MASSIMIZZARE E DIFFONDERE: 18 BUONE PRATICHE SI INCONTRANO IN PIEMONTE

Dalla ricognizione del farmaco con armadi Wi-Fi ai tanti progetti di Antimicrobial Stewardship che hanno ridotto drasticamente l’uso improprio di antibiotici e la diffusione dei microbi resistenti. Tante buone pratiche che il Centro Regionale del rischio ha voluto fossero condivise tra tutte le ASL piemontesi

 

“Massimizzare le energie e uniformare le buone pratiche saranno una parte importante del Risk Management sanitario nel prossimo futuro”. Per Franco Ripa, Coordinatore del Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente della Regione Piemonte, “l’orizzonte è quello di una crescente sintonia tra le aziende sanitarie regionali per mettere a fattore comune le buone pratiche che si sono dimostrate valide nell’aumentare la sicurezza”.

Già ora, secondo il Sistema Informativo per il Monitoraggio degli Errori in Sanità (SIMES), gli eventi avversi nella sanità piemontese sono in diminuzione. Calano del 30 per cento in 5 anni le denunce di sinistro e diminuiscono di quasi la metà dal 2015 gli eventi sentinella, ovvero gli eventi avversi qualificati dal Ministero della Salute quali eventi di particolare gravità e potenzialmente evitabili.

“Ora – riprende Ripa – è arrivato il momento di fare un ulteriore passo in avanti: diffondere le esperienze e i successi delle singole Aziende e strutture sfruttando al massimo le energie a disposizione. Ci sono, infatti, tantissime buone pratiche che ogni ASL può adottare prendendo spunto dall’esperienza del territorio limitrofo e risparmiando molto in termini di tempo, investimenti e ore-lavoro. La conditio sine qua non di questa “razionalizzazione”, però, è la conoscenza e la condivisione delle best practice nel pool dei professionisti regionali”.

È stato questo il senso della prima Giornata Regionale delle Buone pratiche per la sicurezza delle cure – incontro avvenuto il 15 ottobre 2019 a Torino – nel quale sono stati presentati 18 progetti di miglioramento: il frutto di anni di lavoro da parte delle Aziende Sanitarie regionali convogliato nella 12a Call for Good Practice di Agenas.

Oltre a venir condivise a livello nazionale, perciò, le buone pratiche piemontesi sono state raccontate di persona ai colleghi, dai risk manager medici ai farmacisti che le avevano pensate e implementate.

Così è stata condivisa la sperimentazione della ASL Città di Torino che ha analizzato i tre momenti di transizione in cui può frammentarsi l’informazione sulla terapia farmacologica e ha tratteggiato un modo per armonizzare il flusso informatico dal medico di medicina generale al triage, dal triage al reparto e dal reparto di nuovo ai Medici di Medicina Generale (MMG) o alla struttura territoriale. Così è stata parimenti esposta la prassi degli audit settimanali tra reparti di degenza, medico infettivologo e farmacista che ha portato alla de-escalation antibiotica e alla riduzione drastica nella diffusione dei batteri multiresistenti al Mauriziano di Torino e in molte altre strutture piemontesi che hanno presentato la Antimicrobial Stewardship come loro best practice. Ognuno dei 18 progetti presentati – che Sanità 360° racconterà singolarmente e nel dettaglio nelle prossime settimane – ha aggiunto qualcosa alla consapevolezza generale: dall’esperienza con gli armadi dei farmaci collegati in Wi-Fi all’efficacia e necessità delle consulenze psicologiche per gli operatori vittime di aggressione o coinvolti in un evento avverso.

“È in questo scambio di conoscenze che si sviluppa una corrente orizzontale di miglioramento: il primo passo verso una maggiore uniformità di pratiche che nasce dal confronto delle singole ASL e si sviluppa grazie al coordinamento regionale in un clima di grande sinergia ed entusiasmo tra i professionisti. Professionisti che credono fortemente in quello che fanno e sentono, sempre più, che la cultura della sicurezza sta crescendo attorno a loro”.

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