L’INNOVAZIONE DEL PRIMARY NURSING

Partirà a breve presso l’AOU “Maggiore della Carità” di Novara il primo studio multicentrico italiano sulla valutazione dell’impatto del Primary Nursing, una nuova modalità organizzativa dell’assistenza che prevede l’introduzione della figura dell’infermiere Primary all’interno di ospedali e strutture sanitarie di alcune regioni del nord Italia

 

Lo scorso 27 maggio 2019 all’Università del Piemonte Orientale (UPO), sede di Novara, si è concluso per 27 studenti il primo Corso di Perfezionamento per Infermieri Formatori in Primary Nursing.

Gli studenti sono stati formati allo scopo di collaborare con i direttori e i dirigenti delle Professioni Sanitarie delle proprie aziende al fine di adottare, in alcune specifiche aree assistenziali, il modello di cura Primary Nursing.

Il corso era stato progettato grazie alla partnership tra Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale, Centro Studi Professioni Sanitarie (CESPI) di Torino, rappresentato dalla Dott.ssa Maddalena Galizio, che da anni è promotrice e sostenitrice a livello nazionale della diffusione del Primary Nursing, e con l’ASL di Biella che ha messo a disposizione sia i suoi servizi, sia il know how acquisito in questi ultimi anni proprio grazie a un progetto – sostenuto da Cespi – di implementazione in tutta l’Azienda di tale modalità organizzativa dell’assistenza.

“È rilevante sottolineare — spiega il direttore del corso di perfezionamento UPO, Professor Alberto Dal Molin — che gli infermieri hanno partecipato al corso su mandato delle loro Direzioni che hanno deciso di impegnarsi nel progetto. Il corso di perfezionamento universitario come base sia per la realizzazione intra-aziendale del Primary Nursing, sia come attivatore di una rete regionale che potrà determinare un reale valore aggiunto alla cultura organizzativa in termini di confronto, di sperimentazione e di ricerca”

Che cos’è il Primary Nursing

Il Primary Nursing è una modalità di organizzazione dell’assistenza infermieristica che si è sviluppata negli Stati Uniti a partire dagli anni settanta con l’intento di sostituire l’attività infermieristica di équipe o funzionale (per compiti) al fine di migliorare sia la qualità della cura che il livello professionale degli infermieri stessi. In questa modalità il paziente è affidato ad un unico infermiere (infermiere referente/di riferimento o infermiere Primary) che ha la responsabilità di pianificare l’assistenza per tutta la durata del suo ricovero.

Il Primary Nursing si focalizza sulla relazione infermiere-paziente e facilita la partecipazione del paziente e della sua famiglia alla pianificazione degli interventi creando, così, un rapporto di partnership terapeutica, anziché di relazione gerarchica. L’infermiere referente identifica i bisogni della persona; concorda il piano assistenziale e lo valuta; fornisce assistenza diretta e rende fruibile il piano degli interventi agli altri membri del team. In assenza dell’infermiere referente, l’infermiere associato garantisce l’esecuzione del piano assistenziale programmato, modificandolo solo quando le condizioni della persona assistita giustificano un cambiamento. Gli infermieri associati sono assegnati con la massima coerenza possibile per garantire la continuità assistenziale e ridurre il numero di professionisti sanitari dedicati paziente.

Università del Piemonte Orientale (UPO), sede di Novara

Perché è importante valutare l’impatto di questa modalità organizzativa

I risultati di un recente studio condotto dalla Direzione delle Professioni Sanitarie di Biella, diretta dalla Dott.ssa Antonella Croso, in collaborazione con il CESPI, sembrano indicare un effetto positivo sia sugli esiti clinici dei pazienti, sia sugli outcome organizzativi e relativi allo staff. Tuttavia, nonostante questi risultati siano incoraggianti, è necessario documentare in modo più analitico i benefici derivanti dall’introduzione di questo modello, soprattutto in termini di esiti sulla persona assistita come, ad esempio, infezioni, cadute, lesioni da pressione e complicanze. Per questo motivo, un gruppo di ricerca coordinato dall’Università del Piemonte Orientale, con il coinvolgimento del Direttore delle Professioni Sanitarie dell’AOU di Novara Dott.ssa Cristina Torgano come capofila, condurrà uno studio multicentrico per valutare l’impatto che l’introduzione di tale modalità organizzativa avrà all’interno delle singole aziende in cui verrà adottato. Dal benchmarking della sperimentazione interaziendale potranno scaturire dati interessanti per il confronto tra le esperienze applicative del modello, garantendo un processo di miglioramento dell’assistenza globale al paziente.

LA SICUREZZA COME DRIVER DI CAMBIAMENTO

Dubai 2020: pianificato il confronto sulle esperienze delle strutture sanitarie dell’aria mediorientale che hanno aumentato la sicurezza delle cure per ridurre il contenzioso medico legale e aumentare la qualità assistenziale. Lo promuoverà l’Associazione Scientifica Hospital & Clinical Risk Managers (HCRM)

 

“I Paesi dell’area mediorientale non hanno sistemi sanitari pubblici performanti. Le principali reti assistenziali risultano essere private e comunque molte strutture sanitarie sono accreditate all’eccellenza. Proprio il fatto che sia un sistema semplice e relativamente omogeneo, però, lo rende facile da studiare e ci permette di focalizzarci su alcune dinamiche specifiche, capirle e considerare l’eventuale riproducibilità anche in Italia. Il rapporto tra sicurezza delle cure e assicurazione è una di queste dinamiche e sarà quella che affronteremo, con il Patrocinio del Ministero della Salute, in un workshop a Dubai 2020″. Alberto Firenze, Assistant Professor all’Università di Palermo e Presidente dellAssociazione Scientifica Hospital & Clinical Risk Managers (HCRM).

Uno degli scopi della società scientifica è il confronto e la contaminazione con altre realtà, vedere cosa funziona nei sistemi sanitari degli altri Paesi e valutare se si possa importare in Italia o in Europa. Vedere il resto del mondo come una carta geografica divisa tra paesi sviluppati o in via di sviluppo è, infatti, riduttivo e limitante. “La sanità è composta da infiniti processi ed è ragionevole aspettarsi che diversi Paesi sviluppino alcuni processi in maniera migliore di quanto abbiamo fatto noi. Un esempio potrebbe essere il Kazakistan che negli ultimi anni sta investendo molto per migliorare la portata e l’efficienza delle cure ai cittadini. Certamente, la sua sanità non può ancora paragonarsi a quella europea ma in un campo, però, ci superano. Hanno messo a punto un sistema per la valutazione delle tecnologie sanitarie che altri paesi, anche europei, dovrebbero importare. Nel nostro Paese, infatti, si compra la tecnologia che costa meno sul momento senza pensare che, per diversi motivi che vanno dalle mancate diagnosi ai risarcimenti, con il passare del tempo i costi potrebbero essere superiori. In altre parti del mondo, invece, fanno il contrario: si chiedono cosa comprare al fine di avere una resa migliore in termini di salute sul lungo periodo”. Applicano cioè a pieno l’HTA (Health Technology Assessment).

 

“Il caso altresì di alcuni Paesi anche dell’area mediorientale. C’è una fortissima ricerca della sicurezza delle cure e prevenzione dei sinistri. Questa ricerca è guidata da un interesse altrettanto forte: più una struttura sanitaria investe in gestione del rischio clinico, maggiore è il cambiamento che si realizza, anche attraverso una maggiore performance in ambito di contenzioso. E non è una semplice dinamica che si risolve nell’ambito del rapporto tra struttura, paziente ed assicurazioni. Difatti anche i premi delle polizze dei professionisti sanitari che operano in una struttura virtuosa diventano meno care di conseguenza”.

“Stiamo raccogliendo ancora diversi dati in vista dell’appuntamento di Dubai del 2020 ma la tendenza di fondo che emerge confrontando dati sia italiani che di altri Paesi dell’area mediorientale  e comunque del bacino del mediterraneo, è chiara: da una parte lo studio del contenzioso con coperture assicurative per le strutture sanitarie può essere un driver di sicurezza e, sul lungo periodo, di risparmio. Dall’altro, l’autoassicurazione comporta spese maggiori, nessun beneficio in sicurezza e rimborsi più lenti per chi ha subito un danno”.

Appuntamento intermedio sarà a Napoli il 4 e 5 novembre 2019 per raccogliere testimonianze e pareri sul workshop di Dubai a margine dell’HACKATHON ICA, dedicato al contenimento delle Infezioni Correlate all’Assistenza che si svilupperà in quella sede.

PREMIO SHAM PARTNER DI FEDERSANITÀ ANCI PER IL 4° ANNO CONSECUTIVO

Anche nel 2019 la Mutua francese avrà l’appoggio della Federazione con lo scopo, spiega la presidente Tiziana Frittelli, di trasformare le buone pratiche locali in modelli diffusi su tutto il territorio nazionale

 

Ci sarà̀ tempo fino a settembre 2019 per partecipare alla 4a edizione del ‘Premio Sham per la prevenzione dei rischi’, un’iniziativa unica in Italia che raccoglie, confronta e promuove i progetti di prevenzione messi in atto dalle strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale. A novembre 2019 una speciale commissione di Risk Manager deciderà i vincitori assegnando i premi da 6mila euro destinati ad essere reinvestiti nella sicurezza delle cure.

Scopo del Premio Sham è, infatti, condividere le best practice sviluppate a livello delle singole strutture e farle conoscere perché vengano applicate a livello nazionale.

“Sin dalla sua fondazione in Francia 90 anni fa – spiega Roberto Ravinale, Direttore Esecutivo di Sham in Italia – la nostra Mutua ha lavorato al fianco di istituzioni sanitarie, sociali e medico-sociali per supportare le loro iniziative di prevenzione e Risk Management, sviluppando strumenti innovativi e buone pratiche da condividere per diminuire il rischio in sanità. Siamo un attore europeo di primo piano nel campo della responsabilità̀ civile sanitaria e, in virtù del nostro modello mutualistico, consideriamo la cultura e la prassi della prevenzione un obiettivo indipendente dalle logiche di mercato. Per questo condividiamo strumenti e buone pratiche nella sanità italiana senza distinzioni tra strutture associate o non. Il Premio Sham si basa, infatti, sull’assunto fondamentale che il rischio sia uguale per tutti e che tutti possano contribuire a trovare soluzioni comuni ad un problema comune”.

Confermata anche nel 2019 la partecipazione delle strutture sanitarie pubbliche grazie alla consolidata partnership con FEDERSANITÀ ANCI. Negli ultimi 3 anni i progetti presentati da decine di ASL italiane sono stati oltre 100.

“Per il quarto anno consecutivo Federsanità Anci ha scelto di condividere con Sham un percorso premiante per le strutture sanitarie che hanno dimostrato una particolare attenzione alla qualità delle cure mediante la promozione di iniziative finalizzate al miglioramento dei servizi attraverso percorsi sicuri e certificati. Ma c’è un obiettivo più grande – ha dichiarato Tiziana Frittelli, Presidente di Federsanità Anci – che è quello di far diventare modelli diffusi quelle che al momento restano buone pratiche in alcune realtà territoriali”.

“Per questa ragione Federsanità e Sham hannoconcordato per il prossimo triennio di affiancare al Premio ulteriori azioni di divulgazione della cultura della sicurezza in sanità come seminari,corsi di formazione che possano coinvolgere operatori,management e stakeholder. Prioritario resta infatti mettere in atto un’adeguata funzione di monitoraggio e gestione del rischio in sanità in tutte le strutture sanitarie al fine di moltiplicare le attività di prevenzione e fare un ulteriore passo in avanti, ovvero far sì che la gestione del rischio non si limiti agli eventi sentinella, ma entri nei processi clinici, nei percorsi diagnostici terapeutici, nel programma esiti, nell’accesso tempestivo alle cure, nell’appropriatezza, nella comunicazione con il paziente umana e non solo formale”.

Novità dell’edizione 2019 del Premio Sham,infine,è la partecipazione delle strutture private: sia di quelle senza scopo di lucro –grazie alla partnership con ARIS –sia di quelle private commerciali.

Un campione vario e rappresentativo della sanità italiana si incontra al Premio Sham per confrontare e diffondere le azioni e i progetti all’avanguardia volti a migliorare la sicurezza delle cure.

Per questo i progetti candidati al Premio Sham dovranno essere misurabili e replicabili in tutte le realtà sanitarie che vogliano adottarli.

“Il Premio Sham –conclude Ravinale –vuole offrire un contributo concreto alla sicurezza delle cure e, nel 2019, si dimostrerà ancora più efficace rispetto agli anni passati grazie alla creazione di due nuove categorie dedicate, rispettivamente alle strutture sanitarie private con o senza scopo di lucro. In questo modo tutti i volti della sanità italiana saranno riuniti in un unico progetto dedicato alla prevenzione”.

 

Per candidarsi al Premio Sham 2019 e scaricare la documentazione tecnica:http://bit.ly/PremioSham2019

 

Ascolta le testimonianze dei vincitori 2018

Scopri tutti i progetti dell’edizione 2018

UN’ALLEANZA PER LA QUALITÀ DELLE CURE MEDICHE

Strumenti concreti per mappare, prevenire e gestire il rischio e i sinistri in sanità: siglato l’accordo all’insegna del no-profit tra la Mutua assicurativa Sham Italia e l’Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari italiani che annovera ben 26mila posti letto e impiega oltre 50mila professionisti sanitari

 

ROMA, 11 Aprile 2019 – L’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari italiani e la Mutua assicurativa Sham Italia hanno stretto una partnership sulla base di una missione e una filosofia comuni: operare nell’interesse generale del mondo della sanità contribuendo alla sicurezza delle cure e a diffondere la cultura della prevenzione.

ARIS è costituita da oltre 240 strutture sanitarie e socio-sanitarie che spaziano dai centri di riabilitazione e istituti di ricovero a carattere scientifico alle case di cura. Attiva in ambito nazionale da oltre cinquant’anni, rappresenta una rilevante componente del mix pubblico-privato, operante senza fine di lucro, con un’offerta globale di assistenza socio-sanitaria sul territorio nazionale di circa 26mila posti letto dei quali 15mila in area ospedaliera, 11mila in quella extraospedaliera ai quali vanno sommati 10mila assistiti dell’area semiresidenziale ed ambulatoriale.

Anche Sham in Italia opera nell’interesse generale dei soci/assicurati della Mutua assicurativa specializzata nella responsabilità civile sanitaria. La sua particolarità è il fatto che non si limita ad assicurare il rischio delle strutture ospedaliere, ma fornisce strumenti e strategie per accompagnare i soci/assicurati in un percorso di crescita nella sicurezza delle cure. Tra questi strumenti, sviluppati e continuamente aggiornati in più di novant’anni di storia, figurano: la mappatura a priori per quantificare attraverso oltre cento parametri di valutazione il rischio in sanità e ridurlo; l’analisi degli eventi avversi per costruire il miglioramento sulla base dell’esperienza; la gestione dei sinistri per garantire sostenibilità all’azienda sanitaria e tutela della dignità dei pazienti che hanno subito un danno con responsabilità accertata.

Tra i vantaggi che la partnership con Sham Italia offrirà ai soci ARIS figura l’accesso privilegiato a queste competenze e la partecipazione a una speciale edizione del Premio Sham per la prevenzione dei rischi: un concorso annuale che premia le buone pratiche di prevenzione locali per farle conoscere ed applicare a livello nazionale.

“Come dimostra l’accordo stretto con l’Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari italiani – spiega Roberto Ravinale, Direttore Esecutivo di Sham in Italia – la nostra Mutua ha la vocazione di condividere la sua esperienza e i suoi strumenti con tutti i professionisti e tutte le strutture sanitarie al fine di sviluppare e diffondere buone pratiche di prevenzione e strategie comuni di miglioramento della qualità delle cure per ogni cittadino”.

“La sicurezza delle cure – continua il Presidente ARIS P. Virginio Bebber – è il singolo comune denominatore di tutti gli operatori del panorama sanitario: un orizzonte di prevenzione che unisce pubblico e privato e che coincide perfettamente con la missione delle Opere sanitarie senza fine di lucro. Contribuire al continuo aggiornamento delle pratiche e della cultura sanitaria per garantire una cura competente e integrale della persona che soffre è l’obiettivo che ARIS persegue. Facilitare tramite la partnership con Sham la condivisione delle migliori tecniche della gestione del rischio tra tutte le strutture aderenti all’associazione e i 59mila professionisti sanitari che vi lavorano, è una conferma di questo contributo, nonché un’occasione per sottolineare il ruolo e la dedizione del non-profit privato nell’universo della Sanità italiana”.

UNA BORSA DI STUDIO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO

All’università di Torino è stata assegnata, presso il Dipartimento di Management, la borsa di studio sostenuta dalla Mutua Sham. Servirà a favorire una visione sinergica tra Risk Management e gestione degli eventi dannosi

 

La Borsa, per un totale di 6.796 Euro, sosterrà una ricerca di sei mesi dedicata alle attività di analisi preventiva dei rischi collegabili ai principali percorsi e processi sanitari nell’ottica del miglioramento della sicurezza delle cure e della relativa sostenibilità economica.

In particolare, la giovane borsista incaricata della ricerca si concentrerà su una review della letteratura, italiana ed internazionale, finalizzata alla ricognizione dello stato dell’arte nel tema della ricerca con l’obiettivo, in particolare, di favorire una sinergia strategica fra le attività di Risk Management nelle strutture sanitarie e la gestione degli eventi dannosi, anche alla luce dell’introduzione della legge n. 24/2017.

“Ogni attività legata alla gestione del rischio e alla gestione dei sinistri è rilevante in sé stessa – spiega il Direttore Esecutivo di Sham in Italia Roberto Ravinale – Ma è la consapevolezza della loro interazione a permettere un salto di qualità, una comprensione della fondamentale relazione tra analisi dei sinistri, gestione del rischio clinico e gli interventi di miglioramento che originano dai dati misurati in entrambi gli ambiti. Questo approccio, prima che tecnico, è un elemento portante della crescente cultura della prevenzione”.

L’ANALISI DI PROCESSO NEL GOVERNO SANITARIO

“La gestione sanitaria non può prescindere dall’analisi delle prestazioni”. Questa la motivazione principale del Corso Universitario di Aggiornamento e Formazione Professionale “Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie” all’Università di Torino nelle parole del Professore Enrico Sorano, Direttore del Corso. “Cresce la sensibilizzazione nella mappatura dei rischi e dei sinistri, ma le due logiche vanno integrate”

 

Intervista a Enrico Sorano, Professore del Dipartimento di Management dell’Università di Torino

Secondo Enrico Sorano, Professore del Dipartimento di Management dell’Università di Torino, “la logica nella gestione delle Aziende Sanitarie sta cambiando e quest’evoluzione è stata fortemente accelerata dalla legge n. 24/2017 Gelli-Bianco”. La garanzia della sicurezza delle cure implica, infatti, lo sviluppo e l’applicazione di quegli strumenti che permettono di valutare i dati relativi alle cure e migliorarne, sulla scorta di quelli, la qualità. “L’esito di questa evoluzione – riprende Sorano – è che il sistema di controllo della gestione sanitaria non può prescindere dall’analisi del governo clinico delle prestazioni. Per capire bisogna misurare, mappare e mettere in relazione i dati. Questi sono i campi del Risk Management e dell’analisi dei sinistri: due discipline che, però, troppo spesso vengono considerati come separate, quando, invece, i dati ricavati dall’analisi dei sinistri sono fondamentali nell’ingegnerizzare le azioni di miglioramento”.

“Il Corso Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie nasce esattamente per trasmettere questa consapevolezza ed offrire, in particolare agli impiegati delle Azienda Sanitarie coinvolti nei processi di gestione, le competenze tecniche e teoriche per applicarle nel loro lavoro”.

“C’è – continua Sorano – molta più sensibilità di un tempo, nelle Aziende Sanitarie, riguardo all’importanza di mappare i rischi e i sinistri. Quello che serve, ora, è integrare le due logiche mettendo in risalto la relazione che intercorre tra prevenzione e analisi dei sinistri, ovvero, il flusso di informazioni che intercorre tra due attività che vanno condotte e concepite parallelamente”.

“Comprendere la gestione sanitaria come un evento complesso e ramificato è il primo risultato del Corso e il prerequisito per collocare nella dinamica generale i singoli approfondimenti –- dalla prevenzione all’intero iter del sinistro – che vengono affrontati dai singoli docenti nelle 40 ore di lezione”.

RISK MANAGEMENT E GESTIONE DELL’EVENTO DANNOSO NELLE AZIENDE SANITARIE : AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL CUAP

“Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie” inizia il 12 marzo 2019 all’Università di Torino. 40 ore di formazione – in corso di accreditamento ECM –  e cinque giornate di lezioni con i principali esperti del settore per affrontare i nuovi orizzonti del Risk Management alla luce, anche, delle leggi 24 e 219 del 2017

 

Una panoramica a tutto tondo sulla Gestione del Rischio, sulla Gestione dei sinistri e sul continuo flusso di informazioni che intercorre tra i due ambiti sempre più rilevanti e interconnessi nell’economia della gestione sanitaria. Lo offrirà, a partire dal 12 marzo 2019, la seconda edizione di “Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie”, il corso universitario di aggiornamento professionale nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Management dell’Università di Torino e Ravinale, società con oltre 20 anni di esperienza nella gestione dei sinistri sanitari e oggi parte del Gruppo Sham.

Il corso – in via di accreditamento ECM – è alla sua seconda edizione ed è specificamente, sebbene non esclusivamente, diretto al personale impiegato nelle Aziende Sanitarie per offrire loro – spiega il direttore del Corso, il professor Enrico Sorano del Dipartimento di Management dell’Università di Torino – una visione globale nella quale l’approfondimento procede allineato alla visione di insieme”.

“La mappatura del rischio; le misure di prevenzione che coniugano la tutela del paziente e l’analisi economica del rapporto tra investimento ed esito; l’analisi reattiva dei sinistri come strumento di Gestione del Rischio; l’analisi del reclamo, i sistemi di riservazione, le poste risarcitorie, le tecniche negoziali, gli approcci conciliativi, la gestione del contenzioso civile e penale; la centralità della documentazione sanitaria e gli obblighi previsti dalle leggi n.24 e n.219 del 2017: tutti questi elementi presenti nel corso – aggiunge Roberto Ravinale, direttore tecnico di Sham e fondatore di Ravinale – sono singolarmente importanti nel quadro della gestione sanitaria. Ma è la consapevolezza della loro interazione a permettere un salto di qualità, una comprensione della fondamentale relazione tra analisi dei sinistri, gestione del rischio clinico e prevenzione”.

“Per questo – riprende Sorano – unire i due ambiti in maniera sinergica è il primo obiettivo del corso, a partire dal quale si declinano le successive implicazioni a livello analitico, gestionale ed economico-finanziario coinvolgendo Risk Manager, avvocati e ed esperti in materia a livello nazionale”.

“La formazione – conclude Ravinale –  riporta fedelmente la complessità dell’ambito sanitario e la centralità dei dati nel trasformare gli eventi dannosi in azioni di miglioramento della Sanità italiana. Questo approccio, prima che tecnico, è un elemento portante della crescente cultura della prevenzione”.

 

A breve si apriranno le iscrizioni su http://www.management.unito.it/do/home.pl

Inoltre, il seguente articolo sarà aggiornato di volta in volta non appena saranno comunicate dall’Università di Torino le informazioni più dettagliate sul Corso.

 

 

LE SOLUZIONI DI IBM, MICROSOFT, GPI-GROUP PER LA SANITÀ NEL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE DI SHAM ITALIA

Prevenzione, sostenibilità, innovazione e l’esperienza della chirurgia robotica in una giornata di confronto su tecnologia sanitaria d’avanguardia, gestione del rischio e modello mutualistico assicurativo

 

Un momento di incontro con alcune delle più importanti realtà operanti nel campo delle nuove tecnologie per il settore sanitario Italiano con approfondimenti che vanno dal Machine Learning alla chirurgia robotica ortopedica, dalla sicurezza e controllo dei programmi ai modelli integrati di gestione della cronicità.

Si è svolto a Milano, venerdì 5 ottobre, il primo congresso di Sham Italia, la Mutua assicurativa specializzata nella gestione del rischio clinico, nell’assicurazione della responsabilità civile sanitaria e nella sicurezza delle cure.

“La tecnologia – spiega il Country Manager Christophe Julliard – sarà sempre uno strumento centrale nella riduzione del rischio: per questo motivo abbiamo voluto dare il nostro contributo a diffondere, tra le strutture sanitarie pubbliche nostre associate, una cultura delle potenzialità, dei limiti e dei nodi che sono ancora da sciogliere partendo dalle esperienze concrete dei grandi attori del settore”.

Tra i diversi casi studio presentati:

L’intelligenza artificiale e il suo effetto moltiplicatore nell’efficacia relativamente alla ricerca sulla SLA ha aperto l’intervento di Barbara Alicino di IBM. “Ci sono state due grandi innovazioni che stanno cambiando il ruolo della tecnologia in sanità: la capacità da parte dei software di leggere (e “capire”) gli articoli e le ricerche scientifiche e di leggere e decifrare le immagini. Questo ha segnato un cambio di paradigma. L’intelligenza artificiale affianca medici e ricercatori selezionando in tempo reale le strade potenzialmente più promettenti da percorre, consentendo così all’uomo di prendere decisioni più informate. E questo fa la differenza”. IBM Watson™ for Drug Discovery, infatti, ha analizzato milioni di pagine di letteratura scientifica, oltre 1500 proteine target ed una vasta quantità di dati clinici per individuare 5 nuove proteine sulle quali concentrare la ricerca per curare la SLA. “Un lavoro che avrebbe richiesto anni è stato svolto in pochi mesi – spiega la Senior Consultant for Healthcare and Life Science di IBM Italia – permettendo di trovare velocemente filoni di ricerca su cui focalizzarsi”.

Il Dott. Danilo Colombero si è concentrato sul presente e le prospettive della chirurgia robotica in ortopedia. L’Ortopedia Traumatologia del San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) è stato il primo reparto a studiare e applicare in Piemonte i robot in chirurgia e, al momento, hanno avviato con la Regione un progetto di verifica sul rapporto tra costi e benefici dopo aver effettuato oltre 40 interventi robot assistiti. “Gli interventi di impianto e, conseguentemente, revisione delle protesi aumenteranno sempre di più con l’invecchiamento della popolazione. La maggior parte degli errori che si verificano negli interventi convenzionali riguardano il posizionamento dei dispositivi protesici. L’assistenza robotica, grazie alla capacità di mappare radiologicamente il sito chirurgico e ai movimenti molto più precisi, riduce al minimo le variazioni di posizione e il consumo osseo. È sempre il chirurgo che opera, valuta e fa le scelte, ma il robot mette a disposizione informazioni molto più dettagliate e alcuni sistemi di sicurezza che lo accompagnano durante l’intervento. Questo riduce i rischi, permettendo alla persona assistita di iniziare la riabilitazione il giorno stesso dell’intervento”.

Microsoft ha presentato InnerEye di Microsft Research. Il progetto di ricerca, condotto assieme ai clinici del Cambridge University Hospitals NHS Foundation Trust, si prefigge di sviluppare algoritmi di machine learning per il contornamento automatico delle masse tumorali e degli organi da radiotrattare. “Attualmente – spiega Veronica Jagher, Director Industry Solutions-Healthcare Industry – per ogni seduta radioterapica, il clinico è chiamato a contornare ‘manualmente’ sezioni bidimensionali dell’organo da irrorare, unendo fino a 300 slide radiologiche. È un processo lungo. Lo sviluppo di InnerEye si prefigge non solo di automatizzare una attività a basso valore aggiunto, risparmiando ore di lavoro di professionisti estremamente preziosi – ma anche, in un prossimo futuro, di tarare la quantità di radiazioni seduta per seduta. Durante il processo radioterapico, infatti, le dimensioni del tumore si riducono. Ciò implica, però, che la dose di raggi fissata all’inizio rischia di essere superiore al necessario man mano che la terapia procede. Se, però, il programma potesse valutare non solo la localizzazione dell’organo – distinguendo tra tessuto e tessuto – ma anche il progresso della malattia, potrebbe suggerire la dose adeguata per ogni seduta. È in casi come questo che si dimostra la capacità dell’intelligenza artificiale di ridurre il rischio clinico. Il cloud oggi mette a disposizione della sanità il potere computazionale necessario per analizzare attraverso strumenti di Artificial Intelligence quantità di dati che umanamente non potrebbero essere analizzati, accrescendo le capacità del medico, senza mai sostituirlo. Anzi, fin dallo sviluppo delle soluzioni è fondamentale la collaborazione con i clinici perché è la loro intelligenza a venir infusa negli algoritmi”.

 

GPI ha affrontato, invece, un tema di grande attualità e ad ampio raggio che riguarda la sostenibilità dell’intero sistema sanitario. “L’Italia – spiega il direttore Strategies Lorenzo Montermini “ha, in Europa, la più alta aspettativa di vita assieme alla Spagna, ma una bassa aspettativa di vita in salute. Questo significa che le malattie croniche, quasi sempre legate all’invecchiamento, riguardano il 39 per cento della popolazione residente ma assorbono il 78 per cento dell’intera spesa sanitaria. Questo è il driver centrale nell’evoluzione della domanda di salute che impone l’introduzione delle moderne tecnologie ICT. La tecnologia è il fattore abilitante per rendere sostenibili i sistemi sanitari del futuro”. GPI ha sviluppato un nuovo approccio al Chronic Care Model: un sistema integrato di gestione delle cronicità che partendo dalla stratificazione della popolazione per fattore di rischio, coniuga le strategie di governo clinico con le risorse disponibili sul territorio per garantire efficienza e qualità delle cure. Un approccio che si basa sulle profonde conoscenze dei sistemi informativi in sanità con l’esperienza maturata nell’erogazione di servizi di accoglienza e di contact-center.

“Il monitoraggio degli strumenti tecnologici più efficaci per migliorare la qualità delle cure nelle strutture sanitarie e la loro divulgazione fa parte integrante della missione del modello mutualistico di Sham – conclude Dominique Godet, Direttore Generale del Gruppo Sham -. Occasioni come quella del congresso Sham, perciò, hanno lo scopo di aumentare la consapevolezza e la fiducia nei confronti di strumenti che possono innovare profondamente ogni ambito dell’assistenza sanitaria. Per i soci/assicurati Sham, in particolare, questi incontri rappresentano una tappa di un percorso di crescita assieme al cuore della relazione tra Mutua e centinaia di aziende sanitarie associate in Francia, Italia, Spagna e Germania e unite dall’obiettivo comune di rendere le cure più sicure”.

VENERDÍ 5 OTTOBRE A MILANO IL PRIMO CONGRESSO ANNUALE SHAM

Le soluzioni di IBM, Microsoft, GPI-Group e l’esperienza della chirurgia robotica in una giornata di confronto su tecnologia sanitaria d’avanguardia, gestione del rischio e modello mutualistico assicurativo. I tre grandi temi della sanità: prevenzione, sostenibilità e innovazione nel primo congresso della Mutua Sham.

Dal machine learning al empowerment del paziente, dalla sicurezza e controllo dei programmi ai modelli integrati delle cronicità: saranno questi i temi del confronto tra gli associati Sham e alcune tra le più importanti realtà operanti nel campo della tecnologia applicata alla sanità in Italia.

L’appuntamento al Magna Pars Hotel di Milano venerdì 05 ottobre 2018 durante il primo congresso annuale Sham. Su Sanità 360 a breve la cronaca dell’appuntamento e i casi studio presentati dai relatori d’eccezione.

Scarica qui il programma dell’evento.

 

 

 

LA GESTIONE DEL RISCHIO: IL NUOVO ORIZZONTE DELL’ASL TO4 CHIVASSO – CIRIE’ – IVREA

L’Asl TO4 – 500 mila abitanti assistiti in Regione Piemonte – compie un passo di fondamentale importanza per la sicurezza delle cure: il Risk Management mette in campo un progetto teso a mappare, grazie all’esperienza sul campo maturata dai propri professionisti, i rischi potenziali insiti nei percorsi di cura. Sullo sfondo la grande trasformazione della legge Gelli – Bianco che ha elevato la prevenzione a prerequisito delle cure nella quale l’errore non è più una colpa da assegnare ma un problema da affrontare in maniera sistematica e scientifica.

L’Asl TO4 ha dato il via ad una serie di corsi ECM accreditati presso il Ministero della Salute e pianificati per tutto il 2018. La formazione è diretta a medici, infermieri e operatori socio-sanitari dei Presidi Ospedalieri dell’azienda che procederanno all’analisi preventiva dei rischi attraverso lo studio dei cinque processi identificati a maggior rischio dalla letteratura: il percorso del farmaco, il processo di identificazione della persona assistita e il suo percorso nei tre ambiti della Chirurgia, Ostetricia ed Emergenza/Urgenza.

La novità dell’approccio inizia dal titolo del corso: “La mappa del rischio parte dagli operatori sanitari”. Non si tratta, infatti, solo di lezioni frontali ma di un vero e proprio “addestramento sul campo” nel quale sono i professionisti e gli operatori sanitari a ricostruire la loro quotidianità utilizzando uno strumento che permette di analizzare processi e sotto-processi in maniera pro-attiva: ovvero andando alla ricerca dei rischi latenti per evitare che possa accadere realmente un evento avverso. “Quello che offriamo agli operatori è un metodo – spiega Anna Guerrieri, Risk Manager della Mutua Sham – e questo metodo, una volta appreso, può essere applicato in qualsiasi setting assistenziale”.

Il metodo in questione è quello di Sham CartoRisk che permette di individuare tutte le azioni connesse ad un procedimento sanitario e analizzarle singolarmente. Ogni azione – o la mancata azione – comporta un rischio e questo rischio viene quantificato numericamente sulla base della frequenza/probabilità e della gravità delle conseguenze. In questo modo è possibile calcolare il rischio cosiddetto lordo nonché l’efficacia delle barriere innalzate dall’organizzazione per contenerlo, in tal modo è possibile evidenziare il rischio netto che risulta ancora presente dopo la loro applicazione.

La differenza fondamentale di questo approccio è che trasferisce la prevenzione del rischio, che potrebbe sembrare del tutto teorica, alla pratica clinico-assistenziale quotidiana del personale di reparto: si parla delle loro azioni, dei loro processi, delle interazioni tra diverse specialità e strutture. In definitiva, dei loro problemi e delle loro sfide quotidiane. È per questo che, fin dal secondo giorno del corso, sono i professionisti sanitari a disegnare la mappa del rischio: CartoRisk non è solo un metodo sul quale basare le strategie di prevenzione ma è anche lo strumento più efficace, a disposizione di medici, infermieri e operatori sanitari, per dimostrare cosa si può cambiare a livello clinico, amministrativo e organizzativo chiedendo che il miglioramento venga messo in atto. Infine, la quantificazione dei rischi e il monitoraggio, ad intervalli regolari, è il mezzo attraverso il quale chi lavora in un reparto può letteralmente ‘vedere’ il miglioramento nella sicurezza delle cure del quale è stato artefice. La mappa del rischio, perciò, è molto più che uno strumento. È un nuovo modo di guardare alla sanità, di confrontarsi in équipe, di prendere delle decisioni collegiali. Anche dal punto di vista umano è gratificante perché previene, attraverso la comunicazione, le incomprensioni che, nella quotidianità, nascono dal non avere abbastanza tempo per parlarsi.

Non da ultimo, mappare il rischio rende partecipi gli operatori dell’enorme complessità connessa ad ogni singolo passaggio che riguarda le cure. “Se attraverso CartoRisk cominciamo a dividere in singole azioni un processo apparentemente semplice, come spostare un campione biologico da una struttura all’altra, ci rendiamo conto che i passaggi sono tantissimi: i contenitori asettici, la temperatura durante il trasporto, le firme di presa in carico, la digitalizzazione della richiesta etc. Prendere coscienza della complessità aiuta ad affrontarla. Per esempio, aiuta il personale sanitario a dialogare con la direzione dell’Asl per richiedere interventi precisi”. (L’ultimo in ordine di tempo è stata la proposta, nata dalla mappatura dei rischi, di prevedere nei futuri bandi di aggiudicazione di personale interinale (medici e infermieri), la certificazione di esperienza e competenza professionale per poter svolgere le attività nelle strutture sanitarie nelle quali sarà inserito).

“Tutto questo” spiega Vincenza Palermo – medico legale e direttore della Struttura Complessa Risk Managerment dell’ Asl TO4 “si cala in uno scenario che negli ultimi anni ha visto importanti interventi normativi a partire dalla legge finanziaria del 2016 (Legge 28.12.2015, n.208), che ha reso obbligatorio attivare un’adeguata funzione di gestione del rischio sanitario nelle Aziende Sanitarie per promuovere l’appropriatezza dell’assistenza prestata ai cittadini, ridurre il fenomeno della medicina difensiva e garantire la sostenibilità del sistema sanitario nazionale.

Dott.ssa Vincenza Palermo
Direttore S.C. Risk Management ASLTO4 Chivasso-Ciriè-Ivrea

Con la successiva Legge 8 marzo 2017 n.24 (c.d. legge Gelli), la sicurezza delle cure è divenuta parte costitutiva del diritto alla salute ed è perseguita nell’interesse dell’individuo e della collettività così come sancito dall’art. 32 della Costituzione.

I programmi per lo sviluppo dei servizi sanitari e sociosanitari in termini qualitativi sono dunque indispensabili per evitare che il danno, l’errore, l’evento infausto o imprevisto, da sempre considerati quale colpa del professionista, possano divenire invece strumento delle Aziende Sanitarie per risolvere il problema in modo sistematico e scientifico.

Conoscere, identificare, saper affrontare gli eventi avversi e prevenire i rischi in sanità diviene un imperativo per gli operatori e per il sistema nel suo complesso, divenendo un obiettivo da perseguire in ogni momento della loro attività.

La mappatura del rischio mediante la raccolta e l’analisi d’informazioni quantificabili – effettuata dall’Asl TO4 attraverso lo strumento di analisi CartoRisk di Sham Italia – è il primo passo per realizzare questo obiettivo. Lo sviluppo della cultura della prevenzione del rischio, unitamente all’impegno costante degli operatori sanitari ad analizzare i processi clinico-assistenziali, ha quale fine quello di quantificare il rischio e mettere in atto una serie di azioni migliorative per ridurlo. Il nostro obiettivo, attuato anche attraverso un corso di formazione sul campo, è indurre un cambio di mentalità nei professionisti sanitari i quali, utilizzando la mappatura dei rischi che loro stessi hanno contribuito ad identificare, possano mettere in campo nella pratica clinica un modus operandi corretto e secondo buone prassi: l’analisi di tutti i processi, di tutti i rischi, delle barriere che si erigono per contrastarli e degli interventi da proporre per affrontarli possono e devono divenire un habitus mentale; un automatismo che deve essere parte integrante dell’attività quotidiana.

I Presidi Ospedalieri d’Ivrea, Chivasso e Ciriè hanno aperto la strada nella Regione e, dal mese di ottobre, tutte le altre Aziende Sanitarie del Piemonte, sulla scorta dell’esperienza positiva dell’Asl TO4, adotteranno lo stesso approccio a partire dalla valutazione pro-attiva dei rischi inerente il percorso della persona assistita in ostetricia”.