TUMORE AL SENO: AUMENTANO LE DIAGNOSI PRECOCI

Identificare il tumore quando non è ancora clinicamente palpabile: all’ASST Lariana succede nel 15 – 20 per cento dei casi e, in queste condizioni, la prognosi è favorevole nel 98 per cento dei casi nell’arco di 5 anni. La dottoressa Monica Giordano, primario di Oncologia al Sant’Anna, spiega le novità diagnostiche e terapeutiche nella lotta al tumore alla mammella

 

“Tumore della mammella in situ, novità diagnostiche, cliniche e terapeutiche” è il titolo del corso di aggiornamento che si è tenuto venerdì 4 ottobre, all’ospedale Sant’Anna, per il personale dipendente dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Lariana-Como (Asst Lariana). La Responsabile scientifica del corso è la Dottoressa Monica Giordano, primario di Oncologia al Sant’Anna, che in questa intervista fornisce le principali novità sulla lotta al tumore al seno.

Dottoressa, che cos’è il tumore alla mammella in situ?

Il tumore della mammella in situ è un sottotipo di tumore che possiamo classificare come un tumore nella sua forma iniziale. Questa forma viene intercettata quando la lesione non è clinicamente palpabile, e spesso si presenta sotto forma di millimetriche microcalcificazioni. In percentuale, grazie agli screening e alle diagnosi precoci, è una forma di tumore che oggi riscontriamo nel 15-20% dei casi. Proprio grazie al fatto che riusciamo a identificare il tumore nella sua fase iniziale, la prognosi è favorevole (la sopravvivenza a cinque anni nelle donne trattate è del 98%, fonte Aiom/Airtum).

Quanto è importante lo screening nella rilevazione di questo tipo di tumore?

La partecipazione agli screening, che in termini di età è stata anticipata di un quinquennio, offre la possibilità di intercettare le neoplasie allo stadio iniziale. Oggi lo screening mammografico per il tumore al seno, offerto dal Servizio Sanitario Nazionale, inizia a 45 anni ed è esteso fino a 75. Prima, invece, il programma veniva effettuato dai 50 ai 69 anni. L’aver anticipato l’età di chiamata e, allo stesso tempo, aver allungato quella di uscita dal programma rappresenta un passo in avanti per la diagnosi precoce della patologia.

Quali novità ci sono nella cura e nella diagnosi del tumore alla mammella?

A livello di diagnosi, le novità più grandi afferiscono all’ambito della genetica e riguardano le conoscenze sui fattori di rischio e, in particolare, sul rischio di trasmissione ereditaria. Queste novità consistono nell’opportunità di seguire programmi di prevenzione personalizzati, non solo per le donne, ma anche per gli uomini che possono essere portatori di mutazioni genetiche ereditate da mamme che si sono ammalate. Queste mutazioni, infatti, sono trasmesse dai genitori ai figli e determinano un rischio elevato di sviluppo di tumore alla mammella o all’ovaio, e anche in altre sedi. Una volta individuata la mutazione vengono studiati tutti i componenti della famiglia per individuare gli eventuali portatori e sottoporli a programmi di prevenzione “ad hoc”. A livello terapeutico, invece, oggi ci sono tante possibilità in termini di nuovi farmaci e nuove strategie terapeutiche, anche per la cura del tumore al seno metastatico. In quest’ottica, è aumentata la percentuale di controllo della malattia nel tempo e anche la qualità della vita.

Quali sono i trend della lotta al tumore al seno?

Quello che noi consigliamo oggi è la prevenzione e, in particolare, quella personalizzata, considerato il rischio di familiarità ed ereditarietà della malattia. La percentuale di adesione agli screening gratuiti, ad esempio, nella provincia di Como è molto alta e raggiunge oltre il 70%. È importante però proseguire nelle campagne di sensibilizzazione, perché la percentuale di adesione non è adeguata su tutto il territorio nazionale. Osservare un corretto stile di vita rappresenta poi la prevenzione primaria e costituisce la vera sfida. Mantenere un’alimentazione adeguata, evitare obesità e sovrappeso, praticare attività fisica costante, ridurre il consumo di alcol e naturalmente non fumare sono infatti fattori fondamentali. Può sembrare banale, ma queste pratiche sono le più difficili da attuare, mentre costituiscono i principali fattori di rischio evitabili delle malattie, sia oncologiche che cardiovascolari e rappresentano azioni alla portata di tutti.

Un altro aspetto rilevante, infine, è l’attività di sensibilizzazione svolta dalle associazioni di volontariato, sia attraverso l’aiuto offerto dalle stesse donne ammalate, che portano le loro testimonianze, sia grazie alle attività di assistenza praticate nelle realtà di Oncologia, su tutto il territorio nazionale. Le associazioni sono vere alleate dei pazienti e del personale sanitario nella costante ricerca di soluzioni ai bisogni espressi da chi affronta un percorso oncologico.

 

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