COMUNICARE A CITTADINI E PAZIENTI: IL PROGETTO DEL SAN LUIGI GONZAGA

Consenso informato, braccialetto identificativo, lista delle medicine e cartella clinica. Caterina Mineccia, Risk Manager dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO), racconta il progetto presentato alla 1a “Giornata Regionale delle Buone pratiche per la sicurezza delle cure” organizzata dal Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente della Regione Piemonte

Lo scorso 15 ottobre, a Torino, si è tenuta la “Giornata Regionale delle Buone pratiche per la sicurezza delle cure”, organizzata dal Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente della Regione Piemonte. Nel corso dell’incontro sono stati presentati 18 progetti di miglioramento delle Aziende Sanitarie regionali, frutto di anni di lavoro delle ASL piemontesi e convogliati nella 12a Call for Good Practice di Agenas. Tra le best practice presentate, si annovera il progetto Informativa ai cittadini e pazienti: consenso informato, riconoscimento, terapia, informazioni utili al percorso di cura, gestione dei propri beni, a cura della Risk Manager dell’Ospedale San Luigi Gonzaga, Caterina Mineccia.

Il progetto nasce dall’applicazione della Legge n. 219/2017, detta anche Legge sul Biotestamento, che, per la prima volta, ha disciplinato in maniera organica il consenso informato circa gli accertamenti diagnostici e i trattamenti sanitari cui sono sottoposti i pazienti e ha introdotto il nuovo istituto delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) e quello della pianificazione condivisa delle cure (PCC).

“Al progetto – spiega la Dottoressa – abbiamo iniziato a lavorare già da un anno, con la costituzione di un gruppo di lavoro con la finalità di definire le azioni che gli operatori sanitari dovranno adottare e tutte le forme di supporto di cui necessiteranno. Del gruppo di lavoro fanno parte specialisti di patologie croniche evolutive dell’Ospedale, psichiatri e anestesisti che potranno essere di supporto agli operatori in casi di gestione della comunicazione con il paziente particolarmente complessi; vi fa parte anche un’infermiera che sta concludendo un master di giornalismo con una tesi sulle modalità più idonee ed efficaci per diffondere e comunicare questo tipo di informazioni”.

“Siamo partiti dalla Legge n. 219/2017, che sottolinea quanto sia importante che il paziente venga responsabilizzato attraverso il consenso informato, affinché possa esprimere la sua opinione sulle cure o sulla rinuncia alle stesse, con le conseguenze che questo comporta. Partendo da questo presupposto, è nata l’iniziativa di puntare sull’informativa ai pazienti e ai cittadini, quindi sia a chi è già entrato in cura, sia a tutti coloro che per ragioni diverse giungono in ospedale. Come Aziende Sanitarie per anni ci siamo dedicati a comunicare solo agli operatori sanitari l’importanza del consenso informato e del richiedere al paziente il rilascio”.

“Con la maggiore facilità di accesso alle informazioni sulla sanità, anche con l’avvento di Internet – chiarisce la Risk Manager – spesso le persone arrivano in Ospedale ‘già informate’ sulla loro sintomatologia, facendo spesso delle autodiagnosi. Peraltro, come è stato evidenziato dalla letteratura, più il paziente sa cosa aspettarsi dalla sua malattia e conosce gli interventi utili, maggiore è la sua predisposizione a partecipare e ad accettare le terapie e le cure. Rispetto al passato, dove il paziente accettava passivamente le decisioni del medico, le persone sono più ricettive e partecipative verso informazioni che riguardano le proprie condizioni di salute”.

Inizialmente sono state quattro le campagne di comunicazione promosse attraverso pettorine e cartelli informativi, predisposti cercando di usare un linguaggio comprensibile ai non addetti ai lavori, con l’intento di diffondere tra i cittadini: l’esistenza del consenso informato (di cui è un diritto chiedere chiarimenti qualora il linguaggio specialistico usato dai sanitari non venisse compreso); l’importanza di mantenere indosso il braccialetto identificativo (il paziente comprenderà perché si sentirà chiedere spesso di identificarsi, ma la richiesta di identificazione è una modalità per contenere il rischio di errore); infine, la necessità di avere sempre a portata di mano la lista delle medicine e la cartella clinica con tutti gli esami, per collaborare con gli operatori sanitari e ridurre il rischio di errori nella prescrizione di terapie e esami.

L’idea di predisporre poster informativi e pettorine – prosegue Mineccia – può essere considerata uno strumento semplicistico, che non sempre garantisce che vi sia stata la comprensione da parte delle persone interessate. D’altronde si deve sempre partire da un’informazione veritiera per costruire un rapporto civile”. I poster sono affissi in ogni struttura di degenza, day hospital, pronto soccorso o nelle sale d’attesa e verranno diffusi non solo in tutto l’Ospedale, ma anche sul web.

Tante le iniziative che si aggiungeranno per diffondere la corretta informazione. Sono ad esempio in programma, presso la biblioteca pubblica di recente inaugurata al San Luigi grazie alla Onlus San Luigi, incontri rivolti ai cittadini per promuovere l’importanza del loro coinvolgimento. L’obiettivo è organizzare più incontri nel 2020 per coinvolgere anche le associazioni di volontariato e quelle di rappresentanza dei cittadini.

Infine, un altro confronto è quello in programma il prossimo 27 novembre presso l’Ospedale San Luigi, in cui direttori clinici e coordinatori infermieristici si misureranno sulla Legge 219, con un bioetico, un magistrato penalista, un avvocato civilista, uno psichiatra, specialisti di patologie croniche del San Luigi, un referente delle cure palliative e un rappresentante dei cittadini.

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