone pratiche che funzionano (e che devono essere adottate da tutti); e identificare i dati che confutano il nesso di casualità tra l’intervento e l’insorgenza dell’Infezioni Correlate all’Assistenza dopo una richiesta di risarcimento

 

Si terrà Venerdì 22 e Sabato 23 novembre 2019 all’Ospedale Cardarelli di Napoli il convegno “Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA): dalla prevenzione alla sorveglianza al monitoraggio” (15 crediti ECM[1]). Lo organizza l’Associazione scientifica Hospital and Clinical Risk Manager (HCRM). Il primo giorno sarà dedicato a 7 tavoli focalizzati su altrettanti aspetti delle ICA in chirurgia[2]; il secondo sarà dedicato ai position paper che raccoglieranno le conclusioni di ogni singolo tavolo. L’obiettivo sarà triplice: individuare le buone pratiche che già funzionano per contenere le ICA prevenibili in chirurgia (e che non tutte le realtà italiane applicano); puntare l’attenzione dei diversi professionisti sanitari coinvolti verso un problema che sta crescendo e sul quale la sanità italiana arranca nelle statistiche internazionali[3]; individuare i dati che, in piena trasparenza, possano confutare il nesso di casualità tra intervento e infezione nel caso delle sempre più numerose richieste di risarcimento.

Il contesto globale, ed italiano in particolare, nel quale il convegno nasce è che le infezioni, di fatto sconfitte dagli antibiotici nel secolo scorso, stanno tornando a minacciare il post operatorio nel XXI secolo. “La Regione Lombardia ha prestato più attenzione di altre al tema ed è l’unica per la quale abbiamo una mappatura dei sinistri precisa: le infezioni successive ad intervento chirurgico prima non c’erano. Adesso sì. Per il resto d’Italia mancano i dati, ma il trend è chiaro”. Luciana Bevilacqua, Risk Manager alla ASST PAVIA, è una veterana della Gestione del Rischio. Neurologa con successiva specializzazione in Igiene, ha dato vita al Servizio Qualità all’Ospedale Niguarda di Milano nel 1992 ed è stata una delle prime ad introdurre la cultura e la formazione metodologica per valutare la qualità e la sicurezza delle cure nel nostro Paese.

“Le richieste di risarcimento per infezioni successive agli interventi chirurgici trovano le Aziende sanitarie particolarmente vulnerabili. Primo perché la prevenzione, in Italia, è molto poco uniforme. Secondo perché, anche qualora esistano protocolli in essere, non è così facile dimostrare l’assenza del nesso causale tra intervento e infezione sapendo noi tutti, tra le altre cose, che esiste un rischio insopprimibile di infezioni in chirurgia e che dipende in larga misura dalle condizioni del paziente”.

Ma dove si situa il confine? Quante infezioni sono evitabili per disciplina e tipologia di paziente? Quanto pesano l’equipaggiamento in sala operatoria e cosa richiedere ai fornitori? “Queste – conclude Bevilacqua – sono alcune delle domande alle quali cercheremo di rispondere a Napoli, stilando un elenco di buone pratiche alle quali tutti possano accedere per applicarle. In sintesi, infatti, il nostro Paese ha bisogno di uniformità e di correggere la mancanza di dati certi anche su interventi basilari come la profilassi antibiotica pre-intervento. Questa prassi, in particolare, deve essere resa obbligatoria perché, per quanto possa sembrare incredibile, non tutti la mettono in pratica e non esistono dati chiari sulla sua applicazione. L’assenza di questi dati, a sua volta, rende difficile dimostrare, in una causa civile, l’assenza di un nesso di casualità senza contare il fatto che la scelta del giusto antibiotico, nel momento giusto e al giusto paziente, è uno dei pilastri della Antimicrobial Stewardship sulla quale pure siamo indietro rispetto agli altri Paesi ad alto reddito”.

 

[1] L’evento è accreditato ECM per un numero massimo di 100 discenti. È indispensabile iscriversi e scegliere il tavolo di confronto con i Docenti, le Aziende e i Partecipanti delle varie Regioni Italiane.

[2] 1 dress code, social reputation e tecnologie informatiche; 2 sepsi e legionellosi: pdta, tecnologia e contenzioso; 3 sicurezza in chirurgia; 4 sanificazione, disinfezione e sicurezza; 5 lavaggio mani, normotermia, monouso vs pluriuso; 6 rischio infettivo: pncar & confronto tra sanità pubblica e privata; 7 focus Ica & European association of hospital managers; 8 pitch & focus.

[3] OECD_ Antimicrobial Resistance: Tackling the Burden in the European Union, pp. 10-11 “Each year, in the EU/EEA, more than 670 000 infections occur due to bacteria with AMR. 33 000 people die as a direct consequence of these infections. […]”. 10.762 di questi decessi avvengono in Italia. Quasi 9mila secondo il report possono essere evitate mentre l’investimento di circa 4 euro per capita può ridurre i costi sanitari sul lungo periodo di 10.

SANITÀ: COME NASCONO I MANAGER DEL DOMANI

La Mutua Sham ha ospitato i futuri direttori di ospedale in visita dalla Francia: un’occasione per capire come si formano gli amministratori sanitari transalpini e confrontare i due sistemi sanitari nazionali

 

La Mutua Sham, società del gruppo Relyens, ha incontrato i 40 allievi della prestigiosa Ècole des Hautes Études en Santé Publique (EHESP), giunti a Torino a metà ottobre 2019 in occasione del viaggio studio “Le Système de Sante Italien”: una settimana di approfondimento e confronto tra i due sistemi sanitari, quello italiano e quello francese, che ha visto un tour delle principali realtà ospedaliere nazionali. Con un campus sia a Rennes che a Parigi, l’istituto da oltre 70 anni forma i migliori professionisti francesi e internazionali nell’ambito della Sanità Pubblica. Ad accoglierli per una giornata di scambio e approfondimenti, i vertici del gruppo: il presidente Olivier Bossard, il direttore generale Dominique Godet, il direttore delle partnership e delle relazioni esterne, Erwan Trividic, e il direttore esecutivo in Italia Roberto Ravinale.

“Questa occasione rappresenta un ottimo esempio di confronto tra due realtà sanitarie di primo livello, quella francese e quella italiana. Incontri di questo tipo dovrebbero essere promossi tra tutti i sistemi sanitari europei – ha commenta Olivier Bossard alla platea di allievi destinati a divenire, in pochi anni, direttori di ospedali francesi -. “I sistemi sanitari hanno, ovviamente, delle peculiarità, ma l’obiettivo che devono raggiungere – la sicurezza delle cure – e il problema che affrontano – il rischio clinico – sono gli stessi per tutti. Il risk management è e deve divenire sempre più parte integrante del governo sanitario e della formazione dei nuovi professionisti sia clinici che specializzati nella gestione dei processi”.

La Francia ha percorsi universitari realmente verticali e completi, che avviano in modo concreto gli studenti alla professione di amministratore sanitario. Negli ultimi anni anche l’offerta formativa del nostro Paese si sta arricchendo, offrendo percorsi accademici altrettanto validi e professionalizzanti. Il sistema universitario italiano vive un profondo cambiamento in quanto il trasferimento tecnologico, che costituisce uno degli assi portanti della cosiddetta “terza missione”, si è affiancato alle tradizionali funzioni di didattica e di ricerca. Alla base di questa trasformazione c’è l’assunto che i risultati accademici siano utilmente assorbibili dal sistema aziendale e che favoriscano lo sviluppo di beni e di servizi innovativi, attraverso iniziative specifiche e non solo con il travaso di nuove risorse formate dai percorsi didattici universitari.

Sham, in questo senso, da sempre lavora al fianco del mondo accademico. Nello specifico, in Italia ha stretto rapporti di fattiva collaborazione con la Scuola di Specialità in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Milano, con il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università Tor Vergata di Roma e con il Dipartimento di Management dell’Università di Torino – aggiunge Roberto Ravinale -. Con quest’ultimo, in particolare, da tempo lavoriamo fianco a fianco per integrare con ulteriori competenze e know-how il curriculum del personale sanitario. Ci sono, infatti, conoscenze importanti che devono far parte del bagaglio di competenze di tutti i manager e amministratori della sanità. Tra queste, alcuni dei temi trattati oggi, come la necessità di integrare gestione del rischio e dei sinistri per trarne un costante flusso di misure di miglioramento mantenendo aggiornato il livello della prevenzione”.

Questo è solo uno dei temi toccati dalla giornata di formazione Relyens. Gli esperti del gruppo si sono confrontati con gli studenti d’oltralpe sul ruolo della RC sanitaria nel complesso dell’SSN, sul contributo delle assicurazioni alla sostenibilità e sicurezza delle cure sui costi, non solo economici, della medicina difensiva e sull’impatto della legge Gelli /Bianco.

“Tutti argomenti determinanti in un panorama sanitario che sta evolvendo rapidamente e in più direzioni – conclude Roberto Ravinale -. È importante che vengano inseriti ad ampio raggio nella formazione del personale e dei dirigenti sanitari. Non è un segreto che le Sanità Pubbliche di molti paesi europei si trovino in ristrettezza di risorse e personale. Ed è proprio in una condizione di energie ridotte che il risk management può dare il suo miglior contributo nel concentrarle e valorizzarle al meglio. L’organizzazione, però non è tutto. Formazione, cultura e confronto diffuso faranno la differenza perché il driver principale della Sanità restano le persone che operano quotidianamente nel settore. La mutua Relyens ha come missione fondativa far crescere la cultura e la prassi della prevenzione e continuerà ad affiancare enti e professionisti che si impegnano ogni giorno nel rendere le cure più sicure”.

UNA “PALESTRA INTERPRETATIVA” PER I NODI DELLA LEGGE GELLI

Focus della 4° edizione dell’annuale convegno Sham: azione di rivalsa, azione di responsabilità amministrativa, quantificazione del danno e linee guida alla luce della Legge Gelli-Bianco

 

Si è tenuto il 30 ottobre 2019 presso il Centro Congressi “Torino Incontra” il convegno “Il contributo della dottrina e della giurisprudenza nella responsabilità sanitaria” organizzato dalla Mutua assicurativa Sham, società del gruppo europeo Relyens, da oltre 90 anni specializzata nella gestione della RC Sanitaria e nel risk management.

Giunto alla quarta edizione, l’incontro formativo è diventato un appuntamento fisso nel calendario degli addetti ai lavori e riunisce, ogni anno, oltre 200 partecipanti tra risk manager, professionisti sanitari ed avvocati. Questo grazie ad un panel di relatori di prestigio, riuniti per affrontare i grandi temi d’attualità dell’ambito Salute e Giustizia. I lavori di quest’anno, moderati dall’Avv. Lorenzo Locatelli, hanno visto importanti contributi da parte di figure istituzionali ed esperti di settore: Andrea Piccioli, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità; Arturo Iadecola, Vice Procuratore Generale della Corte dei conti; Giovanni Facci, Professore Associato di Diritto Privato all’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna; Stefania Tassone, Presidente della IV Sezione del Tribunale di Torino, Ciro Santoriello, Sostituto Procuratore della Procura di Torino, Michele Brait, Direttore generale dell’ASST di Pavia e Giuseppe Vetrugno, Risk Manager presso la Fondazione Policlinico Gemelli e Professore Associato di Medicina Legale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Relatori di grande autorevolezza, quindi, per affrontare alcuni nodi specifici della legge Gelli con l’obiettivo di proporne una visione unitaria. Pur ponendosi nel punto di incontro tra legge e evidenza scientifica, la tematica ha, infatti, molti punti da chiarire.

Andrea Piccioli ha, per esempio, affrontato la questione spinosa delle linee guida internazionali e della compilazione di quelle italiane sulla piattaforma nazionale del SNLG. A seguire, Arturo Iadecola ha affrontato il tema della responsabilità amministrativa contabile, con particolare riguardo alla prescrizione del danno erariale e alla rivalsa per le strutture sanitarie; Giovanni Facci è intervenuto sul tema della solidarietà e sulle rivalse nella responsabilità sanitaria; Stefania Tassone ha esposto le coordinate dei nessi causali e la divisione dell’onere della prova tra paziente e sanitario; infine, Ciro Santoriello ha presentato le linee guida sul tema dei risvolti penalistici.

Nel pomeriggio, si è svolta, inoltre, la tavola rotonda, ricca di spunti, intitolata “La gestione del rischio clinico, la sicurezza delle cure e il ruolo delle assicurazioni e le altre analoghe misure nella legge Gelli-Bianco”, in cui si sono confrontati i già citati Michele Brait, Arturo Iadecola e Giuseppe Vetrugno.

“Sono tutti temi con profonde implicazioni sia in ambito sanitario che giurisprudenziale”, ha sintetizzato Roberto Ravinale, Direttore Esecutivo di Sham in Italia. “Sham, come sempre, procede nella sua missione fondativa di creare occasioni di confronto per diffondere la cultura della prevenzione e della gestione del rischio, e promuovere la consapevolezza di quanto la responsabilità civile sia centrale nella gestione e pianificazione sanitaria. La giornata, grazie a interventi di pregio, ha potuto offrire ai partecipanti una palestra interpretativa che aveva come obiettivo quello di favorire un’ulteriore occasione di dialogo tra Salute e Giurisprudenza, due ambiti molto diversi ma necessariamente legati”.

 

SHAM, SOCIETÀ DEL GRUPPO RELYENS, INAUGURA I NUOVI UFFICI DI MILANO

Continua la strategia di crescita del gruppo Relyens in Italia: agli uffici di Torino e Roma, si aggiunge la nuova sede di Milano

 

Milano, 18 Ottobre 2019 – Si è tenuta ieri, 17 ottobre, in via Imbonati 18 a Milano, l’inaugurazione della nuova sede aziendale Italiana di Sham, società del gruppo Relyens. I nuovi uffici, che vanno ad aggiungersi alle sedi di Torino e Roma, diventeranno il centro nevralgico dello sviluppo futuro in Italia del Gruppo, che ad oggi si conferma come la mutua assicurativa leader nella responsabilità civile sanitaria del Settentrione.

L’ufficio acquista importanza come simbolo dell’identità dell’azienda, e soprattutto come luogo di incontro e socializzazione organizzativa tra collaboratori e stakeholder. È dall’incontro e dalla collaborazione che si genera l’innovazione, ed è anche per questo che Relyens, attraverso il brand Sham, sta investendo nella città di Milano, fulcro del mondo finanziario ed assicurativo in Italia.

Relyens riflette l’immagine di una realtà dinamica che coniuga imprenditorialità, rispetto della tradizione, innovazione tecnologica e qualità del servizio. E la sede di Milano, che risponde alle stesse caratteristiche di dinamicità e comfort delle altre sedi europee del Gruppo, sarà sicuramente la bandiera di questa eccellenza.

Oggigiorno si va verso un’organizzazione lean, liquida e mobile, dove il lavoro cross-funzionale è uno dei driver di crescita e di performance dell’impresa. Nuovi modi di lavorare suggeriscono nuovi luoghi in cui trovarsi ad operare: i 600mq della sede Milano sono infatti stati ideati per favorire e supportare il lavoro collaborativo, potenziando la performance.

Relyens pone inoltre particolare attenzione alla qualità della vita sul lavoro dei propri collaboratori, offrendo loro spazi ampi, confortevoli, luminosi e moderni. La scelta dei colori, caldi e senza tempo, dei materiali e dei mobili è stata progettata pensando alla trasparenza, alla flessibilità e all’apertura, valori propri del Gruppo.

“Oggi il nostro Gruppo afferma la propria ambizione di essere riconosciuto come “Il” gruppo mutualistico europeo di riferimento nella gestione e copertura dei rischi” ha commentato Dominique Godet, Direttore generale del gruppo Relyens. “Sono certo che i nuovi uffici milanesi rappresenteranno un ulteriore punto di riferimento per i nostri Clienti sul territorio e saranno determinanti per consolidare la nostra posizione nel mercato italiano”.

Negli ultimi anni Sham ha sviluppato una forte relazione con gli attori dell’ecosistema sanitario a livello nazionale” ha aggiunto Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham in Italiae con l’apertura di questo nuovo presidio, il Gruppo conferma la propria strategia di espansione territoriale e di ulteriore sviluppo dell’attività in Italia. Il rapporto diretto con il territorio permetterà a Sham di comprendere e soddisfare sempre più le esigenze dei Clienti.

L’apertura di questi nuovi uffici è la risposta alle nuove esigenze del mercato e dimostra ancora una volta la forza dell’azienda, confermando sia la sua vocazione alla crescita che il focus sul territorio in cui opera.

 

 

Qualche dato su Sham

Costituita in Francia nel 1927 da un gruppo di direttori ospedalieri, Sham, società mutualistica specializzata in campo assicurativo e nella gestione dei rischi, è da 90 anni partner consolidato e di lungo termine degli operatori sanitari e medico-sociali. Operatore europeo di riferimento in materia di responsabilità civile, Sham conta circa 11.000 soci tra istituti e professionisti. Presente in Francia (sede legale a Lione), in Spagna, in Italia e in Germania, Sham ha 460 dipendenti e un fatturato, nel 2018, di 392,7 milioni di euro.

www.sham.com

Linkedin : SHAM ITALIA

 

Sham è una società del gruppo Relyens, uno dei gruppi mutualistici europei di riferimento nei campi assicurativo e della gestione dei rischi presso gli operatori sanitari e degli enti locali che svolgono attività d’interesse generale. Con circa 1.000 collaboratori, oltre 30.000 clienti e soci e 900.000 assicurati in 4 paesi (Francia, Spagna, Italia e Germania), Relyens ha realizzato una raccolta premi per 847 milioni di euro, pari a un fatturato di 456 milioni di euro. Il gruppo, fortemente radicato presso la clientela attraverso i marchi Sham, Sofaxis e Neeria, sviluppa soluzioni globali personalizzate che combinano offerta assicurativa (ramo vita e ramo danni) e servizi di gestione dei rischi.

www.relyens.eu

Twitter: @Relyens

Linkedin : Relyens

 

 

 

SICUREZZA DELLE CURE ALLA NASCITA

La novità dell’approccio nella ASL TO4 per l’identificazione e la prevenzione del rischio di insorgenza di infezioni precoci, encefalopatia ipossico-ischemica, ipoglicemia. In via di conclusione la sperimentazione di un gruppo multidisciplinare, il lavoro del quale si appresta a divenire prassi ufficiale

 

Nell’ottica della gestione del rischio clinico e della salvaguardia della sicurezza del paziente, in linea con la legge n. 208/2015 e n. 24/2017 (L. Gelli) la S.C. Risk Management dell’ASL TO4 ha avviato in collaborazione con il Gruppo Sham (gruppo assicurativo della Regione Piemonte) uno strumento specifico di analisi per la valutazione del rischio denominato CartoRisk. La mappatura preventiva dei potenziali rischi, divenuto progetto pilota per la nostra regione, ha interessato 5 processi aziendali, selezionati tra quelli maggiormente a rischio, di seguito esplicitati:

  • Percorso della persona assistita in Pronto Soccorso
  • Identificazione della persona assistita
  • Percorso della persona assistita in Ostetricia
  • Percorso della persona assistita in Chirurgia
  • Percorso del farmaco

Nell’ambito del percorso della persona assistita in Ostetricia, fra i rischi identificati dai nostri operatori, vi sono “la presa in carico del neonato alla nascita” e “la presenza dei gettonisti nella copertura dei turni ospedalieri”. La carenza, infatti, nei reparti ospedalieri di pediatri strutturati, con la conseguente necessità di utilizzare medici gettonisti, crea un rischio di non uniformità nel lavoro quotidiano.

Di conseguenza un gruppo multidisciplinare pediatrico dell’ASL TO4, coordinato dalla S.C. Risk Management, ha pensato di utilizzare uno strumento di supporto al lavoro per gli operatori sanitari volto a garantire un sufficiente standard di continuità assistenziale anche nei contesti sopra descritti. Sono state preparate delle procedure affidate al personale infermieristico che aiutano il medico gettonista, anche con l’utilizzo di specifiche flow chart, nel corretto approccio assistenziale al bambino e al contempo semplificano l’attività ordinaria del medico strutturato.

L’efficacia e l’appropriatezza delle cure non dipendono solo dalle conoscenze del singolo medico, ma dal rispetto delle procedure e dalla velocità con la quale si operano le scelte giuste. E ciò è vero in particolare in ostetricia-neonatologia, dove le scelte devono essere fatte velocemente e sono, spesso, determinanti. “Le procedure, implementate con l’impegno di gruppi multidisciplinari aziendali – spiega Vincenza Palermo, Direttore S.C. Risk Management ASL TO4 Chivasso-Ciriè-Ivrea – rappresentano un canale privilegiato per standardizzare preventivamente le prestazioni sanitarie: sono strumenti con cui le strutture sanitarie rendono il più possibile oggettivo, sistematico e verificabile lo svolgimento delle attività, soprattutto quando la complessità delle strutture lo richieda. Ora – spiega la specialista in medicina legale – il problema si pone quando all’interno del reparto operano, accanto a professionisti strutturati, medici che non appartengono al reparto in pianta stabile: i cosiddetti “gettonisti”. La conoscenza delle procedure/linee guida, infatti, sono elementi che concorrono in modo determinante alla sicurezza delle cure e dobbiamo garantirla, nel limite del possibile, standardizzando le buone pratiche. A tal fine si è sviluppato uno strumento che ha come obiettivo quello di fornire ai gettonisti una guida per operare nel reparto con efficacia ed appropriatezza”.

Spiega Maurizio Pescarmona, pediatra con particolare interesse per la neonatologia e, attualmente, vice responsabile della S.C. Risk Managment: “Il succo di questi percorsi dedicati al Nido e riguardanti il  momento della nascita è recuperare dati materni alla nascita del neonato (EGA* – emogasanalisi), tampone per lo Streptococco B, febbre materna, etc) in relazione al rischio di  insorgenza di determinate patologie (infezioni precoci, encefalopatia ipossico-ischemica, ipoglicemia) e, di seguito, avviare un monitoraggio e delle azioni volte a prevenirle. Sapere di essere di fronte a un bambino a rischio di ipoglicemia, ad esempio, comporta l’attivazione di una serie di controlli glicemici al neonato che permettono di evitare errori clinici prevenendo possibili danni neurologici al neonato.

La novità del nostro approccio è che i percorsi – la cui attivazione prevede un confronto constante tra medico e infermiera – sono già espressamente previsti in cartella e vanno “flaggati” al comparire delle condizioni che rendono appropriata la loro attivazione. Sempre in cartella sono previsti i passaggi successivi da operare per scongiurare i rischi identificati, passaggi già codificati e inseriti nella quotidianità del reparto. Si tratta di quegli accorgimenti che contribuiscono a rendere le cure più sicure, e che è importante che i medici rispettino. 

Ci si auspica, di concludere i lavori del gruppo multidisciplinare aziendale nel mese di settembre per introdurre ufficialmente questo strumento di lavoro a partire dal mese di ottobre 2019.

 

* L’EGA fornisce una valutazione oggettiva dello stato metabolico del feto ed esprime l’eventuale grado di asfissia. Tra i fattori forniti dall’EGA, il pH e il deficit di basi nell’arteria ombelicale sono quelli che più degli altri esprimono la severità del grado di asfissia del neonato”. Pag. 59 RACCOMANDAZIONI ITALIANE PER LA GESTIONE DEL CLAMPAGGIO ED IL MILKING DEL CORDONE OMBELICALE NEL NEONATO A TERMINE E PRETERMINE. Autori Stefano GHIRARDELLO & altri.

 L’INNOVAZIONE DEL PRIMARY NURSING

Partirà a breve presso l’AOU “Maggiore della Carità” di Novara il primo studio multicentrico italiano sulla valutazione dell’impatto del Primary Nursing, una nuova modalità organizzativa dell’assistenza che prevede l’introduzione della figura dell’infermiere Primary all’interno di ospedali e strutture sanitarie di alcune regioni del nord Italia

 

Lo scorso 27 maggio 2019 all’Università del Piemonte Orientale (UPO), sede di Novara, si è concluso per 27 studenti il primo Corso di Perfezionamento per Infermieri Formatori in Primary Nursing.

Gli studenti sono stati formati allo scopo di collaborare con i direttori e i dirigenti delle Professioni Sanitarie delle proprie aziende al fine di adottare, in alcune specifiche aree assistenziali, il modello di cura Primary Nursing.

Il corso era stato progettato grazie alla partnership tra Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale, Centro Studi Professioni Sanitarie (CESPI) di Torino, rappresentato dalla Dott.ssa Maddalena Galizio, che da anni è promotrice e sostenitrice a livello nazionale della diffusione del Primary Nursing, e con l’ASL di Biella che ha messo a disposizione sia i suoi servizi, sia il know how acquisito in questi ultimi anni proprio grazie a un progetto – sostenuto da Cespi – di implementazione in tutta l’Azienda di tale modalità organizzativa dell’assistenza.

“È rilevante sottolineare — spiega il direttore del corso di perfezionamento UPO, Professor Alberto Dal Molin — che gli infermieri hanno partecipato al corso su mandato delle loro Direzioni che hanno deciso di impegnarsi nel progetto. Il corso di perfezionamento universitario come base sia per la realizzazione intra-aziendale del Primary Nursing, sia come attivatore di una rete regionale che potrà determinare un reale valore aggiunto alla cultura organizzativa in termini di confronto, di sperimentazione e di ricerca”

Che cos’è il Primary Nursing

Il Primary Nursing è una modalità di organizzazione dell’assistenza infermieristica che si è sviluppata negli Stati Uniti a partire dagli anni settanta con l’intento di sostituire l’attività infermieristica di équipe o funzionale (per compiti) al fine di migliorare sia la qualità della cura che il livello professionale degli infermieri stessi. In questa modalità il paziente è affidato ad un unico infermiere (infermiere referente/di riferimento o infermiere Primary) che ha la responsabilità di pianificare l’assistenza per tutta la durata del suo ricovero.

Il Primary Nursing si focalizza sulla relazione infermiere-paziente e facilita la partecipazione del paziente e della sua famiglia alla pianificazione degli interventi creando, così, un rapporto di partnership terapeutica, anziché di relazione gerarchica. L’infermiere referente identifica i bisogni della persona; concorda il piano assistenziale e lo valuta; fornisce assistenza diretta e rende fruibile il piano degli interventi agli altri membri del team. In assenza dell’infermiere referente, l’infermiere associato garantisce l’esecuzione del piano assistenziale programmato, modificandolo solo quando le condizioni della persona assistita giustificano un cambiamento. Gli infermieri associati sono assegnati con la massima coerenza possibile per garantire la continuità assistenziale e ridurre il numero di professionisti sanitari dedicati paziente.

Università del Piemonte Orientale (UPO), sede di Novara

Perché è importante valutare l’impatto di questa modalità organizzativa

I risultati di un recente studio condotto dalla Direzione delle Professioni Sanitarie di Biella, diretta dalla Dott.ssa Antonella Croso, in collaborazione con il CESPI, sembrano indicare un effetto positivo sia sugli esiti clinici dei pazienti, sia sugli outcome organizzativi e relativi allo staff. Tuttavia, nonostante questi risultati siano incoraggianti, è necessario documentare in modo più analitico i benefici derivanti dall’introduzione di questo modello, soprattutto in termini di esiti sulla persona assistita come, ad esempio, infezioni, cadute, lesioni da pressione e complicanze. Per questo motivo, un gruppo di ricerca coordinato dall’Università del Piemonte Orientale, con il coinvolgimento del Direttore delle Professioni Sanitarie dell’AOU di Novara Dott.ssa Cristina Torgano come capofila, condurrà uno studio multicentrico per valutare l’impatto che l’introduzione di tale modalità organizzativa avrà all’interno delle singole aziende in cui verrà adottato. Dal benchmarking della sperimentazione interaziendale potranno scaturire dati interessanti per il confronto tra le esperienze applicative del modello, garantendo un processo di miglioramento dell’assistenza globale al paziente.