UN’ALLEANZA PER LA QUALITÀ DELLE CURE MEDICHE

Strumenti concreti per mappare, prevenire e gestire il rischio e i sinistri in sanità: siglato l’accordo all’insegna del no-profit tra la Mutua assicurativa Sham Italia e l’Associazione Religiosa Istituti Socio-sanitari italiani che annovera ben 26mila posti letto e impiega oltre 50mila professionisti sanitari

 

ROMA, 11 Aprile 2019 – L’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari italiani e la Mutua assicurativa Sham Italia hanno stretto una partnership sulla base di una missione e una filosofia comuni: operare nell’interesse generale del mondo della sanità contribuendo alla sicurezza delle cure e a diffondere la cultura della prevenzione.

ARIS è costituita da oltre 240 strutture sanitarie e socio-sanitarie che spaziano dai centri di riabilitazione e istituti di ricovero a carattere scientifico alle case di cura. Attiva in ambito nazionale da oltre cinquant’anni, rappresenta una rilevante componente del mix pubblico-privato, operante senza fine di lucro, con un’offerta globale di assistenza socio-sanitaria sul territorio nazionale di circa 26mila posti letto dei quali 15mila in area ospedaliera, 11mila in quella extraospedaliera ai quali vanno sommati 10mila assistiti dell’area semiresidenziale ed ambulatoriale.

Anche Sham in Italia opera nell’interesse generale dei soci/assicurati della Mutua assicurativa specializzata nella responsabilità civile sanitaria. La sua particolarità è il fatto che non si limita ad assicurare il rischio delle strutture ospedaliere, ma fornisce strumenti e strategie per accompagnare i soci/assicurati in un percorso di crescita nella sicurezza delle cure. Tra questi strumenti, sviluppati e continuamente aggiornati in più di novant’anni di storia, figurano: la mappatura a priori per quantificare attraverso oltre cento parametri di valutazione il rischio in sanità e ridurlo; l’analisi degli eventi avversi per costruire il miglioramento sulla base dell’esperienza; la gestione dei sinistri per garantire sostenibilità all’azienda sanitaria e tutela della dignità dei pazienti che hanno subito un danno con responsabilità accertata.

Tra i vantaggi che la partnership con Sham Italia offrirà ai soci ARIS figura l’accesso privilegiato a queste competenze e la partecipazione a una speciale edizione del Premio Sham per la prevenzione dei rischi: un concorso annuale che premia le buone pratiche di prevenzione locali per farle conoscere ed applicare a livello nazionale.

“Come dimostra l’accordo stretto con l’Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari italiani – spiega Roberto Ravinale, Direttore Esecutivo di Sham in Italia – la nostra Mutua ha la vocazione di condividere la sua esperienza e i suoi strumenti con tutti i professionisti e tutte le strutture sanitarie al fine di sviluppare e diffondere buone pratiche di prevenzione e strategie comuni di miglioramento della qualità delle cure per ogni cittadino”.

“La sicurezza delle cure – continua il Presidente ARIS P. Virginio Bebber – è il singolo comune denominatore di tutti gli operatori del panorama sanitario: un orizzonte di prevenzione che unisce pubblico e privato e che coincide perfettamente con la missione delle Opere sanitarie senza fine di lucro. Contribuire al continuo aggiornamento delle pratiche e della cultura sanitaria per garantire una cura competente e integrale della persona che soffre è l’obiettivo che ARIS persegue. Facilitare tramite la partnership con Sham la condivisione delle migliori tecniche della gestione del rischio tra tutte le strutture aderenti all’associazione e i 59mila professionisti sanitari che vi lavorano, è una conferma di questo contributo, nonché un’occasione per sottolineare il ruolo e la dedizione del non-profit privato nell’universo della Sanità italiana”.

UNA BORSA DI STUDIO PER LA GESTIONE DEL RISCHIO

All’università di Torino è stata assegnata, presso il Dipartimento di Management, la borsa di studio sostenuta dalla Mutua Sham. Servirà a favorire una visione sinergica tra Risk Management e gestione degli eventi dannosi

 

La Borsa, per un totale di 6.796 Euro, sosterrà una ricerca di sei mesi dedicata alle attività di analisi preventiva dei rischi collegabili ai principali percorsi e processi sanitari nell’ottica del miglioramento della sicurezza delle cure e della relativa sostenibilità economica.

In particolare, la giovane borsista incaricata della ricerca si concentrerà su una review della letteratura, italiana ed internazionale, finalizzata alla ricognizione dello stato dell’arte nel tema della ricerca con l’obiettivo, in particolare, di favorire una sinergia strategica fra le attività di Risk Management nelle strutture sanitarie e la gestione degli eventi dannosi, anche alla luce dell’introduzione della legge n. 24/2017.

“Ogni attività legata alla gestione del rischio e alla gestione dei sinistri è rilevante in sé stessa – spiega il Direttore Esecutivo di Sham in Italia Roberto Ravinale – Ma è la consapevolezza della loro interazione a permettere un salto di qualità, una comprensione della fondamentale relazione tra analisi dei sinistri, gestione del rischio clinico e gli interventi di miglioramento che originano dai dati misurati in entrambi gli ambiti. Questo approccio, prima che tecnico, è un elemento portante della crescente cultura della prevenzione”.

L’ANALISI DI PROCESSO NEL GOVERNO SANITARIO

“La gestione sanitaria non può prescindere dall’analisi delle prestazioni”. Questa la motivazione principale del Corso Universitario di Aggiornamento e Formazione Professionale “Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie” all’Università di Torino nelle parole del Professore Enrico Sorano, Direttore del Corso. “Cresce la sensibilizzazione nella mappatura dei rischi e dei sinistri, ma le due logiche vanno integrate”

 

Intervista a Enrico Sorano, Professore del Dipartimento di Management dell’Università di Torino

Secondo Enrico Sorano, Professore del Dipartimento di Management dell’Università di Torino, “la logica nella gestione delle Aziende Sanitarie sta cambiando e quest’evoluzione è stata fortemente accelerata dalla legge n. 24/2017 Gelli-Bianco”. La garanzia della sicurezza delle cure implica, infatti, lo sviluppo e l’applicazione di quegli strumenti che permettono di valutare i dati relativi alle cure e migliorarne, sulla scorta di quelli, la qualità. “L’esito di questa evoluzione – riprende Sorano – è che il sistema di controllo della gestione sanitaria non può prescindere dall’analisi del governo clinico delle prestazioni. Per capire bisogna misurare, mappare e mettere in relazione i dati. Questi sono i campi del Risk Management e dell’analisi dei sinistri: due discipline che, però, troppo spesso vengono considerati come separate, quando, invece, i dati ricavati dall’analisi dei sinistri sono fondamentali nell’ingegnerizzare le azioni di miglioramento”.

“Il Corso Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie nasce esattamente per trasmettere questa consapevolezza ed offrire, in particolare agli impiegati delle Azienda Sanitarie coinvolti nei processi di gestione, le competenze tecniche e teoriche per applicarle nel loro lavoro”.

“C’è – continua Sorano – molta più sensibilità di un tempo, nelle Aziende Sanitarie, riguardo all’importanza di mappare i rischi e i sinistri. Quello che serve, ora, è integrare le due logiche mettendo in risalto la relazione che intercorre tra prevenzione e analisi dei sinistri, ovvero, il flusso di informazioni che intercorre tra due attività che vanno condotte e concepite parallelamente”.

“Comprendere la gestione sanitaria come un evento complesso e ramificato è il primo risultato del Corso e il prerequisito per collocare nella dinamica generale i singoli approfondimenti –- dalla prevenzione all’intero iter del sinistro – che vengono affrontati dai singoli docenti nelle 40 ore di lezione”.

RISK MANAGEMENT E GESTIONE DELL’EVENTO DANNOSO NELLE AZIENDE SANITARIE : AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL CUAP

“Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie” inizia il 12 marzo 2019 all’Università di Torino. 40 ore di formazione – in corso di accreditamento ECM –  e cinque giornate di lezioni con i principali esperti del settore per affrontare i nuovi orizzonti del Risk Management alla luce, anche, delle leggi 24 e 219 del 2017

 

Una panoramica a tutto tondo sulla Gestione del Rischio, sulla Gestione dei sinistri e sul continuo flusso di informazioni che intercorre tra i due ambiti sempre più rilevanti e interconnessi nell’economia della gestione sanitaria. Lo offrirà, a partire dal 12 marzo 2019, la seconda edizione di “Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie”, il corso universitario di aggiornamento professionale nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Management dell’Università di Torino e Ravinale, società con oltre 20 anni di esperienza nella gestione dei sinistri sanitari e oggi parte del Gruppo Sham.

Il corso – in via di accreditamento ECM – è alla sua seconda edizione ed è specificamente, sebbene non esclusivamente, diretto al personale impiegato nelle Aziende Sanitarie per offrire loro – spiega il direttore del Corso, il professor Enrico Sorano del Dipartimento di Management dell’Università di Torino – una visione globale nella quale l’approfondimento procede allineato alla visione di insieme”.

“La mappatura del rischio; le misure di prevenzione che coniugano la tutela del paziente e l’analisi economica del rapporto tra investimento ed esito; l’analisi reattiva dei sinistri come strumento di Gestione del Rischio; l’analisi del reclamo, i sistemi di riservazione, le poste risarcitorie, le tecniche negoziali, gli approcci conciliativi, la gestione del contenzioso civile e penale; la centralità della documentazione sanitaria e gli obblighi previsti dalle leggi n.24 e n.219 del 2017: tutti questi elementi presenti nel corso – aggiunge Roberto Ravinale, direttore tecnico di Sham e fondatore di Ravinale – sono singolarmente importanti nel quadro della gestione sanitaria. Ma è la consapevolezza della loro interazione a permettere un salto di qualità, una comprensione della fondamentale relazione tra analisi dei sinistri, gestione del rischio clinico e prevenzione”.

“Per questo – riprende Sorano – unire i due ambiti in maniera sinergica è il primo obiettivo del corso, a partire dal quale si declinano le successive implicazioni a livello analitico, gestionale ed economico-finanziario coinvolgendo Risk Manager, avvocati e ed esperti in materia a livello nazionale”.

“La formazione – conclude Ravinale –  riporta fedelmente la complessità dell’ambito sanitario e la centralità dei dati nel trasformare gli eventi dannosi in azioni di miglioramento della Sanità italiana. Questo approccio, prima che tecnico, è un elemento portante della crescente cultura della prevenzione”.

 

A breve si apriranno le iscrizioni su http://www.management.unito.it/do/home.pl

Inoltre, il seguente articolo sarà aggiornato di volta in volta non appena saranno comunicate dall’Università di Torino le informazioni più dettagliate sul Corso.

 

 

LE SOLUZIONI DI IBM, MICROSOFT, GPI-GROUP PER LA SANITÀ NEL PRIMO CONGRESSO NAZIONALE DI SHAM ITALIA

Prevenzione, sostenibilità, innovazione e l’esperienza della chirurgia robotica in una giornata di confronto su tecnologia sanitaria d’avanguardia, gestione del rischio e modello mutualistico assicurativo

 

Un momento di incontro con alcune delle più importanti realtà operanti nel campo delle nuove tecnologie per il settore sanitario Italiano con approfondimenti che vanno dal Machine Learning alla chirurgia robotica ortopedica, dalla sicurezza e controllo dei programmi ai modelli integrati di gestione della cronicità.

Si è svolto a Milano, venerdì 5 ottobre, il primo congresso di Sham Italia, la Mutua assicurativa specializzata nella gestione del rischio clinico, nell’assicurazione della responsabilità civile sanitaria e nella sicurezza delle cure.

“La tecnologia – spiega il Country Manager Christophe Julliard – sarà sempre uno strumento centrale nella riduzione del rischio: per questo motivo abbiamo voluto dare il nostro contributo a diffondere, tra le strutture sanitarie pubbliche nostre associate, una cultura delle potenzialità, dei limiti e dei nodi che sono ancora da sciogliere partendo dalle esperienze concrete dei grandi attori del settore”.

Tra i diversi casi studio presentati:

L’intelligenza artificiale e il suo effetto moltiplicatore nell’efficacia relativamente alla ricerca sulla SLA ha aperto l’intervento di Barbara Alicino di IBM. “Ci sono state due grandi innovazioni che stanno cambiando il ruolo della tecnologia in sanità: la capacità da parte dei software di leggere (e “capire”) gli articoli e le ricerche scientifiche e di leggere e decifrare le immagini. Questo ha segnato un cambio di paradigma. L’intelligenza artificiale affianca medici e ricercatori selezionando in tempo reale le strade potenzialmente più promettenti da percorre, consentendo così all’uomo di prendere decisioni più informate. E questo fa la differenza”. IBM Watson™ for Drug Discovery, infatti, ha analizzato milioni di pagine di letteratura scientifica, oltre 1500 proteine target ed una vasta quantità di dati clinici per individuare 5 nuove proteine sulle quali concentrare la ricerca per curare la SLA. “Un lavoro che avrebbe richiesto anni è stato svolto in pochi mesi – spiega la Senior Consultant for Healthcare and Life Science di IBM Italia – permettendo di trovare velocemente filoni di ricerca su cui focalizzarsi”.

Il Dott. Danilo Colombero si è concentrato sul presente e le prospettive della chirurgia robotica in ortopedia. L’Ortopedia Traumatologia del San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) è stato il primo reparto a studiare e applicare in Piemonte i robot in chirurgia e, al momento, hanno avviato con la Regione un progetto di verifica sul rapporto tra costi e benefici dopo aver effettuato oltre 40 interventi robot assistiti. “Gli interventi di impianto e, conseguentemente, revisione delle protesi aumenteranno sempre di più con l’invecchiamento della popolazione. La maggior parte degli errori che si verificano negli interventi convenzionali riguardano il posizionamento dei dispositivi protesici. L’assistenza robotica, grazie alla capacità di mappare radiologicamente il sito chirurgico e ai movimenti molto più precisi, riduce al minimo le variazioni di posizione e il consumo osseo. È sempre il chirurgo che opera, valuta e fa le scelte, ma il robot mette a disposizione informazioni molto più dettagliate e alcuni sistemi di sicurezza che lo accompagnano durante l’intervento. Questo riduce i rischi, permettendo alla persona assistita di iniziare la riabilitazione il giorno stesso dell’intervento”.

Microsoft ha presentato InnerEye di Microsft Research. Il progetto di ricerca, condotto assieme ai clinici del Cambridge University Hospitals NHS Foundation Trust, si prefigge di sviluppare algoritmi di machine learning per il contornamento automatico delle masse tumorali e degli organi da radiotrattare. “Attualmente – spiega Veronica Jagher, Director Industry Solutions-Healthcare Industry – per ogni seduta radioterapica, il clinico è chiamato a contornare ‘manualmente’ sezioni bidimensionali dell’organo da irrorare, unendo fino a 300 slide radiologiche. È un processo lungo. Lo sviluppo di InnerEye si prefigge non solo di automatizzare una attività a basso valore aggiunto, risparmiando ore di lavoro di professionisti estremamente preziosi – ma anche, in un prossimo futuro, di tarare la quantità di radiazioni seduta per seduta. Durante il processo radioterapico, infatti, le dimensioni del tumore si riducono. Ciò implica, però, che la dose di raggi fissata all’inizio rischia di essere superiore al necessario man mano che la terapia procede. Se, però, il programma potesse valutare non solo la localizzazione dell’organo – distinguendo tra tessuto e tessuto – ma anche il progresso della malattia, potrebbe suggerire la dose adeguata per ogni seduta. È in casi come questo che si dimostra la capacità dell’intelligenza artificiale di ridurre il rischio clinico. Il cloud oggi mette a disposizione della sanità il potere computazionale necessario per analizzare attraverso strumenti di Artificial Intelligence quantità di dati che umanamente non potrebbero essere analizzati, accrescendo le capacità del medico, senza mai sostituirlo. Anzi, fin dallo sviluppo delle soluzioni è fondamentale la collaborazione con i clinici perché è la loro intelligenza a venir infusa negli algoritmi”.

 

GPI ha affrontato, invece, un tema di grande attualità e ad ampio raggio che riguarda la sostenibilità dell’intero sistema sanitario. “L’Italia – spiega il direttore Strategies Lorenzo Montermini “ha, in Europa, la più alta aspettativa di vita assieme alla Spagna, ma una bassa aspettativa di vita in salute. Questo significa che le malattie croniche, quasi sempre legate all’invecchiamento, riguardano il 39 per cento della popolazione residente ma assorbono il 78 per cento dell’intera spesa sanitaria. Questo è il driver centrale nell’evoluzione della domanda di salute che impone l’introduzione delle moderne tecnologie ICT. La tecnologia è il fattore abilitante per rendere sostenibili i sistemi sanitari del futuro”. GPI ha sviluppato un nuovo approccio al Chronic Care Model: un sistema integrato di gestione delle cronicità che partendo dalla stratificazione della popolazione per fattore di rischio, coniuga le strategie di governo clinico con le risorse disponibili sul territorio per garantire efficienza e qualità delle cure. Un approccio che si basa sulle profonde conoscenze dei sistemi informativi in sanità con l’esperienza maturata nell’erogazione di servizi di accoglienza e di contact-center.

“Il monitoraggio degli strumenti tecnologici più efficaci per migliorare la qualità delle cure nelle strutture sanitarie e la loro divulgazione fa parte integrante della missione del modello mutualistico di Sham – conclude Dominique Godet, Direttore Generale del Gruppo Sham -. Occasioni come quella del congresso Sham, perciò, hanno lo scopo di aumentare la consapevolezza e la fiducia nei confronti di strumenti che possono innovare profondamente ogni ambito dell’assistenza sanitaria. Per i soci/assicurati Sham, in particolare, questi incontri rappresentano una tappa di un percorso di crescita assieme al cuore della relazione tra Mutua e centinaia di aziende sanitarie associate in Francia, Italia, Spagna e Germania e unite dall’obiettivo comune di rendere le cure più sicure”.

VENERDÍ 5 OTTOBRE A MILANO IL PRIMO CONGRESSO ANNUALE SHAM

Le soluzioni di IBM, Microsoft, GPI-Group e l’esperienza della chirurgia robotica in una giornata di confronto su tecnologia sanitaria d’avanguardia, gestione del rischio e modello mutualistico assicurativo. I tre grandi temi della sanità: prevenzione, sostenibilità e innovazione nel primo congresso della Mutua Sham.

Dal machine learning al empowerment del paziente, dalla sicurezza e controllo dei programmi ai modelli integrati delle cronicità: saranno questi i temi del confronto tra gli associati Sham e alcune tra le più importanti realtà operanti nel campo della tecnologia applicata alla sanità in Italia.

L’appuntamento al Magna Pars Hotel di Milano venerdì 05 ottobre 2018 durante il primo congresso annuale Sham. Su Sanità 360 a breve la cronaca dell’appuntamento e i casi studio presentati dai relatori d’eccezione.

Scarica qui il programma dell’evento.

 

 

 

LA GESTIONE DEL RISCHIO: IL NUOVO ORIZZONTE DELL’ASL TO4 CHIVASSO – CIRIE’ – IVREA

L’Asl TO4 – 500 mila abitanti assistiti in Regione Piemonte – compie un passo di fondamentale importanza per la sicurezza delle cure: il Risk Management mette in campo un progetto teso a mappare, grazie all’esperienza sul campo maturata dai propri professionisti, i rischi potenziali insiti nei percorsi di cura. Sullo sfondo la grande trasformazione della legge Gelli – Bianco che ha elevato la prevenzione a prerequisito delle cure nella quale l’errore non è più una colpa da assegnare ma un problema da affrontare in maniera sistematica e scientifica.

L’Asl TO4 ha dato il via ad una serie di corsi ECM accreditati presso il Ministero della Salute e pianificati per tutto il 2018. La formazione è diretta a medici, infermieri e operatori socio-sanitari dei Presidi Ospedalieri dell’azienda che procederanno all’analisi preventiva dei rischi attraverso lo studio dei cinque processi identificati a maggior rischio dalla letteratura: il percorso del farmaco, il processo di identificazione della persona assistita e il suo percorso nei tre ambiti della Chirurgia, Ostetricia ed Emergenza/Urgenza.

La novità dell’approccio inizia dal titolo del corso: “La mappa del rischio parte dagli operatori sanitari”. Non si tratta, infatti, solo di lezioni frontali ma di un vero e proprio “addestramento sul campo” nel quale sono i professionisti e gli operatori sanitari a ricostruire la loro quotidianità utilizzando uno strumento che permette di analizzare processi e sotto-processi in maniera pro-attiva: ovvero andando alla ricerca dei rischi latenti per evitare che possa accadere realmente un evento avverso. “Quello che offriamo agli operatori è un metodo – spiega Anna Guerrieri, Risk Manager della Mutua Sham – e questo metodo, una volta appreso, può essere applicato in qualsiasi setting assistenziale”.

Il metodo in questione è quello di Sham CartoRisk che permette di individuare tutte le azioni connesse ad un procedimento sanitario e analizzarle singolarmente. Ogni azione – o la mancata azione – comporta un rischio e questo rischio viene quantificato numericamente sulla base della frequenza/probabilità e della gravità delle conseguenze. In questo modo è possibile calcolare il rischio cosiddetto lordo nonché l’efficacia delle barriere innalzate dall’organizzazione per contenerlo, in tal modo è possibile evidenziare il rischio netto che risulta ancora presente dopo la loro applicazione.

La differenza fondamentale di questo approccio è che trasferisce la prevenzione del rischio, che potrebbe sembrare del tutto teorica, alla pratica clinico-assistenziale quotidiana del personale di reparto: si parla delle loro azioni, dei loro processi, delle interazioni tra diverse specialità e strutture. In definitiva, dei loro problemi e delle loro sfide quotidiane. È per questo che, fin dal secondo giorno del corso, sono i professionisti sanitari a disegnare la mappa del rischio: CartoRisk non è solo un metodo sul quale basare le strategie di prevenzione ma è anche lo strumento più efficace, a disposizione di medici, infermieri e operatori sanitari, per dimostrare cosa si può cambiare a livello clinico, amministrativo e organizzativo chiedendo che il miglioramento venga messo in atto. Infine, la quantificazione dei rischi e il monitoraggio, ad intervalli regolari, è il mezzo attraverso il quale chi lavora in un reparto può letteralmente ‘vedere’ il miglioramento nella sicurezza delle cure del quale è stato artefice. La mappa del rischio, perciò, è molto più che uno strumento. È un nuovo modo di guardare alla sanità, di confrontarsi in équipe, di prendere delle decisioni collegiali. Anche dal punto di vista umano è gratificante perché previene, attraverso la comunicazione, le incomprensioni che, nella quotidianità, nascono dal non avere abbastanza tempo per parlarsi.

Non da ultimo, mappare il rischio rende partecipi gli operatori dell’enorme complessità connessa ad ogni singolo passaggio che riguarda le cure. “Se attraverso CartoRisk cominciamo a dividere in singole azioni un processo apparentemente semplice, come spostare un campione biologico da una struttura all’altra, ci rendiamo conto che i passaggi sono tantissimi: i contenitori asettici, la temperatura durante il trasporto, le firme di presa in carico, la digitalizzazione della richiesta etc. Prendere coscienza della complessità aiuta ad affrontarla. Per esempio, aiuta il personale sanitario a dialogare con la direzione dell’Asl per richiedere interventi precisi”. (L’ultimo in ordine di tempo è stata la proposta, nata dalla mappatura dei rischi, di prevedere nei futuri bandi di aggiudicazione di personale interinale (medici e infermieri), la certificazione di esperienza e competenza professionale per poter svolgere le attività nelle strutture sanitarie nelle quali sarà inserito).

“Tutto questo” spiega Vincenza Palermo – medico legale e direttore della Struttura Complessa Risk Managerment dell’ Asl TO4 “si cala in uno scenario che negli ultimi anni ha visto importanti interventi normativi a partire dalla legge finanziaria del 2016 (Legge 28.12.2015, n.208), che ha reso obbligatorio attivare un’adeguata funzione di gestione del rischio sanitario nelle Aziende Sanitarie per promuovere l’appropriatezza dell’assistenza prestata ai cittadini, ridurre il fenomeno della medicina difensiva e garantire la sostenibilità del sistema sanitario nazionale.

Dott.ssa Vincenza Palermo
Direttore S.C. Risk Management ASLTO4 Chivasso-Ciriè-Ivrea

Con la successiva Legge 8 marzo 2017 n.24 (c.d. legge Gelli), la sicurezza delle cure è divenuta parte costitutiva del diritto alla salute ed è perseguita nell’interesse dell’individuo e della collettività così come sancito dall’art. 32 della Costituzione.

I programmi per lo sviluppo dei servizi sanitari e sociosanitari in termini qualitativi sono dunque indispensabili per evitare che il danno, l’errore, l’evento infausto o imprevisto, da sempre considerati quale colpa del professionista, possano divenire invece strumento delle Aziende Sanitarie per risolvere il problema in modo sistematico e scientifico.

Conoscere, identificare, saper affrontare gli eventi avversi e prevenire i rischi in sanità diviene un imperativo per gli operatori e per il sistema nel suo complesso, divenendo un obiettivo da perseguire in ogni momento della loro attività.

La mappatura del rischio mediante la raccolta e l’analisi d’informazioni quantificabili – effettuata dall’Asl TO4 attraverso lo strumento di analisi CartoRisk di Sham Italia – è il primo passo per realizzare questo obiettivo. Lo sviluppo della cultura della prevenzione del rischio, unitamente all’impegno costante degli operatori sanitari ad analizzare i processi clinico-assistenziali, ha quale fine quello di quantificare il rischio e mettere in atto una serie di azioni migliorative per ridurlo. Il nostro obiettivo, attuato anche attraverso un corso di formazione sul campo, è indurre un cambio di mentalità nei professionisti sanitari i quali, utilizzando la mappatura dei rischi che loro stessi hanno contribuito ad identificare, possano mettere in campo nella pratica clinica un modus operandi corretto e secondo buone prassi: l’analisi di tutti i processi, di tutti i rischi, delle barriere che si erigono per contrastarli e degli interventi da proporre per affrontarli possono e devono divenire un habitus mentale; un automatismo che deve essere parte integrante dell’attività quotidiana.

I Presidi Ospedalieri d’Ivrea, Chivasso e Ciriè hanno aperto la strada nella Regione e, dal mese di ottobre, tutte le altre Aziende Sanitarie del Piemonte, sulla scorta dell’esperienza positiva dell’Asl TO4, adotteranno lo stesso approccio a partire dalla valutazione pro-attiva dei rischi inerente il percorso della persona assistita in ostetricia”.

SICUREZZA DELLE CURE: IL PROGETTO DELLA REGIONE LAZIO

Nella Regione Lazio il Centro Regionale Rischio Clinico affronta il difficile rapporto tra la necessità di linee guida e procedure e la complessità clinico-assistenziale attraverso un nuovo modello che ha l’obiettivo di garantire un minimo comune denominatore alla sicurezza delle cure su tutto il territorio regionale.

 

Giuseppe Sabatelli, Risk Manager della ASL Roma 5, è il coordinatore del Centro Regionale Rischio Clinico della Regione Lazio. Il Centro, istituito a seguito dell’approvazione della Legge 24/2017, ha sostituito il Comitato Tecnico di Coordinamento Rischio Clinico che, a partire dal 2014, si è occupato del tema a livello regionale. Il Centro è composto anche da: Anna Santa Guzzo, Risk Manager del Policlinico Umberto I; Maurizio Musolino, rappresentante delle professioni sanitarie e Antonio Silvestri, Risk Manager dell’Azienda Ospedaliera S. Camillo-Forlanini.

“Migliorare la qualità e la sicurezza delle cure è un problema estremamente complesso. Chi pensa che per farlo basti la produzione di linee guida e procedure applica a questa complessità principi riduzionistici che difficilmente ottengono buoni risultati nella realtà. Anche Paesi, come la Gran Bretagna, che hanno una tradizione scientifica di alto livello nella produzione di linee guida, si scontrano con il fatto che solo un terzo circa degli operatori sanitari le applica nella pratica clinica. Questo, ovviamente, non significa che le linee guida, purché elaborate in modo rigoroso da istituzioni di livello nazionale o internazionale, o la loro declinazione in procedure o istruzioni operative, non siano importanti nell’orientare le scelte di medici e infermieri. Significa però che linee-guida e procedure non possono sostituirsi alla competenza dei professionisti sanitari. Citando Atul Gawande “il problema reale non è quello di impedire ai medici incompetenti di danneggiare e talvolta uccidere i loro pazienti, ma di ridurre al minimo gli errori dei medici bravi”.

“È per questo che già da qualche anno, a livello regionale, ci siamo posti l’obiettivo di elaborare documenti di indirizzo che, nel rispetto delle autonomie aziendali e senza entrare nel merito delle competenze professionali, che diamo per scontate, individuassero un minimo comune denominatore per permettere alle strutture sanitarie di garantire degli standard minimi di sicurezza indipendentemente dalla loro complessità organizzativa: una sorta di LEA regionali nella sicurezza delle cure. Per far questo siamo partiti da un modello teorico di riferimento che, a nostro avviso, rappresenta una sintesi efficace tra le procedure e la complessità clinico assistenziale, una complessità al cui interno ne sono declinate molte altre, come quelle legate alla specificità dei singoli casi clinici, al rapporto che si instaura fra paziente e operatori o alla comunicazione fra operatori, per citarne solo alcune. Questo modello lo abbiamo associato a una immagine, quella dell’acquedotto romano che, secondo noi, rappresenta efficacemente questa sintesi. L’acquedotto romano ha un inizio e una fine fra le quali vi è una minima pendenza per garantire lo scorrimento dell’acqua, ed è formato da colonne che, contemporaneamente, sostengono e sono collegate da archi. Anche i processi clinico-assistenziali hanno un inizio e una fine e una direzione obbligata: in questo caso le colonne ne rappresentano le fasi principali, fasi di cui è mandatorio dare evidenza sempre e in qualsiasi tipo di organizzazione. Gli archi, invece, rappresentano quella complessità e specificità di cui si parlava prima. Pertanto, nei documenti già emanati e in quelli in lavorazione, il Centro si è concentrato sulle colonne dei singoli processi di volta in volta esaminati (ad esempio l’implementazione delle raccomandazioni ministeriali sulla morte materna legata al travaglio/parto e sulla morte del neonato di peso superiore a 2500 g non legata a malattie genetiche – documento attualmente in revisione, oppure la gestione delle lesioni da pressione) lasciando la definizione degli archi, cioè degli specifici aspetti clinico-assistenziali, alla competenza degli operatori sanitari. L’obiettivo dei documenti di indirizzo è quello di definire dei test point all’interno dei processi che consentano la rilevazione precoce di quei casi che deviano dalla normalità del percorso atteso e che richiedono l’attivazione di quelle competenze e di quegli strumenti che sono nell’arco. Un effetto non secondario di questo approccio sta nel fatto che gli indicatori di processo minimi che i documenti suggeriscono per ogni colonna, consentono a operatori e strutture di tracciare il proprio operato con risvolti positivi anche in termini medico-legali. L’esperienza di questo ultimo anno sembra dimostrarci che gli operatori apprezzano questo approccio “pragmatico” ai problemi.

 

 

Sempre con l’obiettivo di lavorare al servizio degli operatori e delle strutture, il Centro Regionale ha anche istituito un cloud regionale al cui interno tutti gli operatori registrati possono visionare e scaricare le procedure utilizzate dalle strutture del sistema sanitario regionale. In una prima fase è stata data particolare attenzione alle procedure relative alle raccomandazioni ministeriali, ma lo strumento è estremamente flessibile e consente il confronto in tempo reale fra le strutture anche relativamente ad altri temi, come quelli relativi ai comitati valutazione sinistri e alle infezioni correlate all’assistenza. Anche questo è uno strumento molto utilizzato e apprezzato dagli operatori che sono in grado, in tempo reale, di effettuare un benchmark con le altre realtà organizzative regionali. Un ulteriore vantaggio dal punto di vista regionale sta nel fatto che il cloud rappresenta uno strumento di monitoraggio sull’implementazione delle raccomandazioni ministeriali.

I progetti in cantiere sono tanti. Limitando l’orizzonte temporale al 2018, l’impegno è quello di licenziare un documento di indirizzo che integri le sette raccomandazioni ministeriali relative ai farmaci e un documento di approfondimento sul problema della violenza contro gli operatori sanitari. Cercheremo anche di definire un progetto per la sperimentazione di uno strumento per la misurazione della resilienza delle performance organizzative che sembra essere promettente in termini di monitoraggio dell’impatto delle politiche di gestione del rischio clinico. Ci sono molte altre idee su cui ci stiamo interrogando, ma è prematuro parlarne. Posso però dire che il Centro, con il supporto della Regione e di tutti gli operatori sanitari, continuerà ad elaborare strumenti che consentano di migliorare la qualità e la sicurezza delle cure, di superare la strumentale, e spesso infondata, criminalizzazione della sanità e, soprattutto, di fondare una nuova alleanza tra cittadini, istituzioni e professionisti della sanità”.

I ROBOT E LA RESPONSABILITÀ CIVILE IN SANITÀ: IL GRANDE IGNOTO

Il problema della consapevolezza dei robot appartiene alla fantascienza. Quello della responsabilità civile per i danni che potrebbero causare alle persone appartiene invece al presente in cui viviamo.

Tre certezze hanno spinto il Parlamento Europeo [1] a chiedere alla Commissione di pronunciarsi sul tema con una certa urgenza.

Uno: i robot, [2] sistemi di sensori e intelligenze artificiali stravolgeranno gli stili di vita , i trasporti , la produzione e l’assistenza sociale e sanitaria . E il 2017, come si vedrà più avanti, si pone agli albori di questa trasformazione che è già in atto.

Due: le norme concernenti la responsabilità civile sono gravemente inadeguate per affrontare i danni creati da queste macchine alle persone. [3]

Tre: la capacità delle macchine di modificare la loro programmazione e prendere delle decisioni autonome sulla base dell’esperienza pone di fronte all’eventualità, tutt’altro che paradossale, di dover dividere in futuro la responsabilità civile per eventuali errori tra gli uomini – produttori, programmatori, operatori etc. – e le macchine stesse. [4] Senza essere riusciti, finora, a definire esattamente di chi sia la colpa se un robot sbaglia.

Il problema potrebbe far sorridere, se non ci fossero due elementi che testimoniano la sua assoluta serietà: la velocità di diffusione di queste tecnologie e i campi di applicazione, sanità in primis .

Secondo i dati del Parlamento Europeo [5] tra il 2010 e il 2014 la crescita media delle vendite di robot era del 17% annuo. Nel 2014 è aumentata al 29%, mentre le richieste di brevetto per le tecnologie robotiche sono triplicate nel corso dell’ultimo decennio.

La sanità è uno dei campi in cui la rivoluzione della robotica si sta affermando velocemente ed è, anche, uno dei settori più delicati dal punto di vista della responsabilità civile e della conseguente necessità di assicurazione.

L’ultimo anno ha visto una successione di “prime volte” che testimoniano la diffusione degli interventi con ausilio robotico in Italia e nel mondo.

Nell’ottobre 2016 al John Radcliffe Hospital di Oxford il professor Robert McLaren impiega un robot manovrato con joystick per sollevare dalla retina una membrana spessa un centesimo di millimetro : il primo intervento robotico dentro l’occhio nella storia. [6]

Ad agosto 2017, a Firenze, è stato portato a termine con successo il primo trapianto di rene da donatore a cuore fermo mediante chirurgia robotica d’urgenza in Italia. [7]

Dall’inizio del 2017 “presso il San Luigi di Orbassano (Piemonte) vengono impiantate protesi di ginocchio e di anca con metodica robot-assistita”. [8]

Il 2 novembre 2017, infine, Quotidiano Sanità ha riportato la notizia che un gruppo di ricercatori taiwanesi della National Chiao Tung University, ha sviluppato un’intelligenza artificiale programmata per analizzare e riconoscere i piccoli polipi intestinali.  “Il sistema è riuscito a classificare i polipi come neoplastici o iperplastici con una precisione del 90,1% , mentre due endoscopisti, con almeno cinque anni di esperienza, li hanno classificati con un’accuratezza, rispettivamente, del 90,5 e dell’87%”. [9] Il software era stato “allenato” mostrandogli poco più di 2mila immagini di polipi.

Questo è il trend. Secondo la testata Sanità Informazione “a partire dal 1999, nel mondo, i robot hanno eseguito 4 milioni di operazioni chirurgiche. In Italia, sono fra le 12.000 e le 15.000 le procedure di chirurgia robotica annue, stanziandosi al secondo posto in Europa, dopo la Francia”. [10]

Sebbene agli interventi con supporto robotico siano riconosciute una precisione e un grado di invasività ai limiti della perfezione, gli errori o gli esisti indesiderati avvengono come con i chirurghi in carne ed ossa.

Uno studio pubblicato quest’anno [2016, ndr] da ricercatori dell’università dell’Illinois e dal MIT ha analizzato i casi di chirurgia assistita da robot registrati negli archivi della Food and Drug Administration statunitense nel periodo dal 2000 al 2013, accertando più di 10.000 incidenti con 144 esiti mortali e 1.391 eventi avversi con «significative conseguenze per i pazienti, incluse le lesioni»”. [11]

 

 

Chi ha la responsabilità civile di queste lesioni? È una domanda alla quale diventa sempre più urgente rispondere man mano che la robotica si fa strada in sanità.

L’European Civil Law Rules on Robotics, October 2016, [12] il testo che ha originato la Risoluzione del Parlamento Europeo, prova a delineare i termini del problema. E il quadro è complicato fin dall’inizio perché, per ogni robot o intelligenza artificiale (o entrambi) la responsabilità civile è divisa in partenza tra l’operatore – (per esempio il chirurgo, il medico diagnosta, l’operatore della casa di riposo) – che si avvale del supporto/apporto del robot, il costruttore e il programmatore.

Il quadro si complica notando che molti dei programmi operativi dei robot più complicati sono sviluppati ad hoc per le operazioni più specializzate. I programmi di partenza, perciò, sono open source e possono vedere la combinazione di tanti stadi di programmazione prima di arrivare al livello operativo. La complessità diventa massima una volta preso in considerazione che le intelligenze artificiali sono tali perché tendono a ‘migliorare’ e sono programmate per prendere decisioni autonome sulla base dell’esperienza. Uno scenario che rende rintracciare la responsabilità civile per errori nati dal “processo di apprendimento” della macchina poco meno che un incubo giuridico.

“Non succederà domani” [13] spiega una delle relatrici, la deputata lussemburghese Mady Delvaux “ma le successive generazioni di robot saranno sempre più capaci di apprendere da sole. Quello di cui abbiamo bisogno adesso è creare un’infrastruttura legale nella quale inserire i robot già presenti sul mercato, cercando di anticiparne gli sviluppi nei prossimi 10 o 15 anni”.

Le soluzioni proposte non sono tante: o “un’interpretazione stretta che attribuisca la responsabilità al costruttore” oppure “una valutazione del rischio preliminare (prima dell’uso, ndr) che quantifichi il rischio e fissi le compensazioni divise tra tutti gli stakeholders”.

Una definizione abbastanza vaga da giustificare pienamente la richiesta di “un’assicurazione obbligatoria” a prescindere e almeno per i robot più grandi, complessi e autonomi. Intanto, nel futuro, si profila l’ipotesi di una nuova persona giuridica a responsabilità limitata: la persona elettronica, da assegnare ai robot più evoluti in modo da attribuire loro una responsabilità affine a quella per le aziende s.r.l.

Il dilemma della responsabilità è particolarmente acuto per gli operatori che, man mano che i robot diventeranno più numerosi – sono 1.7 milioni quelli censiti al mondo [14] –  si dovranno confrontare con il rischio di rispondere degli effetti causati da macchine sulle quali hanno una comprensione e un controllo limitati a prescindere dal loro livello di specializzazione.

Quello che è certo, al momento, è che il nodo della responsabilità civile dovrà essere sciolto per poter raggiungere la massificazione, e quindi il successo, della nuova era della robotica. [15]

 

Anna Guerrieri

Risk Manager Sham Italia

[1] Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica (2015/2103(INL)) https://goo.gl/GSZwYm

[2] News European Parliament “Rise of the robots: mady delvaux on why their use should be regulated”, 15 February 2017 “We define robots as physical machines, equipped with sensors and interconnected so they can gather data”. https://goo.gl/47Y63C

[3] Ernesto Macrì , il Sole24Ore – Sanità 24, 27 dicembre 2016 “L’attuale cornice normativa europea appare inadeguata e carente di fronte alle poliedriche applicazioni potenziali della robotica, dal momento che circoscrive l’uso dei robot e le sue eventuali conseguenze alla disciplina concernente l’immissione dei prodotti sul mercato e la responsabilità per danno da prodotti difettosi, prescindendo dalle peculiari caratteristiche e funzionalità che contraddistinguono le diverse tipologie di robot”.https://goo.gl/1gXnqW

[4] EU Parliament, Direttorato Generale per le Politiche Interne, Policy Department C: “ European Civil Law Rules on Robotics, October 2016 ”: “ the more autonomous robots are, the less they can be considered simple tools in the hands of other actors”; “[…] autonomous robots will bring about further unprecedented difficulties, since it may be more difficult to ascertain what caused the damage in certain situations, particularly if the robot is able to learn new things by itself”. https://goo.gl/QaGtdt

[5] Risoluzione , op cit.

[6] BBC.com “Robot operates inside eye in world first” https://goo.gl/6joZv4

[7] http://www.sanitainformazione.it , “Chirurgia robotica: a Firenze portato a termine primo trapianto di rene da paziente a cuore fermo”, 24 agosto 2017 https://goo.gl/UKFKgQ

[8] www.quotidianosanità.it  L’impiego della chirurgica robotica in campo ortopedico. Nuovo modello sperimentale al San Luigi di Orbassano”, 5 ottobre 2017 https://goo.gl/ioeQE6

[9] www.quotidianosanità.it   Diagnostica. In gastroenterologia il robot supera gli endoscopisti, 2 novembre 2017 https://goo.gl/HDgBcG

[10] http://www.sanitainformazione.it , “Festival Internazionale della Robotica: ecco i robot chirurghi che ci opereranno”, 7 settembre 2017  https://goo.gl/D91SvS

[11] Ernesto Macrì , art. cit.

[12] Op.cit. nota 3

[13] News European ParliamentArt. Cit  https://goo.gl/47Y63C

[14] News European Parliament Art. Cit.

[15] European Civil Law Rules on Robotics, October 2016 ” Op.Cit. “[…] the liability law solutions adopted in respect of autonomous robots determine whether this new market booms or busts”.

GESTIONE INTEGRATA DEL RISCHIO: IN ARRIVO LA SECONDA EDIZIONE DEL CUAP

La prima edizione del Corso Universitario di Aggiornamento Professionale all’università di Torino si è felicemente conclusa. Il corso “Risk Management e gestione dell’evento dannoso nelle aziende sanitarie” ha messo in luce il circuito di informazioni che fluisce dalla Gestione dei Sinistri alla Gestione del Rischio. Entrambi i campi hanno profonde implicazioni sulla salute e sulla stabilità finanziaria in sanità.

 

Quaranta ore di lezioni frontali dedicate alla Gestione del Rischio e del Sinistro in sanità: due aspetti centrali sia sotto l’aspetto della prevenzione che della gestione finanziaria. “Unire i due ambiti in maniera sinergica” – spiega il direttore del Corso, il professor Enrico Sorano del Dipartimento di Management dell’Università di Torino “è stato il primo obiettivo, al quale hanno fatto seguito le successive implicazioni a livello analitico, gestionale ed economico-finanziario”.

“Unire i due ambiti” aggiunge Roberto Ravinale, membro del comitato di coordinamento, “significa cogliere la fondamentale relazione tra analisi dei sinistri e gestione del rischio clinico. È un circuito di informazioni: ogni evento dannoso permette di raccogliere i dati necessari a capire come ridurre la probabilità che si verifichi nuovamente”.

Ravinale, fondatore di Ravinale & Partners, società con oltre 20 anni di esperienza nella gestione dei sinistri sanitari, elenca gli ambiti affrontati nelle lezioni: “Dall’esordio dell’evento dannoso alla sua analisi, attraverso tutte le diverse prospettive: risk management, gestione sinistri, impatto economico e di bilancio, fino alla soluzione del conflitto”.

Il corso si è quindi articolato partendo dalle misure di prevenzione che coniugano la tutela del paziente e l’analisi economica del rapporto tra investimento ed esito. Successivamente, ha analizzato diversi casi studio legati alle politiche di Risk Management per poi approdare al punto di incontro tra la Gestione del Rischio e quella dei Sinistri: la Gestione Integrata, ovvero, l’analisi reattiva dei sinistri come strumento di Gestione del Rischio. Da questo punto di contatto le lezioni hanno, infine, affrontato i vari stadi nella gestione dell’evento dannoso: l’analisi del reclamo, i sistemi di riservazione, le poste risarcitorie, le tecniche negoziali, gli approcci conciliativi e la gestione del contenzioso civile e penale.

“Quello che abbiamo offerto”, conclude Roberto Ravinale, “è una visione globale nella quale l’approfondimento procede allineato alla visione di insieme. Una formula che riporta fedelmente la complessità dell’ambito di riferimento e la centralità dei dati nel trasformare gli eventi dannosi in azioni di miglioramento della Sanità italiana. Questo approccio, prima che tecnico, è elemento portante di una crescente cultura della prevenzione”.

Dopo l’esperienza positiva della prima edizione, si è perciò deciso di riproporre il Corso anche nel 2018.