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LA PARABOLA DEI RISCHI NELL’ESPERIENZA DELL’ASST LARIANA

Nel processo di mappatura a priori, quando gli operatori sanitari riconoscono le loro sfide quotidiane nell’elenco dei rischi teorici capiscono anche che possono fare la differenza nella sicurezza. In un racconto a più voci l’esperienza che ha messo in luce la flessibilità di Carto Risk applicato in Chirurgia e nel Pronto Soccorso da oltre 50 tra medici e infermieri.

 

 

Il Contesto

“Pronto Soccorso e Chirurgia sono pilastri essenziali di ogni azienda sanitaria e, nel contempo, hotspot del rischio clinico. Sono percorsi costantemente monitorati e la recente mappatura effettuata adattando Carto Risk alle esigenze del nostro contesto lombardo affonda le sue radici nell’abitudine all’autovalutazione e nelle introduzioni di checklist e audit regionali”.

Anna Sannino, Direttore UOC Miglioramento Qualità e Risk Management ASST Lariana è stata la prima in Lombardia a trasferire i parametri di autovalutazione della Regione all’interno dello strumento di mappatura a priori della frequenza e gravità dei rischi clinici sviluppato dalla Mutua Sham.

“Abbiamo condotto una analisi interna, poi un audit di verifica; abbiamo valutato gli andamenti resi evidenti da indicatori e benchmarking regionali e nazionali e ci siamo anche confrontati con gli esiti della mappatura del rischio clinico che era stata precedentemente effettuata da Sham.

A questo punto abbiamo voluto approfondire.

Quindi – lavorando sullo strumento attraverso vari incontri preliminari di pianificazione del progetto con il risk manager Sham – abbiamo individuato 85 rischi potenziali nel percorso chirurgico e 59 in quello del Pronto Soccorso, con incremento di rispettivamente 18 e 16 item rispetto allo strumento SHAM di mappatura originaria.

I parametri aggiuntivi sono stati individuati tra gli oltre 300 parametri presenti nei percorsi di autovalutazione della Regione Lombardia.

Alla fine del progetto sono stati condivisi e analizzati tutti i 144 rischi individuati”.

 

Il metodo 

L’incremento dei parametri è stato reso possibile dalla flessibilità dello strumento di mappatura impiegato. “Carto Risk – spiega Alessandra Orzella, Risk Manager Sham, che ha accompagnato tutto il percorso dalla fase di progettazione e successiva implementazione fino alla sintesi delle azioni individuate nel piano di miglioramento – permette di scomporre un ambito sanitario in processi, fasi ed attività da analizzare singolarmente. Per ogni processo/fase/attività   esiste un set di rischi individuati nel corso degli anni e nel confronto tra le diverse esperienze europee. La forza del metodo è quella di coinvolgere direttamente gli operatori nell’analisi, ponendoli di fronte a loro lavoro quotidiano per stimare il rischio, valutare le barriere già in essere e proporre diverse o ulteriori soluzioni di miglioramento. A questo proposito, la particolare struttura rigorosa e puntuale del metodo ha permesso anche l’associazione a fasi e rischi delle procedure aziendali in essere, costituendo in tal modo un’occasione per una loro valutazione e riesame in ottica di aggiornamento e/o modifica/integrazione, valorizzando le esperienze e le best practice dei diversi presidi sia in ottica di condivisione sia di standardizzazione”.

“Questi elementi hanno reso l’esperienza molto positiva – riprende Sannino -. Abbiamo coinvolto in un progetto di formazione sul campo oltre 50 tra medici e infermieri dei 3 diversi presidi dell’Azienda per il percorso Chirurgico e del Pronto Soccorso articolato in 5  incontri per ciascuno dei due gruppi di lavori ed in una riunione plenaria finale di condivisione dei risultati.

All’inizio i partecipanti ascoltavano silenziosi.Poi, quando hanno riconosciuto che, nel catalogo dei rischi teorici, vedevano rispecchiata la propria esperienza quotidiana, hanno iniziato a partecipare attivamente, chiedendo, per esempio, come hanno fatto due anestesisti, di partecipare ad entrambi i percorsi di analisi dei rischi per dare il proprio contributo sia sul processo chirurgico sia riguardo al sovraffollamento nel PS anticipando le rischiosità che sarebbero divenute particolarmente attuali durante la crisi del Covid -19”.

 

I commenti

Massimo D’Angelo

Coordinatore Infermieristico Terapia Intensiva, Pronto Soccorso, Sala Gessi ASST Lariana

“Ho partecipato attivamente al percorso di Carto Risk. Quello che abbiamo analizzato nell’ambito degli incontri ad esempio i rischi connessi agli spazi angusti e i diversi accorgimenti legati al funzionamento della terapia intensiva – e sui quali abbiamo riflettuto – si sono rivelati essere gli stessi che abbiamo dovuto affrontare durante l’epidemia. Penso che abbiamo bisogno di un collegamento nella catena decisionale che permetta di introdurre l’esperienza maturata nei reparti; uno strumento come quello impiegato nella mappatura aiuta a misurare e a dare peso alla voce degli operatori”.

Claudio Lattuada

Coordinatore infermieristico presso UOC Miglioramento Qualità e Risk Management ASST Lariana

“Mi ha colpito il fatto che due gruppi abbiano individuato lo stesso rischio circa l’eventualità che il sistema informatico venisse meno per la tracciabilità delle azioni. Mi è sembrato un buon segno dell’affidabilità del metodo: un gruppo di lavoro ha agito come una sorta di “controllo spontaneo” per l’altro. Un ulteriore elemento messo in risalto e discusso approfonditamente è stata la variabilità della lista chirurgica nell’arco della giornata. È una criticità difficile da trattare perché le ragioni che introducono nuovi interventi o cancellano quelli pianificati sono tante. Si può, però, lavorare sulla disciplina di comunicare le variazioni e su quella abbiamo iniziato a lavorare dopo la mappatura”.

 

Conclusioni preliminari

Nonostante il lavoro di analisi si sia concluso solo nel novembre 2019, sono già in stadio avanzato e alcune giunte a compimento alcune delle azioni di miglioramento identificate. Sono stati predisposti e/o revisionati documenti per snellire le liste di attesa nella programmazione chirurgica nonché definite modalità anticipate di presa in carico dei pazienti con quadri di minore complessità per allentare la tensione del sovraffollamento in PS. Sono stati inoltre rimodulati gli spazi in PS anche sulla spinta del Covid dando soluzioni inaspettate alle criticità analizzate e altro ancora. L’importanza del lavoro svolto si riassume nell’aver fondamentalmente creato delle aspettative tra i partecipanti che si sono sentiti coinvolti nel possibile cambiamento del proprio contesto lavorativo.

 


Il Bacino d’utenza della provincia di Como (totale, comprensiva dei residenti dei comuni che non fanno parte dell’ASST Lariana – Alto lago-) è 599.204 al 1/1/2019.

Presidi: Ospedale Sant’Anna, Ospedale di Cantù, Ospedale di Menaggio

Accessi PS 2019 presso i tre PS (OSA, OCA, OMA): circa 107.300

Interventi chirurgici (DRG di tipo chirurgico dalle SDO) 2019: 11.652

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DISTURBI NEUROPSICHIATRICI INFANTILI: RICOSTRUIRE IL PUZZLE

Districandosi tra un ventaglio molto ampio di cause e di manifestazioni, il CTR di via Anemoni a Milano punta su progetti mirati che affrontano le difficoltà dei più piccoli partendo dai loro punti di forza

 

I disturbi neuropsichiatrici infantili possono originare da un ampio spettro di cause: fattori genetici; familiarità per disturbi psichiatrici; fattori ambientali e traumi derivanti da violenze fisiche e verbali subite dai bambini o anche dalla madre durante la gravidanza. Altrettanto ampio è lo spettro delle manifestazioni che i disturbi possono assumere: dall’aggressività, all’agitazione psicomotoria, all’inibizione, alle carenze comunicative e di relazione nell’ambito sociale.

“Ogni bambino in difficoltà è come un puzzle da ricomporre – spiega la dottoressa Margherita Valentini, coordinatrice del Centro Territoriale Riabilitativo. Ci sono bambini che fanno fatica a stare al passo con i compagni, non riescono ad eguagliarne il successo scolastico e sociale e reagiscono con rabbia o tristezza, ritirandosi ai margini del gruppo o, viceversa, cercando in tutti i modi di attirare l’attenzione. Anche il rapporto con i genitori nei primi 36 mesi di vita influenza la relazione del bambino con il mondo esterno negli anni successivi. Violenze subite, la mancanza di cure e rassicurazioni, la mancanza di risposte univoche da parte delle figure di riferimento (un genitore che reagisce diversamente nella stessa situazione) o, all’opposto, l’eccessiva attenzione e aspettativa possono dare luogo ad una relazione conflittuale con i genitori che si riflette in disturbi comportamentali e nelle difficoltà di accettare l’autorità e le regole della normale convivenza”.

Il primo passo è ricostruire la storia di ogni singolo minore in modo da progettare attività dedicate che siano tarate sui suoi bisogni. Le educatrici del Centro, che fa parte della ASST Santi Paolo e Carlo, con le Neuropsichiatre delle tre Unità Operativa Dipartimentali di Neuropsichiatria Infantile (UONPIA) si confrontano in merito alla complessità dei casi e ipotizzano una tipologia di intervento riabilitativo. “Le educatrici del CTR – riprende Valentini – individuano obiettivi ed azioni educative da mettere in atto solo dopo un periodo di osservazione e sviluppano un progetto educativo che verrà periodicamente verificato”.

“La centralità dell’approccio è lavorare sulle carenze facendo leva sui punti di forza con interventi psico-educativi mirati a potenziare le abilità cognitive, percettive e motorie; ad incrementare le competenze comunicative ed espressive; a sviluppare le abilità relazionali, e a favorire le autonomie personali in modo da migliorare l’integrazione sociale e scolastica”. Il progetto prevede un percorso individuale con attività che variano dalla visione di film alle uscite sul territorio, dai laboratori creativo-espressivi a quelli manipolativi, di gioco simbolico, di rinforzo del linguaggio e degli apprendimenti. Successivamente, il bambino potrà lavorare in coppia o in piccoli gruppi. “I laboratori di cucina, in passato, si sono rivelati particolarmente efficaci – spiega Valentini -. I bambini cercano le ricette, vengono accompagnati a scegliere gli ingredienti, li dosano, cucinano e condividono il prodotto finito con compagni e famiglia. Tutto ciò permette loro di progettare, cooperare, applicare calcoli matematici e ricevere la gratificazione di vedere il risultato del loro impegno”.

Margherita Valentini (in seconda fila al centro), coordinatrice del Centro Territoriale Riabilitativo, insieme alla sua équipe

Ogni anno il CTR segue un minimo di 30 bambini tra i quattro anni e i 14 anni, con una forte preminenza nella fascia delle scuole primarie. Per l’accompagnamento dei minori, durante il periodo scolastico, il CTR si avvale della collaborazione del servizio trasporto del Comune di Milano che si occupa di portare i bambini dalle scuole al centro e viceversa. Per il resto dell’anno, sono gli stessi genitori (o chi delegato) a farsi carico dell’accompagnamento.

Una quota crescente di minori è di origine straniera; spesso i bambini con cultura differente incontrano maggiori difficoltà nell’inserirsi nel contesto scolastico e nell’essere coinvolti in attività extrascolastiche che possono aumentare la loro sicurezza e capacità relazionale. Anche le dinamiche delle famiglie numerose, a volte, possono ridurre il livello di cura riversata su ogni singolo membro.

“Nonostante tutte le difficoltà – conclude Valentini – con interventi educativi mirati si può fare molto, sul piano sociale, familiare e scolastico perché nonostante la loro fragilità, i bambini, se stimolati, motivati e riconosciuti nella loro unicità, riescono sempre a sorprenderci”.