IL VADEMECUM COVID-19 DELLA ASL TO4

Un sito Intranet per operatori ospedalieri sul territorio.

Grazie alla SS Qualità, la SC Risk Management ASL TO4 ha allestito, immediatamente dopo la dichiarazione di emergenza coronavirus, un sito Intranet aziendale dedicato al Covid-19 per poter aiutare gli operatori sanitari a districarsi tra le diverse normative (DL, circolari del Ministero della Salute, ISS, Protezione Civile, Delibere Regionali ecc.) che si sono succedute in brevissimo tempo. Sono state predisposte delle Aree tematiche sintetiche, per ogni tema d’interesse, e tali aree sono aggiornate in tempo reale e corredate da strumenti di lavoro stampabili; inoltre, sono stati effettuati collegamenti a link istituzionali per l’approfondimento dei diversi argomenti.

“Nel Vademecum  – spiega la responsabile della Struttura Vincenza Palermo – sono contenute le informazioni ritenute essenziali ed indispensabili, quotidianamente aggiornate, che tutti gli operatori dell’ASL TO4 (ospedalieri e territoriali) devono conoscere ed applicare rigorosamente al fine di contenere e gestire al meglio l’emergenza epidemiologica Covid-19”.

 

Il Vademecum Covid-19 della ASL TO4

 

Il documento è stato redatto allo scopo di contenere in un unico documento le diverse informazioni, succedutesi in breve lasso di tempo, e pervenute in Azienda attraverso diversi canali istituzionali ed è organizzato in Aree Tematiche: “Clinico assistenziali” e per i “dipendenti”, completato da area dedicata a “Link istituzionali”, ovvero la parte riservata all’approfondimento delle comunicazioni del Ministero della Salute, Governo, Protezione Civile o Regione Piemonte.

“Le Aree Tematiche così strutturate contengono disposizioni operative, organizzative ed amministrative e, laddove sia necessario, sono previsti specifici allegati. In ogni Area Tematica, alla voce “Protocolli aziendali”, sono stati inserite le disposizioni pervenute ufficialmente con protocollo aziendale o mail da parte dei vari responsabili dei settori, componenti dell’Unità di Crisi Aziendale.

“Il Vademecum così strutturato – conclude Palermo – rappresenta il documento di riferimento aziendale per tutti i professionisti a cui fare riferimento per l’applicazione delle buone pratiche”.

Decalogo per l’accesso alle strutture ospedaliere

Una guida per le persone che accedono alle strutture sanitarie in tempo di Covid-19, pubblicata dall’AULSS 9 Scaligera e promossa dalla Regione Veneto per ridurre i rischi di contagio.

Di seguito le norme:
  1. In tutti i reparti di degenza l’accesso dei visitatori è limitato a una sola persona per paziente al giorno. La visita dovrà essere breve e il visitatore dovrà indossare una mascherina di protezione
  2. Tutte le persone, in particolare gli anziani, sono invitate a non recarsi nelle strutture sanitarie solamente per problematiche urgenti e non procrastinabili
  3. In tutti i reparti di degenza l’accesso dei visitatori è vietato a persone con sintomi respiratori (raffreddore, tosse, mal di gola, febbre)
  4. Non sono consentite le visite ai pazienti in isolamento per COVID-19
  5. Nelle sale d’attesa del Pronto Soccorso non possono sostare gli accompagnatori dei pazientisalvo diverse specifiche disposizioni del personale sanitario
  6. Tutte le persone che accedono in ospedale devono indossare una mascherina di protezione
  7. Tutte le persone devono mantenere la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro
  8. Per l’igiene delle mani nelle sale d’attesa sono messe a disposizione soluzioni disinfettanti
  9. Tutte le persone sono tenute ad osservare tutte le misure di prevenzione igienico sanitarie raccomandate dal Decalogo del Ministero della Salute

A questo link il documento ufficiale.

“Covid-19”: la nuova piattaforma della Regione Piemonte

Creata dal Consorzio per il Sistema Informativo, “Covid-19” è la piattaforma open source dell’Unità di Crisi della Protezione Civile del Piemonte per tenere sotto controllo tutte le attività che riguardano i pazienti affetti da coronavirus.

 

Esecuzione dei test e analisi dei tamponi, presa in carico dei pazienti e accompagnamento ai percorsi di cura, disponibilità e assegnazione dei posti letto, dimissioni e trasferimenti verso reparti o strutture: sono queste le principali funzioni della nuova “Piattaforma Covid-19”, voluta dalla Regione Piemonte e messa a disposizione dell’Unità di Crisi regionale per affrontare con maggiore efficacia l’emergenza coronavirus[1].

Una piattaforma open source, realizzata dal Consorzio per il Sistema Informativo, per gestire l’emergenza sanitaria in modo rapido ed efficace, dove le informazioni sono fruibili facilmente anche in mobilità e con dispositivi diversi. Ad usarla oggi sono “tutti gli attori coinvolti dall’emergenza”[2]: Unità di Crisi, 18 Aziende Sanitarie regionali, 13 laboratori analisi e laboratori privati convenzionati, per una distribuzione complessiva delle credenziali di accesso a circa 700 operatori sanitari, 1.181 sindaci e oltre 90 rappresentanti delle forze dell’ordine e 20 operatori dell’Unità di crisi”.

Rilevante soprattutto la funzione di monitoraggio dei posti letto disponibili nelle varie strutture collegate all’Unità di Crisi, con una panoramica in tempo reale di tutti i posti letto liberi o occupati in ogni Ospedale e nelle diverse aree critiche (terapia intensiva, semi-intensiva o media intensità), e la possibilità per ciascuna persona di essere presa in carico dal sistema sanitario regionale.

Una piattaforma mirata poi a supportare i sindaci: “In primo luogo – ha spiegato sul sito della Regione Piemonte l’assessore alla Sanità, Luigi Genesio Icardi – la piattaforma è in grado di supportare i sindaci piemontesi nella gestione delle quarantene. L’obiettivo è di fornire a ogni primo cittadino un elenco delle persone del proprio comune che le Aziende sanitarie regionali decideranno di mettere in isolamento”.

Due, infine, le funzioni che verranno implementate: l’acquisizione di nuovo personale medico e infermieristico da parte delle aziende sanitarie in prima linea nella lotta al Covid-19 e la gestione del post ricovero per tutte le persone dimesse dall’Ospedale.

 

[1] https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/comunicati-stampa/coronavirus-piemonte-presentata-nuova-piattaforma-informatica-gestione-dellemergenza

[2] Ibidem

“AllertaLOM” e “Lazio Doctor Covid”: due App per il contrasto al coronavirus

Disponibili su Google Play e Apple Store, le due applicazioni di Regione Lombardia e Lazio sono attive per supportare il contenimento del coronavirus.

 

AllertaLOM è la nuova applicazione della Regione Lombardia, sviluppata della Protezione civile nell’ambito delle azioni di contrasto all’emergenza coronavirus. A tutti i cittadini, con o senza sintomatologia da Covid-19, che hanno scaricato l’applicazione, viene proposto in forma anonima un breve questionario. In questo modo, da una parte, l’applicativo raccoglie informazioni complete e strutturate sulla diffusione del contagio, da mettere a disposizione dell’Unità di Crisi regionale; dall’altra, gli utenti ricevono notifiche e informazioni sulle allerte emesse dalla Regione. La sezione Coronavirus e il questionario permettono una sorta di “triage a distanza[1]: l’obiettivo – si legge sul sito della Regione[2] – è quello di raccogliere una grande quantità di dati, in forma anonimizzata, per mettere a disposizione dell’Unità di Crisi regionale e degli specialisti informazioni complete e strutturate sulla diffusione del contagio sul territorio lombardo.

Sono già oltre 50mila gli utenti iscritti ad AllertaLOM che ricevono notifiche e informazioni sull’emergenza in atto. Gli utenti sono invitati a ripetere ogni giorno (non più di una volta al giorno) la compilazione del questionario, aggiornando il proprio stato di salute. Le informazioni raccolte contribuiranno ad alimentare una “mappa del rischio contagio” continuamente aggiornata, che permetterà agli esperti di sviluppare modelli previsionali sulla diffusione dello stesso, andando ad agire direttamente in quelle zone ove si riscontrino maggiori probabilità di sviluppare un focolaio[3].

Con Lazio Doctor Covid (LazioDrCovid), la Regione Lazio ha invece lanciato una nuova applicazione per contattare il proprio medico quando si ha necessità. L’applicazione conta già oltre 80mila utenti registrati, di cui più di 2mila medici di famiglia e oltre 300 pediatri con almeno un accesso alla piattaforma. L’App si rivolge in particolare a[4]:

  • tutti i cittadini che vogliono entrare in contatto con il proprio medico di famiglia da remoto;
  • chi manifesta sintomi legati al Covid19 (febbre, tosse, bruciore agli occhi);
  • chi è entrato in contatto stretto con persone positive al Covid19;
  • chi è stato sottoposto a misure di sorveglianza attiva da parte della Asl.

Grazie a questi applicativi sarà dunque possibile ricevere assistenza anche a casa. Queste misure però non sostituiscono il servizio del Numero Unico delle Emergenze 112 o 118 che deve essere attivato da parte del cittadino in caso di emergenza sanitaria.

 

 

[1] https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/cittadini/salute-e-prevenzione/coronavirus/app-coronavirus

[2]https://www.openinnovation.regione.lombardia.it/b/572/regioneaicittadiniunapppermonitorareladiffusionedelcovid

[3] https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/cittadini/salute-e-prevenzione/coronavirus/app-coronavirus

[4] http://www.regione.lazio.it/rl/coronavirus/scarica-app/

 

“DRIVE-IN”: IL SISTEMA PER EFFETTUARE DALL’AUTO IL TAMPONE AL CORONAVIRUS

La ASL Roma 1 amplia il bacino di utenza proteggendo gli operatori. Con la tecnica “drive-in” il test Covid-19 viene eseguito direttamente sull’autovettura del cittadino.

 

È attivo dal 1° aprile il test Covid-19 in modalità “drive-in” grazie al supporto dall’unità mobile della ASL Roma 1. Il test viene effettuato presso il Comprensorio di Santa Maria della Pietà in assoluta sicurezza: i cittadini restano nella propria autovettura mentre il personale infermieristico effettua il tampone faringeo indossando gli idonei dispositivi di protezione.

Non si tratta di un test somministrato su base volontaria o a richiesta”, spiega nel comunicato la ASL Roma 1[1]. A raccogliere le segnalazioni è il SISP[2], l’UOC Servizio Igiene Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione, che valuta le condizioni cliniche delle persone in sorveglianza sanitaria o segnalate dai Medici di Medicina Generale, in grado di effettuare lo spostamento dal proprio domicilio. La condizione è che la persona sia in grado di raggiungere da sola l’unità mobile e, dunque, non versi in grave stato di salute. In caso contrario, il tampone viene eseguito direttamente a casa.

“È una modalità molto efficiente e anche efficace – racconta in una video intervista rilasciata all’Ansa[3] Maurizia D’Amore, Infermiera volontaria presso la ASL Roma 1 – sia dal punto di vista della sicurezza che dell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. Le persone transitano qui davanti, noi confermiamo i dati anagrafici e dopodiché, facendo rimanere le persone all’interno della loro autovettura, eseguiamo il tampone. Le persone possono poi tranquillamente andare. In questo modo, possiamo eseguire molti più tamponi nella giornata mantenendo una sola tuta e cambiando di volta in volta soltanto il materiale d’uso”.

 

 

[1] Comunicato del 2 aprile 2020: https://www.aslroma1.it/comunicati/tamponi-drive-in-da-ieri-operativo-il-servizio-della-asl-roma-1-al-santa-maria-della-pieta

[2] https://www.aslroma1.it/azienda-dipartimentieri/dipartimento-di-prevenzione

[3] https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2020/04/01/coronavirus-allasl-roma-1-il-tampone-si-fa-dallauto_a3c650d8-5cc9-4c58-8c1d-4d107a6f6c68.html

 

“Salvate mio padre”: storie di famiglia nel cuore dell’epidemia

A Bergamo l’appello di una figlia in quarantena è solo un esempio della corsa contro il tempo di ATS e Sindaci per portare le cure dove servono sul territorio.

 

In un territorio martoriato c’è un grande gioco di squadra. I referenti dei distretti dell’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) sono in campo da oltre un mese a fianco dell’Ufficio Sindaci per rispondere a richieste d’informazione e d’aiuto che provengono dai o attraverso gli enti locali.

“Dall’ascolto quotidiano dei cittadini – esordisce Rita Moro, referente del distretto di Bergamo per l’Agenzia di Tutela della Salute – tocchiamo con mano la tragicità di questi momenti nei quali, di fronte ad un pericolo che incombe minaccioso, non si può sempre stringere a sé le persone più care per supportarle ma, al contrario, bisogna spesso tenerle lontane per proteggerle”.

LE STORIE DELLE FAMIGLIE

Sono storie di famiglie che cercano di preservare la salute dei propri anziani riducendo al massimo i contatti, intimando loro di restare reclusi, vivendo in costante allerta temendo per la loro fragile salute. È la frustrazione di quanti, a causa di lavori che li espongono al continuo contatto con le altre persone, rinunciano alle esternazioni d’affetto persino nei confronti dei propri figli. Per non parlare di quanti, in prima linea nell’assistere i malati, raccontano di aver scelto di interrompere ogni contatto con la famiglia per preservarne la salute.

UN PAPÀ DA SOCCORRERE

“Ricevo da un Sindaco la richiesta d’aiuto di una sua concittadina, una figlia in quarantena con la propria famiglia, in pensiero per il padre anziano, da poco vedovo e trasferitosi da solo in un paesino delle nostre valli”, racconta Rita Moro. Proprio perché nuovo del posto, l’uomo non ha ancora riferimenti certi: niente medico curante, niente amici, pochi conoscenti.

“Contatto la figlia, la quale mi racconta che l’anziano genitore l’aveva informata via telefono di essere febbricitante. Immaginatevi la preoccupazione e il senso d’impotenza della donna. Non c’era tempo da perdere”, prosegue la referente di ATS. Rita Moro attiva tutti i contatti utili sul territorio e, grazie anche all’insostituibile lavoro di squadra con il sindaco del paesino e dei suoi collaboratori, all’anziano genitore vengono garantiti la visita di un medico, per sincerarsi delle sue reali condizioni di salute, e il supporto del volontariato locale per l’approvvigionamento futuro di viveri e di medicinali a domicilio. “L’impegno di professionisti e volontari ha fatto arrivare l’aiuto di una figlia al proprio padre a chilometri di distanza!”, conclude Rita Moro.

E ADESSO COSA FACCIO?

“Questa la domanda che non so quante volte mi sono sentita ripetere in questi ultimi giorni. Un quesito che racchiude tutto il senso di smarrimento e di impotenza di chi si trova catapultato in una situazione a cui mai avrebbe pensato di dover far fronte”, racconta Rita Moro.

Un uomo che aveva appena perso il proprio genitore, sconvolto dal dolore di non essergli stato accanto nei suoi ultimi momenti. Un giovane padre di famiglia smarrito in tanta sofferenza e allo stesso tempo preoccupato di come agire per proteggere gli altri membri della sua famiglia: come provvedere alla propria madre, ormai sola, e come comportarsi con moglie e figli.

“Mi sono resa conto che in quel momento dovevo essere la sua parte razionale. Ho ascoltato il suo racconto, ho chiesto di ricostruire le date degli ultimi contatti con il padre e con la madre e ho cercato di ricostruire un quadro che potesse dare indicazioni su come fosse meglio agire – racconta la referente del distretto di Bergamo per ATS – Abbiamo condiviso la scelta di isolarsi dai propri familiari, sia lui sia la madre. Ho parlato con la giovane moglie, cercando di rassicurarla per quanto possibile, dandole indicazioni sui comportamenti da tenere per gestire l’isolamento di suo marito. Ho chiesto la collaborazione del Sindaco per supportare la madre in quarantena, con i servizi attivati dal comune per cibo e medicinali. Mi sono sincerata per giorni che tutto procedesse per il meglio, conscia di quanto in quel momento fosse importante offrire una presenza, un sostegno: attraverso il mio lavoro ho potuto testimoniare l’impegno dell’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo e quanto sia vero il fatto che in ATS non abbandoniamo nessuno”.

 

Il testo è stato tratto pressoché interamente dal comunicato dell’Ufficio Stampa e Comunicazione Istituzionale ATS Bergamo, che ringraziamo per il suo lavoro durante l’emergenza.

IL RISCHIO COVID-19 NELLE RSA. LA RISPOSTA DI VERONA

Attivate le Unità Speciali di Continuità Assistenziale per tamponi e valutazioni cliniche per i 5884 anziani ricoverati nelle Case di Riposo nella sola provincia. Medici di continuità assistenziale, di medicina generale e pediatri di libera scelta mobilitati per visite e tamponi domiciliari

 

“Gli ospedali hanno comprensibilmente focalizzato gran parte dell’attenzione mediatica e delle risorse sanitarie durante questa prima fase dell’epidemia, ma il rischio nelle Case di riposo, come hanno dimostrato diversi casi di contagio, non deve essere sottostimato”, ha dichiarato martedì 31 marzo il Direttore generale della ULSS 9 Verona Pietro Girardi in video-conferenza stampa.

Gli anziani, infatti, sono la categoria a rischio per eccellenza delle complicazioni da Covid-19 e la provincia di Verona, per i cospicui spostamenti lavorativi con le limitrofe provincie di Mantova e Brescia, è una delle frontiere “calde” nell’epidemia.

La provincia ha 73 case di riposo con 5884 ospiti, ad alcune decine dei quali è già stata diagnosticato l’infezione da COVID-19.

“Dopo l’incontro con i vertici delle RSA e la Regione Veneto – ha spiegato Girardi – sono state create e verranno messe in funzione le Unità Speciali di Continuità Assistenziale. Si tratta di Unità operative da impiegare sul territorio. I membri visiteranno le strutture residenziali e anche i domicili, effettuando sia tamponi che valutazioni cliniche. Ogni USCA avrà un bacino di 50mila abitanti, e sotto-sezioni ogni 8800. A comporle saranno medici di continuità assistenziale, medici di base, pediatri di libera scelta e infermieri ai quali rivolgo i miei più sinceri ringraziamenti”.

“Tutti – ha specificato il Girardi – verranno dotati dei presidi di protezione in modo da poter svolgere la loro mansione con tutte le precauzioni possibili”.

Lo scopo delle USCA non sarà solo il monitoraggio e il supporto alle case di riposo, ma l’assistenza domiciliare per i pazienti sintomatici per i quali non è stato ritenuto necessaria l’ospedalizzazione.

CORONAVIRUS, RISCHIO È ANCHE PSICOLOGICO

Paura, angoscia, forti cambiamenti di umore e stati di depressione: il Covid19 agisce anche attraverso queste vie su malati, familiari e personale sanitario. La Asl Vercelli attiva supporto psicologico.

 

Quello che segue è il Comunicato Stampa

Un numero speciale per supportare sul piano psicologico chi in questo periodo di emergenza legato al Coronavirus  ha bisogno di un aiuto per sentirsi meglio.

0161593488 è il numero a cui rispondono gli psicologi dell’Asl di Vercelli e che potrà essere contattato da operatori sanitari, pazienti in isolamento a domicilio, ricoverati in ospedale e familiari di pazienti.

Il coronavirus  – spiega la dott.ssa Patrizia Colombari, direttore del servizio di Psicologia – ha scatenato in molte persone sentimenti di paura, angoscia, a volte frustrazione, rabbia e, in alcune situazioni particolari, forti cambiamenti di umore e stati di depressione. È importante, dunque, creare le condizioni per non sentirsi soli in questo momento”.

Un servizio attivato con l’obiettivo di offrire un aiuto concreto sia agli operatori, che stanno vivendo in modo diretto una situazione di grande pressione emotiva, sia per i pazienti e familiari che al momento possono trovarsi in isolamento o comunque in uno stato di angoscia per le condizioni di salute del proprio caro.

Sono previste diverse tipologie di intervento: un colloquio psicologico e counselling per la gestione dell’ansia attraverso telefonata, skype e teams e un incontro diretto con gli operatori dell’ASL.

Per prenotare il colloquio chiamare il numero 0161593488 – dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17 – oppure scrivere una mail all’indirizzo: salute.organizzativa@aslvc.piemonte.it.

 

Valeria Arena

Comunicazione e Ufficio Stampa

ASL Vercelli

0161593227

3496764643

COME MISURARE LA CULTURA DELLA SICUREZZA

All’Azienda Ospedaliera di Padova oltre 2600 questionari online per quantificare la cultura del RM e implementare le iniziative di miglioramento

 

L’UOS Rischio Clinico e Sicurezza del paziente è attiva nell’AO di Padova dal 2008 e, in oltre 11 anni, ha svolto numerosi corsi di formazione nel personale dell’Azienda. Il progetto  “La cultura della sicurezza” – presentato anche al Premio Sham 2019 – ha il duplice obiettivo di misurare la cultura della sicurezza degli operatori sanitari afferenti alle unità operative (UO) di degenza e delle piastre operatorie e di individuare coi professionisti le aree di miglioramento e implementare progetti aziendali trasversali e/o specifici alle esigenze delle singole UO. Sono state individuate cinque aree sulle quali basare il questionario: condizioni di lavoro; garanzie dell’organizzazione per la sicurezza; competenze per la sicurezza; impegno del team per la sicurezza.

Le fasi del progetto hanno previsto a giugno 2019 le rilevazioni attraverso la distribuzione un questionario online; la successiva elaborazione delle 2628 risposte); infine, tra settembre ed ottobre 2019, la restituzione dei dati e definizione delle strategie di miglioramento sia a livello aziendale che dipartimentale che di singola UO.

Tra novembre 2019 e aprile 2021 è prevista l’implementazione delle strategie di miglioramento specifiche per le Unità Operative. La responsabilità del processo è dell’UOS Rischio Clinico e Sicurezza del paziente, ma coinvolge come attori primari i referenti del Rischio clinico di ogni singola Unità e come attori secondari tutto il personale sanitario aziendale.

A maggio 2021, infine, è prevista la nuova rilevazione.

All’indagine hanno partecipato 2628 professionisti (tasso di risposta 73%) ed è emerso un valore di cultura della sicurezza di 57,8 (in una scala da 0 a 100), con correlazioni significative relativamente all’età, alla professione, al dipartimento di riferimento, all’Unità Operativa, alla formazione del personale, alla conoscenza delle raccomandazioni ministeriali e al ruolo del referente del rischio clinico di Unità Operativa.

Gli obiettivi futuri sono: aumento del livello medio della cultura della sicurezza a livello aziendale, dipartimentale e di singola UO; diminuzione degli eventi sentinella e degli incidenti con esito significativo e severo (secondo dati SIMES); percentuale del personale che ha partecipato ai corsi sul rischio clinico (secondo dati ufficio formazione); riduzione del numero di sinistri (secondo dati SIMES); aumento della percezione di sicurezza degli operatori.

 

 

SENTIRSI SICURI E PROTETTI NEL NIDO DI CASA

L’Ospedale “Valduce-Congregazione Suore Infermiere dell’Addolorata” di Como ha realizzato uno straordinario progetto di assistenza a mamme e neonati dopo le dimissioni

 

Proteggere e sostenere le madri nella delicata fase del ritorno a casa con il loro neonato. Far sparire quel senso di smarrimento e di solitudine che a volte le neo mamme provano quando vengono dimesse dopo il parto. Ecco lo scopo del progetto “Andiamo a casa”, realizzato dall’Ospedale “Valduce – Congregazione Suore Infermiere dell’Addolorata” di Como, che ha ottenuto la Menzione Speciale al Premio Sham 2019. Si tratta di un’opportunità per la madre di accudire il proprio bambino con la sicurezza di poter contare sull’aiuto di personale qualificato e su un’assistenza personalizzata in base alle esigenze della madre e del piccolo. Il momento della dimissione è importante per l’individuazione delle situazioni a rischio e, attraverso l’utilizzo di una scheda di triage che attribuisce un codice colore alla donna dimessa, è possibile attivare percorsi assistenziali che tengano conto delle differenti esigenze.

Ecco come funziona: codice verde, bilancio di salute in ambulatorio entro 10 giorni dal parto; codice giallo, bilancio di salute in ambulatorio a 48-72 ore dal parto; codice arancione, bilancio di salute in ambulatorio a 48 ore dal parto; codice rosso, contatto telefonico entro 24 ore dalle dimissioni e visita domiciliare.

L’ambulatorio del bilancio di salute del neonato prevede la valutazione da parte di ostetrica e puericultrice della normale crescita del neonato, dell’andamento dell’allattamento sia esso esclusivo al seno, misto o formulato e, infine, dell’instaurarsi di una buona relazione tra puerpera e neonato. Verranno valutati, quindi, segni e sintomi sia di tipo clinico-assistenziale, sia di tipo relazionale-emotivo al fine di offrire un miglior sostegno alle prime settimane di puerperio. La visita domiciliare è dunque attualmente prevista per le neo mamme dimesse con codice rosso, ovvero con fattori di rischio significativi, quali: una anamnesi positiva per pregressa depressione post parto o sindrome depressiva in atto, grave disagio emotivo riscontrato in gravidanza o durante il ricovero, ecc. In linea con quanto indicato recentemente da ATS e Regione Lombardia in merito alla prevenzione della depressione e all’importanza attribuita all’home visiting, lo sviluppo del Progetto prevede l’estensione della visita domiciliare che potrebbe essere offerta anche alle donne dimesse con situazioni meno a rischio, ma che potrebbero beneficiare di un supporto ulteriore. Utilizzando la scheda colore per la dimissione, nel 2018, su un totale di 1166 mamme e neonati dimessi dall’ospedale, il 3,2% ha avuto codice rosso, il 52,7% codice arancione, il 21,9% giallo e il 22,3% verde. L’obiettivo è quello di potenziare e sostenere le visite domiciliari, in particolare per i codici arancioni delle dimissioni precoci che richiedono un supporto clinico e relazionale ulteriore. Ma diventa fondamentale implementare la collaborazione con i consultori e i servizi territoriali.