MIGLIORARE LA SICUREZZA DEI PAZIENTI RICOVERATI

Un progetto presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Maggiore della Carità di Novara per ridurre l’incidenza degli eventi avversi nelle strutture di degenza. Il più grave è l’arresto cardiaco inatteso. Tra le azioni implementate il monitoraggio periodico per l’attivazione tempestiva del protocollo di Emergenza Interna. La partecipazione degli infermieri alla formazione in aula e FAD oscilla tra il 70 e il 100 per cento

 

Il progetto dell’équipe coordinata dal dottor Fabrizio Leigheb, Dirigente Medico di Direzione Sanitaria dei Presidi Ospedalieri presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Maggiore della Carità di Novara[1] è stato realizzato con l’obiettivo di formare e supportare adeguatamente il personale sanitario per raggiungere il seguente risultato: migliorare la sicurezza dei pazienti ricoverati in ospedale, in strutture di degenza ordinaria, intercettando precocemente il deterioramento clinico e garantendo una risposta tempestiva ed efficace nei casi necessari. “Monitoraggio dei parametri vitali dei degenti e allertamento medico per la prevenzione della mortalità evitabile: sperimentazione del progetto PRIMA[2] in una AOU della Regione Piemonte” è il titolo dell’iniziativa di “buona pratica”, che si inserisce in un quadro ben preciso: “Gli eventi avversi – afferma Leigheb – esistono in tutte le strutture di ricovero e sono pertanto ben noti alle agenzie e agli ospedali preposti alla qualità e alla gestione del rischio clinico. Il più grave evento avverso è l’arresto cardiaco inatteso, rispetto al quale la percentuale di sopravvivenza è ancora molto bassa (15-22%); altrettanto grave è il ricovero in terapia intensiva dei pazienti a causa di un deterioramento delle condizioni cliniche che si sarebbe potuto rilevare in anticipo attraverso l’adeguato monitoraggio dei parametri vitali”.

L’intervento prevede la realizzazione di una formazione ad hoc per la gestione del rischio clinico rivolta al personale sanitario composto da medici, infermieri e operatori socio-sanitari appartenenti alla struttura, dove viene spiegato come rilevare i parametri vitali e come procedere all’allertamento: “In alcuni reparti pilota – spiega il coordinatore del progetto – è stata pianificata una formazione sia a distanza (FAD), sia in aula. Ad oggi, sono state condotte tre sessioni formative in un arco temporale che va da ottobre 2018 a novembre 2019. La formazione si conclude con la simulazione di casi reali coordinata dal Team MET, al fine di monitorare le eventuali criticità che possono verificarsi. A partire dall’anno prossimo, l’intervento formativo sarà esteso agli ambiti ostetrico e pediatrico”.

Il piano progettuale prevede un coinvolgimento del personale sanitario sia nella fase di sperimentazione che in quella successiva all’implementazione del progetto, con l’intento di mettere a confronto le realtà dei singoli reparti – prima e dopo l’intervento formativo – e valutare come è cambiata la gestione della chiamata d’urgenza e la relazione con il paziente nell’attesa del rianimatore: “Abbiamo impostato una survey indirizzata a coloro che hanno aderito all’intervento in FAD e in aula, al fine di ricevere feedback e raccogliere ulteriori opinioni. In quest’ottica, vogliamo valutare le eventuali difficoltà riscontrate, anche con i pazienti, che sono gli utilizzatori finali del servizio”. La partecipazione alla fase formativa finora è stata molto elevata: “Per quel che riguarda l’ambito infermieristico – prosegue Leigheb – abbiamo avuto un’adesione del personale pari al 70%. In alcuni reparti, come Chirurgia generale 1 e 2, siamo arrivati ad avere fino al 100% delle adesioni. Procederemo successivamente con la formazione del personale della Casa di Cura, un ricovero multi-specialistico per i cittadini, e di altre aree omogenee di degenza, in cui è presente un’assistenza Infermieristica ed OSS trasversale su più strutture di degenza specialistiche”.

L’équipe coordinata dal dottor Fabrizio Leigheb, Dirigente Medico di Direzione Sanitaria dei Presidi Ospedalieri presso l’AOU Maggiore della Carità di Novara

Per prevenire le condizioni di rischio è stato predisposto un piano di monitoraggio e allertamento volto alla gestione precoce del peggioramento delle condizioni cliniche del degente: “La scheda di monitoraggio e allertamento predisposta dal Tavolo Tecnico della Regione Piemonte – prosegue il Direttore – è stata adattata al contesto clinico-organizzativo locale dell’AOU di Novara, al fine di sostituire con la stessa le differenti schede termometriche in uso nelle strutture aziendali di degenza ordinaria”. Per garantire la corretta applicazione del piano, è stato predisposto un protocollo che include differenti fasi, finalizzate al monitoraggio clinico-strumentale dei parametri del paziente.

Tra le fasi si distingue il monitoraggio periodico dei pazienti secondo un intervallo di tempo sempre più ristretto in base al quadro clinico e l’attivazione del Servizio di Emergenza Interna qualora le condizioni cliniche del paziente lo richiedano.

Elemento fondamentale di questo progetto è costituito dalla standardizzazione dei criteri di chiamata rispetto a parametri di criticità uniformemente riconosciuti dalla letteratura, per i quali viene richiesto l’intervento del solo medico curante del reparto oppure del Rianimatore. Tale chiamata è possibile mediante la registrazione dei parametri fisiologici in una specifica scheda, di colore diverso a seconda della gravità del paziente. L’abbinare ad un parametro alterato del paziente un codice colore non lascia adito a dubbi per l’operatore sulla necessità di allertare e soprattutto su chi allertare. Infine, in condizioni cliniche particolari potrà essere concordata con il paziente, e predefinita collegialmente, una specifica “pianificazione condivisa delle cure”. “Entro gennaio 2020 – prosegue il Direttore – è previsto che tutte le 29 strutture di degenza ordinaria per pazienti adulti utilizzino adeguatamente il piano. Dopo il primo anno di implementazione del protocollo nelle strutture di degenza, andremo ad analizzare gli esiti clinici, valutando il numero di chiamate al MET, prima e dopo l’intervento, e il numero di esiti avversi”.

Tra gli outcome che l’iniziativa intende raggiungere si segnalano: la tempestività di valutazione del peggioramento dei parametri vitali del paziente e allertamento del Team di Emergenza Medica o del medico di guardia; la riduzione dei ricoveri inattesi o inappropriati in Terapia Intensiva; la riduzione della mortalità per arresto cardiaco e, ancora, la riduzione dell’incidenza degli eventi avversi nei pazienti ricoverati in ospedale per danno grave: “Ci aspettiamo di veder ridotta drasticamente l’incidenza degli arresti cardiaci – commenta Leigheb – prevedendo in anticipo la situazione del paziente. La prevenzione delle condizioni di rischio con l’allerta del medico è, infatti, la soluzione più efficace, come dimostrato in letteratura. Prevediamo, inoltre, una maggiore compliance da parte del paziente, così come una maggiore responsabilizzazione degli operatori coinvolti. A livello aziendale, invece, auspichiamo il miglioramento del livello culturale clinico-organizzativo”.

La comunicazione è un ulteriore elemento votato a garantire l’adeguata diffusione dell’iniziativa: “Non ci limiteremo solo a mantenere un sistema informativo sulla formazione prevista – conclude Leigheb – ma vogliamo inserire sul sito aziendale una sezione specifica sul progetto, consultabile pubblicamente, per far capire il valore aggiunto di questa iniziativa”.

Il progetto è stato inserito tra le buone pratiche piemontesi presentate alla 12° Call for Good Practices di Agenas ed è stato illustrato alla 1a “Giornata Regionale delle Buone pratiche per la sicurezza delle cure”, organizzata dal Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente della Regione Piemonte.

 

[1] In particolare, si è trattato di un lavoro di équipe interdisciplinare, oltre che interprofessionale, che ha coinvolto attivamente le seguenti strutture: la Direzione Sanitaria dei Presidi Ospedalieri, il Personale della Direzione delle Professioni Sanitarie, quello della SS Formazione e il Personale del Team di Emergenza Medica (MET) della SCDU Anestesia e Rianimazione 1.

[2] Progetto Regionale Integrato di Monitoraggio e Allertamento.

 

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