RESPONSABILITÀ SANITARIA IN TEMPO DI COVID-19: IL 28 LUGLIO IL WEBINAR SHAM

Torna Sham on Air, il ciclo di incontri online per parlare con i protagonisti della prevenzione e del Risk Management in Sanità.

 

Il 28 luglio 2020 dalle ore 12:00 alle 13:00 un nuovo appuntamento con la sicurezza nel panorama sanitario italiano. Dopo il dibattito dedicato alla comunicazione e alla tutela di operatori e familiari coinvolti nell’emergenza COVID, la Mutua Sham dedica un nuovo confronto online ad un tema di grande attualità.

“Le proposte sul tavolo del Ministero della Sanità. Responsabilità sanitaria in tempo di COVID” affronterà la richiesta di stilare una nuova definizione di responsabilità per le strutture sanitarie alla luce delle condizioni eccezionali generate dalla diffusione del COVID-19. L’argomento è stato sollevato da più parti e approfondito da Sanità 360° nelle interviste a Tiziana Frittelli, Presidente di Federsanità-ANCI; Gabriele Gallone, Segretario Organizzativo Nazionale dell’ANAAO; e gli Avvocati Ernesto Macrì e Maria Nefeli Gribaudi.

Nel Webinar si affronterà, in particolare, la proposta sottoposta al Ministero della Salute da Federsanità-ANCI per circoscrivere la responsabilità sanitaria all’ambito della colpa grave (come per i medici), sottraendo le strutture alle implicazioni che la responsabilità contrattuale avrebbe relativamente alle infezioni ospedaliere da Coronavirus.

Il fulcro del problema, infatti, è il rischio che alle strutture sanitarie pervengano numerose richieste di risarcimento e siano chiamate a rispondere di tempi eccezionali secondo leggi previste per periodi di normalità.

Al dibattito parteciperanno, oltre alla sopra menzionata Frittelli, anche l’Avvocato Maurizio Hazan, esperto in diritto assicurativo e responsabilità civile sanitaria, e Alessandra Grillo, Direttore Operations di Sham Italia.

Sham vanta una lunga tradizione di confronto con la comunità dei professionisti del rischio clinico, di condivisione delle buone pratiche e di ricerca a fianco delle Università – spiega Alessandra Grillo -. Siamo convinti che la sicurezza dell’ecosistema sanitario debba essere un obiettivo comune e debba essere perseguito attraverso azioni concrete e partecipate. Una mission, questa, che non si circoscrive ai soli operatori sanitari: ognuno di noi, in qualità di professionista del proprio settore ma soprattutto in qualità di cittadino, ne è portatore di interesse e deve farsi parte attiva nel processo. Per questa ragione lo sforzo deve essere collettivo e condiviso. Inoltre, con questo ciclo di webinar vogliamo creare ulteriori momenti di riflessione anche nel difficile periodo di ripresa post-epidemia. Il distanziamento sociale ha imposto nuove modalità di confronto, focalizzate sul digital, rendendo così contenuti di rilevanza accessibili a una platea più ampia. E questo rende sicuramente più facile creare occasioni di scambio in termini di best practice, idee ed esperienze”.

Il calendario dei Webinar Sham On Air vedrà molteplici appuntamenti lungo tutto il 2020. Di seguito alcuni dei prossimi temi:

 

 

QUI IL LINK PER ISCRIVERSI AL PROSSIMO WEBINAR “Le proposte sul tavolo del Ministero della Sanità. Responsabilità sanitaria in tempo di COVID”

 

CYBER RISK: UN QUESTIONARIO PARTECIPATIVO PER CONOSCERE IL LIVELLO DI PREPARAZIONE DELLA SANITÀ ITALIANA

La pandemia comporterà cambiamenti a lungo termine nell’orizzonte sanitario. Alcuni, come l’impiego di software avanzati per il supporto diagnostico o la migrazione in remoto di visite e monitoraggi periodici erano già avviati, ma l’esperienza del lockdown e l’esigenza del distanziamento accelererà la loro introduzione.

Sia il machine learning che il potenziamento della telemedicina richiedono l’utilizzo e lo scambio di una grande quantità di dati sanitari. L’esigenza di un framework operativo che permetta questo scambio in sicurezza è ormai impellente: vi è la necessità di creare uno spazio nel quale i medici e strutture sanitarie possano accedere a dati importanti per curare meglio le persone. Allo stesso tempo, è necessario che questo scambio di informazioni sia ‘sicuro”, sia per la privacy della persona che sotto il profilo della responsabilità civile per la struttura o il professionista sanitario coinvolto. Secondo quanto riportato nel Rapporto Clusit 2020 edito dall’Associazione Italiana dei rischi informatici[1] il settore sanitario è un obiettivo preferenziale del cybercrimine e soffre di più violazioni dati di qualsiasi altro.

Il Cyber Risk si aggiunge, perciò, al novero dei rischi in sanità e va gestito come tale: una nuova dimensione del rischio clinico.

Sham è pronta ad affrontare questo nuovo scenario con gli strumenti assicurativi e tecnologici che possono permettere alla sanità digitale di divenire un elemento di routine nel panorama delle cure.

Il primo passo per accompagnare i nostri soci/assicurati in un percorso di miglioramento è conoscere il loro livello di partenza. Per questo abbiamo stilato, assieme al Dipartimento di Management dell’Università di Torino, un veloce questionario che mettiamo a disposizione dell’intero ecosistema sanitario.

Si tratta di una ventina di domande alle quali rispondere con un “sì” o con un “no” con lo scopo restituire una panoramica sul livello di preparazione e consapevolezza del tessuto sanitario relativamente al rischio informatico.

Quello di coinvolgere la ricerca universitaria nell’esperienza di Risk Management sul campo è ormai una prassi consolidata di Sham in Italia: questo ci consente di mantenere sempre aggiornata la risposta al rischio, declinandola sulle esigenze del singolo caso.

Questo percorso, però, tengo a specificarlo, non è limitato ai soci /assicurati Sham. E’ un percorso partecipativo aperto a tutte le realtà sanitarie. I risultati dello studio saranno infatti disponibili pubblicamente una volta concluso. Un orizzonte ampio confermato anche dall’autorevolezza dei numerosi enti patrocinatori che ringrazio personalmente.

In ordine alfabetico: l’Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere (ANMDO); l’Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari (ARIS); il Consorzio universitario per l’ingegneria nelle assicurazioni (CINEAS); Federsanità – ANCI; la Società Italiana Rischio Clinico (SIRiC).

Creare le condizioni per la sicurezza è, del resto, un interesse comune e, per esperienza, sappiamo che queste condizioni si consolidano solo grazie a un lavoro congiunto e tramite la condivisione delle informazioni che contribuiscono al miglioramento delle pratiche sanitarie.

 

Qui (LINK) maggiori dettagli sull’iniziativa

Qui (LINK) per rispondere al questionario

 

Grazie, come sempre, della vostra attenzione e buona lettura!

Roberto Ravinale

Direttore Esecutivo di Sham in Italia

 

 

[1] Pag 183 Sicurezza nel settore sanitario – Perché gli ospedali sono così violabili? [A cura di Filip Truță, Bitdefender] – Link rapporto

 

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DATA MANAGEMENT: LA SANITÀ ITALIANA È PRONTA A QUESTA SVOLTA? UN SONDAGGIO DÀ IL VIA ALLA RICERCA

20 domande per capire a che punto siamo e cosa serve per migliorare. Sham e Università di Torino lanciano l’indagine conoscitiva “Capire il rischio cyber: il nuovo orizzonte in sanità” che ha già ricevuto il patrocinio di cinque attori autorevoli nell’ambito della sanità e del risk management. “Quella che proponiamo è una call-to-action alle strutture sanitarie, nostre associate  e non  – annuncia il direttore esecutivo della Mutua Roberto Ravinale -. Un invito ad essere partecipi di una visione e di un processo congiunto. È necessario avere  informazioni affidabili per prepararci al nuovo”.

 

Già mesi fa l’App per il tracciamento del COVID-19 nel Regno Unito aveva raggiunto tra i 3 e i 4 milioni di utenti. La App Immuni in Italia ha superato i due milioni. “L’ingresso massiccio dei dati in ogni ambito sanitario è ormai inconfutabile e sono poche le realtà in Italia o in Europa realmente pronte a gestirlo – avverte Roberto Ravinale che annuncia il lancio, assieme al Dipartimento di Management dell’Università di Torino di una indagine conoscitiva aperta a tutto il panorama sanitario in Italia. Lo scopo è conoscere il livello di preparazione della Sanità italiana relativamente alla raccolta, all’impiego e alla conservazione dei dati sanitari.

“L’evoluzione sanitaria in ambito data management è in atto e si rende necessaria la rapida definizione di un framework per la sicurezza e l’impiego dei dati sanitari. Questa straordinaria fonte di informazioni può contribuire sensibilmente alla cura e alla prevenzione, ma è opportuno venga impiegata in modo omogeneo e sicuro su tutto il territorio nazionale; sicuro sia per i cittadini che per le realtà sanitarie che raccolgono, conservano e impiegano per la ricerca e per la cura i dati in questione. Dubbi sulla responsabilità civile, aree grigie nei protocolli o negli scambi tra attori sanitari e uno sviluppo dell’innovazione a macchia di leopardo sono una grave perdita di opportunità. Per evitarlo, per capire come adattarsi al cambiamento, è necessario un quadro oggettivo all’interno del quale muoversi”.

La ricerca “Capire il rischio cyber: il nuovo orizzonte in sanità” che si propone di fornirlo nasce in seno alla Borsa di studio istituita presso il Dipartimento di management sostenuta dalla Mutua Sham, e ha già ricevuto il patrocinio di autorevoli punti di riferimento nell’ambito della sanità e, nello specifico, del risk management sanitario[1]. Lo strumento scelto è un questionario digitale che prevede non più di 20 domande.

Gli esiti del questionario verranno poi restituiti in un white paper che illustrerà la sintesi integrata dei dati.

L’obiettivo della ricerca è avere una visione rappresentativa ed estremamente accessibile agli addetti ai lavori ma che consenta di valutare la preparazione del panorama sanitario.

Spiega Ravinale: “Vogliamo capire quale sia il grado di sensibilità in termini di gestione dei big data in ambito sanitario, quali siano le competenze sviluppate, quali le figure professionali assunte per cyber security; quali eventi avversi si siano verificati e quali precauzioni siano state prese per migliorare le difese”.

Informazioni affidabili da mettere al servizio di tutto l’orizzonte sanitario per prepararci al cambiamento, questo il nostro obiettivo –  conclude Ravinale.- Per questo lanciamo un appello agli stakeholder del panorama sanitario”. Vi invitiamo a divenire attori, ad impegnarvi in un processo partecipativo con una visione: sviluppare assieme le migliori soluzioni basate sull’evidenza e farle divenire best practice nazionali”.

 

Per partecipare alla ricerca clicca sul seguente link.

 

 

 

[1] In ordine alfabetico:  Associazione Nazionale dei Medici delle Direzioni Ospedaliere (ANMDO); Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari ( ARIS);   Consorzio universitario per l’ingegneria nelle assicurazioni (CINEAS); Federsanità – ANCI; la Società Italiana Rischio Clinico (SIRiC).

 

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OBESITÀ: COMBATTERE LO STIGMA PER RIDURRE IL RISCHIO

Un quarto dei 25 milioni di italiani sovrappeso è minorenne e il trattamento viene spesso ritardato con il rischio di sviluppare danni e patologie collaterali. Il progetto ObeCity punta a far riconoscere l’obesità come malattia organica, genetica e sociale, e a curarla conseguentemente e per tempo.

 

Secondo un rapporto redatto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation in collaborazione con Istat, sono 25 milioni di italiani in sovrappeso o obesi. Tra questi il 46% è composto da adulti e il 24% da giovani under 18. Eppure, parlare di obesità è ancora un tabù. Si sa che dare il giusto nome alle cose aiuta a conoscerle e quindi, a combatterle. Per questo la comunità scientifica preme da diversi anni affinché l’obesità venga riconosciuta a tutti gli effetti come una malattia. «Finché non comprenderemo che l’obesità è una malattia in parte organica, in parte genetica e in parte sociale, non potremo combattere lo stigma e offrire le cure necessarie» spiega infatti il Professor Michele Carruba, Presidente Advisory Board ObeCity, Presidente del Centro di Studi e Ricerche sull’obesità dell’Università degli studi di Milano.

Con il contributo di SG Company e Medtronic, ha fondato il progetto ObeCity proprio per avviare una campagna di sensibilizzazione in materia: per ora si tratta di una attività solo digitale, ma non appena sarà possibile si trasformerà in una serie di interventi nel territorio. Perché parlare di obesità non solo aiuta a ridurre lo stigma sociale, ma anche a favorire la prevenzione e la corretta cura, facendo appello anche ad un sistema sanitario che deve necessariamente aggiornarsi con le necessità dei propri cittadini.

 

Michele Carruba, Presidente Advisory Board ObeCity

Michele Carruba, Presidente Advisory Board ObeCity

 

Perché parlare di obesità è ancora così difficile e non viene riconosciuta come una malattia vera e propria?

 

È un problema molto italiano: l’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti da tempo ha riconosciuto l’obesità come una malattia, e molti paesi si sono adeguati, permettendo quindi al sistema sanitario di poter curare la malattia in maniera adeguata. Oggi in Italia c’è molta confusione su quanto il nostro sistema sanitario aiuti una persona obesa nelle cure, perché spesso non sono disponibili i servizi dietetici, o sono presenti a macchia di leopardo, seppur con diverse eccellenze. Una risposta che però non è sufficiente ed adeguata alle richieste della popolazione.

Il sistema sanitario nazionale purtroppo interviene, anche economicamente, nel momento in cui la malattia è già in stato avanzato. In un certo senso, una persona obesa per poter accedere alle cure di cui ha bisogno si trova a dover aspettare di aumentare il peso di decine e decine di chili, esponendosi quindi anche ad altre malattie connesse. Ad esempio, è difficile, se non impossibile, avere accesso ai dati di persone decedute per obesità: questo perché vengono considerate proprio le altre malattie conseguenti e non quella a monte, con evidenti ostacoli anche per la ricerca e lo studio.

 

Oltre al problema del sistema sanitario, all’obesità e alla sua percezione è connessa anche una forte componente sociale…

 

L’obesità è una malattia multifattoriale. C’è una parte organica della malattia, dove l’aumento di peso è dovuto ad un evidente squilibrio nel funzionamento omeostatico dell’organismo, nella sua autoregolazione, che va indagato a dovere per poter essere curato. Esiste anche un fattore genetico, che porta alcune persone ad essere predisposte all’obesità. Queste a volte non ne sono nemmeno a conoscenza, perché la predisposizione non significa necessariamente lo sviluppo della malattia. Infine, c’è un aspetto sociale e culturale, a sua volta ambivalente. Intanto l’utilizzo di insulti legati al peso è molto diffuso e concesso, e fa trasparire una percezione del problema come una incapacità di controllare l’appetito: questo ha degli evidenti risvolti psicologici nel malato che peggiorano inevitabilmente la condizione. Inoltre, la non percezione dell’obesità come malattia porta chi ne è affetto a dover aspettare l’aggravarsi delle sue condizioni per poter avere un riscontro, e a volte la situazione degenera, diventando troppo grave per poter essere affrontata a dovere.

 

ObeCity quindi si pone come ponte tra la sensibilizzazione, la prevenzione e la cura?

 

Assolutamente. Da ragionamenti di questo tipo è nata l’idea di creare uno spazio, per ora digitale, che promuovesse un cambiamento culturale e di conseguenza istituzionale. Vogliamo rendere noto il problema alla popolazione e alla comunità scientifica. L’obiettivo è quello di far in modo che gli obesi vengano presi in considerazione e trattati al pari di altri malati. Contemporaneamente è importante promuovere una cultura dell’alimentazione corretta e bilanciata al nostro contesto sociale, che in un certo senso è “obesogeno”, dove spesso la tecnologia ci porta a fare meno fatica ed usare meno energie.

 

Quali sono gli step che si pone adesso ObeCity?

 

Il percorso di Obecity Digital Village è iniziato a giugno, con la presentazione in anteprima durante il Wired Health 2020, e sui nostri canali social abbiamo già cominciato a proporre dei contenuti di sensibilizzazione. A settembre la piattaforma editoriale Obecity Digital Village prenderà ufficialmente vita, utilizzando sempre i nostri social network come amplificatori del nostro messaggio. Solo nel 2021, quando si spera l’emergenza legata al Covid-19 sarà superata, potremo passare allo step fisico del progetto, promuovendo una serie di eventi mirati nel territorio nazionale.

 

Per scoprire di più sul progetto ObeCity, è possibile vistare il sito ufficiale, o seguire gli account social Facebook e Instagram.

 

 

 

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LA PARABOLA DEI RISCHI NELL’ESPERIENZA DELL’ASST LARIANA

Nel processo di mappatura a priori, quando gli operatori sanitari riconoscono le loro sfide quotidiane nell’elenco dei rischi teorici capiscono anche che possono fare la differenza nella sicurezza. In un racconto a più voci l’esperienza che ha messo in luce la flessibilità di Carto Risk applicato in Chirurgia e nel Pronto Soccorso da oltre 50 tra medici e infermieri.

 

 

Il Contesto

“Pronto Soccorso e Chirurgia sono pilastri essenziali di ogni azienda sanitaria e, nel contempo, hotspot del rischio clinico. Sono percorsi costantemente monitorati e la recente mappatura effettuata adattando Carto Risk alle esigenze del nostro contesto lombardo affonda le sue radici nell’abitudine all’autovalutazione e nelle introduzioni di checklist e audit regionali”.

Anna Sannino, Direttore UOC Miglioramento Qualità e Risk Management ASST Lariana è stata la prima in Lombardia a trasferire i parametri di autovalutazione della Regione all’interno dello strumento di mappatura a priori della frequenza e gravità dei rischi clinici sviluppato dalla Mutua Sham.

“Abbiamo condotto una analisi interna, poi un audit di verifica; abbiamo valutato gli andamenti resi evidenti da indicatori e benchmarking regionali e nazionali e ci siamo anche confrontati con gli esiti della mappatura del rischio clinico che era stata precedentemente effettuata da Sham.

A questo punto abbiamo voluto approfondire.

Quindi – lavorando sullo strumento attraverso vari incontri preliminari di pianificazione del progetto con il risk manager Sham – abbiamo individuato 85 rischi potenziali nel percorso chirurgico e 59 in quello del Pronto Soccorso, con incremento di rispettivamente 18 e 16 item rispetto allo strumento SHAM di mappatura originaria.

I parametri aggiuntivi sono stati individuati tra gli oltre 300 parametri presenti nei percorsi di autovalutazione della Regione Lombardia.

Alla fine del progetto sono stati condivisi e analizzati tutti i 144 rischi individuati”.

 

Il metodo 

L’incremento dei parametri è stato reso possibile dalla flessibilità dello strumento di mappatura impiegato. “Carto Risk – spiega Alessandra Orzella, Risk Manager Sham, che ha accompagnato tutto il percorso dalla fase di progettazione e successiva implementazione fino alla sintesi delle azioni individuate nel piano di miglioramento – permette di scomporre un ambito sanitario in processi, fasi ed attività da analizzare singolarmente. Per ogni processo/fase/attività   esiste un set di rischi individuati nel corso degli anni e nel confronto tra le diverse esperienze europee. La forza del metodo è quella di coinvolgere direttamente gli operatori nell’analisi, ponendoli di fronte a loro lavoro quotidiano per stimare il rischio, valutare le barriere già in essere e proporre diverse o ulteriori soluzioni di miglioramento. A questo proposito, la particolare struttura rigorosa e puntuale del metodo ha permesso anche l’associazione a fasi e rischi delle procedure aziendali in essere, costituendo in tal modo un’occasione per una loro valutazione e riesame in ottica di aggiornamento e/o modifica/integrazione, valorizzando le esperienze e le best practice dei diversi presidi sia in ottica di condivisione sia di standardizzazione”.

“Questi elementi hanno reso l’esperienza molto positiva – riprende Sannino -. Abbiamo coinvolto in un progetto di formazione sul campo oltre 50 tra medici e infermieri dei 3 diversi presidi dell’Azienda per il percorso Chirurgico e del Pronto Soccorso articolato in 5  incontri per ciascuno dei due gruppi di lavori ed in una riunione plenaria finale di condivisione dei risultati.

All’inizio i partecipanti ascoltavano silenziosi.Poi, quando hanno riconosciuto che, nel catalogo dei rischi teorici, vedevano rispecchiata la propria esperienza quotidiana, hanno iniziato a partecipare attivamente, chiedendo, per esempio, come hanno fatto due anestesisti, di partecipare ad entrambi i percorsi di analisi dei rischi per dare il proprio contributo sia sul processo chirurgico sia riguardo al sovraffollamento nel PS anticipando le rischiosità che sarebbero divenute particolarmente attuali durante la crisi del Covid -19”.

 

I commenti

Massimo D’Angelo

Coordinatore Infermieristico Terapia Intensiva, Pronto Soccorso, Sala Gessi ASST Lariana

“Ho partecipato attivamente al percorso di Carto Risk. Quello che abbiamo analizzato nell’ambito degli incontri ad esempio i rischi connessi agli spazi angusti e i diversi accorgimenti legati al funzionamento della terapia intensiva – e sui quali abbiamo riflettuto – si sono rivelati essere gli stessi che abbiamo dovuto affrontare durante l’epidemia. Penso che abbiamo bisogno di un collegamento nella catena decisionale che permetta di introdurre l’esperienza maturata nei reparti; uno strumento come quello impiegato nella mappatura aiuta a misurare e a dare peso alla voce degli operatori”.

Claudio Lattuada

Coordinatore infermieristico presso UOC Miglioramento Qualità e Risk Management ASST Lariana

“Mi ha colpito il fatto che due gruppi abbiano individuato lo stesso rischio circa l’eventualità che il sistema informatico venisse meno per la tracciabilità delle azioni. Mi è sembrato un buon segno dell’affidabilità del metodo: un gruppo di lavoro ha agito come una sorta di “controllo spontaneo” per l’altro. Un ulteriore elemento messo in risalto e discusso approfonditamente è stata la variabilità della lista chirurgica nell’arco della giornata. È una criticità difficile da trattare perché le ragioni che introducono nuovi interventi o cancellano quelli pianificati sono tante. Si può, però, lavorare sulla disciplina di comunicare le variazioni e su quella abbiamo iniziato a lavorare dopo la mappatura”.

 

Conclusioni preliminari

Nonostante il lavoro di analisi si sia concluso solo nel novembre 2019, sono già in stadio avanzato e alcune giunte a compimento alcune delle azioni di miglioramento identificate. Sono stati predisposti e/o revisionati documenti per snellire le liste di attesa nella programmazione chirurgica nonché definite modalità anticipate di presa in carico dei pazienti con quadri di minore complessità per allentare la tensione del sovraffollamento in PS. Sono stati inoltre rimodulati gli spazi in PS anche sulla spinta del Covid dando soluzioni inaspettate alle criticità analizzate e altro ancora. L’importanza del lavoro svolto si riassume nell’aver fondamentalmente creato delle aspettative tra i partecipanti che si sono sentiti coinvolti nel possibile cambiamento del proprio contesto lavorativo.

 


Il Bacino d’utenza della provincia di Como (totale, comprensiva dei residenti dei comuni che non fanno parte dell’ASST Lariana – Alto lago-) è 599.204 al 1/1/2019.

Presidi: Ospedale Sant’Anna, Ospedale di Cantù, Ospedale di Menaggio

Accessi PS 2019 presso i tre PS (OSA, OCA, OMA): circa 107.300

Interventi chirurgici (DRG di tipo chirurgico dalle SDO) 2019: 11.652