AO-ASLAL INSIEME PER LA GESTIONE DELLE IVU

Un progetto interaziendale per la prevenzione e il controllo delle infezioni delle vie urinarie e il contrasto all’antibiotico-resistenza

 

Il progetto interaziendale AO-ASLAL sulla “Gestione delle Infezioni delle Vie Urinarie (IVU) e antibiotico-resistenza”, guidato dalla dottoressa Grazia Lomolino, Responsabile Prevenzione e Controllo Infezioni Ospedaliere presso l’Ospedale SS Antonio e Biagio e C. Arrigo e dal dottor Roberto Raso del Servizio Regionale malattie infettive, è un esempio virtuoso di sanità che fa dell’aggiornamento delle competenze diagnostiche e terapeutiche nel campo dell’antibiotico-resistenza uno dei suoi driver principali. Le infezioni delle vie urinarie, infatti, sono le seconde più frequenti malattie infettive batteriche diffuse in popolazioni comunitarie e ospedaliere. Lo studio OECD stima più di 600.00 infezioni delle vie urinarie e 30.000 decessi: un terzo delle infezioni e dei decessi stimati avvengono in Italia. Un problema di salute pubblica, dunque, che assume particolare rilevanza per l’alto utilizzo di antibiotici, di cui l’Italia è tra i maggiori consumatori, e la conseguente selezione e diffusione di ceppi antibiotico-resistenti.

Il progetto ha previsto un intervento coordinato tra l’Azienda Sanitaria Ospedaliera (ASO) e la ASL Alessandria, rivolgendosi ai medici prescrittori e al personale infermieristico, al fine di contrastare la diffusione delle antibiotico-resistenze nella gestione delle IVU: “In Ospedale – spiega la dottoressa – il contrasto lo facciamo già da diversi anni con misure amministrative e con la sorveglianza di antibiotico-resistenza. In questo caso, l’intervento è stato promosso dai Comitati per le Infezioni Ospedaliere delle due Aziende e sostenuto dalle Direzioni Aziendali. Per la realizzazione, è stato individuato un totale di 23 figure di coordinamento”. Un progetto che nasce dagli studi epidemiologici e dalle rilevazioni statistiche in ospedale degli ultimi anni: “Sorvegliando i microrganismi prevalenti alla base della sepsi e delle urosepsi – racconta Lomolino – ci siamo accorti che si trattava di resistenza antimicrobica. Abbiamo quindi deciso di allargare lo sguardo alla comunità con un progetto interaziendale”.

Grazia Lomolino, Responsabile Prevenzione e Controllo Infezioni Ospedaliere presso l’Ospedale SS Antonio e Biagio e C. Arrigo

L’innovatività dell’intervento è proprio nella sua esecuzione su un duplice livello: ospedaliero e comunitario. “Le infezioni del tratto urogenitale riguardano prevalentemente la popolazione anziana comunitaria – prosegue la dottoressa – e quelle complicate possono portare fino al decesso. Per ridurre la pressione antibiotica abbiamo definito alcune linee di intervento, come l’uso corretto della diagnostica microbiologica, l’utilizzo appropriato degli antibiotici e le misure di prevenzione e controllo della diffusione delle antibiotico-resistenze e delle Infezioni correlate all’Assistenza”. L’istituzione di una Commissione comune tra le due realtà permette poi di gestire in modo unificato tutti gli interventi.

La formazione in tutto questo svolge un ruolo fondamentale, con la realizzazione di un questionario rivolto al personale medico e infermieristico e la predisposizione di un corso in formazione a distanza (FAD). Il questionario pre-intervento, in particolare, ha consentito di misurare le conoscenze del personale medico, coinvolgendo il 26,5% della popolazione. La formazione programmata, invece, attualmente in corso, coinvolge oltre 500 infermieri. Nel 2020, inoltre, sarà attivata una formazione di tipo “residenziale” rivolta ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta.

Tanti i risultati che l’iniziativa ha reso possibile, come l’aggiornamento delle conoscenze prescrittive dei medici generali e specialistici, il miglioramento delle conoscenze diagnostiche e terapeutiche – con un focus sui fluorochinoloni – nonché l’aggiornamento delle conoscenze riguardanti la prevenzione delle infezioni. Tutto allo scopo di ridurre il consumo di antibiotici e garantire la più appropriata gestione delle infezioni.

La valutazione complessiva del progetto, con una raccolta dati post intervento e la realizzazione di una piano di comunicazione ad hoc sono altre due misure previste per rafforzare le azioni dell’intervento: da una parte, ciò consentirà l’intera revisione del percorso diagnostico microbiologico, con l’aggiornamento delle indicazioni di buona pratica per tutte le attività di diagnosi cura e prevenzione delle infezioni vie urinare; dall’altra, permetterà di ampliare l’attività di formazione, nonché l’aggiornamento delle differenti professionalità in campo, valutando l’efficacia di ciascuna azione. “Presentare il progetto a più operatori possibili – conclude la dottoressa – consentirà poi di rendere l’iniziativa sempre più partecipata”.

Il progetto è stato inserito tra le buone pratiche piemontesi presentate alla 12° Call for Good Practices di Agenas ed è stato illustrato alla 1a “Giornata Regionale delle Buone pratiche per la sicurezza delle cure”, organizzata dal Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente della Regione Piemonte.

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