CYBER RISK: UN QUESTIONARIO PARTECIPATIVO PER CONOSCERE IL LIVELLO DI PREPARAZIONE DELLA SANITÀ ITALIANA

La pandemia comporterà cambiamenti a lungo termine nell’orizzonte sanitario. Alcuni, come l’impiego di software avanzati per il supporto diagnostico o la migrazione in remoto di visite e monitoraggi periodici erano già avviati, ma l’esperienza del lockdown e l’esigenza del distanziamento accelererà la loro introduzione.

Sia il machine learning che il potenziamento della telemedicina richiedono l’utilizzo e lo scambio di una grande quantità di dati sanitari. L’esigenza di un framework operativo che permetta questo scambio in sicurezza è ormai impellente: vi è la necessità di creare uno spazio nel quale i medici e strutture sanitarie possano accedere a dati importanti per curare meglio le persone. Allo stesso tempo, è necessario che questo scambio di informazioni sia ‘sicuro”, sia per la privacy della persona che sotto il profilo della responsabilità civile per la struttura o il professionista sanitario coinvolto. Secondo quanto riportato nel Rapporto Clusit 2020 edito dall’Associazione Italiana dei rischi informatici[1] il settore sanitario è un obiettivo preferenziale del cybercrimine e soffre di più violazioni dati di qualsiasi altro.

Il Cyber Risk si aggiunge, perciò, al novero dei rischi in sanità e va gestito come tale: una nuova dimensione del rischio clinico.

Sham è pronta ad affrontare questo nuovo scenario con gli strumenti assicurativi e tecnologici che possono permettere alla sanità digitale di divenire un elemento di routine nel panorama delle cure.

Il primo passo per accompagnare i nostri soci/assicurati in un percorso di miglioramento è conoscere il loro livello di partenza. Per questo abbiamo stilato, assieme al Dipartimento di Management dell’Università di Torino, un veloce questionario che mettiamo a disposizione dell’intero ecosistema sanitario.

Si tratta di una ventina di domande alle quali rispondere con un “sì” o con un “no” con lo scopo restituire una panoramica sul livello di preparazione e consapevolezza del tessuto sanitario relativamente al rischio informatico.

Quello di coinvolgere la ricerca universitaria nell’esperienza di Risk Management sul campo è ormai una prassi consolidata di Sham in Italia: questo ci consente di mantenere sempre aggiornata la risposta al rischio, declinandola sulle esigenze del singolo caso.

Questo percorso, però, tengo a specificarlo, non è limitato ai soci /assicurati Sham. E’ un percorso partecipativo aperto a tutte le realtà sanitarie. I risultati dello studio saranno infatti disponibili pubblicamente una volta concluso. Un orizzonte ampio confermato anche dall’autorevolezza dei numerosi enti patrocinatori che ringrazio personalmente.

In ordine alfabetico: l’Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere (ANMDO); l’Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari (ARIS); il Consorzio universitario per l’ingegneria nelle assicurazioni (CINEAS); Federsanità – ANCI; la Società Italiana Rischio Clinico (SIRiC).

Creare le condizioni per la sicurezza è, del resto, un interesse comune e, per esperienza, sappiamo che queste condizioni si consolidano solo grazie a un lavoro congiunto e tramite la condivisione delle informazioni che contribuiscono al miglioramento delle pratiche sanitarie.

 

Qui (LINK) maggiori dettagli sull’iniziativa

Qui (LINK) per rispondere al questionario

 

Grazie, come sempre, della vostra attenzione e buona lettura!

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

 

 

[1] Pag 183 Sicurezza nel settore sanitario – Perché gli ospedali sono così violabili? [A cura di Filip Truță, Bitdefender] – Link rapporto

 

STORIE DI CAPACITÀ STRAORDINARIE: DURANTE E DOPO LA CRISI

La sanità italiana ha dato prova di capacità eccezionali durante la pandemia e a queste esperienze è dedicato l’interessante approfondimento che trovate qui (LINK): una storia composta da numerosi episodi che spaziano dall’innovazione delle T-Shirt per il monitoraggio agli interventi chirurgici su un feto di 28 settimane.

I medici e gli infermieri sono spesso i protagonisti di queste storie così come lo sono stati anche della narrativa dei mesi scorsi. Ma attenzione a chiamarli eroi, avverte in un’intervista a Sanità 360° il dott. Gabriele Gallone, Segretario Organizzativo Nazionale dell’ANAAO, sindacato che riunisce al suo interno oltre 22 mila medici e con una storia lunga oltre 60 anni. In quello che è un appello significativo (LINK), Gallone ci informa che i medici non vogliono essere chiamati eroi: auspicano che i meriti raccolti durante l’epidemia non si tramutino in capi d’accusa in Tribunale, là dove le scelte che sono stati chiamati a fare in tempo di emergenza potrebbero essere sottoposte a giudizio secondo una normativa concepita prima del COVID.

Dopo l’intervista al Presidente di Federsanità ANCI, Tiziana Frittelli, Sanità 360° continua ad interrogare gli attori del mondo sanitario sul tema della responsabilità sanitaria alla luce dell’epidemia: un nodo da sciogliere per il bene dell’ecosistema sanitario e in vista della progressiva riapertura delle attività ordinarie e ambulatoriali.

 

Grazie per l’attenzione e buona lettura,

Roberto Ravinale 

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

COMUNICAZIONE, RESPONSABILITÀ E DANNI INDIRETTI NEL PANORAMA SANITARIO DEL POST EMERGENZA

Questa prima newsletter di giugno affronta tre ambiti del panorama sanitario che sono stati profondamente colpiti dalla recente emergenza.

In primo luogo, la condizione di isolamento ha modificato strutturalmente le modalità di comunicazione in ambito sanitario, aggravando il carico psicologico degli operatori e mutando inevitabilmente l’interazione tra pazienti, sanitari e familiari che condividono informazioni.

E questo è stato il focus del primo appuntamento con “Sham On Air”, il ciclo di webinar targati Sham e dedicati all’approfondimento di alcuni dei temi più importanti in ambito di prevenzione e risk management in sanità, insieme a professionisti ed esperti di settore. Unendo al racconto di esperienze reali, una riflessione sul contesto giuridico di riferimento, abbiamo trattato l’evoluzione della comunicazione sanitaria e le sue implicazioni sulla sicurezza e sul rischio di contenzioso. Se ve lo siete perso, lo trovate qui (LINK).

Al secondo ambito – la riflessione sulla responsabilità civile in sanità – appartengono le riflessioni di Tiziana Frittelli, presidente di Federsanità ANCI, e attualmente impegnata in un tavolo di lavoro dedicato all’argomento con il Ministero della Salute (LINK). Il tema – già anticipato da Sanità 360° nella proposta[1] degli Avvocati Macrì e Gribaudi – verte sulla constatazione che la sanità italiana ha dovuto rispondere ad un’emergenza senza precedenti basandosi su linee guida e norme pensate prima del COVID-19. Quali saranno i criteri con i quali verrà giudicata la responsabilità nell’erogazione delle cure, nell’acquisizione dei materiali, nell’impiego degli spazi durante l’epidemia? Il tema è strategico non solo per la sostenibilità finanziaria del sistema sanitario ma, anche e soprattutto, per costruire le fondamenta del suo tornare ad una ‘nuova’ normalità.

Il terzo ambito – toccato dall’intervista a Gaetano Maria De Ferrari, Direttore del dipartimento di scienze mediche dell’Università di Torino e della Cardiologia della Città della Salute, Presidio Molinette – riguarda i decessi e i danni alla salute avvenuti o accumulati per cause indirette da COVID: ossia la paura o l’impossibilità di accedere agli ospedali durante l’epidemia (LINK).

Vi lascio quindi alla lettura di questo numero di Sanità 360°, che come sempre affronta i problemi e le sfide che attendono il nostro ecosistema sanitario, e che rappresenta lo spazio dedicato agli operatori del settore per confrontarsi e trovare soluzioni condivise.

 

Buona lettura

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

 

[1] Covid-19: una proposta tra etica, solidarietà e responsabilità, a cura degli Avvocati Ernesto Macrì e Maria Nefeli Gribaudi, 29 aprile 2020 www.sanità360.it

 

RESPONSABILITÀ SANITARIA E COVID: IL TEMPO DEL CONFRONTO È ORA

Si moltiplicano le proposte e le riflessioni sul tema della responsabilità civile in sanità al tempo del Covid-19. Un tema che Sanità 360° aveva già anticipato quasi un mese fa nell’editoriale “Non processiamo domani gli eroi di oggi”.

Il tema è ancora attuale e lo rimarrà a lungo. È evidente, infatti, che stiamo vivendo una fase eccezionale dal punto di vista sanitario. Questa eccezionalità, però, non ha ancora trovato un suo pieno riconoscimento normativo: le cure e i servizi erogati durante l’emergenza continuano a ricadere all’interno della legislazione ordinaria.

È una tematica da valutare soprattutto ora, nella “Fase 2”.

Come dovranno comportarsi, infatti, le Aziende Sanitarie nella riorganizzazione delle attività ordinarie?

Sono domande che hanno un certo rilievo perché, in ultima analisi, la certezza sui confini della responsabilità civile nell’erogazione di un bene o un servizio è un prerequisito fondamentale per stabilire che lo stesso possa essere erogato in sicurezza.

Continua perciò il confronto sul possibile aggiornamento della responsabilità civile in sanità alla luce della pandemia.

Sanità 360° è da anni arena di proposte e scambio. A questo proposito, tra gli approfondimenti di questo numero segnalo l’interessante articolo degli Avvocati Ernesto Macrì e Maria Nefeli Gribaudi (LINK), che si orienta verso una tutela indennitaria: “Una tutela scevra da giudizi di colpa e dalle logiche sostanziali e processuali del sistema della responsabilità civile che – scrivono gli autori – mal si attagliano ad una situazione di tale drammaticità e straordinarietà”.

 

Buona lettura

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

 

BUONE PRATICHE ALL’EPOCA DEL CORONAVIRUS

Questo è sicuramente il tempo dell’azione per il Sistema sanitario nazionale. Ci sarà tempo per la riflessione e l’analisi dalle quali apprenderemo, senza dubbio, molte preziose lezioni studiando la risposta all’emergenza sviluppata da numerose Asl, medici e operatori coraggiosi.

Già ora, però, possiamo cogliere interessanti spunti da raccontare e sottoporre alla comunità sanitaria per utili riflessioni condivise. Questa, del resto, è la missione di Sanità 360° e la portiamo avanti come di consueto, anche in questi tempi di crisi.

Ecco, perciò, alcuni esempi che abbiamo incontrato e che vi offriamo per una rapida lettura: l’esperienza forte e coinvolgente dell’ATS Bergamo nel rispondere alle richieste d’aiuto di Sindaci e Cittadini (LINK); la raccolta dei tamponi “Drive-in” di Roma (LINK); la creazione in tutta Italia delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale per il rischio nelle RSA e le cure a domicilio dei malati COVID-19 non ospedalizzati (qui l’esempio di Verona); la nascita in Lombardia e Lazio di APP specifiche per l’emergenza (LINK).

Infine, abbiamo sollevato e continuiamo a sollevare, assieme a tante altre realtà scientifiche e sanitarie, il rischio che “gli eroi di oggi diventino gli imputati di domani”. Operatori e strutture stanno operando in condizioni eccezionali ma le norme in materia di responsabilità civile sanitaria sono ancora quelle “ordinarie”. Sarebbe ingiusto e insostenibile se dovessero essere chiamati a rispondere delle cure che hanno erogato con grande coraggio e spirito di servizio, solo perché queste cure non rientravano in protocolli di sicurezza impossibili da rispettare nelle condizioni attuali.

Con un invito alla riflessione, vi auguro come sempre una buona lettura.

 

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

NON PROCESSIAMO DOMANI GLI EROI DI OGGI

La risposta dell’Italia, l’irrisolto nella responsabilità civile sanitaria in tempi d’emergenza e la prospettiva di ricostruire la sanità dal Covid-19 in avanti

 

Nelle memorie di un piccolo villaggio del Congo colpito dall’Ebola ’76, nei racconti dei nostri nonni che avevano fatto la guerra o nei resoconti giornalistici sull’economia sfibrata dalla crisi del 2008: a partire da ogni evento di cesura nella storia dell’umanità c’è stato un “prima” e c’è stato un “dopo”. Succederà – sta già succedendo in realtà – anche per il COVID-19. Questa volta, però, sarebbe meglio pensare al “dopo” come ad un lungo “durante”.

Non sappiamo, infatti, se il virus rimarrà o sparirà ma, già ora, abbiamo la certezza che i suoi effetti saranno stabili e duraturi. Non si tornerà alla situazione precedente. Si ricostruirà, invece, a partire dalle trasformazioni sociali, economiche e sanitarie indotte dall’epidemia. Anche se la disponibilità finanziaria per la Sanità italiana a partire dal Covid-19 sarà legata alla tenuta complessiva del sistema Paese, vorrei analizzare tre punti dai quali procedere per pensare a come “ripartire”.

Il primo è l’assoluta eccellenza della risposta Italiana.

L’Italia, il suo Governo e l’intero sistema politico hanno deciso di mettere la salute del cittadino davanti ad ogni altro interesse o considerazione. L’hanno fatto per primi e l’hanno fatto senza nessun esempio dal quale trarre ispirazione – essendo quello cinese un modello inapplicabile a livello operativo in una democrazia liberale matura – . Tutti gli altri Paesi, che inizialmente avevano considerato la risposta italiana come eccessiva, non appena colpiti dalla crisi, hanno seguito il nostro esempio. Non è errato affermare che l’Italia sia stata un faro per l’Europa. La stessa World Health Organization ha indicato la risposta italiana come best practice da seguire.

Nonostante la risposta sia stata più che adeguata, è importante notare come, ancora una volta, ogni Regione abbia reagito con tempi e modalità differenti. Questo a causa della peculiarità di ciascun sistema sanitario regionale. Durante l’inevitabile riorganizzazione che il sistema sanitario dovrà affrontare durante la riconversione dall’emergenza alla “normalità”, sarà opportuno affrontare il tema della redistribuzione delle risorse con lo stesso spirito di solidarietà nazionale che ha accomunato fino a ora tutti gli attori sanitari pubblici e privati. Questo per garantire un migliore equilibrio tra tutte le regioni.

Il secondo punto riguarda il personale sanitario.

Medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari (e anche gli spesso dimenticati farmacisti) sono gli eroi dell’epidemia, in una delle rare occasioni nelle quali l’utilizzo della parola “eroi” è giusto e appropriato. Il personale delle strutture sanitarie in particolare sta pagando la mancanza di dispositivi di protezione in numero sufficiente, in un contesto ad altissimo tasso di contagio. È fondamentale che il sacrificio di medici e operatori sanitari non venga dimenticato. È fondamentale che il coraggio, l’impegno e la strenua dedizione non vengano omessi. È fondamentale che non si ritorni a criminalizzarli per gli esiti delle cure, nei processi e sulla stampa dopo che i riflettori saranno spenti.

L’emergenza COVID-19 rischia di aggravare la situazione della responsabilità civile sanitaria non appena il picco epidemico sarà superato. Rispondere all’emergenza significa operare nell’emergenza: le sale operatorie trasformate in sale di rianimazione; il personale ricollocato a fronteggiare l’urgenza indipendentemente dalla formazione; gli interventi chirurgici condotti sotto-organico per evitare danni irreparabili alla salute delle persone… tutto questo è perfettamente legittimo, meritorio. Dal punto di vista legale invece, rappresenta un buco nero. Se e quando la magistratura sarà chiamata a pronunciarsi sulle infezioni nosocomiali e sulla mancata applicazione dei protocolli, è probabile che vengano applicati strumenti normativi ordinari per giudicare situazioni eccezionali. Non è un’ipotesi accademica, è un rischio concreto. Gli eroi di oggi, potrebbero essere processati domani. Ciò va evitato a tutti i costi, con un intervento normativo che riconsideri i confini della responsabilità civile alla luce dell’eccezionalità della situazione.

Tanto più che, nel momento in cui sarà necessario riconvertire la Sanità all’attività ordinaria, saranno le stesse leve esauste che stanno affrontando l’emergenza oggi a dover recuperare tutta l’attività lasciata in sospeso domani. Di medici e infermieri, infatti, non abbiamo riserve. Non sarà possibile aggiungere al peso enorme che stanno sopportando e sopporteranno, anche quello di dover rispondere in tribunale dei loro meriti. Né è pensabile che i bilanci delle Aziende Sanitarie – già indebitate (le cifre non sono ancora note ma possiamo affermare che saranno sicuramente ingenti) – possano sopravvivere a un’ondata di richieste di risarcimento.

Questo ci porta al terzo punto: l’orizzonte assicurativo della Sanità.

Nessuno sa, al momento, se la Sanità sarà più o meno assicurata in futuro. Sarà però opportuno che venga riconosciuto il ruolo sociale dell’assicuratore: quello di rendere “sicuro” operare nel settore sanitario, così come avviene in qualsiasi altro ambito socio-economico. È la presenza di un quadro assicurativo, infatti, che a livello macro-economico rende possibile l’introduzione di nuove tecnologie nel mercato, la vendita di prodotti, il trasporto navale e, sostanzialmente, qualsiasi altro ambito. Questo avviene perché l’assicuratore, facendosi carico di una parte del rischio, contribuisce alla sostenibilità dell’attività ma non solo. Il trasferimento del rischio garantisce all’imprenditore la serenità necessaria per portare avanti la propria attività economica. Concetto ancor più rilevante se applicato all’ambito Salute perché i professionisti sanitari devono poter operare liberi dal peso delle conseguenze in termini di azioni civili e amministrative per danno erariale. Un supporto esterno, con specifici know-how ed esperienza, è sempre auspicabile per un continuo miglioramento interno: un assicuratore maturo e competente infatti accompagna le strutture sanitarie e i suoi operatori in una gestione integrata, efficiente ed efficace di rischio e sinistri, con l’obiettivo ultimo di migliorare la qualità dei percorsi di cura e garantire la sicurezza del paziente.

Tutto ciò non è una novità: è quanto previsto dall’articolo 10 della legge 24. Confido che la ricostruzione comprenda il rispetto dell’articolo 10 e l’approvazione dei decreti attuativi rimasti pendenti per rendere del tutto operativa la legge Gelli.

Anche in questo campo, come negli altri, sfruttiamo l’occasione di ripartire con il piede giusto.

 

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

 

 

INFORMATICA E IA: UN NUOVO ORIZZONTE NELLA SICUREZZA SHAM

Questo mese abbiamo annunciato un importante cambio di paradigma: con l’ingresso di 5 partner informatici specializzati in sicurezza digitale, algoritmi e intelligenza artificiale, la tecnologia che Sham mette a disposizione dei propri clienti diventa uno strumento predittivo, capace di anticipare il rischio prima ancora che si manifesti.

È un’innovazione di grande portata, che si cala nel solco di 90 anni di attività. Finora, infatti, la nostra Mutua assicurativa si è concentrata sullo sviluppo di percorsi di miglioramento per gli associati e su mappature e progetti in situ che partivano dalla quantificazione del rischio al fine di gestirlo, contenerlo e ridurlo progressivamente.

Da oggi, grazie ad una nuova e completa serie di piattaforme e servizi informatici incentrati sulla sicurezza e sull’analisi dei dati clinici non strutturati, a queste capacità si aggiunge la possibilità di prevedere e prevenire il rischio più velocemente e più profondamente di quanto sia mai stato possibile finora.

Una capacità di evitare il rischio che si applica a tre 3 ambiti distinti della Sanità: il rischio informatico per i dispositivi medici e i dati sanitari, il rischio clinico nell’erogazione delle cure e il rischio per il personale sanitario.

È una rivoluzione nella continuità – cioè un progresso – della quale andiamo molto fieri perché ci permette di proseguire la nostra strada seguendo i valori della mutualità e della prevenzione con ancora più efficacia, aumentando la nostra capacità di avere un impatto positivo sulla sicurezza delle cure, delle strutture associate e delle persone assistite.

Continua, perciò, l’attività di Sham come l’avete conosciuta ma si aggiungono nuovi servizi all’avanguardia e nuovi partner di grande spessore (LINK).

Continua anche la missione di Sham e di Sanità 360° nel condividere le buone pratiche locali e contribuire alla consapevolezza e alla crescita della cultura della prevenzione.

In questo numero troverete l’esperienza dell’Ospedale Valduce di Como relativa all’accompagnamento delle giovani madri nel ritorno a casa (LINK) e il progetto sviluppato dall’Azienda Ospedaliera di Padova per monitorare e valutare l’impatto delle misure di miglioramento nella sicurezza (LINK).

Infine, riportiamo un progetto veramente interessante intrapreso dalla Asl di Latina per affrontare globalmente le cronicità. Come? Incaricandosi della guida alla persona assistita durante l’intero percorso di cura (LINK).

 

Grazie per l’attenzione e buona lettura,

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

SIMULAZIONE E ADERENZA ALLE LINEE GUIDA

Nel primo numero di Marzo 2020 diamo risalto a quella che, a detta di molti operatori nell’ambito della sicurezza sanitaria, è la forma in assoluto più efficace di formazione: la simulazione.

La simulazione permette di evidenziare non solo le criticità che possono verificarsi nella realtà ma, anche e soprattutto, di sperimentare le proprie reazioni e la propria reattività in sincronia con le azioni dell’equipe.

Protagonista di questo racconto è la ASST Lariana che, con un nuovo dispositivo (LINK), prepara gli operatori a fronteggiare eventi complessi riguardanti lattanti e bambini. Una preparazione della quale beneficeranno sia l’Italia che altri Paesi con meno risorse.

Sul fronte dell’aderenza alle procedure di sicurezza, presentiamo due casi rappresentativi di diverso ordine di grandezza. Il primo è il progetto in tre fasi della Fondazione Poliambulanza di Brescia: una checklist per identificare i comportamenti maggiormente suscettibili di essere disattesi in sala operatoria e concentrare la formazione in quelle aree (LINK). Il secondo caso è l’esperienza della Casa di cura Villa Maria di Padova che ha sintetizzato e reso facilmente consultabili in ogni reparto le Raccomandazioni ministeriali relative alle prestazioni infermieristiche (LINK).

Infine, continua l’attenzione di Sanità 360° su un tema ancora in parte inesplorato nella gestione del rischio: il Risk Management nell’ambito dei Servizi Territoriali di Salute Mentale con un approfondimento sul progetto “R.O.M.A. 1.0” (LINK).

 

Buona lettura

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

UN BEL GIORNO PER IL RISK MANAGEMENT IN ITALIA

Oggi, mercoledì 19 febbraio, inizia presso l’Università di Torino l’insegnamento del modulo “Governance e gestione del rischio clinico e dei sinistri nelle strutture sanitarie”, all’interno del Corso di Laurea Magistrale in Amministrazione e Controllo Aziendale.

È un’ottima notizia per l’Università di Torino, che si conferma così sempre più un polo italiano – e internazionale – per lo studio e la ricerca nell’ambito della gestione rischio e, nello specifico, del rischio sanitario.

È un’ottima notizia anche per noi di Sham perché è proprio all’interno della partnership triennale tra il Dipartimento di Management dell’Università torinese e la nostra Mutua, che il modulo magistrale ha preso il via. (LINK)

La collaborazione con il Dipartimento e Sham, in qualità di ente finanziatore, si è sviluppata nel corso degli anni con lo scopo di far avanzare la ricerca nell’ambito del RM sanitario, diffondere la cultura della prevenzione e contribuire a creare un percorso formativo per i Risk Manager. La partnership prevede inoltre una borsa di studio per l’analisi del rischio a priori e un tavolo tecnico per l’individuazione delle buone pratiche.

Sham non è nuova a questo tipo di collaborazione. Tutto ciò perché crediamo fermamente che qualsiasi tipo di investimento – in termini di tempo, impegno e stanziamenti –  che effettuiamo oggi, contribuisca sensibilmente alla formazione e allo sviluppo delle competenze dei manager sanitari di domani. La sicurezza delle cure e la gestione del rischio saranno sempre più determinanti per la prevenzione e per la sostenibilità del sistema sanitario negli anni a venire; e i manager sanitari, che sono i veri decision maker in questo contesto, ne saranno le figure pivotali.

Poter comunicare questa visione in occasione della lezione inaugurale del modulo e trasmetterla ai prossimi responsabili della sicurezza negli ospedali italiani mi riempie quindi di soddisfazione e di fiducia per il futuro. Vi terremo aggiornati.

 

Come sempre, vi auguro una buona lettura.

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

CRONACA DI UN’EMERGENZA

Le Infezioni correlate all’assistenza restano uno dei temi più impellenti per la Sanità italiana. Un rischio che la diffusione ben oltre la media europea di microbi multiresistenti aggrava ulteriormente. Si tratta di un’emergenza che Sanità 360° ha più volte posto in risalto, promuovendo riflessioni e buone pratiche che delineassero i confini della minaccia e contribuissero a ridurla. In questo numero della nostra Newsletter raccontiamo l’incontro organizzato a Roma da Motore Sanità (LINK) e intitolato, giustappunto, “Lotta alle Infezioni Correlate all’Assistenza”.

Collegato alla prevenzione del rischio nell’erogazione delle cure – in questo caso in chirurgia – è anche l’approfondimento dell’IRCCS Rizzoli di Bologna che ha “arruolato” i pazienti quale parte attiva nel Risk Management, capace di contribuire alla compliance delle procedure di sicurezza (LINK).

La misurazione dell’assistenza infermieristica e del suo impatto (Nursing Sensitive Outcomes) è invece al centro del progetto dell’ASL di Perugia (LINK). Un progetto che ha ricevuto la menzione speciale al Premio Sham 2019 a fianco di quello presentato dal Rizzoli.

Chiude la nostra rassegna una panoramica sintetica sui numeri e le dinamiche di fondo della responsabilità civile in Sanità. L’articolo è a firma di un’autorità in materia: l’Avvocato Ernesto Macrì, che ringrazio ancora una volta per il sempre prezioso contributo agli approfondimenti di Sanità 360°.

 

Vi ringrazio per la consueta attenzione e vi auguro una buona lettura.

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di SHAM in Italia