IL RITORNO DELLE INFEZIONI IN CHIRURGIA. NAPOLI 22/23 NOVEMBRE

Mentre i dati disponibili segnalano un incremento delle infezioni successive alla sala operatoria, al Cardarelli di Napoli si tiene l’incontro HCRM con due obiettivi: elencare le buone pratiche che funzionano (e che devono essere adottate da tutti); e identificare i dati che confutano il nesso di casualità tra l’intervento e l’insorgenza dell’Infezioni Correlate all’Assistenza dopo una richiesta di risarcimento

 

Si terrà Venerdì 22 e Sabato 23 novembre 2019 all’Ospedale Cardarelli di Napoli il convegno “Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA): dalla prevenzione alla sorveglianza al monitoraggio” (15 crediti ECM[1]). Lo organizza l’Associazione scientifica Hospital and Clinical Risk Manager (HCRM). Il primo giorno sarà dedicato a 7 tavoli focalizzati su altrettanti aspetti delle ICA in chirurgia[2]; il secondo sarà dedicato ai position paper che raccoglieranno le conclusioni di ogni singolo tavolo. L’obiettivo sarà triplice: individuare le buone pratiche che già funzionano per contenere le ICA prevenibili in chirurgia (e che non tutte le realtà italiane applicano); puntare l’attenzione dei diversi professionisti sanitari coinvolti verso un problema che sta crescendo e sul quale la sanità italiana arranca nelle statistiche internazionali[3]; individuare i dati che, in piena trasparenza, possano confutare il nesso di casualità tra intervento e infezione nel caso delle sempre più numerose richieste di risarcimento.

Il contesto globale, ed italiano in particolare, nel quale il convegno nasce è che le infezioni, di fatto sconfitte dagli antibiotici nel secolo scorso, stanno tornando a minacciare il post operatorio nel XXI secolo. “La Regione Lombardia ha prestato più attenzione di altre al tema ed è l’unica per la quale abbiamo una mappatura dei sinistri precisa: le infezioni successive ad intervento chirurgico prima non c’erano. Adesso sì. Per il resto d’Italia mancano i dati, ma il trend è chiaro”. Luciana Bevilacqua, Risk Manager alla ASST PAVIA, è una veterana della Gestione del Rischio. Neurologa con successiva specializzazione in Igiene, ha dato vita al Servizio Qualità all’Ospedale Niguarda di Milano nel 1992 ed è stata una delle prime ad introdurre la cultura e la formazione metodologica per valutare la qualità e la sicurezza delle cure nel nostro Paese.

“Le richieste di risarcimento per infezioni successive agli interventi chirurgici trovano le Aziende sanitarie particolarmente vulnerabili. Primo perché la prevenzione, in Italia, è molto poco uniforme. Secondo perché, anche qualora esistano protocolli in essere, non è così facile dimostrare l’assenza del nesso causale tra intervento e infezione sapendo noi tutti, tra le altre cose, che esiste un rischio insopprimibile di infezioni in chirurgia e che dipende in larga misura dalle condizioni del paziente”.

Ma dove si situa il confine? Quante infezioni sono evitabili per disciplina e tipologia di paziente? Quanto pesano l’equipaggiamento in sala operatoria e cosa richiedere ai fornitori? “Queste – conclude Bevilacqua – sono alcune delle domande alle quali cercheremo di rispondere a Napoli, stilando un elenco di buone pratiche alle quali tutti possano accedere per applicarle. In sintesi, infatti, il nostro Paese ha bisogno di uniformità e di correggere la mancanza di dati certi anche su interventi basilari come la profilassi antibiotica pre-intervento. Questa prassi, in particolare, deve essere resa obbligatoria perché, per quanto possa sembrare incredibile, non tutti la mettono in pratica e non esistono dati chiari sulla sua applicazione. L’assenza di questi dati, a sua volta, rende difficile dimostrare, in una causa civile, l’assenza di un nesso di casualità senza contare il fatto che la scelta del giusto antibiotico, nel momento giusto e al giusto paziente, è uno dei pilastri della Antimicrobial Stewardship sulla quale pure siamo indietro rispetto agli altri Paesi ad alto reddito”.

 

[1] L’evento è accreditato ECM per un numero massimo di 100 discenti. È indispensabile iscriversi e scegliere il tavolo di confronto con i Docenti, le Aziende e i Partecipanti delle varie Regioni Italiane.

[2] 1 dress code, social reputation e tecnologie informatiche; 2 sepsi e legionellosi: pdta, tecnologia e contenzioso; 3 sicurezza in chirurgia; 4 sanificazione, disinfezione e sicurezza; 5 lavaggio mani, normotermia, monouso vs pluriuso; 6 rischio infettivo: pncar & confronto tra sanità pubblica e privata; 7 focus Ica & European association of hospital managers; 8 pitch & focus.

[3] OECD_ Antimicrobial Resistance: Tackling the Burden in the European Union, pp. 10-11 “Each year, in the EU/EEA, more than 670 000 infections occur due to bacteria with AMR. 33 000 people die as a direct consequence of these infections. […]”. 10.762 di questi decessi avvengono in Italia. Quasi 9mila secondo il report possono essere evitate mentre l’investimento di circa 4 euro per capita può ridurre i costi sanitari sul lungo periodo di 10.

SANITÀ: COME NASCONO I MANAGER DEL DOMANI

La Mutua Sham ha ospitato i futuri direttori di ospedale in visita dalla Francia: un’occasione per capire come si formano gli amministratori sanitari transalpini e confrontare i due sistemi sanitari nazionali

 

La Mutua Sham, società del gruppo Relyens, ha incontrato i 40 allievi della prestigiosa Ècole des Hautes Études en Santé Publique (EHESP), giunti a Torino a metà ottobre 2019 in occasione del viaggio studio “Le Système de Sante Italien”: una settimana di approfondimento e confronto tra i due sistemi sanitari, quello italiano e quello francese, che ha visto un tour delle principali realtà ospedaliere nazionali. Con un campus sia a Rennes che a Parigi, l’istituto da oltre 70 anni forma i migliori professionisti francesi e internazionali nell’ambito della Sanità Pubblica. Ad accoglierli per una giornata di scambio e approfondimenti, i vertici del gruppo: il presidente Olivier Bossard, il direttore generale Dominique Godet, il direttore delle partnership e delle relazioni esterne, Erwan Trividic, e il direttore esecutivo in Italia Roberto Ravinale.

“Questa occasione rappresenta un ottimo esempio di confronto tra due realtà sanitarie di primo livello, quella francese e quella italiana. Incontri di questo tipo dovrebbero essere promossi tra tutti i sistemi sanitari europei – ha commenta Olivier Bossard alla platea di allievi destinati a divenire, in pochi anni, direttori di ospedali francesi -. “I sistemi sanitari hanno, ovviamente, delle peculiarità, ma l’obiettivo che devono raggiungere – la sicurezza delle cure – e il problema che affrontano – il rischio clinico – sono gli stessi per tutti. Il risk management è e deve divenire sempre più parte integrante del governo sanitario e della formazione dei nuovi professionisti sia clinici che specializzati nella gestione dei processi”.

La Francia ha percorsi universitari realmente verticali e completi, che avviano in modo concreto gli studenti alla professione di amministratore sanitario. Negli ultimi anni anche l’offerta formativa del nostro Paese si sta arricchendo, offrendo percorsi accademici altrettanto validi e professionalizzanti. Il sistema universitario italiano vive un profondo cambiamento in quanto il trasferimento tecnologico, che costituisce uno degli assi portanti della cosiddetta “terza missione”, si è affiancato alle tradizionali funzioni di didattica e di ricerca. Alla base di questa trasformazione c’è l’assunto che i risultati accademici siano utilmente assorbibili dal sistema aziendale e che favoriscano lo sviluppo di beni e di servizi innovativi, attraverso iniziative specifiche e non solo con il travaso di nuove risorse formate dai percorsi didattici universitari.

Sham, in questo senso, da sempre lavora al fianco del mondo accademico. Nello specifico, in Italia ha stretto rapporti di fattiva collaborazione con la Scuola di Specialità in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Milano, con il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell’Università Tor Vergata di Roma e con il Dipartimento di Management dell’Università di Torino – aggiunge Roberto Ravinale -. Con quest’ultimo, in particolare, da tempo lavoriamo fianco a fianco per integrare con ulteriori competenze e know-how il curriculum del personale sanitario. Ci sono, infatti, conoscenze importanti che devono far parte del bagaglio di competenze di tutti i manager e amministratori della sanità. Tra queste, alcuni dei temi trattati oggi, come la necessità di integrare gestione del rischio e dei sinistri per trarne un costante flusso di misure di miglioramento mantenendo aggiornato il livello della prevenzione”.

Questo è solo uno dei temi toccati dalla giornata di formazione Relyens. Gli esperti del gruppo si sono confrontati con gli studenti d’oltralpe sul ruolo della RC sanitaria nel complesso dell’SSN, sul contributo delle assicurazioni alla sostenibilità e sicurezza delle cure sui costi, non solo economici, della medicina difensiva e sull’impatto della legge Gelli /Bianco.

“Tutti argomenti determinanti in un panorama sanitario che sta evolvendo rapidamente e in più direzioni – conclude Roberto Ravinale -. È importante che vengano inseriti ad ampio raggio nella formazione del personale e dei dirigenti sanitari. Non è un segreto che le Sanità Pubbliche di molti paesi europei si trovino in ristrettezza di risorse e personale. Ed è proprio in una condizione di energie ridotte che il risk management può dare il suo miglior contributo nel concentrarle e valorizzarle al meglio. L’organizzazione, però non è tutto. Formazione, cultura e confronto diffuso faranno la differenza perché il driver principale della Sanità restano le persone che operano quotidianamente nel settore. La mutua Relyens ha come missione fondativa far crescere la cultura e la prassi della prevenzione e continuerà ad affiancare enti e professionisti che si impegnano ogni giorno nel rendere le cure più sicure”.

UNA “PALESTRA INTERPRETATIVA” PER I NODI DELLA LEGGE GELLI

Focus della 4° edizione dell’annuale convegno Sham: azione di rivalsa, azione di responsabilità amministrativa, quantificazione del danno e linee guida alla luce della Legge Gelli-Bianco

 

Si è tenuto il 30 ottobre 2019 presso il Centro Congressi “Torino Incontra” il convegno “Il contributo della dottrina e della giurisprudenza nella responsabilità sanitaria” organizzato dalla Mutua assicurativa Sham, società del gruppo europeo Relyens, da oltre 90 anni specializzata nella gestione della RC Sanitaria e nel risk management.

Giunto alla quarta edizione, l’incontro formativo è diventato un appuntamento fisso nel calendario degli addetti ai lavori e riunisce, ogni anno, oltre 200 partecipanti tra risk manager, professionisti sanitari ed avvocati. Questo grazie ad un panel di relatori di prestigio, riuniti per affrontare i grandi temi d’attualità dell’ambito Salute e Giustizia. I lavori di quest’anno, moderati dall’Avv. Lorenzo Locatelli, hanno visto importanti contributi da parte di figure istituzionali ed esperti di settore: Andrea Piccioli, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità; Arturo Iadecola, Vice Procuratore Generale della Corte dei conti; Giovanni Facci, Professore Associato di Diritto Privato all’Università “Alma Mater Studiorum” di Bologna; Stefania Tassone, Presidente della IV Sezione del Tribunale di Torino, Ciro Santoriello, Sostituto Procuratore della Procura di Torino, Michele Brait, Direttore generale dell’ASST di Pavia e Giuseppe Vetrugno, Risk Manager presso la Fondazione Policlinico Gemelli e Professore Associato di Medicina Legale all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Relatori di grande autorevolezza, quindi, per affrontare alcuni nodi specifici della legge Gelli con l’obiettivo di proporne una visione unitaria. Pur ponendosi nel punto di incontro tra legge e evidenza scientifica, la tematica ha, infatti, molti punti da chiarire.

Andrea Piccioli ha, per esempio, affrontato la questione spinosa delle linee guida internazionali e della compilazione di quelle italiane sulla piattaforma nazionale del SNLG. A seguire, Arturo Iadecola ha affrontato il tema della responsabilità amministrativa contabile, con particolare riguardo alla prescrizione del danno erariale e alla rivalsa per le strutture sanitarie; Giovanni Facci è intervenuto sul tema della solidarietà e sulle rivalse nella responsabilità sanitaria; Stefania Tassone ha esposto le coordinate dei nessi causali e la divisione dell’onere della prova tra paziente e sanitario; infine, Ciro Santoriello ha presentato le linee guida sul tema dei risvolti penalistici.

Nel pomeriggio, si è svolta, inoltre, la tavola rotonda, ricca di spunti, intitolata “La gestione del rischio clinico, la sicurezza delle cure e il ruolo delle assicurazioni e le altre analoghe misure nella legge Gelli-Bianco”, in cui si sono confrontati i già citati Michele Brait, Arturo Iadecola e Giuseppe Vetrugno.

“Sono tutti temi con profonde implicazioni sia in ambito sanitario che giurisprudenziale”, ha sintetizzato Roberto Ravinale, Direttore Esecutivo di Sham in Italia. “Sham, come sempre, procede nella sua missione fondativa di creare occasioni di confronto per diffondere la cultura della prevenzione e della gestione del rischio, e promuovere la consapevolezza di quanto la responsabilità civile sia centrale nella gestione e pianificazione sanitaria. La giornata, grazie a interventi di pregio, ha potuto offrire ai partecipanti una palestra interpretativa che aveva come obiettivo quello di favorire un’ulteriore occasione di dialogo tra Salute e Giurisprudenza, due ambiti molto diversi ma necessariamente legati”.

 

SHAM, SOCIETÀ DEL GRUPPO RELYENS, INAUGURA I NUOVI UFFICI DI MILANO

Continua la strategia di crescita del gruppo Relyens in Italia: agli uffici di Torino e Roma, si aggiunge la nuova sede di Milano

 

Milano, 18 Ottobre 2019 – Si è tenuta ieri, 17 ottobre, in via Imbonati 18 a Milano, l’inaugurazione della nuova sede aziendale Italiana di Sham, società del gruppo Relyens. I nuovi uffici, che vanno ad aggiungersi alle sedi di Torino e Roma, diventeranno il centro nevralgico dello sviluppo futuro in Italia del Gruppo, che ad oggi si conferma come la mutua assicurativa leader nella responsabilità civile sanitaria del Settentrione.

L’ufficio acquista importanza come simbolo dell’identità dell’azienda, e soprattutto come luogo di incontro e socializzazione organizzativa tra collaboratori e stakeholder. È dall’incontro e dalla collaborazione che si genera l’innovazione, ed è anche per questo che Relyens, attraverso il brand Sham, sta investendo nella città di Milano, fulcro del mondo finanziario ed assicurativo in Italia.

Relyens riflette l’immagine di una realtà dinamica che coniuga imprenditorialità, rispetto della tradizione, innovazione tecnologica e qualità del servizio. E la sede di Milano, che risponde alle stesse caratteristiche di dinamicità e comfort delle altre sedi europee del Gruppo, sarà sicuramente la bandiera di questa eccellenza.

Oggigiorno si va verso un’organizzazione lean, liquida e mobile, dove il lavoro cross-funzionale è uno dei driver di crescita e di performance dell’impresa. Nuovi modi di lavorare suggeriscono nuovi luoghi in cui trovarsi ad operare: i 600mq della sede Milano sono infatti stati ideati per favorire e supportare il lavoro collaborativo, potenziando la performance.

Relyens pone inoltre particolare attenzione alla qualità della vita sul lavoro dei propri collaboratori, offrendo loro spazi ampi, confortevoli, luminosi e moderni. La scelta dei colori, caldi e senza tempo, dei materiali e dei mobili è stata progettata pensando alla trasparenza, alla flessibilità e all’apertura, valori propri del Gruppo.

“Oggi il nostro Gruppo afferma la propria ambizione di essere riconosciuto come “Il” gruppo mutualistico europeo di riferimento nella gestione e copertura dei rischi” ha commentato Dominique Godet, Direttore generale del gruppo Relyens. “Sono certo che i nuovi uffici milanesi rappresenteranno un ulteriore punto di riferimento per i nostri Clienti sul territorio e saranno determinanti per consolidare la nostra posizione nel mercato italiano”.

Negli ultimi anni Sham ha sviluppato una forte relazione con gli attori dell’ecosistema sanitario a livello nazionale” ha aggiunto Roberto Ravinale, Direttore esecutivo di Sham in Italiae con l’apertura di questo nuovo presidio, il Gruppo conferma la propria strategia di espansione territoriale e di ulteriore sviluppo dell’attività in Italia. Il rapporto diretto con il territorio permetterà a Sham di comprendere e soddisfare sempre più le esigenze dei Clienti.

L’apertura di questi nuovi uffici è la risposta alle nuove esigenze del mercato e dimostra ancora una volta la forza dell’azienda, confermando sia la sua vocazione alla crescita che il focus sul territorio in cui opera.

 

 

Qualche dato su Sham

Costituita in Francia nel 1927 da un gruppo di direttori ospedalieri, Sham, società mutualistica specializzata in campo assicurativo e nella gestione dei rischi, è da 90 anni partner consolidato e di lungo termine degli operatori sanitari e medico-sociali. Operatore europeo di riferimento in materia di responsabilità civile, Sham conta circa 11.000 soci tra istituti e professionisti. Presente in Francia (sede legale a Lione), in Spagna, in Italia e in Germania, Sham ha 460 dipendenti e un fatturato, nel 2018, di 392,7 milioni di euro.

www.sham.com

Linkedin : SHAM ITALIA

 

Sham è una società del gruppo Relyens, uno dei gruppi mutualistici europei di riferimento nei campi assicurativo e della gestione dei rischi presso gli operatori sanitari e degli enti locali che svolgono attività d’interesse generale. Con circa 1.000 collaboratori, oltre 30.000 clienti e soci e 900.000 assicurati in 4 paesi (Francia, Spagna, Italia e Germania), Relyens ha realizzato una raccolta premi per 847 milioni di euro, pari a un fatturato di 456 milioni di euro. Il gruppo, fortemente radicato presso la clientela attraverso i marchi Sham, Sofaxis e Neeria, sviluppa soluzioni globali personalizzate che combinano offerta assicurativa (ramo vita e ramo danni) e servizi di gestione dei rischi.

www.relyens.eu

Twitter: @Relyens

Linkedin : Relyens

 

 

 

SICUREZZA DELLE CURE ALLA NASCITA

La novità dell’approccio nella ASL TO4 per l’identificazione e la prevenzione del rischio di insorgenza di infezioni precoci, encefalopatia ipossico-ischemica, ipoglicemia. In via di conclusione la sperimentazione di un gruppo multidisciplinare, il lavoro del quale si appresta a divenire prassi ufficiale

 

Nell’ottica della gestione del rischio clinico e della salvaguardia della sicurezza del paziente, in linea con la legge n. 208/2015 e n. 24/2017 (L. Gelli) la S.C. Risk Management dell’ASL TO4 ha avviato in collaborazione con il Gruppo Sham (gruppo assicurativo della Regione Piemonte) uno strumento specifico di analisi per la valutazione del rischio denominato CartoRisk. La mappatura preventiva dei potenziali rischi, divenuto progetto pilota per la nostra regione, ha interessato 5 processi aziendali, selezionati tra quelli maggiormente a rischio, di seguito esplicitati:

  • Percorso della persona assistita in Pronto Soccorso
  • Identificazione della persona assistita
  • Percorso della persona assistita in Ostetricia
  • Percorso della persona assistita in Chirurgia
  • Percorso del farmaco

Nell’ambito del percorso della persona assistita in Ostetricia, fra i rischi identificati dai nostri operatori, vi sono “la presa in carico del neonato alla nascita” e “la presenza dei gettonisti nella copertura dei turni ospedalieri”. La carenza, infatti, nei reparti ospedalieri di pediatri strutturati, con la conseguente necessità di utilizzare medici gettonisti, crea un rischio di non uniformità nel lavoro quotidiano.

Di conseguenza un gruppo multidisciplinare pediatrico dell’ASL TO4, coordinato dalla S.C. Risk Management, ha pensato di utilizzare uno strumento di supporto al lavoro per gli operatori sanitari volto a garantire un sufficiente standard di continuità assistenziale anche nei contesti sopra descritti. Sono state preparate delle procedure affidate al personale infermieristico che aiutano il medico gettonista, anche con l’utilizzo di specifiche flow chart, nel corretto approccio assistenziale al bambino e al contempo semplificano l’attività ordinaria del medico strutturato.

L’efficacia e l’appropriatezza delle cure non dipendono solo dalle conoscenze del singolo medico, ma dal rispetto delle procedure e dalla velocità con la quale si operano le scelte giuste. E ciò è vero in particolare in ostetricia-neonatologia, dove le scelte devono essere fatte velocemente e sono, spesso, determinanti. “Le procedure, implementate con l’impegno di gruppi multidisciplinari aziendali – spiega Vincenza Palermo, Direttore S.C. Risk Management ASL TO4 Chivasso-Ciriè-Ivrea – rappresentano un canale privilegiato per standardizzare preventivamente le prestazioni sanitarie: sono strumenti con cui le strutture sanitarie rendono il più possibile oggettivo, sistematico e verificabile lo svolgimento delle attività, soprattutto quando la complessità delle strutture lo richieda. Ora – spiega la specialista in medicina legale – il problema si pone quando all’interno del reparto operano, accanto a professionisti strutturati, medici che non appartengono al reparto in pianta stabile: i cosiddetti “gettonisti”. La conoscenza delle procedure/linee guida, infatti, sono elementi che concorrono in modo determinante alla sicurezza delle cure e dobbiamo garantirla, nel limite del possibile, standardizzando le buone pratiche. A tal fine si è sviluppato uno strumento che ha come obiettivo quello di fornire ai gettonisti una guida per operare nel reparto con efficacia ed appropriatezza”.

Spiega Maurizio Pescarmona, pediatra con particolare interesse per la neonatologia e, attualmente, vice responsabile della S.C. Risk Managment: “Il succo di questi percorsi dedicati al Nido e riguardanti il  momento della nascita è recuperare dati materni alla nascita del neonato (EGA* – emogasanalisi), tampone per lo Streptococco B, febbre materna, etc) in relazione al rischio di  insorgenza di determinate patologie (infezioni precoci, encefalopatia ipossico-ischemica, ipoglicemia) e, di seguito, avviare un monitoraggio e delle azioni volte a prevenirle. Sapere di essere di fronte a un bambino a rischio di ipoglicemia, ad esempio, comporta l’attivazione di una serie di controlli glicemici al neonato che permettono di evitare errori clinici prevenendo possibili danni neurologici al neonato.

La novità del nostro approccio è che i percorsi – la cui attivazione prevede un confronto constante tra medico e infermiera – sono già espressamente previsti in cartella e vanno “flaggati” al comparire delle condizioni che rendono appropriata la loro attivazione. Sempre in cartella sono previsti i passaggi successivi da operare per scongiurare i rischi identificati, passaggi già codificati e inseriti nella quotidianità del reparto. Si tratta di quegli accorgimenti che contribuiscono a rendere le cure più sicure, e che è importante che i medici rispettino. 

Ci si auspica, di concludere i lavori del gruppo multidisciplinare aziendale nel mese di settembre per introdurre ufficialmente questo strumento di lavoro a partire dal mese di ottobre 2019.

 

* L’EGA fornisce una valutazione oggettiva dello stato metabolico del feto ed esprime l’eventuale grado di asfissia. Tra i fattori forniti dall’EGA, il pH e il deficit di basi nell’arteria ombelicale sono quelli che più degli altri esprimono la severità del grado di asfissia del neonato”. Pag. 59 RACCOMANDAZIONI ITALIANE PER LA GESTIONE DEL CLAMPAGGIO ED IL MILKING DEL CORDONE OMBELICALE NEL NEONATO A TERMINE E PRETERMINE. Autori Stefano GHIRARDELLO & altri.

 L’INNOVAZIONE DEL PRIMARY NURSING

Partirà a breve presso l’AOU “Maggiore della Carità” di Novara il primo studio multicentrico italiano sulla valutazione dell’impatto del Primary Nursing, una nuova modalità organizzativa dell’assistenza che prevede l’introduzione della figura dell’infermiere Primary all’interno di ospedali e strutture sanitarie di alcune regioni del nord Italia

 

Lo scorso 27 maggio 2019 all’Università del Piemonte Orientale (UPO), sede di Novara, si è concluso per 27 studenti il primo Corso di Perfezionamento per Infermieri Formatori in Primary Nursing.

Gli studenti sono stati formati allo scopo di collaborare con i direttori e i dirigenti delle Professioni Sanitarie delle proprie aziende al fine di adottare, in alcune specifiche aree assistenziali, il modello di cura Primary Nursing.

Il corso era stato progettato grazie alla partnership tra Scuola di Medicina dell’Università del Piemonte Orientale, Centro Studi Professioni Sanitarie (CESPI) di Torino, rappresentato dalla Dott.ssa Maddalena Galizio, che da anni è promotrice e sostenitrice a livello nazionale della diffusione del Primary Nursing, e con l’ASL di Biella che ha messo a disposizione sia i suoi servizi, sia il know how acquisito in questi ultimi anni proprio grazie a un progetto – sostenuto da Cespi – di implementazione in tutta l’Azienda di tale modalità organizzativa dell’assistenza.

“È rilevante sottolineare — spiega il direttore del corso di perfezionamento UPO, Professor Alberto Dal Molin — che gli infermieri hanno partecipato al corso su mandato delle loro Direzioni che hanno deciso di impegnarsi nel progetto. Il corso di perfezionamento universitario come base sia per la realizzazione intra-aziendale del Primary Nursing, sia come attivatore di una rete regionale che potrà determinare un reale valore aggiunto alla cultura organizzativa in termini di confronto, di sperimentazione e di ricerca”

Che cos’è il Primary Nursing

Il Primary Nursing è una modalità di organizzazione dell’assistenza infermieristica che si è sviluppata negli Stati Uniti a partire dagli anni settanta con l’intento di sostituire l’attività infermieristica di équipe o funzionale (per compiti) al fine di migliorare sia la qualità della cura che il livello professionale degli infermieri stessi. In questa modalità il paziente è affidato ad un unico infermiere (infermiere referente/di riferimento o infermiere Primary) che ha la responsabilità di pianificare l’assistenza per tutta la durata del suo ricovero.

Il Primary Nursing si focalizza sulla relazione infermiere-paziente e facilita la partecipazione del paziente e della sua famiglia alla pianificazione degli interventi creando, così, un rapporto di partnership terapeutica, anziché di relazione gerarchica. L’infermiere referente identifica i bisogni della persona; concorda il piano assistenziale e lo valuta; fornisce assistenza diretta e rende fruibile il piano degli interventi agli altri membri del team. In assenza dell’infermiere referente, l’infermiere associato garantisce l’esecuzione del piano assistenziale programmato, modificandolo solo quando le condizioni della persona assistita giustificano un cambiamento. Gli infermieri associati sono assegnati con la massima coerenza possibile per garantire la continuità assistenziale e ridurre il numero di professionisti sanitari dedicati paziente.

Università del Piemonte Orientale (UPO), sede di Novara

Perché è importante valutare l’impatto di questa modalità organizzativa

I risultati di un recente studio condotto dalla Direzione delle Professioni Sanitarie di Biella, diretta dalla Dott.ssa Antonella Croso, in collaborazione con il CESPI, sembrano indicare un effetto positivo sia sugli esiti clinici dei pazienti, sia sugli outcome organizzativi e relativi allo staff. Tuttavia, nonostante questi risultati siano incoraggianti, è necessario documentare in modo più analitico i benefici derivanti dall’introduzione di questo modello, soprattutto in termini di esiti sulla persona assistita come, ad esempio, infezioni, cadute, lesioni da pressione e complicanze. Per questo motivo, un gruppo di ricerca coordinato dall’Università del Piemonte Orientale, con il coinvolgimento del Direttore delle Professioni Sanitarie dell’AOU di Novara Dott.ssa Cristina Torgano come capofila, condurrà uno studio multicentrico per valutare l’impatto che l’introduzione di tale modalità organizzativa avrà all’interno delle singole aziende in cui verrà adottato. Dal benchmarking della sperimentazione interaziendale potranno scaturire dati interessanti per il confronto tra le esperienze applicative del modello, garantendo un processo di miglioramento dell’assistenza globale al paziente.

LA SICUREZZA COME DRIVER DI CAMBIAMENTO

Dubai 2020: pianificato il confronto sulle esperienze delle strutture sanitarie dell’aria mediorientale che hanno aumentato la sicurezza delle cure per ridurre il contenzioso medico legale e aumentare la qualità assistenziale. Lo promuoverà l’Associazione Scientifica Hospital & Clinical Risk Managers (HCRM)

 

“I Paesi dell’area mediorientale non hanno sistemi sanitari pubblici performanti. Le principali reti assistenziali risultano essere private e comunque molte strutture sanitarie sono accreditate all’eccellenza. Proprio il fatto che sia un sistema semplice e relativamente omogeneo, però, lo rende facile da studiare e ci permette di focalizzarci su alcune dinamiche specifiche, capirle e considerare l’eventuale riproducibilità anche in Italia. Il rapporto tra sicurezza delle cure e assicurazione è una di queste dinamiche e sarà quella che affronteremo, con il Patrocinio del Ministero della Salute, in un workshop a Dubai 2020″. Alberto Firenze, Assistant Professor all’Università di Palermo e Presidente dellAssociazione Scientifica Hospital & Clinical Risk Managers (HCRM).

Uno degli scopi della società scientifica è il confronto e la contaminazione con altre realtà, vedere cosa funziona nei sistemi sanitari degli altri Paesi e valutare se si possa importare in Italia o in Europa. Vedere il resto del mondo come una carta geografica divisa tra paesi sviluppati o in via di sviluppo è, infatti, riduttivo e limitante. “La sanità è composta da infiniti processi ed è ragionevole aspettarsi che diversi Paesi sviluppino alcuni processi in maniera migliore di quanto abbiamo fatto noi. Un esempio potrebbe essere il Kazakistan che negli ultimi anni sta investendo molto per migliorare la portata e l’efficienza delle cure ai cittadini. Certamente, la sua sanità non può ancora paragonarsi a quella europea ma in un campo, però, ci superano. Hanno messo a punto un sistema per la valutazione delle tecnologie sanitarie che altri paesi, anche europei, dovrebbero importare. Nel nostro Paese, infatti, si compra la tecnologia che costa meno sul momento senza pensare che, per diversi motivi che vanno dalle mancate diagnosi ai risarcimenti, con il passare del tempo i costi potrebbero essere superiori. In altre parti del mondo, invece, fanno il contrario: si chiedono cosa comprare al fine di avere una resa migliore in termini di salute sul lungo periodo”. Applicano cioè a pieno l’HTA (Health Technology Assessment).

 

“Il caso altresì di alcuni Paesi anche dell’area mediorientale. C’è una fortissima ricerca della sicurezza delle cure e prevenzione dei sinistri. Questa ricerca è guidata da un interesse altrettanto forte: più una struttura sanitaria investe in gestione del rischio clinico, maggiore è il cambiamento che si realizza, anche attraverso una maggiore performance in ambito di contenzioso. E non è una semplice dinamica che si risolve nell’ambito del rapporto tra struttura, paziente ed assicurazioni. Difatti anche i premi delle polizze dei professionisti sanitari che operano in una struttura virtuosa diventano meno care di conseguenza”.

“Stiamo raccogliendo ancora diversi dati in vista dell’appuntamento di Dubai del 2020 ma la tendenza di fondo che emerge confrontando dati sia italiani che di altri Paesi dell’area mediorientale  e comunque del bacino del mediterraneo, è chiara: da una parte lo studio del contenzioso con coperture assicurative per le strutture sanitarie può essere un driver di sicurezza e, sul lungo periodo, di risparmio. Dall’altro, l’autoassicurazione comporta spese maggiori, nessun beneficio in sicurezza e rimborsi più lenti per chi ha subito un danno”.

Appuntamento intermedio sarà a Napoli il 4 e 5 novembre 2019 per raccogliere testimonianze e pareri sul workshop di Dubai a margine dell’HACKATHON ICA, dedicato al contenimento delle Infezioni Correlate all’Assistenza che si svilupperà in quella sede.

PREMIO SHAM PARTNER DI FEDERSANITÀ ANCI PER IL 4° ANNO CONSECUTIVO

Anche nel 2019 la Mutua francese avrà l’appoggio della Federazione con lo scopo, spiega la presidente Tiziana Frittelli, di trasformare le buone pratiche locali in modelli diffusi su tutto il territorio nazionale

 

Ci sarà̀ tempo fino a settembre 2019 per partecipare alla 4a edizione del ‘Premio Sham per la prevenzione dei rischi’, un’iniziativa unica in Italia che raccoglie, confronta e promuove i progetti di prevenzione messi in atto dalle strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale. A novembre 2019 una speciale commissione di Risk Manager deciderà i vincitori assegnando i premi da 6mila euro destinati ad essere reinvestiti nella sicurezza delle cure.

Scopo del Premio Sham è, infatti, condividere le best practice sviluppate a livello delle singole strutture e farle conoscere perché vengano applicate a livello nazionale.

“Sin dalla sua fondazione in Francia 90 anni fa – spiega Roberto Ravinale, Direttore Esecutivo di Sham in Italia – la nostra Mutua ha lavorato al fianco di istituzioni sanitarie, sociali e medico-sociali per supportare le loro iniziative di prevenzione e Risk Management, sviluppando strumenti innovativi e buone pratiche da condividere per diminuire il rischio in sanità. Siamo un attore europeo di primo piano nel campo della responsabilità̀ civile sanitaria e, in virtù del nostro modello mutualistico, consideriamo la cultura e la prassi della prevenzione un obiettivo indipendente dalle logiche di mercato. Per questo condividiamo strumenti e buone pratiche nella sanità italiana senza distinzioni tra strutture associate o non. Il Premio Sham si basa, infatti, sull’assunto fondamentale che il rischio sia uguale per tutti e che tutti possano contribuire a trovare soluzioni comuni ad un problema comune”.

Confermata anche nel 2019 la partecipazione delle strutture sanitarie pubbliche grazie alla consolidata partnership con FEDERSANITÀ ANCI. Negli ultimi 3 anni i progetti presentati da decine di ASL italiane sono stati oltre 100.

“Per il quarto anno consecutivo Federsanità Anci ha scelto di condividere con Sham un percorso premiante per le strutture sanitarie che hanno dimostrato una particolare attenzione alla qualità delle cure mediante la promozione di iniziative finalizzate al miglioramento dei servizi attraverso percorsi sicuri e certificati. Ma c’è un obiettivo più grande – ha dichiarato Tiziana Frittelli, Presidente di Federsanità Anci – che è quello di far diventare modelli diffusi quelle che al momento restano buone pratiche in alcune realtà territoriali”.

“Per questa ragione Federsanità e Sham hannoconcordato per il prossimo triennio di affiancare al Premio ulteriori azioni di divulgazione della cultura della sicurezza in sanità come seminari,corsi di formazione che possano coinvolgere operatori,management e stakeholder. Prioritario resta infatti mettere in atto un’adeguata funzione di monitoraggio e gestione del rischio in sanità in tutte le strutture sanitarie al fine di moltiplicare le attività di prevenzione e fare un ulteriore passo in avanti, ovvero far sì che la gestione del rischio non si limiti agli eventi sentinella, ma entri nei processi clinici, nei percorsi diagnostici terapeutici, nel programma esiti, nell’accesso tempestivo alle cure, nell’appropriatezza, nella comunicazione con il paziente umana e non solo formale”.

Novità dell’edizione 2019 del Premio Sham,infine,è la partecipazione delle strutture private: sia di quelle senza scopo di lucro –grazie alla partnership con ARIS –sia di quelle private commerciali.

Un campione vario e rappresentativo della sanità italiana si incontra al Premio Sham per confrontare e diffondere le azioni e i progetti all’avanguardia volti a migliorare la sicurezza delle cure.

Per questo i progetti candidati al Premio Sham dovranno essere misurabili e replicabili in tutte le realtà sanitarie che vogliano adottarli.

“Il Premio Sham –conclude Ravinale –vuole offrire un contributo concreto alla sicurezza delle cure e, nel 2019, si dimostrerà ancora più efficace rispetto agli anni passati grazie alla creazione di due nuove categorie dedicate, rispettivamente alle strutture sanitarie private con o senza scopo di lucro. In questo modo tutti i volti della sanità italiana saranno riuniti in un unico progetto dedicato alla prevenzione”.

 

Per candidarsi al Premio Sham 2019 e scaricare la documentazione tecnica:http://bit.ly/PremioSham2019

 

Ascolta le testimonianze dei vincitori 2018

Scopri tutti i progetti dell’edizione 2018

UN’ALLEANZA PER LA QUALITÀ DELLE CURE MEDICHE

Strumenti concreti per mappare, prevenire e gestire il rischio e i sinistri in sanità: siglato l’accordo all’insegna del no-profit tra la Mutua assicurativa Sham Italia e l’Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari italiani che annovera ben 26mila posti letto e impiega oltre 50mila professionisti sanitari

 

ROMA, 11 Aprile 2019 – L’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari italiani e la Mutua assicurativa Sham Italia hanno stretto una partnership sulla base di una missione e una filosofia comuni: operare nell’interesse generale del mondo della sanità contribuendo alla sicurezza delle cure e a diffondere la cultura della prevenzione.

ARIS è costituita da oltre 240 strutture sanitarie e socio-sanitarie che spaziano dai centri di riabilitazione e istituti di ricovero a carattere scientifico alle case di cura. Attiva in ambito nazionale da oltre cinquant’anni, rappresenta una rilevante componente del mix pubblico-privato, operante senza fine di lucro, con un’offerta globale di assistenza socio-sanitaria sul territorio nazionale di circa 26mila posti letto dei quali 15mila in area ospedaliera, 11mila in quella extraospedaliera ai quali vanno sommati 10mila assistiti dell’area semiresidenziale ed ambulatoriale.

Anche Sham in Italia opera nell’interesse generale dei soci/assicurati della Mutua assicurativa specializzata nella responsabilità civile sanitaria. La sua particolarità è il fatto che non si limita ad assicurare il rischio delle strutture ospedaliere, ma fornisce strumenti e strategie per accompagnare i soci/assicurati in un percorso di crescita nella sicurezza delle cure. Tra questi strumenti, sviluppati e continuamente aggiornati in più di novant’anni di storia, figurano: la mappatura a priori per quantificare attraverso oltre cento parametri di valutazione il rischio in sanità e ridurlo; l’analisi degli eventi avversi per costruire il miglioramento sulla base dell’esperienza; la gestione dei sinistri per garantire sostenibilità all’azienda sanitaria e tutela della dignità dei pazienti che hanno subito un danno con responsabilità accertata.

Tra i vantaggi che la partnership con Sham Italia offrirà ai soci ARIS figura l’accesso privilegiato a queste competenze e la partecipazione a una speciale edizione del Premio Sham per la prevenzione dei rischi: un concorso annuale che premia le buone pratiche di prevenzione locali per farle conoscere ed applicare a livello nazionale.

“Come dimostra l’accordo stretto con l’Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari italiani – spiega Roberto Ravinale, Direttore Esecutivo di Sham in Italia – la nostra Mutua ha la vocazione di condividere la sua esperienza e i suoi strumenti con tutti i professionisti e tutte le strutture sanitarie al fine di sviluppare e diffondere buone pratiche di prevenzione e strategie comuni di miglioramento della qualità delle cure per ogni cittadino”.

“La sicurezza delle cure – continua il Presidente ARIS P. Virginio Bebber – è il singolo comune denominatore di tutti gli operatori del panorama sanitario: un orizzonte di prevenzione che unisce pubblico e privato e che coincide perfettamente con la missione delle Opere sanitarie senza fine di lucro. Contribuire al continuo aggiornamento delle pratiche e della cultura sanitaria per garantire una cura competente e integrale della persona che soffre è l’obiettivo che ARIS persegue. Facilitare tramite la partnership con Sham la condivisione delle migliori tecniche della gestione del rischio tra tutte le strutture aderenti all’associazione e i 59mila professionisti sanitari che vi lavorano, è una conferma di questo contributo, nonché un’occasione per sottolineare il ruolo e la dedizione del non-profit privato nell’universo della Sanità italiana”.

UNA BORSA DI STUDIO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO

All’università di Torino è stata assegnata, presso il Dipartimento di Management, la borsa di studio sostenuta dalla Mutua Sham. Servirà a favorire una visione sinergica tra Risk Management e gestione degli eventi dannosi

 

La Borsa, per un totale di 6.796 Euro, sosterrà una ricerca di sei mesi dedicata alle attività di analisi preventiva dei rischi collegabili ai principali percorsi e processi sanitari nell’ottica del miglioramento della sicurezza delle cure e della relativa sostenibilità economica.

In particolare, la giovane borsista incaricata della ricerca si concentrerà su una review della letteratura, italiana ed internazionale, finalizzata alla ricognizione dello stato dell’arte nel tema della ricerca con l’obiettivo, in particolare, di favorire una sinergia strategica fra le attività di Risk Management nelle strutture sanitarie e la gestione degli eventi dannosi, anche alla luce dell’introduzione della legge n. 24/2017.

“Ogni attività legata alla gestione del rischio e alla gestione dei sinistri è rilevante in sé stessa – spiega il Direttore Esecutivo di Sham in Italia Roberto Ravinale – Ma è la consapevolezza della loro interazione a permettere un salto di qualità, una comprensione della fondamentale relazione tra analisi dei sinistri, gestione del rischio clinico e gli interventi di miglioramento che originano dai dati misurati in entrambi gli ambiti. Questo approccio, prima che tecnico, è un elemento portante della crescente cultura della prevenzione”.