OSTETRICIA: LA SIMULAZIONE È LA MIGLIORE FORMAZIONE

L’efficacia dell’approccio interattivo nell’esperienza della ASL di ASTI. Le diverse situazioni simulate e i risultati raggiunti raccontati nell’intervista ad Anna Mesto, responsabile della struttura di Qualità, Accreditamento e Risk Management. Il progetto verrà presentato al Premio Sham 2019

 

“Sia l’esperienza sul campo che una crescente letteratura concordano nel ritenere che la simulazione sia in assoluto la migliore modalità di formazione in ambito sanitario. In particolar modo ciò è vero per quanto riguarda le attività che richiedono la coordinazione dell’attività individuale all’interno di un lavoro d’équipe”.

“Quest’ultimo dettaglio – spiega Anna Mesto dell’ASL di Asti – individua l’Ostetricia come un campo particolarmente indicato ove investire nella simulazione formativa, sia nell’ottica di gestire il rischio medico legale – al quale l’ostetricia si dimostra tra i settori sanitari essere particolarmente esposta – sia con il fine di migliorare l’affiatamento dei professionisti nell’ambito lavorativo”.

La dottoressa, responsabile Qualità, Accreditamento e Risk Management dell’azienda sanitaria astigiana ha visto avviarsi negli anni attività di simulazione formativa in diversi ambiti, con corsi per la rianimazione BLS (Basic Life Support) e ALS (Advanced Life Support), trovando un riscontro molto favorevole tra i partecipanti e ricadute positive riguardo alle competenze acquisite, dimostrate anche in occasione di prove pratiche.

“Tale tipo di formazione – spiega sulla base delle esperienze accumulate – trova maggiore efficacia quanto più è realistico il contesto simulato, da cui la necessità di riprodurre situazioni e condizioni simili a quelle effettivamente riscontrabili disponendo di manichini e altri materiali adatti a simulare i possibili scenari con precisione”.

Due sono le modalità impiegate. La prima concerne dimostrazioni tecniche senza esecuzione diretta dei partecipanti (d/t), metodo didattico svolto da docente/istruttore finalizzato a illustrare modalità di esecuzione di attività specifiche, che può prevedere l’utilizzo di filmati o altri sussidi didattici. La seconda è, invece, l’esecuzione diretta da parte di tutti i partecipanti di attività pratiche o tecniche (ed), metodo didattico svolto a livello individuale o a piccoli gruppi che prevede l’utilizzo di una strumentazione o l’esecuzione di pratiche precedentemente trasferite.

Dal 2014 la simulazione si è estesa alla formazione in campo ostetrico con l’impiego di un manichino per simulare la gravida in sala parto, per quanto concerne l’espletamento del parto e delle varie possibili presentazioni fetali.

Nel corso delle sessioni di formazione in Ostetricia le situazioni simulate sono state il triage ostetrico, la distocia di spalla e l’emorragia post partum.

“Tali tematiche – riprende la dottoressa Mesto – richiedono l’addestramento a maggiore frequenza, in quanto rappresentano situazioni critiche potenzialmente gravi che necessitano di competenze specifiche e di buon coordinamento. L’esigenza di codificare i criteri di triage nasce dalla necessità di uniformare le conoscenze del personale addetto, sia infermieristico sia ostetrico; l’emorragia post partum è stata oggetto di studio, nell’intento di contestualizzare le linee guida e di sviluppare negli operatori le abilità nella valutazione del rischio, evitando di sottovalutare le perdite ematiche e adottando i corretti strumenti per la giusta quantificazione”.

La misurazione è un elemento da tenere sempre in considerazione, perché permette di dimostrare l’impatto e il cambiamento delle tecniche di simulazione. Il metro quantitativo per eccellenza sulla base del quale valutare l’efficacia della formazione sarà la riduzione dei contenziosi nei prossimi uno o due lustri. Ciononostante, esistono altri metri di misurazione dell’impatto della simulazione, che non richiedono una simile attesa perché si incentrano sulla misurazione delle competenze trasmesse agli operatori, sulla verifica (Audit) presso gli operatori stessi di come si è evoluta la loro coordinazione professionale e, infine, sull’implementazione delle procedure quotidiane che sono state il frutto del processo di confronto che ha accompagnato i diversi momenti del progetto di formazione”.

Anna Mesto, responsabile Qualità, Accreditamento e Risk Management presso l’ASL di Asti

Tra i risultati ottenuti in seguito alle attività di simulazione in campo ostetrico nella ASL Asti si conta, in primis, l’applicazione durante le simulazioni stesse delle linee guida sul rischio dell’emorragia post partum, con l’attivazione dell’équipe multidisciplinare formata da ginecologo, anestesista e medico esperto in patologie della coagulazione nonché utilizzo dei presidi idonei per la corretta stima delle perdite ematiche e dei trattamenti farmacologici. Applicate anche le linee guida nella distocia di spalla, con l’adozione delle modalità operative utili ad evitare il ricorso a manovre invasive o cruente. Conseguente alle attività di simulazione sono stati, inoltre, diversi Audit: l’Audit di efficacia attestanti il contenimento dei parti cesarei e Audit dedicati al Team leadership. Nella pratica clinica, inoltre, è migliorato il coordinamento dell’équipe di sala e il reclutamento di ulteriore personale di reparto, per la gestione della paziente e di care-givers presenti, che sono stati informati e rassicurati su quanto stava avvenendo. In aggiunta è stata aggiornata la procedura dei parti cesarei in emergenza, con definizione della tempistica e della concatenazione delle azioni previste, nonché l’introduzione di modalità più rapide di attivazione dei componenti dell’équipe chirurgica. Infine, è stato costituito un Gruppo per le emergenze ostetriche, che fa da cabina di regia per la programmazione e attuazione delle azioni di miglioramento.

“Da tutte queste misurazioni – conclude Mesto – appare chiaro come la simulazione abbia stimolato una forte spinta al miglioramento e abbia rappresentato un ottimo strumento di formazione e insieme partecipazione degli operatori all’incremento nella sicurezza delle cure”.

Gli esiti del progetto di simulazione saranno, perciò, candidati all’edizione 2019 del premio Sham per la prevenzione dei rischi.

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