LA RIDUZIONE DEL RISCHIO CON IL TRAPIANTO LAMELLARE

Minor probabilità di complicanze intra e post operatorie e minor rischio di rigetto dopo il trapianto di cornea. Per il Dr. Domenico Schiano dell’IRCCS Fondazione G.B. Bietti, ecco i motivi che spingono a scegliere le nuove tecniche rispetto all’intervento tradizionale

 

Come non di rado avviene nella chirurgia oculistica, le radici di un intervento affondano in un passato sorprendentemente remoto. Il trapianto di cornea, per esempio, è stato eseguito per la prima volta all’inizio del novecento ed è rimasto per decenni sostanzialmente invariato. Questo fino a 15 anni fa, quando le nuove tecniche – dette di chirurgia lamellare – hanno cominciato a diffondersi e stanno, ora, superando quelle convenzionali.

Sanità 360° ne parla con Domenico Schiano, oculista all’IRCCS Fondazione Giovan Battista Bietti di Roma e uno dei primi – e ancora pochi – chirurghi in Italia ad effettuare i nuovi interventi.

Cominciamo dall’inizio: cos’è la cornea?

La cornea avvia il processo di messa a fuoco effettuando la prima convergenza. È, di fatto, la prima lente dell’occhio. Ma la cornea ricopre anche un’altra importante funzione, detta tettonica: chiude l’occhio e lo protegge dall’esterno.

Quando è che si rende necessario un intervento di trapianto?

Quando le alterazioni della trasparenza, rigidità o curvatura strutturale alterano la vista. Avviene nel cheratocono (assottigliamento della cornea), nell’opacità post infettiva, o in caso di patologie dell’endotelio corneale, come la distrofia di Fuchs o gli edemi post operatori.

È un trapianto d’organo o di tessuto?

Un trapianto d’organo che la legge italiana, grazie in particolare agli sforzi del Prof. Mario Stirpe al Parlamento e dell’allora Ministro del Lavoro Franco Marini, permette dal 1993, trattando l’intervento come un trapianto di tessuto e rendendo così molto più facile la procedura.

Cosa comporta l’intervento tradizionale?

La rimozione completa della cornea e la sua sostituzione integrale. La tecnica si chiama PKP (Penetrating Keratoplasty) o trapianto a tutto spessore.

Qual è il limite di questa tecnica?

Il fatto che bisogna ‘trapanare’ l’occhio per sostituire l’intera cornea comporta tre ordini di rischi: intraoperatori, perché l’intervento è molto più invasivo; post operatori, perché la possibilità di complicanze è maggiore; e, da ultimo, una probabilità più alta di rigetto.

In cosa differiscono gli interventi lamellari?

Sono interventi che sostituiscono solo una parte della cornea a seconda delle esigenze senza dover asportare l’intero organo. Vi sono i trapianti lamellari anteriori (Deep Anterior Lamellar Keratoplasty) che lasciano intatto lo strato dell’endotelio; e vi sono, viceversa, le cheratoplastiche lamellari posteriori o endoteliali (DMEK o DSAEK) che sostituiscono l’endotelio e lasciano intatto lo strato superficiale. Questi ultimi trapianti si effettuano quando, per esempio, gli strati interni della cornea perdono trasparenza in seguito ad una compromissione dell’impermeabilità e ad un conseguente accumulo di liquido nei tessuti.

Ma, a prescindere dai singoli casi, il minimo comun denominatore di queste nuove tecniche è lo sforzo di intervenire solo sulla parte della cornea che necessita un trapianto, lasciando intatte e in situ le parti che non sono alterate. Questo approccio riduce l’impatto e i rischi per le persone che si sottopongono a intervento e permette anche di utilizzare al meglio le cornee provenienti dal donatore.

Qual è stata l’accoglienza riservata ai nuovi interventi all’estero?

I trapianti lamellari hanno iniziato a sostituire gli interventi tradizionali all’inizio degli anni 2000 e si stanno imponendo come standard. In Germania, per esempio, nel 2014 sono stati effettuati, per la prima volta, più trapianti lamellari che PKP tradizionali [1].

In Italia dove vengono effettuati?

In Italia esistono alcuni centri specializzati che eseguono questi approcci chirurgici all’avanguardia. La Fondazione Bietti è uno di questi. Non è più necessario, perciò, andare all’estero come poteva succedere un decennio fa.

 

[1] Aa.Vv., Trends in Corneal Transplantation from 2001 to 2016 in Germany: A Report of the DOG–Section Cornea and its Keratoplasty Registry, in AMERICAN Journal of Ophthalmology, n. 188, April 2018, pp. 91-98.

 

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