PIEMONTE: IL PASSAGGIO DI COMPETENZE NELLA GESTIONE DEL RISCHIO

44 tra Risk Manager e collaboratori della Qualità e 554 professionisti coinvolti sul campo in 25 Unità operative di ostetricia e 28 tra RSA e Strutture Sanitarie Private Accreditate: questi i numeri del progetto Piemonte-Sham 2018. 310 azioni di miglioramento; 2627 rischi mappati; la trasmissione di una metodologia per contenerlo: ecco i frutti di un anno di lavoro

 

È stato presentato lunedì 18 marzo un grande progetto di mappatura del rischio effettuato nell’arco del 2018 dalla Regione Piemonte con il coordinamento della Mutua Sham.

Due gli ambiti di lavoro. Il primo una mappatura attuale ed armonizzata (stesso metodo, strumento e criterio di valutazione) delle modalità di gestione del rischio poste in essere sul territorio da 18 Strutture Sanitarie private accreditate e 10 RSA. Il secondo l’analisi a priori del «percorso della persona assistita in ostetricia» per tutte le 25 Unità operative Ostetriche a gestione diretta SSR pubbliche presenti sul territorio piemontese.

Il lavoro che ha coinvolto 44 tra Risk Manager e collaboratori della Qualità e 554 professionisti ha portato alla mappatura di 2627 rischi e alla formulazione di 310 azioni di miglioramento che verranno implementate nei prossimi 3-5 anni.

“Ma al di là dei numeri, che pur sono molto significativi – spiega la Risk Manager Sham e coordinatrice del progetto Anna Guerrieri – quello che è importante sottolineare è il valore pratico e concreto della formazione. Tutti gli attori coinvolti sono, oggi, capaci di replicare nei rispettivi ambiti di lavoro – reparti, UO, servizi e distretti – le metodologie di analisi applicate sul campo”.

La metodologia in questione si sviluppa attraverso una mappatura del rischio attraverso  intervista semistrutturata con référentiel specifico e un’analisi a priori dei processi con il Metodo Cartorisk di Sham.

Il valore di questo approccio è quello di fornire uno strumento pratico e concreto che sono i professionisti stessi ad applicare. Gli stessi che sono chiamati, ogni giorno, ad erogare le prestazioni. Un metodo che ha la finalità di misurare e tracciare e pertanto meglio gestire e contenere i rischi.

“Si è realizzata, di fatto, una rete di collaborazione attiva interna alle strutture sanitarie, attraverso lo scambio ed il confronto tra tutti gli RM e professionisti facenti parte del GDL regionale, ed esterna con RSA e Cliniche private che hanno aderito al progetto”.

“Questa rete è il simbolo di una crescita culturale sul tema gestione del rischio all’interno della comunità medica piemontese che è andata progressivamente crescendo negli ultimi anni”.

Tutto quanto posto in campo produrrà i suoi effetti positivi e misurabili nei prossimi 3-5 anni, a condizione che:

  • i monitoraggi delle azioni in corso siano effettuati
  • implementate, se necessario, le opportune variazioni
  • stimolata la comunità medica sull’importanza di misurare e tracciare qualunque fenomeno, al fine di cambiare i comportamenti professionali e quotidiani di tutti gli attori del sistema salute

“Di fatto è la strada maestra percorribile per migliorare i livelli di sicurezza e gestione del rischio, per operatori e pazienti, nelle strutture socio-sanitarie”.

Uno degli indicatori possibili per misurare tale processo di miglioramento è il numero sinistri denunciati ovvero eventi avversi per anno di accadimento. Pertanto nuovi progetti di studio potrebbero essere orientati a porre in relazione quanto effettuato con l’analisi proattiva al complessivo sinistri denunciati e gestiti per tipologia di evento e per anno di accadimento.

“Mi auguro – conclude Guerrieri – che, nei monitoraggi periodici e nei futuri progetti di studio si possa misurare non solo il rischio, ma anche la diminuzione del rischio che la diffusione di buone pratiche e la cultura delle prevenzioni permetterà di registrare”.