I VINCITORI DEL PREMIO SHAM SI RACCONTANO

Prove di futuro per l’assistenza domiciliare. Tre Unità Operative e 94 pazienti coinvolti in un studio sul rischio per i malati fragili e complessi, assistiti a domicilio. La risposta alla domanda “Che cosa potrebbe non funzionare?” è il primo passo per rendere più sistematico e sicuro il passaggio tra l’ospedale/struttura territoriale e la casa del malato.

 

Vincenzo Defilippis – RM – ASL BARI; Progetto: Gestione del Rischio Clinico nell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) di II e III livello.

“Il contesto nel quale abbiamo operato è quello di una progressiva implementazione dell’assistenza domiciliare per pazienti fragili e complessi, un numero sempre maggiore dei quali riceve le cure direttamente a casa. In particolare, diventano sempre più numerose le persone affette da patologie neuromuscolari, respiratorie, cardiache che rendono necessari trattamenti avanzati quali la ventilazione meccanica invasiva (attraverso la tracheotomia) e la nutrizione artificiale per via enterale (attraverso una sonda PEG inserita da una gastrostomia)”.

“Nella ASL Bari è stata istituita, proprio per far fronte alle loro esigenze, un’Unità Operativa costituita da medici specialisti in anestesia ed infermieri altamente specializzati: l’UOSVD Fragilità e Complessità Assistenziale. I professionisti sanitari che ne fanno parte effettuano accessi periodici programmati a casa dei pazienti per il cambio della cannula tracheostomica e della sonda PEG. Contestualmente, qualora ritenuti necessari, effettuano controlli emogasanalitici su prelievi arteriosi e/o altri controlli e/o visite effettuabili a domicilio”.

“Questa è l’esperienza quotidiana dalla quale è nato il progetto Gestione del Rischio Clinico nell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) di II e III livello”.

“Per rispondere in maniera dettagliata alla domanda: ‘Quali sono i rischi potenziali per i pazienti?’ gli operatori hanno focalizzato il campo di analisi su un ambito circoscritto: i rischi correlati alla ventilazione meccanica e alla nutrizione artificiale effettuate a domicilio. L’indagine, perciò, ha riguardato gli aspetti del rischio clinico legati alle apparecchiature elettromedicali necessarie per le due attività e a tutti i materiali di consumo indispensabili per i corretti trattamenti di ventilazione e nutrizione”.

“Il gruppo di lavoro così nato ha coinvolto Medici ed Infermieri di tre Unità Operative: U.O.C. Rischio Clinico e Qualità; U.O.S.V.D. Fragilità e Complessità Assistenziale; U.O.C. Ingegneria Clinica – HTA”.

Vincenzo Defilippis, RM ASL BARI

“È stata disegnata un’analisi FMECA (Failure Mode, Effects, and Criticality Analysis – Analisi dei modi, degli effetti e della criticità dei guasti) e si è costruita una scala Priorità di Rischio (I.P.R.). Questa scala permette di dare un valore numerico al rischio calcolando tre variabili: Probabilità di Occorrenza; Gravità; Probabilità di Rilevabilità. Il risultato dell’analisi ha permesso di individuare le situazioni potenzialmente più pericolose, quali: problemi a carico del pallone AMBU (Auxiliary Manual Breathing Unit), delle cannule tracheostomiche, del ventilatore nei pazienti ventilati in maniera continua (h24) e del circuito di ventilazione”.

“Gli operatori si sono, quindi, focalizzati sul secondo livello di ricerca: la situazione reale di ognuno dei 94 pazienti coinvolti nello studio. Lo strumento sono state due check-list di controllo, una sanitaria (92 pazienti) e l’altra tecnica (94), entrambe da effettuarsi nella casa del malato”.

“La check-list sanitaria prevedeva il controllo della quantità dei presidi – come cannule di ricambio e sondini di aspirazione – presenti nelle abitazioni, nonché la ricognizione delle apparecchiature elettromedicali, nel loro stato di funzionamento e corretto collegamento alla rete elettrica”.

“La check-list tecnica a cura dell’UOC Ingegneria Clinica ed HTA, aveva l’obiettivo di valutare l’adeguatezza alla norma della rete elettrica o l’avvenuto collaudo tecnico del dispositivo elettromedicale fornito al paziente, ove previsto”.

“In prospettiva futura le due check-list – e soprattutto quella sanitaria – rappresentano un valido strumento per rendere più sistematico e sicuro il passaggio dall’ospedale all’assistenza domestica. Sia perché permettono una valutazione oggettiva preliminare al trasferimento, sia perché possono guidare una serie di controlli periodici che monitorano il perdurare delle condizioni di sicurezza”.

Com’è proseguita l’attività?

“La check-list è in fase di adozione formale dal Direttore Generale, ad integrazione delle Linee Guida sulle Dimissioni Protette già in uso dal 2014. Così essa sarà implementata nei vari setting assistenziali attraverso una programmazione di incontri formativi, focus – group, e di azioni di monitoraggio sulle modalità applicative”.

Com’è stato impiegato il premio Sham?

“Abbiamo da pochi giorni ricevuto il premio in danaro, che utilizzeremo per l’acquisto di un manichino multiuso per la formazione pratica infermieristica per l’assistenza domiciliare e per corsi monotematici sull’analisi e definizione dei bisogni dei pazienti in ADI”.